domenica 23 luglio 2017

Procida: Una Biblioteca pubblica come agente indispensabile per la pace.

La Biblioteca Comunale di Procida situata al 1° Piano del Palazzo della Cultura
Fervono i lavori nel Palazzo della Cultura  per la riattivazione della Biblioteca Pubblica secondo le indicazioni del manifesto dell'UNESCO, che così recita: 

"La Biblioteca Pubblica  come forza vitale per l'istruzione, la cultura e l'informaazione e come agente indispensabile per promuovere la pace e il benessere spiritruale delle menti di uomini e donne."

La mancanza di unità è grave in politica

Graziano Delrio
Mi sembrano significative e utili queste parole del Ministro Graziano Delrio:

"La disaffezione dei nostri elettori mi preoccupa di più della fuga  dei dirigenti del PD. La mancanza di unità determina disaffezione verso la politica.  La discussione è importante e legittima, ma le divisioni, il rancore personale, l'accanimento che vedo contro Renzi, non aiutano nessuno. Non ha aiutato la sinistra la personalizzazione contro Berlusconi, non l'aiuta oggi ragionare per veti."

da Mauro Favale. Intervista a Graziano Delrio: "Cho ci giudica di destra impedisce un vero dialogo.Basta con i veti su renzi. 16 luglio 2017

martedì 4 luglio 2017

Procida: Ha un senso parlare oggi di processioni?

Procida. una processione nei pressi del Largo Caduti
Nell'isola di Procida hanno ripreso quota le processioni e certe forme di religiosità popolare. Sono sentite da una buona parte della popolazione e attraggono giovani e adulti. 
Per la verità quella maggiormente sentita dai giovani resta solo la Processione del Venerdì Santo, le altre un po' meno.
Nello stesso tempo si registra un sempre maggiore allontanamentto di adulti e giovani dalla vita della comunità ecclesiale e dalla pratica religiosa.
Di fronte a questa duplice realtà,  mi pongo alcune domande:
Ma ha ancora un senso oggi la processione? Che rapporto c'è tra la processione e la fede? Cosa pensano i giovani delle processioni in genere? E' giusto mettere gli altoparlanti all'esterno della Chiesa per far sentire  la preghiera liturgica a chi è sulla strada? O collocare gli altarini nelle strade dove passa il corteo e sparare i fuochi di artificio?
Domande alle quali non sempre  ho trovato una risposta, in quanto trovo molto difficile collegare la mia fede a queste espressioni di "religiosità popolare" o a forme "pseudoliturgiche" che nella mia isola sono tornate di moda. 
Ricordo che negli anni 60, dopo il Concilio Vaticano II  ci fu nell'isola una seria riflessione sulla eccessiva presenza di statue in Chiesa, sui paramenti  e addobbi sfarzosi,  sulle Quarantore ed anche sulle processioni; una riflessione che nasceva da un desiderio sincero di rendere la Chiesa più vicina al Vangelo, ai poveri, all'amore per le persone, all'amore al nemico. 
Si riscopriva infatti che la fede cristiana  non viene testimoniata tanto dalla partecipazione a rituali tradizionali o devozionali, come le processioni appunto, ma prima di tutto da una esperienza di vita che pone i suoi fondamenti sui valori dell'accoglienza, del rispetto reciproco, dell'amore per gli ultimi, del perdono, della comunione dei beni, della pratica della giustizia, e dal punto di vista politico nell'impegno per il bene comune e per la pace in ogni ambito sociale. 
Si riscopriva, inoltre, che una comunità cristiana deve essenzialmente esprimere le proprie scelte religiose vivendo quel comandamento nuovo che Gesù ha portato nel mondo: "Amatevi scambievolmente l'un l'altro così come io vi ho amati" e che solo questo amore vissuto avrebbe testimoniato Cristo: "Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri,"
Tutto il resto veniva dopo. E compresi anche, grazie al Concilio, che bisognava amare tutti e avere rispetto profondo per  chi aveva scelto una religione diversa dal cristianesimo e per chi non aveva convinzioni religiose.
Volli impegnarmi, fin da quegli anni, a costruire rapporti di condivisione, di collaborazione con tutti, a non fare proseliti, a rispettare l'ambiente, a mettere a fuoco il bene comune e a guardare il futuro con speranza.
Impegno difficile  di fronte al quale ho dovuto speso constatare i miei fallimenti. Ma ricordo sempre quello che ci diceva Don Michele Ambrosino: " Conta la buona volontà, lo sforzo personale e quando si sbaglia importante è ricominciare...mai perdere la speranza."
Le processioni, l'ostentata ritualità  ed altre manifestazioni, passarono un po' in secondo piano. veniva in evidenza il terzo mondo con i suoi problemi. Lessi l'enciclica Populorum progressio con passione, comprendendo che dovevo guardare le necessità dei paesi più poveri, partecipano alle iniziative per configgere la ffame nel mondo di Raul Follerau e aderendo all'Operazione Africa promossa da Chiara Lubich  e vi lavorai per oltre un decennio. 
Solo più tardi ho compreso anche che testimoniare la propria fede con una processione in un paese come la Polonia dove il regime aveva distrutto le chiese, imprigionato i sacerdoti e i vescovi, aveva un grande valore perché, con coraggio, richiamava il diritto calpestato di poter professare una fede religiosa, il diritto di riavere i luoghi di culto soppressi, e auspicava con coraggio che vescovi e preti imprigionati fossero liberati.
Pochi anni fa, poi, in preparazione alla settimana santa,  ci fu a Procida  un momento  di riflessione sui riti pasquali e sul senso della processione del Cristo Morto. Non potrò mai dimenticare le parole di un sacerdote che, tra l'altro, disse: "Portare il Cristo Morto sulle spalle, per le strade dell'isola, il Venerdì Santo, ha un senso se è testimonianza viva dell'impegno di tutti i cristiani dell'isola a combattere insieme ogni forma di  povertà e di ingiustizia, a promuovere la pace e la fraternità in tutta la comunità isolana, ad amare gli anziani e le persone sole, ad avere una grande attenzione per i bambini, a rispettare la natura... in una parola a vivere quei valori per i quali Cristo è stato ucciso come il peggiore dei malfattori."
Parole che ancora mi interpellano e mi spingono primariamente a costruire in tutti i modi possibili quella fraternità universale proposta da Gesù agli uomini di ieri e a quelli di oggi. E che solo in questo impegno, forse tutto può trovare un senso. Anche una processione.

