mercoledì 25 gennaio 2017

Anna Rosaria Meglio: I profumi della vita


 
Il mare di Procida
La mia isola ha  tanti profumi  perché  ha il mare che  la  circonda. Sentire l’odore del mare  è come  vivere  in  un mondo   pulito fatto di freschezza.  Stare  vicino al  mare nei  mesi primaverili    ti fa   sentire bene.  All’aria  aperta,  nel guardare quella vasta distesa di  acqua  azzurra,  assapori  felicità.
Uno dei profumi che   offre  Procida    è  quello degli  agrumi  che  emanano  un  odore gradevole  e  si  sente in  quasi  tutta  l isola. 
C’era poi il profumo del  pane che le nostre nonne facevano  in  casa, con tanta  fatica. Si  impastava la farina  per  la  durata  di una  settimana, poi si cuoceva nel  forno  a legna  annerito  da  tanto  fumo. L’ odore si spandeva per   tutta  la  casa  e per i  cortili  dove  noi  bambini   giocavamo  a mosca  cieca. Le  nonne  e le  mamme  ci   chiamavano per  darci una  fetta  di pane  fresco con  una  lacrima  d olio per merenda. Era squisita: sapori  e profumi  mai  dimenticati.  
Tanti i profumi che hanno accompagnato le   generazioni  di ieri!  Profumi e odori  dolci come   manne. 
Come dimenticare il profumo del caffè abbrustolito! Quando a casa arrivava  il   caffè crudo  a chicchi,  dai  parenti    che   lavoravano a Marsiglia in  Francia, sempre  le  donne  di   casa   adoperavano  una  specie di  pentola con  manico   lungo con  una   piccola buca   rettangolare  per versarci il  caffè   a  chicchi di  colore verde. Al centro  della  pentola  c ‘era un  ferro  alto con  un  pomo, che   serviva per  girare  il caffè una  volta  messo  sul  fuoco. E che  profumo!.  Ma  quel  caffè  era  solo  per  poche  famiglie. Non  tutti  avevano la  fortuna di avere parenti all’estero.   
Il lunedì di ogni metà  mese poi si  preparava  il bucato: una vera  arte. Si  bolliva la  cenere  del  focolare con   tante  foglie di alloro e  pezzi di limone e  tanta acqua tirata  su  dal  pozzo con  un  secchio di ferro. Che  fatica facevano le nostre  nonne! Dopo aver  lavato  la  biancheria su  un  enorme  lavatoio  dove  strofinavano le  lenzuole e gli  asciugamani   per  ore  intere,  mettevano tutto  in  un grande recipiente, ‘u  cufunaturo   di creta. Quando  tutto  il composto degli  odori  era pronto, si adagiava all’interno del recipiente, in  un  grosso    panno  di  lino grezzo,  tutta  la  biancheria lavata, e poi si versava  sopra tutto il composto profumato. Questo composto era un vero e sano  detersivo con  un  profumo  indimenticabile.  E quando  tiravi fuori  dal cassetto  un asciugamano lavato in questo modo, odorava  di limone fresco.  L’ acqua del composto, chiamata in procidano  ‘a luscia, veniva poi  fatta  uscire da un buco, e serviva  per  lavare   i  pavimenti di  rapilli.
In estate poi, odori e profumi d fieno caldo  come  il  sole agostano.  Si raccoglieva   tutta  la  paglia delle foglie  secche, del  grano,  delle viti, dell’erba comune.   Mio padre,  contadino  doc, insieme  ai  miei  fratelli  Peppino   e  Tonino allestiva il pignone  che  era un  deposito  di  paglia  fatto  al   centro  d  un  quadretto  di  terra  e scherzosamente  i  miei  fratelli   facevano  la  gara  a chi  lo  faceva  più   alto. 
Ma c’è un altro profumo che rimane in me,  il  dolce  ricordo  del  profumo  dei  miei genitori  che,  con  la  loro  bontà,  il  loro  amore  per il   lavoro  e  il  bene  che  hanno  voluto  a  Procida,   mi  hanno trasmesso l’amore per il mio piccolo  scoglio, per la mia  terra, per il mio  mare che   apre  le  porte   al  mondo.

         Anna Rosaria Meglio             

lunedì 23 gennaio 2017

Procida: Quando Mussolini trasformò Il Pio Monte dei Marinai in Confraternita

Il Pio Monte dei Marinai

Nel 1600, molti armatori procidani, volendo venire in aiuto ai marittimi poveri, impossibilitati ad esercitare il loro mestiere o caduti in mano dei barbari, istituirono Il Pio Monte dei Marinai, ovvero un’Associazione di mutuo soccorso, della quale potevano far parte tutti i padroni di barche, feluche o vascelli, con lo scopo di sovvenire i marinai poveri e le loro famiglie, concedere  doti alle loro figlie e libertà a quelli che cadevano in schiavitù dei barbari.

