mercoledì 20 settembre 2017

RIPENSARE IL PALAZZO DELLA CULTURA

Procida: Il Palazzo della Cultura a Terra Murata

Esisteva una volta  a Terra Murata il Palazzo Giovanni da Procida, divenuto poi Conservatorio delle Orfane e infine Palazzo della Cultura, con l’annessa Cappella della Purità, oggi sala di convegni.
Circa 10 anni fa, esso è stato affidato con comodati d’uso gratuito agli Istituti Universitari L’Orientale e Il Suor Orsola Benincasa, al Signor Scotto di Marrazzo  con il Museo Casa di Graziella, ai Radio Amatori e a un’Associazione.
Il comune però si è riservato lo spazio per la Biblioteca Pubblica nel primo piano  dove l’Orientale ha posto la sua sede.
Pensiamo che allo scadere dei vari comodati il tutto vada ripensato in maniera nuova e più organica anche perché in questo momento il Palazzo della Cultura è l’unico spazio vitale, posto in sicurezza, che il Comune Possiede, oltre alla Casa Comunale in via Libertà.
Per cui esso dovrebbe essere veramente il palazzo dove si esplica, nelle forme più varie, la dimensione più alta e universale della cultura locale, per diventare lo spazio dove possono realizzarsi laboratori artistici, dove possono svolgersi seminari, corsi di formazione e di riqualificazione, incontri con autori letterari essendoci la biblioteca pubblica,  laboratori di lettura, laboratori teatrali, mostre artistiche e testuali con esplicito riferimento ai grandi autori che hanno fatto conoscere in tutto il mondo l’isola di Procida a cominciare da Lamartine e Elsa Morante  fino ad alcuni autori contemporanei, senza dimenticare il gran numero di scrittori procidani che a cominciare da Don Michele Ambrosino hanno impegnato  tutta la loro vita nella ricerca letteraria.
Quindi, uno spazio vivo di ricerca e di confronto, di elaborazione e di creatività,  in stretta collaborazione con le sinergie presenti nel territorio, per attuare la linea culturale dell’AMMINISTRAZIONE.
Infatti non è secondario il fatto che, in tutte le città e paesi in cui l’elemento artistico e culturale è pregnate, il palazzo storico più importante della città  raacchiude sempre in sé, come cuore pulsante, l’Assessorato alla Cultura.
E perché questo non può avvenire anche a Procida che sempre più si qualifica come isola culturale e artistica?
Pochi paesi al mondo hanno avuto il dono di presenze artistiche e culturali di rilievo come Procida, per cui sentiamo che il Palazzo della Cultura a Terra Murata   è chiamato a diventare il cuore pulsante della cultura locale, per  rappresentare dignitosamente al mondo  la ricchezza di idee, esperienze, valori qui accumulti nei secoli.
Distogliere l’attenzione da questo grande obiettivo, e non lavorare in questa direzione,  potrebbe determinate un grande danno per le generazioni future. Auspichiamo pertanto che possa nascere un  vero confronto politico su questo tema: “Quale futuro per il Palazzo della Cultura a Procida?”
Pasquale Lubrano Lavadera


martedì 19 settembre 2017

Lamartine poeta e politico



Alphons de Lamartine giovane in un viaggio in Italia giunge a Procida nel 1811.
Era nato a Macon nel 1790. 

Lamartine non è stato solo il grande poeta romantico delle Meditazioni. Egli, dopo il grande successo letterario come poeta, intraprese la carriera politica perché da monarchico aveva  colto la svolta storica dei tre principi della rivoluzione francese, li aveva assimilati e si era buttato nell’agone politico, prima come Sindaco e poi come membro del Parlamento, per difendere i diritti dei poveri, dell’infanzia e per combattere  l’idea della guerra come risoluzione dei conflitti tra gli stati. Inoltre grande fu la sua battaglia  politicaper combattere la pena di morte che egli riteneva assurda.

Lamartine a 30 anni sposa Marianne Birch
Nel 1848, poi,  fu l’ispiratore della seconda rivoluzione francese e Ministro degli Esteri nella breve  Seconda Repubblica. Esperienza soffocata dal  populismo nascente che capovolse il nuovo assetto e volle la  restaurazione dell’Impero napoleonico.
 Lamartine sconfitto  e amareggiato  lasciò la politica e si dedicò esclusivamente alla scrittura e in quegli anni scrisse  Graziella. Un piccolo romanzo in cui riviveva l’esperienza di un viaggio in Italia agli inizi dell’800 con approdo a Procida. Il romanzo ebbe un successo strepitoso in Francia e in Europa e fece conoscere a molti il nome di Procida. Da quel momento numerosi  francesi si avventurarono nell’isola per respirare l’atmosfera di cui avevano colto la bellezza nelle pagine di Lamartine.
Quando Elsa Morante  sbarcò a Procida nel 1954  vi trovò infatti  molti turisti francesi, tra i quali la famosa traduttrice Juliette Bertrand che aveva preso dimora stabile nell'isola.

La prima edizione Garzanti di Graziella tra i grandi libri
in copertina il dipinto "Artista di strada a Procida" di P. Bonirole 1840

Nel 1960 poi, il marito della Morante, Alberto Moravia, inviato speciale  a Procida  per un articolo da pubblicare su Le vie d’Italia, volle titolarlo L’isola di Graziella, nonostante la moglie avesse già scritto e pubblicato con successo L’isola di Arturo.
Va ancora detto che qualche anno prima, nel 1948, la UTET aveva pubblicato  in Italia i Discorsi Politici di Lamartine, in quanto nella nascente repubblica italiana non c’era ancora molta letteratura democratica e quel testo venne letto con grande interesse dai  nostri politici i che si avventuravano a gettare le basi della democrazia repubblicana.

Lamartine visse gli ultimi anni in grande povertà.
Muore a Parigi nel 1869

Con i Discorsi Politici ritornò nelle librerie anche Graziella che visse una nuova stagione di successo, tanto che la Garzanti lo inserì tra  “I grandi libri”, con un’accurata traduzione di Caterina D’Agostino  e con un’ampia nota storica. Si capiva in maniera nuova che quel piccolo romanzo si caratterizzava, nel suo esplicito simbolismo, come  un inno alle classi umili della società e ai valori  democratici della nuova Repubblica.