Pasquale Lubrano Lavadera
   
 

venerdì 9 giugno 2017

Nasce a Procida "ARTURO": nuova cooperativa di servizi


I componenti della Coopertativa ARTURO
Procida non ha avuto molte esperienze di cooperative; poche e di breve durata. 
Il lavorare e progettare insieme, come si sa, richiede uno spirito comunitario, la capacità profonda di ascolto, una sincera umiltà, un rispetto profondo per le idee dell'altro e un tendere costantemente alla reciprocità. 
Purtroppo i pochi tentativi del passato si sono rivelati spesso furbizie messe in campo per sfruttare le risorse dello Stato a beneficio di singoli e non del lavoro cooperativo. 
Di qui la sfiducia di tanti per una grande alternativa al lavoro pubblico e privato. 
Pertanto abbiamo appreso con grande entusiasmo la notizia  della nascita della cooperativa Arturo, messa in piedi da un gruppo di sette cittadini procidani di varia età, con una buona presenza di giovani, che punta essenzialmente ad un lavoro collettivo dove le varie professionalità intendono coniugarsi in una sinergia di vero scambio e sincera collaborazione, per offrire all'isola una vasta gamma di servizi sociali, culturali e ludici, con laboratori di formazione e di lavoro creativo per tutte le età.
Iniziativa senz'altro coraggiosa che merita rispetto, sostegno, e incoraggiamento da parte del territorio solano 
Di fronte ad una crisi economica mondiale che investe tutti i settori, il lavoro cooperativo oggi può rappresentare una grande risorsa.
Benvenuta tra noi Arturo! Che il tuo nome,  richiamo luminoso di lontananze siderali, nonché evocatore di un opera che ha scalfito per sempre la storia del novecento letterario, possa suscitare energie nuove di creatività e bellezza e aprire  la vita dell'isola ad una esperienza lavorativa che nasce dalla passione per l'uomo e per i suoi bisogni fondamentali, e con un'attenzione speciale per le nuove generazioni.

giovedì 8 giugno 2017

Procida non può ridursi a vetrina

L'isola di Procida 
Procida non può ridursi a vetrina di velleità personali. o di di gruppo. Le molte iniziative delle associazioni presenti sul territorio, una ricchezza incalcolabile, rischiano spesso di ridursi a espressioni di un malinteso orgoglio di gruppo che mal si coniuga con quella ricerca del bene comune che dovrebbe essere sempre a fuoco nella vita dei singoli e della collettività...Manca spesso quel collante fondamentale, ossia quel bene relazionale che solo potrebbe favorire la nascita di collegamenti vitali ed empatici fra le persone, le istituzioni, i gruppi politici e le associazioni tutte. Quel bene relazionale che è stato offeso e distrutto da una storia troppo crudele che ha minato nei secoli e nel profondo la pace sociale della meravigliosa isoletta. Occorre oggi ripartire dalle scuole, dalla politica, dalla vita associativa, dalle comunità, nella consapevolezza che bisogna neutralizzare con esperienze di profonda comunione la cultura del sospetto, del giudizio, della critica ad ogni costo.L'estate 2017 che si apre oggi davanti a noi potrebbe costituire il banco di prova per un'inversione di tendenza, dando vita ad un percorso tutto nuovo. dove ogni singola iniziativa possa  offrire il proprio particolare in un disegno culturale unitario. 

giovedì 1 giugno 2017

La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?