Il primo statuto, compilato ed approvato dal Re nel 1617, prescrisse la forma di governo dell’Associazione, la sua durata, il modo di rinnovarsi, l’obbligo del rendimento dei conti, la necessità di edificare  una Chiesa in onore della Madonna della Pietà e di San Giovanni Battista e di San Leonardo, per esercitare il culto divino.

Due secoli dopo, il Pio Monte era ancora operante e per la Legge del 3 agosto 1862 esso risultava un’Associazione laicale,  sottoposta alla sorveglianza del Consiglio degli Ospizi, e sottoposta all’Autorità governativa.

Un aggiornamento dello statuto, approvato dal Ministero dell’Interno, avvenne solo il 12 settembre 1871. Da questo statuto si rilevava che il Pio Monte rimaneva Opera Pia Laicale  di patronato esclusivo del Ceto formato dai padroni, Capitani e Marinai, di barche, feluche e tartane col duplice scopo di eseguire opere di carità e beneficenza a favore di coloro che appartenevano allo stesso ceto, ai loro figli e congiunti, e di esercitare pratiche di pietà religiosa. Veniva meno  lo scopo  della libertà dei marittimi rapiti o imprigionati dai barbari in quanto il fenomeno si era estinto.

Il regolamento oggi in vigore resta quello del 1871 approvato dal prefetto Morvizzi  il 14 agosto 1873.

Tuttavia nel 1939 ci fu una trasformazione dovuta ad un Regio Decreto del 12 maggio n. 1199,  sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 198 nel quale così si leggeva: 

“Sulla proposta del DUCE del Fascismo, Capo del Governo,  Ministro per l’interno, viene provveduto all’accertamento dello scopo prevalente di culto nei riguardi della Confraternita detta Pio Monte dei Marinai, con sede in Procida (Napoli).

Un provvedimento, apparentemente semplice, ma che di fatto cambiava totalmente la natura del Pio Monte. Esso da Associazione laicale veniva definito "Confraternita", ossia Ente religioso, il cui scopo prevalente non risultava più quello di eseguire opere di carità e di beneficenza, ma quello del culto religioso, e di conseguenza non dipendeva più dal Ministero dell’Interno ma dall’Autorità religiosa di Napoli.

Non sappiamo se ci fu esplicita richiesta dei soci del Pio Monte dei marinai al DUCE,  per addivenire a questo cambiamento giuridico e statutario dell’Associazione, o se il Decreto sia stato voluto da Mussolini dietro la richiesta di qualche suo amico.

Nei verbali dell'epoca non si sono trovate tracce di questa richiesta dei soci. D'altra parte, da come è stato formulato il Decreto, sembra chiara che la proposta sia espressamente del DUCE, per cui si accredita maggiormente la seconda ipotesi.

Venendo ad oggi, secondo quali modalità il Pio Monte dei Marinai sta operando a Procida?

Ebbene è sotto gli occhi di tutti che, nonostante Mussolini abbia trasformato nel 1939 il Pio Monte dei Marinai in confraternita religiosa dedicata primariamente al culto e dipendente dalla Curia Arcivescovile di Napoli, lo Statuto non è stato mai cambiato e la vita associativa va avanti  sempre secondo gli scopi statutari iniziali, rimanendo in primo luogo una benemerita Associazione laicale di carità e beneficenza  nell’isola di Procida, di cui molti cittadini e Associazioni ne hanno tratto fino ad oggi un gran beneficio.