Pasquale Lubrano Lavadera.

lunedì 18 settembre 2017

Procida: Il Sindaco non è un “Mammasantissimo”

Il Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Qualcuno ha scritto che i miei articoli politici sono di parte. La qualcosa è la verità perché  ognuno scrive in base all’esperienza che ha vissuto e le esperienze sono sempre diverse l’una dall’altra ed espressione di una “parte” e non del “tutto” Ma le diversità sono date per confrontarsi non per combattersi.
Questo è lo sforzo primario della democrazia!
Purtroppo oggi in Italia la democrazia  è avvelenata  dal turpiloquio, dall’aggressione verbale, dalla presunzione e dallo scontro ideologico..
Ma veniamo alla realtà di oggi al Comune di Procida.
Nonostante molte interviste, articoli, lettere ai cittadini da parte del Sindaco Raimondo Ambrosino e di membri dell’Amministrazione, ho l’impressione che molti procidani non si siano ancora resi conto della grave situazione economica e sociale in cui versa il Comune di Procida. 
Infatti parlando con amici continuo a sentire spesso critiche sugli attuali Amministratori, come se loro fossero la causa prima della crisi in atto nel paese.
E invece è mia convinzione che la crisi è cominciata  molti decenni fa e che oggi  si è riacutizzata con un debito spaventoso registrato dal Ragioniere Capo al 31 maggio 2015, con le casse totalmente vuote, con dipendenti che vanno in pensione e non possono essere sostituiti, con due uffici comunali fondamentali inquisiti e con dipendenti rinviati a giudizio.
Le  domande  che mi pongo di fronte a questo scenario disastroso sono queste:
Come fanno questi nuovi Amministratori a trovare la forza per portare avanti  un Comune  in queste gravi condizioni? Come hanno fatto a recuperare già oltre un milione e mezzo del debito pregresso? Chi ha dato loro la forza e il coraggio di presentare continuamente piani di riequilibrio  ad una Corte dei Conti scettica e con grandi dubbi sulla possibilità del nostro Comune di risolvere  i problemi senza ricorrere al dissesto?
Personalmente penso che sia un vero e proprio miracolo se questi giovani Amministratori non si sono ancora arresi, e conducono ogni giorno una battaglia su tutti i fronti, per sovvenire alle necessità impellenti  dell’isola, per sanare  ferite, ritardi, inadempienze, con un porto turistico venduto a privati e con un alto numero di disoccupati e di giovani che lasciano l’isola, con lavori pubblici lasciati incompiuti, con le strade per la maggior parte dissestate, e con un traffico devastante.
Si, è un miracolo se questi Amministratori stanno portando avanti con coraggio e lealtà - che molti non vedono - la lotta alla corruzione, al clientelismo, all’illegalità che sono le malattie mortali della vita sociale e politica di una città.
Non solo, ma stanno favorendo in tutti i modi  un corretto rapporto tra Comune e Istituzioni scolastiche, stanno affrontando i problemi che mano a mano emergono a cominciare dal traffico, hanno dato il via all’isola ecologica e  intensificato la raccolta differenziata; hanno promosso la crescita delle Associazioni, valorizzando i talenti artistici e culturali presenti  sul territorio e, cosa non secondaria, stanno progettando  con onesta sensibilità e una seria programmazione l'accoglienza di quel numero di rifugiati che la Prefettura ci ha assegnato.
Da dove nasce, allora, lo scontento che sento serpeggiare qua e la? Quali le cause profonde di questa cecità collettiva  che impedisce ai procidani di capire  in quale disastrosa situazione i nostri Amministratori sono stati chiamati ad operare, e gli immani sforzi che stanno compiendo?
Me lo sto chiedendo da tempo e non riesco ancora a vederci chiaro. Qualche idea però comincia a venir fuori.
Prima fra tutte la ricchezza dell’isola. Nella graduatoria nazionale risultiamo uno dei paesi più ricchi d’Italia. E si sa, per esperienza che il ricco non riesce a comprendere sempre la condizione di chi è povero e indebitato. Il procidano forse non riesce a credere alla assoluta povertà delle casse comunali e al debito  strozzante accumulato fino al 2015, alla disastrosa situazione della Casa Comunale,  e le difficoltà oggettive con le quali bisogna imbattersi ogni giorno, nonostante le ripetute dichiarazioni e nonostante i dati siano a disposizione di tutti.
Inoltre in Italia spesso la figura del Sindaco è stata equivocata, retaggio della vecchia monarchia, della dittatura e degli errori della democrazia nascente. Si guarda a lui come se fosse un specie di “Mammasantissimo”, ossia una persona che deve risolvere il problema  personale di cittadini: dare un posto di lavoro, aiutare un parente a uscire dal carcere, trovare un posto letto in ospedale e tant’altro ancora. Purtroppo anche nell’isola si fa spesso questo errore e si pensa che il bene comune sia la somma dei beni individuali. E di conseguenza si crede che il Sindaco debba dire sempre sì.  Ed anche molti del popolo che lo ha votato cadono in questo errore: “Ma come? Io l’ho votato e devo avere qualcosa in cambio!”
Se infatti  il Sindaco dice no a qualcuno della sua parte politica – ed è capitato spesso - gli si punta il dito contro e lo si accusa di “incapacità” o gli si voltano le spalle.

Forse è il caso di ricordare invece cosa deve rappresentare, garantire e promuovere un Sindaco.
Raimondo Ambrosino è stato eletto dal popolo per rappresentare l’onestà, la giustizia, la legalità, la solidale partecipazione del popolo procidano allo sviluppo e al benessere dell’isola; per garantisce la libertà, l’uguaglianza e la fraternità nel paese promuovendo prima di ogni altra cosa il bene comune, la partecipazione attiva dei singoli e dei gruppi, i diritti fondamentali, il rispetto dell’ambiente, la pace e la serenità della vita; per adoperarsi affinché il nome di Procida sia sempre un nome degno di un popolo che da secoli ha lottato per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e che è sempre risorto dopo tragedie sociali e politiche. Non dimentichiamo mai che  molti procidani, pagarono con la morte e con l’esilio, nel 1799, l’anelito ad una siffatta vita democratica.
Possiamo, sicuramente, qualche volta non gradire certe scelte o ritenerle sbagliate, ma fino ad oggi non ho mai visto Raimondo Ambrosino rifiutare un confronto con chicchessia, sapendo anche correggere certe decisioni prese.
Ritengo pertanto che egli merita, dal punto di vista politico, la nostra stima e l’incoraggiamento ad andare avanti nella strada intrapresa, nella speranza che la Corte dei Conti sciolga le sue riserve e non ci invii il Commissario.
E auspico vivamente che anche i suoi Assessori seguano il suo esempio lavorando in stretta unità con lui, e non si lascino trascinare nel perverso gioco di chi gioca a disgregare la squadra per indebolirla e farla cadere. Sarebbe per Procida una grande iattura che noi speriamo non avvenga.