Procida. giugno 2015 viene eletto Raimondo Ambrosino Sindaco di Procida 
La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?
Intervista al Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Sindaco, è vero che la Corte dei Conti non ha recepito la vostra proposta di riequilibrio dei 7 milioni di euro  di debiti presentati  nel 2012 dall’Amministrazione Capezzuto? Cosa avevate proposto.
Si è vero. Noi avevamo chiesto di poter spalmare questo grosso debito contratto dalla precedente Amministrazione in un periodo di 30 anni, così  come ci è stato accordato per gli altri debiti accertati di 17 milioni di euro. Venerdì scorso, invece, è stata emanata dalla Corte dei Conti un’ordinanza di convocazione del sottoscritto  davanti alla seduta plenaria dei funzionari della Corte con la presenza del Ministero degli Interni e della Commissione nazionale per la stabilità finanziaria degli enti locali…In genere, quando si arriva a questo tipo di procedura, è perché  si vuole arrivare alla dichiarazione del dissesto.
Lei in una precedente intervista aveva già portato a conoscenza dei cittadini questa volontà della Corte dei Conti di avviare la procedura del dissesto, anche se tale procedura  era stata sospesa. E questo ci aveva lasciato sperare…
Si, era stata sospesa ma non annullata. Sospesa per darci la possibilità di presentare entro il 31 maggio 2017 una nuova proposta di riequilibrio. Evidentemente la nostra proposta non è stata considerata soddisfacente. Anche perché il Magistrato istruttore che segue Procida, la Dr.ssa Rossella Bocci con la quale mi sono confrontato spesso, fin dall’indomani delle elezioni, continua a sostenere che noi, entro il 2019, da soli, non possiamo farcela, in quanto la massa passiva che è caduta sulle nostre spalle è troppo alta.
Penso che i cittadini vogliono vederci chiaro in questa vicenda che per tanti versi appare ancora un tantino oscura. Non avevate recuperato già un milione e mezzo di euro? Come mai  nonostante i grandi sacrifici che Procida sta facendo rinunciando a tanti servizi, la Corte dei Conti continua a proporre il dissesto?
Perché loro valutano il piano di riequilibrio presentato dalla precedente Amministrazione e vedono l’impossibilità reale di restituire quei 7 milioni entro il 2019: il piano prevedeva essenzialmente le vendite dei beni, vendite che procedono molto a rilento e con grosse difficoltà, Loro, inoltre, sanno bene che gravano sulle nostre spalle i mutui contratti dai precedenti amministratori per pagare i loro creditori, per cui una metà di quel milione  e mezzo di euro che abbiamo recuperato se ne va per questi mutui. Questa è la nuda e cruda verità. Per questo noi proponevamo di concederci un tempo più lungo, ossia di spalmare anche quei 7 milioni in 30 anni.
La Corte dei Conti fin dall’inizio vi aveva proposto il dissesto, perché non avete voluto da subito intraprendere questa strada?
Perché eravamo coscienti che c’era stata cattiva amministrazione economica nel passato e speravamo, con equilibrio e grandi sacrifici da parte dei cittadini, di portare l’isola di Procida fuori dal baratro economico in cui era caduta. Avevamo subito constatato questa gravissima situazione e ci siamo messi all’opera con responsabilità. Quel milione  e mezzo  recuperato ci ha dato la certezza che si poteva amministrare  in maniera diversa. Solo che rapportati al grosso debito contratto e ai mutui da pagare  essi appaiono nell’immediato ancora poca cosa. Di qui la posizione intransigente della Corte dei Conti, che  pur comprendendo la nostra buona volontà, il nostro sforzo, lo ritiene ancora insufficiente per ripianare tutti i grossi buchi  prodotti nel passato. Questa è la verità che a nessuno piace sentire ma è la sacrosanta verità. Noi stiamo lottando per far capire ai cittadini che si può cambiare.
Cosa farete se vi costringeranno al dissesto?
Valuteremo se ci sono i termini legali per un possibile ricorso, come è avvenuto per il Comune di Casamicciola. Il dissesto è una dichiarazione di fallimento globale e nessuno lo auspica per sé o per la propria famiglia o per il proprio Comune. Una commissione si stabilirà a nostre spese nel nostro Comune e  cercherà di produrre, per quanto riguarda  tutta la grande massa passiva di debiti pregressi, un risanamento. Se dovessimo, in ultima analisi, affrontare tale dissesto lo faremo con dignità e con trasparenza amministrativa, facendo capire ai nostri cittadini che gli errori  gravi del passato non dovranno essere più ripetuti. Se si ha a cuore il bene comune, i soldi dei cittadini vanno amministrati con oculatezza e con grande senso di responsabilità. Se ci sono poche risorse economiche si faranno scelte ridotte, dando priorità alle necessità più urgenti… Il cittadino deve sapere quello che potrà avere e quello che non potrà avere, come pure deve sapere come si spendono i suoi soldi fino all’ultimo centesimo,
So che alcuni servizi sono stati ridotti o annullati.
Non tutti sanno che nella grave situazione in cui siamo venuti a trovarci, man mano che le persone vanno in pensione noi non possiamo sostituirle con nuovi dipendenti. Normalmente, nella situazione di dissesto come la nostra, potremmo arrivare fino a 80 dipendenti, ma oggi sabbiamo solo  50 dipendenti. Gli uffici sono sguarniti, mancano alcune figure professionali, e alcuni servizi sono stati soppressi per mancanza di personale: come per esempio lo sportello “Qui Enel”, l’ufficio INPS, il servizio Scuola bus ed altri ancora. Dobbiamo tutti prendere coscienza che  a molte domande dei cittadini non posiamo dare risposte immediate.
Tutto questo non la scoraggia?
No! Noi andiamo avanti per dire ai cittadini: “Resistiamo per voi tutti, per i vostri figli, per dare un futuro diverso a Procida, un futuro dove onestà, trasparenza, responsabilità oculatezza economica e legalità possano stabilmente regnare.” E questo perché, ne sono convinto, è l’esigenza più profonda e vera di ogni  persona responsabile. Dobbiamo insieme ricostruire un tessuto umano e sociale che è stato disgregato, a partire dall’aspetto economico che è sicuramente l’aspetto più importante. Il mio predecessore, Vincenzo Capezzuto, aveva capito questo e stava cercando di riparare il danno, ma ormai la falla era diventata così grande da non poterla più arginare. Noi pur sapendo che avremmo trovato molte difficoltà, non ci siamo spaventati, anche perché il paese ha manifestato una grande volontà di cambiamento…Certamente non posiamo far tutto quello che avremmo voluto, ma daremo priorità a poche scelte e quelle porteremo avanti con coraggio.
Un’ultima domanda. Giorno 7 giugno lei si troverà da solo davanti ad una Commissione numerosa e imponente che rivendicherà la sua decisione di chiedere per Procida il dissesto economico. Quali argomentazioni porterà  per insistere ancora una volta sul non dissesto.
Non sarà facile. Loro mi ripeteranno con un linguaggio tecnico e formale che dal loro punto di vista, noi non abbiamo la forza di recuperare entro il 2019 i 7 milioni di debiti dichiarati dalla Giunta Capezzuto, e che, per la situazione pregressa, non riusciremo a pagare i nostri creditori  per i servizi prestati entro 60 giorni, condizione ritenuta necessaria per una normale amministrazione finanziaria. Di conseguenza  vedranno la procedura del dissesto come unica  via di uscita. Il mio sarà un linguaggio semplice che nasce dall’esperienza fatta in questi primi due anni. Parlerò loro delle difficoltà incontrate, dello sforzo titanico che stiamo facendo con i cittadini per recuperare la nostra dignità di uomini e donne disposti ad assumerci la fatica  di portare l’isola fuori delle secche anguste in cui è venuta  a trovarsi, non per propria responsabilità. Parlerò loro di un’isola ferita più volte dalla Storia e che ha stentato a ritrovare, dopo svolte epocali, fiducia in se stessa. Pertanto, come Sindaco dell’isola, chiederò a ciascun membro della Commissione di dare fiducia  ai procidani, di credere nella volontà di operare per un riscatto dal triste passato amministrativo. Se questa fiducia  ci verrà accordata, saremo loro  grati e continueremo  a lavorare  come in questi due anni.. Se questa fiducia ci verrà negata, noi non faremo di questo nuovo fardello una battuta di arresto, ma cecheremo di rilanciarci tutti per affrontare con nuova forza il futuro anche se con oneri maggiori. Spero di non essere da solo in quel momento; sono sicuro che avrò accanto a me tanti di voi che continuano a credere che, al di la di ogni decisione che verrà presa, il futuro lo costruiremo insieme pur nelle difficoltà del momento presente.

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera




lunedì 22 maggio 2017

In ricordo di Falcone e Borsellino

Domani 23 maggio 2017 ricorderemo due persone di valore: Falcone Borsellino. Due persone che credevano nella giustizia e con grinta e passione hanno vissuto la loro missione con lealta' e amore per aiutare gli italiani a vivere nella legalità, nel rispetto delle leggi e delle regole. Purtroppo sono caduti MARTIRI , per mano di persone disoneste che hanno scelto l'arma della violenza e della morte. Oggi sventoliamo con forza il nostro tricolore , affinche l'I Italia diventi rispettosa dei valori, di quei valori che sono stati alla base della vita dei due valorosi uomini.... FALCONE E BORSELLINO.

