lunedì 22 maggio 2017

In ricordo di Falcone e Borsellino

Domani 23 maggio 2017 ricorderemo due persone di valore: Falcone Borsellino. Due persone che credevano nella giustizia e con grinta e passione hanno vissuto la loro missione con lealta' e amore per aiutare gli italiani a vivere nella legalità, nel rispetto delle leggi e delle regole. Purtroppo sono caduti MARTIRI , per mano di persone disoneste che hanno scelto l'arma della violenza e della morte. Oggi sventoliamo con forza il nostro tricolore , affinche l'I Italia diventi rispettosa dei valori, di quei valori che sono stati alla base della vita dei due valorosi uomini.... FALCONE E BORSELLINO.

Anna Rosaria Meglio

Annarosaria Meglio
A


nnarosaria



venerdì 19 maggio 2017

Procida. Il Palazzo d'Avalos e le ferite della Storia

Procida, il Palazzo d'Avalos visto dal mare

Procida ferita dalla Storia non una ma più volte. Ogni città o paese vive  ed ha vissuto questo urto, spesso violento, con la Storia, ma quando l’urto si abbatte  su una piccola isola come Procida, esso diventa tragedia, difficile da stemperare e con effetti nefasti prolungati nel tempo. Il Palazzo d’Avalos sull’isola, prima palazzo reale poi Regina delle galere, come la definisce Franca Assante, è l’emblema di una tragedia storica  che ha inciso profondamente sul carattere del procidano, sulle relazioni tra i cittadini, sul rapporto tra cittadini e politica, sull’assetto ambientale e urbanistico.
La decadenza con la quale esso oggi si presenta al visitatore,  dopo la chiusura del Carcere nel 1985, è in certo modo indicativa  della decadenza stessa di un’isola che ha fatto molta fatica a fare sintesi tra  passato e presente, a proiettarsi con sguardo nuovo ed aperto nel futuro, onde uscire dall’isolamento nel quale la storia l’ha costretta.

Procida: Una ipotesi di ricostruzione del palazzo d'Avalos  così come appariva nel momento di massimo splendore
Sbriciolata nella sua coesione interna da eventi cruenti, l’isola ha smarrito quel disegno originario di produttività (i grandi cantieri navali), di solidarietà interna (il Pio Monte dei Marinai) che avevano connotato il suo passato.
Mi colpiva quanto diceva il Sindaco Raimondo Ambrosino nella presentazione del libro "Procida, il Palazzo d'Avalos" (CLEAN edizioni), da me scritto insieme a Gianlorenzo di Gennaro Sclano, quando evidenziava  la difficoltà che si sperimenta ancora oggi, nel momento in cui si tenta di coinvolgere i cittadini in un progetto politico che ponga  il bene comune al centro di ogni scelta. E di come questa difficoltà ostacoli lo sviluppo ed il benessere sociale dell’isola.

Procida: La facciata principale del Palazzo vista  dall'ingresso di Piazza d'Armi
Un bene comune  malamente inteso come una pura somma di beni individuali, e del tutto svincolato dal bene relazionale, impedisce a Procida di uscire dalle secche di un individualismo  civico abbastanza diffuso  che mina nel profondo la serenità e la coesione sociale.
Sappiamo che non sono solo i procidani, a subire tale danno, - è l’intera umanità a soffrirne -  ma nella piccola isola  questo fenomeno si amplifica con riverberi in tutti gli aspetti della vita: dall’economia ai rapporti, dalla salute all’urbanistica, dalla cultura alla comunicazione. 
Quando affiorò nella mente la prima idea del libro sul Palazzo d’Avalos, essa nasceva  non da un rifiuto del passato ma dal desiderio vivo di conoscerlo meglio, di leggervi dentro le cause che avevano portato questo piccolo popolo di 11mila abitanti ad  avere nella nostra regione Campania il triste primato della litigiosità, per il più alto numero di cause civili.