Pasquale Lubrano Lavadera

venerdì 15 settembre 2017

La cultura non cresce con gli eventi


Da un'interessante intervista a Riccardo Muti:

In ogni città ci vuole un progetto culturale condiviso, senza invidie né gelosie.  Se la cultura venisse usata come elemento di crescita del turismo, porterebbe un beneficio forte all'economia. L'Italia dovrebbe avere il record di turismo, cosa che non è. C'è qualcosa di sbagliato...Lo spettacolo-evento può uccidere la cultura... Farei aprire tanti teatri per darli alle forze locali che coltivino nuovi talenti. Favorirei regole per aprire l'opera a tutti, non appannaggio di un élite. C'è stato un lento e inesorabile cammino verso l'igmoranza generalizzata che nasce proprio per il disinteresse per la cultura, fin dalle scuole primarie.. Favorire la creatività e la libertà di espressione...Ogni vera opera d'arte è libera espressione dell'animo e va al di sopra di messaggi politici, anche se c'è stato un uso nefasto del potere. La vera cultura unisce, supera le divisioni, abbatte gli steccati.

Riccardo Muti

lunedì 7 agosto 2017

Trionfo di Antonietta Righi al Premio Internazionale "Arte Salerno 2017"

Salerno 11 giugno 2017: Antonietta Righi riceve il Premio "Vittorio Sgarbi - la Selezione"



Spontaneità e passione

Ancora un grande successo dell’artista procidana Antonietta Righi al Premio Internazionale di Arte Contemporanea “Arte Salerno 2017” organizzato dall’Associazione culturale “Artetra” presieduta da Veronica Nicoli e Armando Principe. La direzione artistica è stata curata da  Vittorio Sgarbi, con Daniele Radini Tedeschi presidente della Giuria. In questo contesto Antonietta Righi  si aggiudica il Premio “Vittorio Sgarbi- La Selezione” e viene invitata a partecipare alla Biennale di Venezia 2017.
La incontriamo nella sua casa-studio di Procida dove abbiamo ammirato i suoi lavori e la sua prossima opera.
Antonietta, se tu dovessi indicare una dote che ti caratterizza cosa diresti?
Ammiro molto la spontaneità negli altri e cerco di essere anche io spontanea, manifestando sempre i miei sentimenti e le mie esigenze più vere. Cerco esempre di essere con tutti me stessa
Ti aspettavi un così grande riconoscimento nella manifestazione internazionale di Salerno? Cosa ha rappresentato per te questo traguardo?
Come tutti gli artisti si crede in quello che si fa e si spera sempre nel riconoscimento da parte degli altri. Se poi questo riconoscimento viene da  personaggi della critica d’arte,  quel riconoscimento è una conferma che ti spinge a fare sempre meglio e a donare alla gente opere belle che ravvivino l’animo.
Antinietta ringrazia dopo aver ricevuto il Premio; sullo sfondo il suo quadro e il suo nome.
Ai giovani che intraprendono la strada artistica cosa diresti?
Direi di andare avanti con spontaneità senza fare calcoli ma rispondendo a quell’impulso interiore che ti spinge a fare. Senza la passione non c’è artista né arte, una passione che per essere coltivata richiede grandi sacrifici. I riconoscimenti verranno al momento opportuno, ma non bisogna puntare ad essi. Bisogna puntare ad esprimere al meglio quell’attitudine che ti trovi dentro.
Il riconoscimento di Salerno  è stato un punto di arrivo?
Un punto di arrivo e un punto di partenza. L’artista riparte ogni giorno in un’avventura di cui non conosce il cammino. Partecipare a un Premio così importante con 2000 partecipenti è un po’ una sfida. Quando mi sono vista tra i 300 selezionati già mi sembrava di aver raggiunto un traguardo. Aggiudicarmi poi la Selezione Vittorio Sgarbi con un quadro in cui ho creduto molto “Essere o non essere” ho provato una gioia indicibile.
Il quadro "Essere e non essere" col quale Antonetta Righi ha vinto il prestigioso pPemio.
Come è nato questo quadro?
E’ nato dalla mia esperienza di madre di tre figli. Volevo esprimere l’indecisione, il travaglio che i nostri ragazzi spesso vivono nella loro crescita, ma anche suscitare attenzione per loro, per la loro vita. Dobbiamo essere sempre vicini ai nostri ragazzi e seguirli anche quando qualche volte il loro cammino si fa difficile.
L’11 giugno 2017 sarà un giorno che difficilmente dimenticherai…
Certamente. Era appena iniziata la manifestazione quando mi si avvicina la conduttrice  e mi dice di salire sul palco. Un emozione grandissima. Vedo sul grande schermo la proiezione del mio quadro e a grandi letttre il mio nome. Il cuore ha fatto capriole. L’abbraccio di Sgarbi, l’invito alla Biennale di Venezia. Tutto mi sembrava un sogno e invece era la realtà.
So anche di un ulteriore traguardo  per la tua pittura in quel contesto di Salerno.
Si un mio secondo quadro “Icaro non cadrà” è stato quotato, nell’asta pubblica, 5000 euro. La qualcosa mi riempie di responsabilità  e mi spinge a lavorare con onestà e umiltà.
Antonietta Righi tra gli ideatori del Premio
Ed oggi  con quale animo ti prepari al futuro
Vivendo la mia vita come sempre , in famiglia con  i nipoti e dedicando le mie 5-6 ore alla pittura, senza però venir meno alle relazione con la mia gente. In particolare quest’anno ho intrapreso con mio marito Antonio  un cammino con un gruppo di famiglia della comunità con il nostro parroco don Marco Meglio. Abbiamo letto e commentato insieme  brani dell’Amoris Laetitia di Papa Frascesco e stiamo cercando di aiutarci  a scoprire il ruolo della famiglia nella società e ad aiutare le giovani coppie ad andare avanti affrontando insieme gioie e difficoltà.