Anna Rosaria Meglio

Annarosaria Meglio
A


nnarosaria



venerdì 19 maggio 2017

Procida. Il Palazzo d'Avalos e le ferite della Storia

Procida, il Palazzo d'Avalos visto dal mare

Procida ferita dalla Storia non una ma più volte. Ogni città o paese vive  ed ha vissuto questo urto, spesso violento, con la Storia, ma quando l’urto si abbatte  su una piccola isola come Procida, esso diventa tragedia, difficile da stemperare e con effetti nefasti prolungati nel tempo. Il Palazzo d’Avalos sull’isola, prima palazzo reale poi Regina delle galere, come la definisce Franca Assante, è l’emblema di una tragedia storica  che ha inciso profondamente sul carattere del procidano, sulle relazioni tra i cittadini, sul rapporto tra cittadini e politica, sull’assetto ambientale e urbanistico.
La decadenza con la quale esso oggi si presenta al visitatore,  dopo la chiusura del Carcere nel 1985, è in certo modo indicativa  della decadenza stessa di un’isola che ha fatto molta fatica a fare sintesi tra  passato e presente, a proiettarsi con sguardo nuovo ed aperto nel futuro, onde uscire dall’isolamento nel quale la storia l’ha costretta.

Procida: Una ipotesi di ricostruzione del palazzo d'Avalos  così come appariva nel momento di massimo splendore
Sbriciolata nella sua coesione interna da eventi cruenti, l’isola ha smarrito quel disegno originario di produttività (i grandi cantieri navali), di solidarietà interna (il Pio Monte dei Marinai) che avevano connotato il suo passato.
Mi colpiva quanto diceva il Sindaco Raimondo Ambrosino nella presentazione del libro "Procida, il Palazzo d'Avalos" (CLEAN edizioni), da me scritto insieme a Gianlorenzo di Gennaro Sclano, quando evidenziava  la difficoltà che si sperimenta ancora oggi, nel momento in cui si tenta di coinvolgere i cittadini in un progetto politico che ponga  il bene comune al centro di ogni scelta. E di come questa difficoltà ostacoli lo sviluppo ed il benessere sociale dell’isola.

Procida: La facciata principale del Palazzo vista  dall'ingresso di Piazza d'Armi
Un bene comune  malamente inteso come una pura somma di beni individuali, e del tutto svincolato dal bene relazionale, impedisce a Procida di uscire dalle secche di un individualismo  civico abbastanza diffuso  che mina nel profondo la serenità e la coesione sociale.
Sappiamo che non sono solo i procidani, a subire tale danno, - è l’intera umanità a soffrirne -  ma nella piccola isola  questo fenomeno si amplifica con riverberi in tutti gli aspetti della vita: dall’economia ai rapporti, dalla salute all’urbanistica, dalla cultura alla comunicazione. 
Quando affiorò nella mente la prima idea del libro sul Palazzo d’Avalos, essa nasceva  non da un rifiuto del passato ma dal desiderio vivo di conoscerlo meglio, di leggervi dentro le cause che avevano portato questo piccolo popolo di 11mila abitanti ad  avere nella nostra regione Campania il triste primato della litigiosità, per il più alto numero di cause civili.

Procida: Il giardino pensile del palazzo d'Avalos voluto da Re Carlo III
Quindi un  desiderio di conoscenza, per amare di più questa terra ferita, per  non dimenticare chi ha pagato con la vita ogni tentativo di una rinascita civile e democratica, ma anche per sottolineare il coraggio di quei nostri avi che,  avendo intravisto i trabocchetti della storia, cercarono disperatamente  di individuare qualche via di uscita.
Un libro che, almeno nell’aspirazione, nasce come un atto d’amore per un popolo che ha subito per secoli aggressioni, morte violenta, esilio, rapimenti, disgregazione.
Quel palazzo che voleva essere baluardo di civiltà,  di potenza, di  benessere sociale e politico è invece diventato nel tempo simbolo del naufragio, metafora visiva di quei tanti naufragi nel mare che i procidani avevano dovuto sperimentare nel duro lavoro sui velieri e poi sulle navi.

Procida: Il Palazzo d'Avalos trasformato in ergastolo nel 1830. Una cella.
Oggi lo Stato, dopo la chiusura del carcere nel 1985, e l’abbandono in cui è stato lasciato, riconsegnando quell’antico palazzo ai Procidani sembra voler operare un tentativo di riscatto, ma a parer mio in maniera non proprio adeguata, perché lascia la piccola comunità dei  procidani da soli in questo tentativo arduo di scrivere una pagina nuova.
Tentativo arduo soprattutto per la enorme portata economica necessaria per un recupero,  del tutto sproporzionato rispetto alle risorse e alle potenzialità dell’isola.
Tuttavia grazie all’Architetto Rosalba Iodice, che propose agli Amministratori di ieri un progetto, successivamente approvato dal Ministero si cerca oggi di passare alla fase successiva del reperimento delle risorse.
Ma, mi domando, Procida, riuscirà da sola, a far risplendere l’antico palazzo d’Avalos e l’intera terra Murata, coacervo storico e architettonico di inestimabile valore, frutto di ingenti interventi della politica monarchica che vi profuse nei secoli risorse illimitate pur di adeguare la più piccola isola del golfo a primo sito reale del Regno?

Procida:La spiaggia dell'asino vista dal Palazzo d'Avalos - Carcere
La sfida che oggi si presenta agli  Amministratori è grande, anche perché il tempo che viene concesso per il recupero e la rivitalizzazione del complesso è limitatissimo.
Inoltre guardando l’indifferenza con la quale il popolo procidano ha guardato da sempre le sorti delll’antico Palazzo, dal momento che fu destinato ad ergastolo,  mi sono convinto che  questo riscatto  potrà avvenire solo quando l’isola tutta entrerà nella storia, anche cruenta di quegli spazi, se saprà raccoglierà il respiro di chi per essa ha pagato con la vita e sentirà la spinta a curarne le ferite che ancora sanguinano, riscoprendo il valore di quel bene comune di cui il Sindaco Ambrosino oggi parla con passione.
Bene comune che potrà svelarsi alla mente dell’uomo di oggi solo se esso viene coniugato con quel bene relazionale che lega intrinsecamente le storie di ieri e di oggi,  e che pone al centro di ogni progetto il valore del rapporto, che purtroppo è ancora oggi molto disatteso dalla cultura odierna e anche dai progetti educativi delle nostre istituzioni scolastiche.