domenica 22 gennaio 2017

Il Sindaco di Procida: Combattiamo insieme illegalità, corruzione, clientelismo

Il Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino
Cari concittadini,
dopo i  comunicati della minoranza politica “Per Procida” che hanno provocato in noi sentimenti di amarezza,  diciamo subito che è  nostra ferma e decisa volontà quella di continuare l’impegno preso con ancora maggiore forza e determinazione, cercando di instaurare un clima di onesta  e istituzionale collaborazione nella vita politica, con una forte esigenza di confronto reale, con la Minoranza, sui tanti problemi che affliggono l’isola, nel desiderio che al Comune ci sia lealtà, trasparenza sempre; quella lealtà e trasparenza che ci renderanno capaci di imparare  anche dai nostri limiti.
Quello che muove il nostro agire ogni giorno è l’esigenza di avviare un processo nuovo di cambiamento reale, coscienti delle fragilità oggettive della condizione storica in cui l’isola, anche per scelte politiche del passato, oggi è venuta a trovarsi. Decenni di lotte di contrapposizione pregiudiziale e spesso violenta tra Maggioranza e Minoranza, inducendo spesso i cittadini a pensare che quella era la politica. Niente di più falso. 
Sia ben chiaro a tutti voi che non vogliamo occupare spazi di potere – non è questa la visione politica che ci appartiene -, ma il nostro agire nasce solo da una volontà di servire il paese, servire i cittadini e i più deboli fra essi, e vorremmo che anche la Minoranza fosse accanto a noi in questo servizio, pur nel ruolo istituzionale di controllo  degli atti e dei provvedimenti.
Siamo chiamati a lavorare insieme, ma in questo momento si lavora male perché manca quel confronto autentico e quel dialogo senza il quale nessuna politica ha senso, a livello locale ma anche a livello nazionale. I comunicati di cui sopra ne sono una prova evidente.
Vorremmo che la minoranza dicesse ai cittadini con chiarezza, perché quel tale giorno ha deliberato insieme a noi della maggioranza e perché  invece in un’altra seduta  non lo ha fatto, dicendo con chiarezza: “Abbiamo votato il provvedimento proposto dall’Amministrazione in quanto esso è stato pienamente condiviso e, anche dal nostro punto di vista, va a beneficio dei cittadini” oppure in caso contrario: “Ci siamo opposti all’Amministrazione in quanto essa  ha prodotto questo atto illegale, per i seguenti motivi…”. Ecco quanto ci aspetteremmo di sentire e di leggere dalla Minoranza, senza per questo venir meno quel confronto serio su tutti i problemi all’interno delle Commissioni Consiliari, nel Consiglio Comunale e in altre opportunità.
Ricevere invece, manciate di fango addosso, come è stato con questi ultimi comunicati ha solo fatto male a noi tutti della Maggioranza, alla vita politica e al paese.
Vengono derisi e banalizzati i nostri mezzi di informazione. Ebbene sappiano i cittadini che per noi è un diritto-dovere informare tutti sull’andamento di ogni procedura politica, delle difficoltà economiche presenti, delle scelte che si fanno, per cui oltre al sito del Comune, abbiamo ritenuto opportuno e necessario un secondo e più ampio canale di informazione, “Vivere Procida”, con una diffusione ancora più a largo e promuovendo incontri di informazione pubblica.
Inoltre  abbiamo portato avanti l’impegno sulla trasparenza per dare ad ogni cittadino la possibilità di conoscere e visionare ogni atto politico. Come ha ripetuto più volte Cantone, la corruzione si combatte anche in questo modo.  Niente di quello che avviene nelle stanze della politica deve essere nascosto. Voglio ricordare che su questo aspetto della trasparenza facemmo la nostra battaglia politica come Minoranza con la Giunta Capezzuto, per prendere visione di tutti gli atti relativi alle società partecipate. Ma fu una battaglia persa e, fino  al 31 maggio 2015 non ci fu data la possibilità di conoscere tali atti.
Noi vogliamo con forza che questo non accada mai più. Non solo i Consiglieri ma anche i cittadini, dal nostro punto di vista, devono avere libero accesso agli atti che riguardano la vita del Comune, in quanto il politico amministra per conto dei cittadini.
Molte le emergenze che abbiamo incontrato in questo anno e mezzo, quella economica in primo luogo, quella del funzionamento della casa comunale, dei lavori pubblici, del crollo di alcune strade, della raccolta rifiuti e sempre abbiamo dato fondo a tutte le nostre forze  con risultati a nostro parere più che soddisfacenti. I cittadini, però, devono conoscere come vanno le cose e il perché oggi perdurano certe difficoltà.