Procida: Il giardino pensile del palazzo d'Avalos voluto da Re Carlo III
Quindi un  desiderio di conoscenza, per amare di più questa terra ferita, per  non dimenticare chi ha pagato con la vita ogni tentativo di una rinascita civile e democratica, ma anche per sottolineare il coraggio di quei nostri avi che,  avendo intravisto i trabocchetti della storia, cercarono disperatamente  di individuare qualche via di uscita.
Un libro che, almeno nell’aspirazione, nasce come un atto d’amore per un popolo che ha subito per secoli aggressioni, morte violenta, esilio, rapimenti, disgregazione.
Quel palazzo che voleva essere baluardo di civiltà,  di potenza, di  benessere sociale e politico è invece diventato nel tempo simbolo del naufragio, metafora visiva di quei tanti naufragi nel mare che i procidani avevano dovuto sperimentare nel duro lavoro sui velieri e poi sulle navi.

Procida: Il Palazzo d'Avalos trasformato in ergastolo nel 1830. Una cella.
Oggi lo Stato, dopo la chiusura del carcere nel 1985, e l’abbandono in cui è stato lasciato, riconsegnando quell’antico palazzo ai Procidani sembra voler operare un tentativo di riscatto, ma a parer mio in maniera non proprio adeguata, perché lascia la piccola comunità dei  procidani da soli in questo tentativo arduo di scrivere una pagina nuova.
Tentativo arduo soprattutto per la enorme portata economica necessaria per un recupero,  del tutto sproporzionato rispetto alle risorse e alle potenzialità dell’isola.
Tuttavia grazie all’Architetto Rosalba Iodice, che propose agli Amministratori di ieri un progetto, successivamente approvato dal Ministero si cerca oggi di passare alla fase successiva del reperimento delle risorse.
Ma, mi domando, Procida, riuscirà da sola, a far risplendere l’antico palazzo d’Avalos e l’intera terra Murata, coacervo storico e architettonico di inestimabile valore, frutto di ingenti interventi della politica monarchica che vi profuse nei secoli risorse illimitate pur di adeguare la più piccola isola del golfo a primo sito reale del Regno?

Procida:La spiaggia dell'asino vista dal Palazzo d'Avalos - Carcere
La sfida che oggi si presenta agli  Amministratori è grande, anche perché il tempo che viene concesso per il recupero e la rivitalizzazione del complesso è limitatissimo.
Inoltre guardando l’indifferenza con la quale il popolo procidano ha guardato da sempre le sorti delll’antico Palazzo, dal momento che fu destinato ad ergastolo,  mi sono convinto che  questo riscatto  potrà avvenire solo quando l’isola tutta entrerà nella storia, anche cruenta di quegli spazi, se saprà raccoglierà il respiro di chi per essa ha pagato con la vita e sentirà la spinta a curarne le ferite che ancora sanguinano, riscoprendo il valore di quel bene comune di cui il Sindaco Ambrosino oggi parla con passione.
Bene comune che potrà svelarsi alla mente dell’uomo di oggi solo se esso viene coniugato con quel bene relazionale che lega intrinsecamente le storie di ieri e di oggi,  e che pone al centro di ogni progetto il valore del rapporto, che purtroppo è ancora oggi molto disatteso dalla cultura odierna e anche dai progetti educativi delle nostre istituzioni scolastiche.