Procida: Capo Miseno visto dal Palazzo d'Avalos
Perché questo avvenga, forse è necessario che nei nostri piccoli e grandi laboratori di vita si privilegi il dialogo, confronto, il rispetto delle posizioni diverse e il puntare a ciò che ci unisce piuttosto che a quanto ci divide.
Bene ha operato l’attuale Amministrazione comunale di Procida, nel momento che ha scelto di  aprire il palazzo d’Avalos al pubblico, prima ancora che inizi il processo di recupero approvato dal Ministero, per farne luogo di incontri e di rappresentazioni artistiche,  affinché si conosca la sua storia ed entri nell’immaginario collettivo l’importanza di esso e la sua rivitalizzazione.
Questo Palazzo  non è di proprietà dei procidani come malamente spesso si intende, esso è un bene dell’umanità, così come lo sono tutti i beni ambientali di ogni città.  Sono, però,  i procidani che, appartenendo all’isola, hanno il dovere di curarlo, conservarlo e consegnarlo alle generazioni future, con l’aiuto dello Stato,  e questo avverrà solo se sapremo, come popolo, riconoscerne l’enorme valore storico ed architettonico di esso, e creare alleanze vitali con partner nazionali ed internazionali… il cui movente non può essere solo il profitto.
L’isolamento nel quale il procidano e la politica, nel passato,  si sono spesso rinchiusi, reazione comprensibile ai soprusi storici subiti, va analizzato, compreso  e superato.

Procida: Il primo piano del Palazzo d'Avalos
Tuttavia, come l’esperienza insegna, la forza di una comunità anche piccola come quella di Procida, nasce soprattutto dal recupero di una coesione interna politica e sociale, oggi purtroppo fortemente compromessa da una politica che per troppi decenni ha privilegiato lo scontro e non il confronto.
Coesione interna necessaria per sentirsi  parte di un processo universale di maturazione culturale  sulla base di quei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e fraternità  che segnano la modernità.
Noi osiamo sperare che prevalga la saggezza attraverso scelte politiche oculate, finalizzate al bene comune e non agli interessi del capitale e che l’intera comunità isolana unitamente alle Istituzioni regionali e Statali possa guardare al palazzo d’Avalos come una grande possibilità per avanzare in un processo  di crescita e di sviluppo.

Pasquale Lubrano Lavadera

Invito per la presentazione del volume  "Procida Il Palazzo d'Avalos
Il testo dell'articolo ripoduce la relazione tenuta il 19 maggio 2017 presso l'Archivio di Stato di Napoli in occasione della presentazione del volume "Procida, il Palazzo d'Avalos" di Gialorenzo Di Gennaro Sclano e Pasquale Lubrano Lavadera (Edizioni Clean)


Le foto sono tratta tutte dal libro citato

domenica 7 maggio 2017

Procida vista da lontano


L’isola vista da lontano ci appare nella sua bellezza originaria, quasi uno scrigno che conservi in sé bellezza, vita, storia e cultura in un disegno armonico originario.
Tuttavia le ferite della storia passata sono ancora visibili, ma anche quelle del presente.
Esse, però, ci spronano a porvi rimedio prima di tutto attraverso un risanamento che privilegi onestà, lotta alla corruzione e al clientelismo, legalità, e puntando con tutte le forze a realizzare quella democrazia del bene comune, ossia di quel bene che si potrà realizzare solo se tutti si faranno carico delle esigenze vitali di tutti; se insieme lotteremo per abolire divisioni, contrapposizioni, privilegi, prevaricazioni, lavoro sottobosco, e potere autoritario sugli altri.
Sentiamo il dovere di lavorare con tutte le nostre forze affinché l’isola possa apparire da vicino nel compiuto disegno originario.




Foto dal Post di facebook di Lucio Verilo


sabato 6 maggio 2017

Procida: Estemporanea di Pittura con i ragazzi dell'isola




Oltre 220 ragazzi e ragazze delle elementari e delle medie hanno partecipato alla Estemporanea di Pittura - Premio Caracalè 2017, che si è svolta a Marina Corricella oggi 6 maggio 2017, con la collaborazione generosa di numerose famiglie e dei ristoratori del posto. 
Ogni ragazzo o bambino si è scelto il posticino in cui lasciarsi ispirare: chi su una scala, chi sotto un bar, chi disteso per terra, chi all'ombra delle reti, chi sotto una grotta, qualcuno anche su una barca. 
Gli abitanti del posto sono stati sorpresi da questo sciame di vita che ha occupato ogni angolo della Marina  con un grande desiderio di manifestare  la propria creatività artistica. Infatti, con una serietà ammirevole,  questi giovanissimi hanno dato prova di maturità comportamentale ed espressiva.


La visita del Sindaco ha dato poi alla manifestazione quel timbro istituzionale che  è sempre nnecessario quando si realizza qualcosa che promuove la formazione del cittadino e la sua personalità. Lodevole la grande attenzione che questa Amministrazione sta rivolgendo ai minori attraverso un continuo rapporto con le Istituzione e le associazioni che si occupano di essi.



Nei prossimi giorni la Giuria, composta da Antonietta Righi, Donatella Pandolfi, Michele Assante del Leccese, Francesca Borgogna e Pasquale Lubrano Lavadera si riunirà per esaminare i lavori prodotti e designare tra essi quelli che hanno maggiormente espresso per sensibilità ed espressione artistica il tema della gara "La vita dell'isola di Procida", anche se  le insegnanati e i docenti hanno già sottolineato nelle varie classi che si partecipa ad una gara non tanto per "vincere", ma per dare il meglio di se stessi in quel particolare momento della vita. 


La vittoria, simbolicamente consegnata a quanti avranno il Premio Caracalé 2017, é di tutti i ragazzi che oggi hanno partecipato con entusiasmo e passione a questa semplice e meravigliosa gara, dimostrando a chi li osservava che si può vivere in pace con se stessi e con gli altri se si lavora in armonia, senza giudizi e senza comunicazione violenta, costruendo in ogni espreienza una sana relazione sociale. 