A cura di Pasquale Lubrano Lavadera

domenica 6 agosto 2017

STUDIO E LOTTA ALLA ZANZARA TIGRE A PROCIDA

Studio e lotta alla zanzara tigre a Procida:
i primi risultati a livello internazionale
 
La prima riunione internazionale in Messico dove il ricercatore Marco Salvemini (il secondo da sinistra) ha presentato il progetto realizzato a Procida

A Procida è in corso da settembre 2015 uno progetto di ricerca dal titolo “Studi di dinamica di popolazioni di Aedes albopictus a Procida: verso il primo esperimento di soppressione di zanzare mediante la tecnica del maschio sterile in un’isola del Mediterraneo” che ha l’obiettivo di studiare questa specie di zanzara tigre sull’isola e di fare di Procida un “laboratorio naturale” dove provare in futuro metodiche nuove di controllo anche per altri insetti dannosi (come ad esempio mosche della frutta e flebotomi).
Tale progetto, coordinato dal dott. Marco Salvemini, si sta svolgendo nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra il Comune di Procida ed il Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli e del progetto “Procida città della scienza” che vede l’isola in prima linea nella collaborazione con la Federico II su alcuni progetti scientifici di valorizzazione ambientale e di ripristino delle condizioni di vivibilità territoriale.
A Maggio 2017 è terminata la prima fase di studio iniziata ad Aprile 2016 consistita nell’uso di 22 ovitrappole per lo studio della dinamica temporale della popolazione di zanzara tigre sull’isola. Nei mesi di Luglio e Settembre 2016 invece i ricercatori avevano utilizzato 101 ovitrappole per studiare la distribuzione sul territorio. Con l’aiuto di 7 volontari procidani e con la collaborazione di più di 80 famiglie, che hanno dato accesso alle loro proprietà per il piazzamento delle ovitrappole, sono state contate ed eliminate dall’ambiente circa 84000 uova di Aedes albopictus corrispondenti a circa 20000 potenziali zanzare femmine adulte (di solito si schiudono in media il 50% delle uova e di queste solo la metà sono di sesso femminile). Questi dati hanno consentito di produrre la prima mappa di distribuzione spaziale della zanzara tigre sull’isola, requisiti fondamentali per i successivi esperimenti di rilascio di maschi sterili previsti nei prossimi anni.
La raccolta e lo studio dei dati ha visto la collaborazione di tre ricercatori dell’Ateneo Federiciano, i Dott. Marco Salvemini, Valeria Petrella, Giuseppe Saccone, del Dipartimento di Biologia e del dott. Giuliano Langella del Dipartimento di Agraria di Portici e di cinque ricercatori romani, i Dott. Beniamino Caputo, Pietro Cobre, Mattia Manica e la Prof.ssa Alessandra Della Torre del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma ed il Dott. Federico Filipponi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) di Roma.
I dati raccolti sono stati presentati in due conferenze internazionali:  a Luglio 2016 in Messico, nell’ambito della prima conferenza inter-regionale dell’IAEA sull’applicazione della tecnica dell’insetto sterile (https://www.iaea.org/projects/tc/int5155) ed Maggio 2017 a Vienna, presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) nell’ambito della conferenza “Third FAO–IAEA International Conference on Area-wide Management of Insect Pests: Integrating the Sterile Insect and Related Nuclear and Other Techniques” (http://www-pub.iaea.org/iaeameetings/50813/Third-FAO-IAEA-International-Conference-on-Area-wide-Management-of-Insect-Pests-Integrating-the-Sterile-Insect-and-Related-Nuclear-and-Other-Techniques) e saranno pubblicati in un lavoro scientifico su una rivista internazionale.
Un ringraziamento speciale va ai volontari Costantino D’Antonio, Davide Zeccolella, Cesare Buoninconti, Amedeo Schiano, Michele Meglio, Alberto Salvemini  per il loro preziosissimo contributo nella gestione delle ovitrappole durante tutto l’anno di studio, a Max Noviello per l’accesso ai dati metereologici della sua stazione meteo presente sull’isola ed ai numerosissimi cittadini che, aprendo le porte dei propri giardini, hanno consentito di studiare la zanzara sull’intero territorio dell’isola.
Nel mese di settembre 2017 i ricercatori saranno nuovamente sull’isola per stimare il numero di zanzare presenti nella finestra di picco di densità di tale mese e per piazzare 10 stazioni climatiche che consentiranno di catturare dati metereologici e climatici in altrettanti punti dell’isola. I ricercatori hanno intenzione di sviluppare infatti un modello matematico che consenta, integrando dati di catture entomologiche e dati ambientali, di prevedere la comparsa e la localizzazione delle zanzare sull’isola nei prossimi anni. Tale modello consentirà di pianificare in modo mirato i futuri esperimenti di controllo e di soppressione della popolazione infestante di zanzara tigre sull’isola.
L’esperimento di portata mondiale, a livello socio- culturale,  sanitario, economico ed ambientale,  ha fatto puntare i riflettori del mondo della scienza  a livello nazionale ed  internazionale sull’isola di Procida, e si spera di poter svolgere il terzo convegno mondiale proprio nella nostra piccola isola
Siamo impegnati in questo momento nella  ricerca di fondi per  poter ospitare sia il convegno , sia per sostenere le nuove fasi sperimentali per i prossimi anni, nonché di altri volontari dell’isola che hanno dato fino ad oggi un apporto fondamentale nella riuscita di un’esperienza unica al mondo.

A cura di Vivere Procida

L'insieme dei ricercatori di tutto il mondo che seguono con interesse l'esperimento realizzato a Procida
 
il secondo incontro internazionale a Vienna

domenica 23 luglio 2017

Procida: Una Biblioteca pubblica come agente indispensabile per la pace.

La Biblioteca Comunale di Procida situata al 1° Piano del Palazzo della Cultura
Fervono i lavori nel Palazzo della Cultura  per la riattivazione della Biblioteca Pubblica secondo le indicazioni del manifesto dell'UNESCO, che così recita: 

"La Biblioteca Pubblica  come forza vitale per l'istruzione, la cultura e l'informaazione e come agente indispensabile per promuovere la pace e il benessere spiritruale delle menti di uomini e donne."

La mancanza di unità è grave in politica

Graziano Delrio
Mi sembrano significative e utili queste parole del Ministro Graziano Delrio:

"La disaffezione dei nostri elettori mi preoccupa di più della fuga  dei dirigenti del PD. La mancanza di unità determina disaffezione verso la politica.  La discussione è importante e legittima, ma le divisioni, il rancore personale, l'accanimento che vedo contro Renzi, non aiutano nessuno. Non ha aiutato la sinistra la personalizzazione contro Berlusconi, non l'aiuta oggi ragionare per veti."

da Mauro Favale. Intervista a Graziano Delrio: "Cho ci giudica di destra impedisce un vero dialogo.Basta con i veti su renzi. 16 luglio 2017

martedì 4 luglio 2017

Procida: Ha un senso parlare oggi di processioni?