Procida: Capo Miseno visto dal Palazzo d'Avalos
Perché questo avvenga, forse è necessario che nei nostri piccoli e grandi laboratori di vita si privilegi il dialogo, confronto, il rispetto delle posizioni diverse e il puntare a ciò che ci unisce piuttosto che a quanto ci divide.
Bene ha operato l’attuale Amministrazione comunale di Procida, nel momento che ha scelto di  aprire il palazzo d’Avalos al pubblico, prima ancora che inizi il processo di recupero approvato dal Ministero, per farne luogo di incontri e di rappresentazioni artistiche,  affinché si conosca la sua storia ed entri nell’immaginario collettivo l’importanza di esso e la sua rivitalizzazione.
Questo Palazzo  non è di proprietà dei procidani come malamente spesso si intende, esso è un bene dell’umanità, così come lo sono tutti i beni ambientali di ogni città.  Sono, però,  i procidani che, appartenendo all’isola, hanno il dovere di curarlo, conservarlo e consegnarlo alle generazioni future, con l’aiuto dello Stato,  e questo avverrà solo se sapremo, come popolo, riconoscerne l’enorme valore storico ed architettonico di esso, e creare alleanze vitali con partner nazionali ed internazionali… il cui movente non può essere solo il profitto.
L’isolamento nel quale il procidano e la politica, nel passato,  si sono spesso rinchiusi, reazione comprensibile ai soprusi storici subiti, va analizzato, compreso  e superato.

Procida: Il primo piano del Palazzo d'Avalos
Tuttavia, come l’esperienza insegna, la forza di una comunità anche piccola come quella di Procida, nasce soprattutto dal recupero di una coesione interna politica e sociale, oggi purtroppo fortemente compromessa da una politica che per troppi decenni ha privilegiato lo scontro e non il confronto.
Coesione interna necessaria per sentirsi  parte di un processo universale di maturazione culturale  sulla base di quei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e fraternità  che segnano la modernità.
Noi osiamo sperare che prevalga la saggezza attraverso scelte politiche oculate, finalizzate al bene comune e non agli interessi del capitale e che l’intera comunità isolana unitamente alle Istituzioni regionali e Statali possa guardare al palazzo d’Avalos come una grande possibilità per avanzare in un processo  di crescita e di sviluppo.

Pasquale Lubrano Lavadera

Invito per la presentazione del volume  "Procida Il Palazzo d'Avalos
Il testo dell'articolo ripoduce la relazione tenuta il 19 maggio 2017 presso l'Archivio di Stato di Napoli in occasione della presentazione del volume "Procida, il Palazzo d'Avalos" di Gialorenzo Di Gennaro Sclano e Pasquale Lubrano Lavadera (Edizioni Clean)


Le foto sono tratta tutte dal libro citato

domenica 7 maggio 2017

Procida vista da lontano


L’isola vista da lontano ci appare nella sua bellezza originaria, quasi uno scrigno che conservi in sé bellezza, vita, storia e cultura in un disegno armonico originario.
Tuttavia le ferite della storia passata sono ancora visibili, ma anche quelle del presente.
Esse, però, ci spronano a porvi rimedio prima di tutto attraverso un risanamento che privilegi onestà, lotta alla corruzione e al clientelismo, legalità, e puntando con tutte le forze a realizzare quella democrazia del bene comune, ossia di quel bene che si potrà realizzare solo se tutti si faranno carico delle esigenze vitali di tutti; se insieme lotteremo per abolire divisioni, contrapposizioni, privilegi, prevaricazioni, lavoro sottobosco, e potere autoritario sugli altri.
Sentiamo il dovere di lavorare con tutte le nostre forze affinché l’isola possa apparire da vicino nel compiuto disegno originario.




Foto dal Post di facebook di Lucio Verilo


sabato 6 maggio 2017

Procida: Estemporanea di Pittura con i ragazzi dell'isola




Oltre 220 ragazzi e ragazze delle elementari e delle medie hanno partecipato alla Estemporanea di Pittura - Premio Caracalè 2017, che si è svolta a Marina Corricella oggi 6 maggio 2017, con la collaborazione generosa di numerose famiglie e dei ristoratori del posto. 
Ogni ragazzo o bambino si è scelto il posticino in cui lasciarsi ispirare: chi su una scala, chi sotto un bar, chi disteso per terra, chi all'ombra delle reti, chi sotto una grotta, qualcuno anche su una barca. 
Gli abitanti del posto sono stati sorpresi da questo sciame di vita che ha occupato ogni angolo della Marina  con un grande desiderio di manifestare  la propria creatività artistica. Infatti, con una serietà ammirevole,  questi giovanissimi hanno dato prova di maturità comportamentale ed espressiva.