Questi ragazzi oggi hanno dato una lezione di civiltà a tutti, e se qualche carta o foglio scarabocchiato o qualche matita colorata è stata lascita  nel grande cortile della Corricella, non guardiamoli con occhi negativi, ma  intravediamo in essi l'eccitazione e l'euforica esultanza di chi per un giorno, in una grande aula a cielo aperto, si è sentitio protagonisti della propria vita. 


Anche nelle aule scolastiche, al suono della campanella, qualche carta di troppo resta qualche volta sul pavimento, ma non per questo diciamo che quei ragazzi si sono comportati male o che quella giornata non ha avuto il suo valore.

venerdì 5 maggio 2017

Procida: Giardini aperti

Il giardino di casa Vincenzo Barbiero in via Pr.ssa Margerita: uno dei "giardini aperti" di Procida
Il mondo riscopre l'importanza dei giardini. Parigi dedica una grande mostra al verde a ai giardini e numerosi i saggi vengono pubblicati in tutto il mondo.
Scrive  Marco Belpoliti: "Sono le piante che che hanno fabbricato l'atmosfera in cui viviamo e che costituiscono ancora l'elemento base della nostra esistenza. Donano la vita alla Terra, ne determinano i colori e definiscono la forma stessa del mondo. Senza gli alberi e i fiori, senza gli arbusti e i manti erbosi, senza le foglie e i rami, il mondo sarebbe infinitamente più povero, probabilmente solo una landa desolata ricoperta di rocce aride e riarse."1
L'Amministrazione Comunale di Procida già dallo scorso anno ha inteso salvaguardare e difendere i nostri giardini, valorizzandoli al massimo e promuovendo il progetto dei "giardini aperti" per una presa di coscienza del loro valore e della loro bellezza: una vera ricchezza, un bene prezioso di cui la nostra isola non può fare a meno.
La stampa e la televisione diedero grande importanza al progetto procidano. 
L'iniziativa viene promossa anche quest'anno e molti sono i visitatori che restano incantati e letteralmente travolti da tanta bellezza, spesso nascosta.

Una scelta politica molto intelligente e lungimirante  che guarda lontano e manifesta sensibilità e acume, inserendosi a pieno titolo in questo movimento internazionale di riscoperta della grande importanza del verde e dei giardini.




1- Marco Belpoliti, Il paradiso vive in un giardino, La Repubblica, 5 maggio 2017

martedì 11 aprile 2017

La corruzione in un Comune comincia con il clientelismo

Raffaele Cantone
La corruzione in un Comune comincia con il clientelismo, i cui responsabili principali sono quei cittadini che vanno dai politici per chiedere favori personali  o raccomandazioni,  comportamenti che esulano dal normale godimento dei diritti fondamentali e dal bene collettivo. Lo afferma con forza Raffaele Cantone presidente dell’ANAC in un suo libro scritto in collaborazione con Francesco Caringella e dal titolo “La corruzione spuzza” (Mondadori).
Inoltre egli afferma che la corruzione non può essere combattuta solo dai giudici:  “I magistrati devono solo giudicare comportamenti specifici, senza educare qualcuno o insegnare qualcosa”.  Comportamenti e deviazioni delle regole etiche  da parte dei cittadini “sono il bacino di coltura in cui maturano le premesse per la commissione di reati specifici e, poi, di sistemi criminosi.”
E’ necessario che i cittadini stessi si rivoltino contro  quei comportamenti su cui si sviluppa la grande corruzione.

Le stesse primarie politiche se non sono regolamentate da chiare  e precise normative possono portarci domani ad avere “una classe politica selezionata dalla corruzione”.


Raffaele Cantone, Francesco Caringella, La Corruzione spuzza, Mondadori, 2017 

lunedì 10 aprile 2017

Il grave episodio del docente picchiato dai genitori

Istituto Caponnetto Palermo
Il grave episodio del docente picchiato dai genitori, nella Scuola Media “Caponnetto” di Palermo, ci dice che ormai la violenza dilaga e che in tante famiglie spesso c’è sfiducia a prescindere verso la scuola.
Il movente è stato un provvedimento punitivo da parte del docente  – il ragazzo è stata mandato via dall’aula perché disturbava – non accettato dalla famiglia.
Sappiamo  che, in genere, la punizione fa parte di quella comunicazione  coercitiva che la psicologia della persona  ci invita a tener fuori da ogni progetto educativo orientato ad una convivenza serena e non violenta. Ancor più se ci troviamo in una scuola dell’obbligo.
Ciò nonostante non si giustifica la violenza verso il docente, al quale esprimiamo la nostra solidarietà . Ognuno di noi può commettere qualche errore nel proprio lavoro e soprattutto nel campo educativo: chi è genitore sa che si può sbagliare molto spesso.
Tuttavia sentiamo di dover ricordare che la scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”,  la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, trascurando del tutto il processo formativo indispensabile  alla relazione e alla comunicazione empatica.
Ne consegue  che proprio  la scuola media – che accoglie i ragazzi nel periodo più complesso della loro vita -  paga enormemente  la mancata capacità di  attrezzarsi con opportune scelte metodologiche,  indispensabili per  dare risposte serene ai  complessi problemi portati nelle aule scolastiche da ragazzi che provengono da ambienti dove il disagio è marcato.
E spesso a pagare maggiormente è il singolo docente che è lasciato da solo a risolvere questi problemi di disadattamento  e di comportamenti poco equilibrati nei ragazzi.

Nel mio lavoro di docente di scuola media ho avuto modo di  lavorare per 10 anni con la Preside Maria Michela di Costanzo nella scuola media “Capraro” di Procida. Con coraggio e non senza fatica questa donna  fu capace di traghettare tutta la scuola, docenti, personale ATA, personale amministrativo, genitori e alunni, verso un’esperienza che si poneva  l'obiettivo di dare a ciascun alunno quello di cui aveva bisogno .
Ci fece capire che i ragazzi più disagiati, più molesti, più in difficoltà  erano l’oro della scuola, in quanto in un processo unitario a corpo la scuola doveva far sentire a questi ragazzi  il massimo dell’accoglienza e della disponibilità empatica. 
Ho raccontato questa esperienza in un libro appena pubblicato dalla casa Editrice “L’isola dei ragazzi” di Napoli, con il titolo 


“Il Coccio azzurro”

Invito tutti gli amici  docenti, genitori, educatori a leggere questa piccola storia e a farla leggere anche ai ragazzi della scuola media.