Desideriamo fortemente che si alzi la consapevolezza pubblica di cosa significhi amministrare un paese e capire in che modo si possa avviare nell’isola un processo virtuoso, anche con l’aiuto e la partecipazione di quei cittadini volontari disposti a dare il proprio contributo per il “bene comune”.
Si è irriso a questo mio insistere sul “bene comune”. Ebbene è nostra convinzione che senza l’obiettivo costante del “bene comune”, un paese viene male amministrato. E su questo vorrei fermarmi un attimo.
Cercare il “bene comune” nella politica territoriale e ambientale significa innanzitutto avere cura del patrimonio comunale, non disperderlo, non venderlo, ma metterlo a frutto per il bene della collettività. Se nel passato abbiamo perso Santa Margherita alla Chiaiolella, il Porto Turistico a Marina Grande, dobbiamo lavorare per non perdere altri beni ambientali; significa fermare la deriva finanziaria che ha portato al 31 maggio 2015  una massa debitoria di circa 14 milioni di euro, mettendo oggi il Comune in grande difficoltà operativa e che peserà sui cittadini per molti anni, riducendo le spese comunali, senza far venir meno i servizi fondamentali,  e recuperando ogni mese le somme necessarie per pagare gli stipendi ai dipendenti.
Nel campo dei lavori pubblici, ha significato prendere in mano quei provvedimenti che la precedente Amministrazione aveva avviato, correggendo possibilmente quegli errori precedentemente commessi nella gestione della Casa Comunale; ha significato intervenire, sostenere, incentivare, motivare gli uffici che si sono trovati con molto lavoro sulle spalle e con 30 dipendenti in meno, intervenendo non senza fatica  negli uffici lì dove si erano avviate inchieste giudiziarie gravi e dolorose; e, a livello del volontariato, ha significato valorizzare il lavoro di tutte le associazioni presenti sul territorio, nel tentativo di creare una maggiore collaborazione tra di esse e con il Comune, riuscendo tra l’altro ad aprire il Palazzo d’Avalos al pubblico, evitando di creare una nuova società di gestione del servizio a carico dei cittadini.
Logicamente non dico che tutto questo sia facile e che non possono esserci anche errori di valutazione e di scelta.  Dobbiamo, però, sapere tutti che c’è un nemico da sconfiggere nel momento in cui vogliamo portare avanti la politica del “bene comune”. E’ un nemico molto diffuso, presente in ogni azienda, in ogni scuola, in ogni famiglia ed anche in un Comune: l’individualismo.
Se in un Comune i cittadini guardano solo il proprio interesse, il proprio beneficio e non quello di tutti, allora la politica può diventare clientelare e sporca e il “bene comune” va a farsi friggere. E questo può accadere sempre e a tutti. Pertanto affinché ci sia il “bene comune” a Procida occorre saper pagare un prezzo, saper accettare qualche sacrificio e rinunciare a qualcosa di individuale.
Porto sempre  l’esempio del traffico sulle nostre strade, uno dei problemi più grandi e non ancora risolto anche perché l’atteggiamento di tanta parte della popolazione è quello di guardare primariamente l’interesse e il benessere personale. Se vogliamo però che l’isola ritrovi sicurezza sulle strade, serenità di vita, bellezza e armonia, ognuno dovrà saper rinunciare a qualcosa.
Ecco allora l’invito che rivolgo alle forze politiche tutte, di Maggioranza e di Minoranza,  alle Istituzioni scolastiche, alle Associazioni, alle Comunità religiose e ad ogni singolo cittadino di lavorare  insieme per promuove atteggiamenti, comportamenti e scelte orientate a promuovere il “bene comune”, mettendo da parte rivalità, contrasti, divisioni che nascono purtroppo da lontano, e che rappresentano un ostacolo ad una Procida che sia all’altezza della sua vocazione marinara, culturale e turistica. Promuoviamo invece in tutte le sedi quel dialogo fra le diverse posizioni, un confronto vivo e produttivo sulle scelte da operare, combattendo insieme l’illegalità, la corruzione, l’individualismo, il clientelismo, la disonestà e la prevaricazione.
Ma soprattutto vorrei invitare i “miei consiglieri di Minoranza” a non disperdere in comunicati denigratori la loro forza e la loro capacità politica , e ad essere presenti sempre al Comune in tutte le sedi opportune e non opportune per offrire il loro contributo critico ma costruttivo per la rinascita dell’isola.
Il Sindaco
Raimondo Ambrosino