La visita del Sindaco ha dato poi alla manifestazione quel timbro istituzionale che  è sempre nnecessario quando si realizza qualcosa che promuove la formazione del cittadino e la sua personalità. Lodevole la grande attenzione che questa Amministrazione sta rivolgendo ai minori attraverso un continuo rapporto con le Istituzione e le associazioni che si occupano di essi.



Nei prossimi giorni la Giuria, composta da Antonietta Righi, Donatella Pandolfi, Michele Assante del Leccese, Francesca Borgogna e Pasquale Lubrano Lavadera si riunirà per esaminare i lavori prodotti e designare tra essi quelli che hanno maggiormente espresso per sensibilità ed espressione artistica il tema della gara "La vita dell'isola di Procida", anche se  le insegnanati e i docenti hanno già sottolineato nelle varie classi che si partecipa ad una gara non tanto per "vincere", ma per dare il meglio di se stessi in quel particolare momento della vita. 


La vittoria, simbolicamente consegnata a quanti avranno il Premio Caracalé 2017, é di tutti i ragazzi che oggi hanno partecipato con entusiasmo e passione a questa semplice e meravigliosa gara, dimostrando a chi li osservava che si può vivere in pace con se stessi e con gli altri se si lavora in armonia, senza giudizi e senza comunicazione violenta, costruendo in ogni espreienza una sana relazione sociale. 



Questi ragazzi oggi hanno dato una lezione di civiltà a tutti, e se qualche carta o foglio scarabocchiato o qualche matita colorata è stata lascita  nel grande cortile della Corricella, non guardiamoli con occhi negativi, ma  intravediamo in essi l'eccitazione e l'euforica esultanza di chi per un giorno, in una grande aula a cielo aperto, si è sentitio protagonisti della propria vita. 


Anche nelle aule scolastiche, al suono della campanella, qualche carta di troppo resta qualche volta sul pavimento, ma non per questo diciamo che quei ragazzi si sono comportati male o che quella giornata non ha avuto il suo valore.

venerdì 5 maggio 2017

Procida: Giardini aperti

Il giardino di casa Vincenzo Barbiero in via Pr.ssa Margerita: uno dei "giardini aperti" di Procida
Il mondo riscopre l'importanza dei giardini. Parigi dedica una grande mostra al verde a ai giardini e numerosi i saggi vengono pubblicati in tutto il mondo.
Scrive  Marco Belpoliti: "Sono le piante che che hanno fabbricato l'atmosfera in cui viviamo e che costituiscono ancora l'elemento base della nostra esistenza. Donano la vita alla Terra, ne determinano i colori e definiscono la forma stessa del mondo. Senza gli alberi e i fiori, senza gli arbusti e i manti erbosi, senza le foglie e i rami, il mondo sarebbe infinitamente più povero, probabilmente solo una landa desolata ricoperta di rocce aride e riarse."1
L'Amministrazione Comunale di Procida già dallo scorso anno ha inteso salvaguardare e difendere i nostri giardini, valorizzandoli al massimo e promuovendo il progetto dei "giardini aperti" per una presa di coscienza del loro valore e della loro bellezza: una vera ricchezza, un bene prezioso di cui la nostra isola non può fare a meno.
La stampa e la televisione diedero grande importanza al progetto procidano. 
L'iniziativa viene promossa anche quest'anno e molti sono i visitatori che restano incantati e letteralmente travolti da tanta bellezza, spesso nascosta.

Una scelta politica molto intelligente e lungimirante  che guarda lontano e manifesta sensibilità e acume, inserendosi a pieno titolo in questo movimento internazionale di riscoperta della grande importanza del verde e dei giardini.




1- Marco Belpoliti, Il paradiso vive in un giardino, La Repubblica, 5 maggio 2017