Pasquale Lubrano Lavadera, Il Coccio Azzurro, Editrice L'isola dei Ragazzi - Napoli 2016


domenica 9 aprile 2017

L'Ospedale Civico Albano Francescano e l'isolotto di Vivara


Il cancello di Accesso a Vivara


L'Ospedale Civico Albano Francescano, che ha sede attuale in via SS. Annunziata e che provvede al ricovero e alla cura degli anziani di Procida, è stato fondato dal Sig. Domenico Albano, con testamento olografo del 9 marzo 1838 e denominato inizialmente come Opera Pia "Ospedale Civico Albano"L'Opera Pia viene accolta tra gli Enti Morali benemeriti esistenti in Italia con Regio Decreto del 5 aprile 1847; con tale Decreto vengono accettati i beni patrimoniali dell'Ente destinati all'opera di assistenza dell'Ente.Per la Legge Crispi n.6972 del 17 luglio 1890 l'Ente "Ospedale Civico Albano" diviene Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (IPAB).

Numerosi i procidani che lasciano all'Ente beni immobili urbani e rurali.Intanto  il Terz'Ordine Francescano, che porta avanti nell'isola un'altra struttura di assistenza, decide di fondersi con l'Opera Pia "Ospedale Civico Albano"   donando all'Ente, il 28 settembre 1929, Lire 50.000.

La fusione avviene con Regio Decreto  solo l'11 gennaio 1934 e l'Ente viene  denominato da quel momento "Ospedale Civico Albano Francescano" in quanto le funzioni di assistenza svolte dal Terz'Ordine Francescano saranno svolte insieme a quelle dell'Ospedale Civico Albano.

Con tale Decreto dell'11 gennaio 1934 si precisano anche scopi e mezzi del nuovo Ente, il regolamento interno, la composizione del Consiglio di Amministrazione con relativo regolamento e  con le attribuzioni del Presidente.

Un fatto significativo di grande valore morale avviene successivamente: il Dottor Domenico Scotto Lachianca, con testamento olografo del 14 luglio 1939 dona all'Ente un immenso patrimonio comprendente l'isolotto di Vivara, vari terreni e fabbricati e titoli di Stato.

Con tale donazione l'Ente diviene uno dei più importanti della Provincia e della Regione Campania sia per il valore morale della sua opera che per il cospicuo patrimonio.Moltissimi gli anziani e i vecchi abbandonati che vengono assistiti in questi due secoli con notevoli sacrifici in quanto i beni, pur essendo ingenti, non producono molta ricchezza.

Solo nel 1964, a seguito del decesso di una partoriente mentre veniva traghettata verso Pozzuoli, il Consiglio di Amministrazione dell'Ente, su invito del Prefetto, delibera di iniziare l'attività ospedaliera per soccorrere le gravi necessità dei procidani che si trovano senza una struttura sanitaria e sono costretti sempre ad affrontare il mare per raggiungere un ospedale della terraferma.

L'attività ospedaliera viene portata avanti con tenacia e con oneri notevoli, salvando vite umane e portando sollievo alla popolazione  procidana. Sono attivati soprattutto il reparto chirurgia, il pronto soccorso e vari ambulatori.Tale servizio ospedaliero continua ininterrottamente fino al 1981 allorquando entra in azione la USL 22 che preleva all'Ente la maggior parte dei locali e accolla a sé l'onere di provvedere alla salute dei procidani.

Nel 1983 i lavori sono in fase di progettazione, quando un grave episodio segna la vita della comunità isolana. La giovane Anna Grazia Esposito in seguito ad un grave incidente perde tragicamente la vita per l'impossibilità di ricevere soccorso nell'isola.

La popolazione è sconvolta ed occupa il porto dell'isola, manifestando il proprio disappunto agli Amministratori dell'epoca, chiedendo con forza una struttura ospedaliera stabile che possa portare soccorso ad infartuati, a vittime di incidenti e a partorienti.Il Sindaco Aiello  e gli Amministratori  promettono alla popolazione che nei locali dell'Ente "Ospedale Civico Albano Francescano" già prelevati dalla USL 22 sarà allocato un presidio sanitario per soccorrere i cittadini in gravi condizioni.

L'Ente "Ospedale Civico Albano Francescano" si vede così privato della maggior parte dei suoi locali  ma continua a svolgere da quel momento soltanto la funzione di accoglienza e cura di anziani per un numero limitatissimo di posti letto.

Numerosi gli anziani malati che sono stati assistiti e curati dall'Ente fino alla morte in questi anni. Un'opera quindi meritoria  dovuta alla lungimiranza e alla magnanimità dei nostri avi che sensibili ai problemi dei concittadini vollero istituire l'Ente e provvedere all'espletamento del suo nobile scopo con donazioni generose e cospicue.

Nel 1993 l'Ente diventa  Ente Privato e non più IPAB e continua ad assistere gli anziani secondo  lo statuto accogliendo anche anziani privi di ogni ogni risorsa e svolgendo regolare assistenza sanitaria assicurata dalla presenza del Medico e dall'assistenza infermieristica.

Con l'apertura del Presidio Sanitario in via Alcide De Gasperi, l'Ospedale Civico Albano Francescano ha riavuto tutti i suoi locali ed ha potuto apportare modifiche strutturali per rendere l'ambiente sempre più idoneo alla cura e all'assistenza degli anziani.

Solo negli ultimi anni  gli eredi di Domenico Scotto Lachianca, ritenendo che alcune clausole del testamento non sono state rispettate hanno  impugnato il testamento di Scotto Lachianca per riavere tutti i beni  donati all'Albano Francescano, compreso l'isolotto di Vivara.

L'Albano Francescano si è opposto a tale richiesta, ma i primi due giudizi sono stati a favore degli Eredi. Attualmente  il ricorso è in cassazione.

In un prossimo articolo daremo maggiori dettagli sulle vicende giudiziarie in corso.