Procida. una processione nei pressi del Largo Caduti
Nell'isola di Procida hanno ripreso quota le processioni e certe forme di religiosità popolare. Sono sentite da una buona parte della popolazione e attraggono giovani e adulti. 
Per la verità quella maggiormente sentita dai giovani resta solo la Processione del Venerdì Santo, le altre un po' meno.
Nello stesso tempo si registra un sempre maggiore allontanamentto di adulti e giovani dalla vita della comunità ecclesiale e dalla pratica religiosa.
Di fronte a questa duplice realtà,  mi pongo alcune domande:
Ma ha ancora un senso oggi la processione? Che rapporto c'è tra la processione e la fede? Cosa pensano i giovani delle processioni in genere? E' giusto mettere gli altoparlanti all'esterno della Chiesa per far sentire  la preghiera liturgica a chi è sulla strada? O collocare gli altarini nelle strade dove passa il corteo e sparare i fuochi di artificio?
Domande alle quali non sempre  ho trovato una risposta, in quanto trovo molto difficile collegare la mia fede a queste espressioni di "religiosità popolare" o a forme "pseudoliturgiche" che nella mia isola sono tornate di moda. 
Ricordo che negli anni 60, dopo il Concilio Vaticano II  ci fu nell'isola una seria riflessione sulla eccessiva presenza di statue in Chiesa, sui paramenti  e addobbi sfarzosi,  sulle Quarantore ed anche sulle processioni; una riflessione che nasceva da un desiderio sincero di rendere la Chiesa più vicina al Vangelo, ai poveri, all'amore per le persone, all'amore al nemico. 
Si riscopriva infatti che la fede cristiana  non viene testimoniata tanto dalla partecipazione a rituali tradizionali o devozionali, come le processioni appunto, ma prima di tutto da una esperienza di vita che pone i suoi fondamenti sui valori dell'accoglienza, del rispetto reciproco, dell'amore per gli ultimi, del perdono, della comunione dei beni, della pratica della giustizia, e dal punto di vista politico nell'impegno per il bene comune e per la pace in ogni ambito sociale. 
Si riscopriva, inoltre, che una comunità cristiana deve essenzialmente esprimere le proprie scelte religiose vivendo quel comandamento nuovo che Gesù ha portato nel mondo: "Amatevi scambievolmente l'un l'altro così come io vi ho amati" e che solo questo amore vissuto avrebbe testimoniato Cristo: "Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri,"
Tutto il resto veniva dopo. E compresi anche, grazie al Concilio, che bisognava amare tutti e avere rispetto profondo per  chi aveva scelto una religione diversa dal cristianesimo e per chi non aveva convinzioni religiose.
Volli impegnarmi, fin da quegli anni, a costruire rapporti di condivisione, di collaborazione con tutti, a non fare proseliti, a rispettare l'ambiente, a mettere a fuoco il bene comune e a guardare il futuro con speranza.
Impegno difficile  di fronte al quale ho dovuto speso constatare i miei fallimenti. Ma ricordo sempre quello che ci diceva Don Michele Ambrosino: " Conta la buona volontà, lo sforzo personale e quando si sbaglia importante è ricominciare...mai perdere la speranza."
Le processioni, l'ostentata ritualità  ed altre manifestazioni, passarono un po' in secondo piano. veniva in evidenza il terzo mondo con i suoi problemi. Lessi l'enciclica Populorum progressio con passione, comprendendo che dovevo guardare le necessità dei paesi più poveri, partecipano alle iniziative per configgere la ffame nel mondo di Raul Follerau e aderendo all'Operazione Africa promossa da Chiara Lubich  e vi lavorai per oltre un decennio. 
Solo più tardi ho compreso anche che testimoniare la propria fede con una processione in un paese come la Polonia dove il regime aveva distrutto le chiese, imprigionato i sacerdoti e i vescovi, aveva un grande valore perché, con coraggio, richiamava il diritto calpestato di poter professare una fede religiosa, il diritto di riavere i luoghi di culto soppressi, e auspicava con coraggio che vescovi e preti imprigionati fossero liberati.
Pochi anni fa, poi, in preparazione alla settimana santa,  ci fu a Procida  un momento  di riflessione sui riti pasquali e sul senso della processione del Cristo Morto. Non potrò mai dimenticare le parole di un sacerdote che, tra l'altro, disse: "Portare il Cristo Morto sulle spalle, per le strade dell'isola, il Venerdì Santo, ha un senso se è testimonianza viva dell'impegno di tutti i cristiani dell'isola a combattere insieme ogni forma di  povertà e di ingiustizia, a promuovere la pace e la fraternità in tutta la comunità isolana, ad amare gli anziani e le persone sole, ad avere una grande attenzione per i bambini, a rispettare la natura... in una parola a vivere quei valori per i quali Cristo è stato ucciso come il peggiore dei malfattori."
Parole che ancora mi interpellano e mi spingono primariamente a costruire in tutti i modi possibili quella fraternità universale proposta da Gesù agli uomini di ieri e a quelli di oggi. E che solo in questo impegno, forse tutto può trovare un senso. Anche una processione.

Pasquale Lubrano Lavadera
   
 

venerdì 9 giugno 2017

Nasce a Procida "ARTURO": nuova cooperativa di servizi


I componenti della Coopertativa ARTURO
Procida non ha avuto molte esperienze di cooperative; poche e di breve durata. 
Il lavorare e progettare insieme, come si sa, richiede uno spirito comunitario, la capacità profonda di ascolto, una sincera umiltà, un rispetto profondo per le idee dell'altro e un tendere costantemente alla reciprocità. 
Purtroppo i pochi tentativi del passato si sono rivelati spesso furbizie messe in campo per sfruttare le risorse dello Stato a beneficio di singoli e non del lavoro cooperativo. 
Di qui la sfiducia di tanti per una grande alternativa al lavoro pubblico e privato. 
Pertanto abbiamo appreso con grande entusiasmo la notizia  della nascita della cooperativa Arturo, messa in piedi da un gruppo di sette cittadini procidani di varia età, con una buona presenza di giovani, che punta essenzialmente ad un lavoro collettivo dove le varie professionalità intendono coniugarsi in una sinergia di vero scambio e sincera collaborazione, per offrire all'isola una vasta gamma di servizi sociali, culturali e ludici, con laboratori di formazione e di lavoro creativo per tutte le età.
Iniziativa senz'altro coraggiosa che merita rispetto, sostegno, e incoraggiamento da parte del territorio solano 
Di fronte ad una crisi economica mondiale che investe tutti i settori, il lavoro cooperativo oggi può rappresentare una grande risorsa.
Benvenuta tra noi Arturo! Che il tuo nome,  richiamo luminoso di lontananze siderali, nonché evocatore di un opera che ha scalfito per sempre la storia del novecento letterario, possa suscitare energie nuove di creatività e bellezza e aprire  la vita dell'isola ad una esperienza lavorativa che nasce dalla passione per l'uomo e per i suoi bisogni fondamentali, e con un'attenzione speciale per le nuove generazioni.