da Vivere Procida

domenica 15 gennaio 2017

La politica dell'odio e la politica della verità


Procida: tempesta nella baia della Chiaia
"La politica dell'odio e la politica della verità sono due problemi  all'apparenza opposti ma in effetti speculari che affaticano la vita civile delle società democratiche, avvelenando le relazioni pubbliche e, quel che è peggio, ostacolando la nostra capacità di comprendere, spiegare e correggere." Lo scrive Nadia Urbinati in un editoriale di "Repubblica " del 2 gennaio 2017.
Ci domandiamo allora: c'è soluzione a quello che è oggi uno dei problemi più grandi della vita politica mondiale?
La soluzione, a parer nostro è nel dialogo ossia nel confronto esercitato nel rispetto reciproco e nella piena accettazione delle diversità. Libertà, uguaglianza e fraternità questi sono i principi fondamentali per una vita politica sana: libertà di scelta, uguaglianza nei diritti, fraternità nei rapporti.
Nessuno dovrebbe dire ad un altro: "Sei falso, bugiardo, incapace", ma solo: "Non condivido la tua scelta  politica, le tue decisioni. Ciò nonostante voglio confrontarmi con te ponendomi in ascolto di quello che dici e fai per valutarle dal mio punto di vista."
Purtroppo, nella nostra politica italiana, siamo anni luce distanti da questa visione. Esempi eclatanti di percussioni laceranti, lanciate come coltellate sulla parte politica che si avversa, stanno inquinando la società civile a tutti i livelli, ostacolando proprio, come diceva la Urbinati la capacità di comprendere, valutare e correggere.
Anche Procida si è lasciata influenzare da tale clima arroventato. Ma non da oggi. Ricordiamo ancora i comizi violenti dai balconi negli anni del dopoguerra, le lotte tra le famiglie, le accuse reciproche, i dissapori, le vendette. 
Durò poco il tempo della saggezza, seppur contrastata, e fu il tempo in cui fu Sindaco Mario Spinetti, un medico che non abbandonò mai la sua professione e che viveva il suo impegno politico con la stessa passione curativa che metteva  verso i suoi pazienti. Aveva rispetto per tutti e invitava tutti politici  a dare le proprie critiche costruttive al suo operato. La verità - lo ripeteva spesso - la si cerca insieme, pronti però di fronte a visioni contrastanti a fare la definitiva scelta suggerita  dalla propria coscienza politica.
Oggi, la contrapposizione violenta tra maggioranza e minorana è sull'isola ancora accreditata come metodo, senza sapere che essa  è il frutto bacato di sottocultura politica, di un provincialismo marcio che produce intolleranza acredine e spappolamento della compagine sociale.
La cultura marinara ci insegna che quando si è nella tempesta o ci si salva insieme o si muore tutti. 
Noi oggi, politicamente parlando, siamo nella tempesta. Per fattori, responsabilità e rischi che non stiamo qui ad esaminare, siamo nella crisi economica più forte da quando è cominciata la nostra repubblica. 
Inoltre le vicende giudiziarie pesanti e gravi che hanno coinvolto  il Comune di Procida, hanno gettato un ombra lugubre sulla nostra volontà di essere un comune virtuoso. Mai era accaduto!
La situazione drammatica del traffico  sulle nostre strade rischia di rimanere il segno più eclatante di un fallimento politico sfilacciato simile alla famosa tela di Penelope: tentativi che si fanno e si disfano ripetutamente negli ultimi 30 anni.
Il dramma dei giovani che emigrano lontano in cerca di lavoro aumenta  la carenza di creatività e di quella forza ideale tipica delle nuove generazioni, indispensabile al futuro del paese.
La perdita di alcuni beni fondamentali, come il porto turistico a Marina Grande, ha  determinato  un impoverimento che segnerà inevitabilmente il nostro sviluppo.
La perdita del Parco letterario Elsa Morante e del Colleggio dei Traduttori letterari  ci ha fortemente impoveriti di due realtà di grande valenza culturale.
Vogliamo solo sperare che il grande progetto per Terra Murata trovi i cittadini pronti e sensibili ad accompagnare le scelte politiche con senso critico e con larghezza di vedute.
Ma al di là di tutto questo e di tant'altro ancora, è necessario che l'odio politico abbia a finire e che si imbocchi la strada del lavorare allo stesso tavolo, sapendo che Procida ha bisogno di ciascuno. E' questa l'unica verità non speculare all'odio.
Ma perché l'odio venga bruciato definitivamente, occorre azzerare il giudizio sugli altri, categoria del pensiero nociva e perniciosa. Gli psicologi chiamano il giudizio il linguaggio della morte e non della vita. Non per niente Gesù ci aveva lasciato quel monito abbastanza trascurato: "Non giudicate e non sarete giudicati". Purtroppo il giudizio  ci è è stato tramandato da ottomila anni da un sistema piramidale di società costruita sulla dominazione, sul potere, sulla competizione e che ha prodotto e continua a produrre dittature, violenze, macerie e morti.
Diverso è invece l'esercizio della valutazione che in politica come nella scuola e necessario. Si valuta nelle scuole per capire se gli obiettivi fissati sono stati raggiunti; si valuta l'operato politico per sapere se posso confermare la mia fiducia o dirottarla su altri, Ma perché io possa  valuti l'operato politico  è necessario conoscere i fatti, le scelte, le motivazioni e i risultati raggiunti.
Vogliamo augurarci che il 2017 sia un anno di svolta nella politica procidana e che segni l'inizio per tutti di un cammino nuovo.