giovedì 8 giugno 2017

Procida non può ridursi a vetrina

L'isola di Procida 
Procida non può ridursi a vetrina di velleità personali. o di di gruppo. Le molte iniziative delle associazioni presenti sul territorio, una ricchezza incalcolabile, rischiano spesso di ridursi a espressioni di un malinteso orgoglio di gruppo che mal si coniuga con quella ricerca del bene comune che dovrebbe essere sempre a fuoco nella vita dei singoli e della collettività...Manca spesso quel collante fondamentale, ossia quel bene relazionale che solo potrebbe favorire la nascita di collegamenti vitali ed empatici fra le persone, le istituzioni, i gruppi politici e le associazioni tutte. Quel bene relazionale che è stato offeso e distrutto da una storia troppo crudele che ha minato nei secoli e nel profondo la pace sociale della meravigliosa isoletta. Occorre oggi ripartire dalle scuole, dalla politica, dalla vita associativa, dalle comunità, nella consapevolezza che bisogna neutralizzare con esperienze di profonda comunione la cultura del sospetto, del giudizio, della critica ad ogni costo.L'estate 2017 che si apre oggi davanti a noi potrebbe costituire il banco di prova per un'inversione di tendenza, dando vita ad un percorso tutto nuovo. dove ogni singola iniziativa possa  offrire il proprio particolare in un disegno culturale unitario. 

giovedì 1 giugno 2017

La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?

Procida. giugno 2015 viene eletto Raimondo Ambrosino Sindaco di Procida 
La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?
Intervista al Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Sindaco, è vero che la Corte dei Conti non ha recepito la vostra proposta di riequilibrio dei 7 milioni di euro  di debiti presentati  nel 2012 dall’Amministrazione Capezzuto? Cosa avevate proposto.
Si è vero. Noi avevamo chiesto di poter spalmare questo grosso debito contratto dalla precedente Amministrazione in un periodo di 30 anni, così  come ci è stato accordato per gli altri debiti accertati di 17 milioni di euro. Venerdì scorso, invece, è stata emanata dalla Corte dei Conti un’ordinanza di convocazione del sottoscritto  davanti alla seduta plenaria dei funzionari della Corte con la presenza del Ministero degli Interni e della Commissione nazionale per la stabilità finanziaria degli enti locali…In genere, quando si arriva a questo tipo di procedura, è perché  si vuole arrivare alla dichiarazione del dissesto.
Lei in una precedente intervista aveva già portato a conoscenza dei cittadini questa volontà della Corte dei Conti di avviare la procedura del dissesto, anche se tale procedura  era stata sospesa. E questo ci aveva lasciato sperare…
Si, era stata sospesa ma non annullata. Sospesa per darci la possibilità di presentare entro il 31 maggio 2017 una nuova proposta di riequilibrio. Evidentemente la nostra proposta non è stata considerata soddisfacente. Anche perché il Magistrato istruttore che segue Procida, la Dr.ssa Rossella Bocci con la quale mi sono confrontato spesso, fin dall’indomani delle elezioni, continua a sostenere che noi, entro il 2019, da soli, non possiamo farcela, in quanto la massa passiva che è caduta sulle nostre spalle è troppo alta.
Penso che i cittadini vogliono vederci chiaro in questa vicenda che per tanti versi appare ancora un tantino oscura. Non avevate recuperato già un milione e mezzo di euro? Come mai  nonostante i grandi sacrifici che Procida sta facendo rinunciando a tanti servizi, la Corte dei Conti continua a proporre il dissesto?
Perché loro valutano il piano di riequilibrio presentato dalla precedente Amministrazione e vedono l’impossibilità reale di restituire quei 7 milioni entro il 2019: il piano prevedeva essenzialmente le vendite dei beni, vendite che procedono molto a rilento e con grosse difficoltà, Loro, inoltre, sanno bene che gravano sulle nostre spalle i mutui contratti dai precedenti amministratori per pagare i loro creditori, per cui una metà di quel milione  e mezzo di euro che abbiamo recuperato se ne va per questi mutui. Questa è la nuda e cruda verità. Per questo noi proponevamo di concederci un tempo più lungo, ossia di spalmare anche quei 7 milioni in 30 anni.
La Corte dei Conti fin dall’inizio vi aveva proposto il dissesto, perché non avete voluto da subito intraprendere questa strada?
Perché eravamo coscienti che c’era stata cattiva amministrazione economica nel passato e speravamo, con equilibrio e grandi sacrifici da parte dei cittadini, di portare l’isola di Procida fuori dal baratro economico in cui era caduta. Avevamo subito constatato questa gravissima situazione e ci siamo messi all’opera con responsabilità. Quel milione  e mezzo  recuperato ci ha dato la certezza che si poteva amministrare  in maniera diversa. Solo che rapportati al grosso debito contratto e ai mutui da pagare  essi appaiono nell’immediato ancora poca cosa. Di qui la posizione intransigente della Corte dei Conti, che  pur comprendendo la nostra buona volontà, il nostro sforzo, lo ritiene ancora insufficiente per ripianare tutti i grossi buchi  prodotti nel passato. Questa è la verità che a nessuno piace sentire ma è la sacrosanta verità. Noi stiamo lottando per far capire ai cittadini che si può cambiare.
Cosa farete se vi costringeranno al dissesto?
Valuteremo se ci sono i termini legali per un possibile ricorso, come è avvenuto per il Comune di Casamicciola. Il dissesto è una dichiarazione di fallimento globale e nessuno lo auspica per sé o per la propria famiglia o per il proprio Comune. Una commissione si stabilirà a nostre spese nel nostro Comune e  cercherà di produrre, per quanto riguarda  tutta la grande massa passiva di debiti pregressi, un risanamento. Se dovessimo, in ultima analisi, affrontare tale dissesto lo faremo con dignità e con trasparenza amministrativa, facendo capire ai nostri cittadini che gli errori  gravi del passato non dovranno essere più ripetuti. Se si ha a cuore il bene comune, i soldi dei cittadini vanno amministrati con oculatezza e con grande senso di responsabilità. Se ci sono poche risorse economiche si faranno scelte ridotte, dando priorità alle necessità più urgenti… Il cittadino deve sapere quello che potrà avere e quello che non potrà avere, come pure deve sapere come si spendono i suoi soldi fino all’ultimo centesimo,
So che alcuni servizi sono stati ridotti o annullati.
Non tutti sanno che nella grave situazione in cui siamo venuti a trovarci, man mano che le persone vanno in pensione noi non possiamo sostituirle con nuovi dipendenti. Normalmente, nella situazione di dissesto come la nostra, potremmo arrivare fino a 80 dipendenti, ma oggi sabbiamo solo  50 dipendenti. Gli uffici sono sguarniti, mancano alcune figure professionali, e alcuni servizi sono stati soppressi per mancanza di personale: come per esempio lo sportello “Qui Enel”, l’ufficio INPS, il servizio Scuola bus ed altri ancora. Dobbiamo tutti prendere coscienza che  a molte domande dei cittadini non posiamo dare risposte immediate.
Tutto questo non la scoraggia?
No! Noi andiamo avanti per dire ai cittadini: “Resistiamo per voi tutti, per i vostri figli, per dare un futuro diverso a Procida, un futuro dove onestà, trasparenza, responsabilità oculatezza economica e legalità possano stabilmente regnare.” E questo perché, ne sono convinto, è l’esigenza più profonda e vera di ogni  persona responsabile. Dobbiamo insieme ricostruire un tessuto umano e sociale che è stato disgregato, a partire dall’aspetto economico che è sicuramente l’aspetto più importante. Il mio predecessore, Vincenzo Capezzuto, aveva capito questo e stava cercando di riparare il danno, ma ormai la falla era diventata così grande da non poterla più arginare. Noi pur sapendo che avremmo trovato molte difficoltà, non ci siamo spaventati, anche perché il paese ha manifestato una grande volontà di cambiamento…Certamente non posiamo far tutto quello che avremmo voluto, ma daremo priorità a poche scelte e quelle porteremo avanti con coraggio.
Un’ultima domanda. Giorno 7 giugno lei si troverà da solo davanti ad una Commissione numerosa e imponente che rivendicherà la sua decisione di chiedere per Procida il dissesto economico. Quali argomentazioni porterà  per insistere ancora una volta sul non dissesto.
Non sarà facile. Loro mi ripeteranno con un linguaggio tecnico e formale che dal loro punto di vista, noi non abbiamo la forza di recuperare entro il 2019 i 7 milioni di debiti dichiarati dalla Giunta Capezzuto, e che, per la situazione pregressa, non riusciremo a pagare i nostri creditori  per i servizi prestati entro 60 giorni, condizione ritenuta necessaria per una normale amministrazione finanziaria. Di conseguenza  vedranno la procedura del dissesto come unica  via di uscita. Il mio sarà un linguaggio semplice che nasce dall’esperienza fatta in questi primi due anni. Parlerò loro delle difficoltà incontrate, dello sforzo titanico che stiamo facendo con i cittadini per recuperare la nostra dignità di uomini e donne disposti ad assumerci la fatica  di portare l’isola fuori delle secche anguste in cui è venuta  a trovarsi, non per propria responsabilità. Parlerò loro di un’isola ferita più volte dalla Storia e che ha stentato a ritrovare, dopo svolte epocali, fiducia in se stessa. Pertanto, come Sindaco dell’isola, chiederò a ciascun membro della Commissione di dare fiducia  ai procidani, di credere nella volontà di operare per un riscatto dal triste passato amministrativo. Se questa fiducia  ci verrà accordata, saremo loro  grati e continueremo  a lavorare  come in questi due anni.. Se questa fiducia ci verrà negata, noi non faremo di questo nuovo fardello una battuta di arresto, ma cecheremo di rilanciarci tutti per affrontare con nuova forza il futuro anche se con oneri maggiori. Spero di non essere da solo in quel momento; sono sicuro che avrò accanto a me tanti di voi che continuano a credere che, al di la di ogni decisione che verrà presa, il futuro lo costruiremo insieme pur nelle difficoltà del momento presente.

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera




lunedì 22 maggio 2017

In ricordo di Falcone e Borsellino

Domani 23 maggio 2017 ricorderemo due persone di valore: Falcone Borsellino. Due persone che credevano nella giustizia e con grinta e passione hanno vissuto la loro missione con lealta' e amore per aiutare gli italiani a vivere nella legalità, nel rispetto delle leggi e delle regole. Purtroppo sono caduti MARTIRI , per mano di persone disoneste che hanno scelto l'arma della violenza e della morte. Oggi sventoliamo con forza il nostro tricolore , affinche l'I Italia diventi rispettosa dei valori, di quei valori che sono stati alla base della vita dei due valorosi uomini.... FALCONE E BORSELLINO.

Anna Rosaria Meglio

Annarosaria Meglio
A


nnarosaria



venerdì 19 maggio 2017

Procida. Il Palazzo d'Avalos e le ferite della Storia

Procida, il Palazzo d'Avalos visto dal mare

Procida ferita dalla Storia non una ma più volte. Ogni città o paese vive  ed ha vissuto questo urto, spesso violento, con la Storia, ma quando l’urto si abbatte  su una piccola isola come Procida, esso diventa tragedia, difficile da stemperare e con effetti nefasti prolungati nel tempo. Il Palazzo d’Avalos sull’isola, prima palazzo reale poi Regina delle galere, come la definisce Franca Assante, è l’emblema di una tragedia storica  che ha inciso profondamente sul carattere del procidano, sulle relazioni tra i cittadini, sul rapporto tra cittadini e politica, sull’assetto ambientale e urbanistico.
La decadenza con la quale esso oggi si presenta al visitatore,  dopo la chiusura del Carcere nel 1985, è in certo modo indicativa  della decadenza stessa di un’isola che ha fatto molta fatica a fare sintesi tra  passato e presente, a proiettarsi con sguardo nuovo ed aperto nel futuro, onde uscire dall’isolamento nel quale la storia l’ha costretta.

Procida: Una ipotesi di ricostruzione del palazzo d'Avalos  così come appariva nel momento di massimo splendore
Sbriciolata nella sua coesione interna da eventi cruenti, l’isola ha smarrito quel disegno originario di produttività (i grandi cantieri navali), di solidarietà interna (il Pio Monte dei Marinai) che avevano connotato il suo passato.
Mi colpiva quanto diceva il Sindaco Raimondo Ambrosino nella presentazione del libro "Procida, il Palazzo d'Avalos" (CLEAN edizioni), da me scritto insieme a Gianlorenzo di Gennaro Sclano, quando evidenziava  la difficoltà che si sperimenta ancora oggi, nel momento in cui si tenta di coinvolgere i cittadini in un progetto politico che ponga  il bene comune al centro di ogni scelta. E di come questa difficoltà ostacoli lo sviluppo ed il benessere sociale dell’isola.

Procida: La facciata principale del Palazzo vista  dall'ingresso di Piazza d'Armi
Un bene comune  malamente inteso come una pura somma di beni individuali, e del tutto svincolato dal bene relazionale, impedisce a Procida di uscire dalle secche di un individualismo  civico abbastanza diffuso  che mina nel profondo la serenità e la coesione sociale.
Sappiamo che non sono solo i procidani, a subire tale danno, - è l’intera umanità a soffrirne -  ma nella piccola isola  questo fenomeno si amplifica con riverberi in tutti gli aspetti della vita: dall’economia ai rapporti, dalla salute all’urbanistica, dalla cultura alla comunicazione. 
Quando affiorò nella mente la prima idea del libro sul Palazzo d’Avalos, essa nasceva  non da un rifiuto del passato ma dal desiderio vivo di conoscerlo meglio, di leggervi dentro le cause che avevano portato questo piccolo popolo di 11mila abitanti ad  avere nella nostra regione Campania il triste primato della litigiosità, per il più alto numero di cause civili.

Procida: Il giardino pensile del palazzo d'Avalos voluto da Re Carlo III
Quindi un  desiderio di conoscenza, per amare di più questa terra ferita, per  non dimenticare chi ha pagato con la vita ogni tentativo di una rinascita civile e democratica, ma anche per sottolineare il coraggio di quei nostri avi che,  avendo intravisto i trabocchetti della storia, cercarono disperatamente  di individuare qualche via di uscita.
Un libro che, almeno nell’aspirazione, nasce come un atto d’amore per un popolo che ha subito per secoli aggressioni, morte violenta, esilio, rapimenti, disgregazione.
Quel palazzo che voleva essere baluardo di civiltà,  di potenza, di  benessere sociale e politico è invece diventato nel tempo simbolo del naufragio, metafora visiva di quei tanti naufragi nel mare che i procidani avevano dovuto sperimentare nel duro lavoro sui velieri e poi sulle navi.

Procida: Il Palazzo d'Avalos trasformato in ergastolo nel 1830. Una cella.
Oggi lo Stato, dopo la chiusura del carcere nel 1985, e l’abbandono in cui è stato lasciato, riconsegnando quell’antico palazzo ai Procidani sembra voler operare un tentativo di riscatto, ma a parer mio in maniera non proprio adeguata, perché lascia la piccola comunità dei  procidani da soli in questo tentativo arduo di scrivere una pagina nuova.
Tentativo arduo soprattutto per la enorme portata economica necessaria per un recupero,  del tutto sproporzionato rispetto alle risorse e alle potenzialità dell’isola.
Tuttavia grazie all’Architetto Rosalba Iodice, che propose agli Amministratori di ieri un progetto, successivamente approvato dal Ministero si cerca oggi di passare alla fase successiva del reperimento delle risorse.
Ma, mi domando, Procida, riuscirà da sola, a far risplendere l’antico palazzo d’Avalos e l’intera terra Murata, coacervo storico e architettonico di inestimabile valore, frutto di ingenti interventi della politica monarchica che vi profuse nei secoli risorse illimitate pur di adeguare la più piccola isola del golfo a primo sito reale del Regno?

Procida:La spiaggia dell'asino vista dal Palazzo d'Avalos - Carcere
La sfida che oggi si presenta agli  Amministratori è grande, anche perché il tempo che viene concesso per il recupero e la rivitalizzazione del complesso è limitatissimo.
Inoltre guardando l’indifferenza con la quale il popolo procidano ha guardato da sempre le sorti delll’antico Palazzo, dal momento che fu destinato ad ergastolo,  mi sono convinto che  questo riscatto  potrà avvenire solo quando l’isola tutta entrerà nella storia, anche cruenta di quegli spazi, se saprà raccoglierà il respiro di chi per essa ha pagato con la vita e sentirà la spinta a curarne le ferite che ancora sanguinano, riscoprendo il valore di quel bene comune di cui il Sindaco Ambrosino oggi parla con passione.
Bene comune che potrà svelarsi alla mente dell’uomo di oggi solo se esso viene coniugato con quel bene relazionale che lega intrinsecamente le storie di ieri e di oggi,  e che pone al centro di ogni progetto il valore del rapporto, che purtroppo è ancora oggi molto disatteso dalla cultura odierna e anche dai progetti educativi delle nostre istituzioni scolastiche.

Procida: Capo Miseno visto dal Palazzo d'Avalos
Perché questo avvenga, forse è necessario che nei nostri piccoli e grandi laboratori di vita si privilegi il dialogo, confronto, il rispetto delle posizioni diverse e il puntare a ciò che ci unisce piuttosto che a quanto ci divide.
Bene ha operato l’attuale Amministrazione comunale di Procida, nel momento che ha scelto di  aprire il palazzo d’Avalos al pubblico, prima ancora che inizi il processo di recupero approvato dal Ministero, per farne luogo di incontri e di rappresentazioni artistiche,  affinché si conosca la sua storia ed entri nell’immaginario collettivo l’importanza di esso e la sua rivitalizzazione.
Questo Palazzo  non è di proprietà dei procidani come malamente spesso si intende, esso è un bene dell’umanità, così come lo sono tutti i beni ambientali di ogni città.  Sono, però,  i procidani che, appartenendo all’isola, hanno il dovere di curarlo, conservarlo e consegnarlo alle generazioni future, con l’aiuto dello Stato,  e questo avverrà solo se sapremo, come popolo, riconoscerne l’enorme valore storico ed architettonico di esso, e creare alleanze vitali con partner nazionali ed internazionali… il cui movente non può essere solo il profitto.
L’isolamento nel quale il procidano e la politica, nel passato,  si sono spesso rinchiusi, reazione comprensibile ai soprusi storici subiti, va analizzato, compreso  e superato.

Procida: Il primo piano del Palazzo d'Avalos
Tuttavia, come l’esperienza insegna, la forza di una comunità anche piccola come quella di Procida, nasce soprattutto dal recupero di una coesione interna politica e sociale, oggi purtroppo fortemente compromessa da una politica che per troppi decenni ha privilegiato lo scontro e non il confronto.
Coesione interna necessaria per sentirsi  parte di un processo universale di maturazione culturale  sulla base di quei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e fraternità  che segnano la modernità.
Noi osiamo sperare che prevalga la saggezza attraverso scelte politiche oculate, finalizzate al bene comune e non agli interessi del capitale e che l’intera comunità isolana unitamente alle Istituzioni regionali e Statali possa guardare al palazzo d’Avalos come una grande possibilità per avanzare in un processo  di crescita e di sviluppo.

Pasquale Lubrano Lavadera

Invito per la presentazione del volume  "Procida Il Palazzo d'Avalos
Il testo dell'articolo ripoduce la relazione tenuta il 19 maggio 2017 presso l'Archivio di Stato di Napoli in occasione della presentazione del volume "Procida, il Palazzo d'Avalos" di Gialorenzo Di Gennaro Sclano e Pasquale Lubrano Lavadera (Edizioni Clean)


Le foto sono tratta tutte dal libro citato