Il ponte che collega L'isola di Procida all'isolotto di Vivara

Oggi Vivara, divenuta nel 2002 Riserva Naturale Statale, è ancora proprietà privata della Fondazione Albano Francescano e dall'8 aprile  2017 è stata riaperta al pubblico, Per informazioni basta collegarsi al sito www.comune.procida.na.it , cliccando sul link dell'immagine di Vivara e seguendo le indicazioni..

martedì 4 aprile 2017

Procida: presentato il racconto "Il coccio azzurro" di Pasquale Lubrano Lavadera


Sabato 1 aprile. Un sabato illuminato da una grande luce. Si apre la stagione turistica procidana. Molti i visitatori e gli ospiti. Gli alberghi dell'isola registrano già il tutto esaurito per le prossime festività pasquali. La libreria Nutrimenti continua con tenacia e passione la promozione dei libri. Questa volta ancora un lungo racconto scritto da un procidano: Il Coccio azzurro (edizioni L'Isola dei ragazzi) di Pasquale Lubrano Lavadera. E' l'esperienza di una scuola media che vuole lasciare un segno durevole nella vita di ogni ragazzo; che accoglie le difficoltà, il disagio l'emarginazione per ridare dignità di persona a quegli alunni che pur nella loro tenera età hanno già sperimentato l'amarezza e le sofferenze della vita. Coordina l'evento Vincenzo Scorro di Fasano che .pone domande intriganti e significative alla giornalista Donatella Trotta, alla docente Maria Silvia Dotta, all'autore.

lunedì 20 marzo 2017

Coraggio e Chiarezza: la forza politica dell'attuale Amministrazione

Il Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Entro in merito al dibattito in corso, dopo la lettera pubblicata da Il Procidano a firma di alcuni autorevoli professionisti locali.
Colpiva in primo luogo in quella lettera il sentimento di delusione per non vedere ancora i frutti della primavera politica tanto sperata. Si sperava infatti che, messi fuori gioco i fautori di una lunga stagione politica non positiva, che va dal 1993 al 2015, nel giro di un paio d’anni l’isola sarebbe ritornata a vivere dignitosamente, e risplendere come mai era stato prima.
Richiesta legittima ma poco realistica, perché quando si lavora sulle macerie  e col pericolo incombente di un dissesto economico per tutti, non è così facile mettere in atto tutto quanto si era pensato di fare. Occorrono tempi molto lunghi. L’esperienza insegna.
Tutti noi auspicavano di avere, quanto prima una Procida senza traffico sulle strade, con costi della spazzatura meno elevati, con lavori pubblici a regola d’arte, senza clientele, con trasparenza negli atti, con incarichi attribuiti per concorso e con un impegno serio per il Palazzo d’Avalos e tant’altro ancora.
Tuttavia va detto subito, che molte di queste esigenze vitali per l’isola sono state già avviate con solerzia e buon senso da parte del Sindaco Raimondo Ambrosino e della sua squadra.
Sul traffico ci sono stati già molti segnali decisamente positivi dopo alcune tristi stagioni in cui ogni provvedimento di limitazione era stato bandito. Si sta cercando di scoraggiare il traffico delle auto, sono state ripristinate le fasce orarie pedonali in luglio e agosto, forse da estendere anche a giugno e settembre.
Purtroppo, proprio a riguardo del traffico abbiamo appreso con amarezza la sentenza del TAR che consente ai taxi il percorso diretto da san Giacomo all’Olmo. Il TAR forse non sa che nelle maggior parte delle strade di Procida,  non esistono marciapiedi né corridoi pedonali, senza i quali il traffico non dovrebbe essere consentito. Una sentenza, quindi, a parer mio, da impugnare.
Per i costi della spazzatura il discorso è troppo serio e impegnativo per essere liquidato con una domanda  di riduzione dei costi. Tutti sanno che l’operazione spazzatura, già negli anni novanta,  aveva portato il costo a cifre crescenti, cifre che sono lievitate sempre di più fino ad arrivare all’attuale formulario di riscossione, procurando tra l’altro al Comune di Procida due interdittive antimafia, che hanno permesso all’opposizione “Insieme per Procida” di intervenire in Prefettura per liquidare  la SEPA e avviare nuove strategie che, però, non danno ancora quei risultati che tutti noi auspicavamo. Grande lavoro hanno dovuto fare i nuovi Amministratori per completare l’isola ecologica a Pizzaco ed attivarla nel migliore dei modi. Pertanto sento che vanno ringraziati per lo strenuo impegno profuso. I documenti sono a disposizione di tutti i cittadini che sono interessati a conoscere i dettagli  relativi ai costi della spazzatura e del perché paghiamo così tanto.
 Un grandissimo lavoro è stato poi portato avanti per i lavori pubblici, con difficoltà inimmaginabili e con una presenza quasi costante dei nuovi Amministratori sul territorio, assumendo responsabilmente scelte che erano state fatte dei precedenti Amministratori e cercando di portare a termine ogni opera nel migliore dei modi e riparando, là dove si è reso necessario, errori del passato. Anche su questo aspetto ho chiesto informazioni dettagliate e le ho sempre avute.
Mi sorprende, non poco, il discorso sulle “clientele”. Se un impegno fondamentale è stato pubblicamente preso da Raimondo Ambrosino e dalla sua squadra è stato quello della lotta al clientelismo, alla corruzione e all’illegalità, in quanto esse sono le malattie mortali della politica. Personalmente ho più volte sentito dire dall’attuale Sindaco espressioni di rammarico per aver dovuto rifiutare benefici a persone che avevano sostenuto “La Procida che Vorrei.” Dico di più: in una pubblica  assemblea a Santa Margherita il 24 agosto 2016, egli affermò che il primo nemico da sconfiggere nell’isola è proprio quello delle clientele, ossia, come egli precisò, “correggere la visione distorta del  bene comune inteso come la somma dei beni individuali.”
Sulla trasparenza ritengo che si sono fatti passi da giganti. E’ stato creato un portale  dell’Assessorato alla Comunicazione proprio per informare i cittadini sull’impegno amministrativo e sul lavoro svolto, con comunicati stampa e interviste agli Assessori. E questo non per autocelebrazione, ma per il solo dovere di informare. E’ un diritto dei cittadini sapere come e quanto opera l’Amministrazione comunale.
Sugli incarichi dati senza concorso posso dir poco, in quanto non conosco la legge in merito e quanto è stato fatto fino ad oggi. Ritengo però necessario la discrezionalità del Sindaco nella scelta. Personalmente ho constatato che spesso sono state portate all’evidenza pubblica “manifestazioni di interesse” per servizi e bandi. Come responsabile dell’Associazione di promozione sociale Isola di Graziella ho partecipato alla manifestazione di interesse pubblico per la gestione gratuita  della Biblioteca Comunale. Sappiamo di aver avuto assegnato tale servizio di volontariato in quanto  la nostra Associazione  è stata l’unica a presentare domanda.
Mi ha poi sorpreso non poco il fatto che la lettera di cui sopra non ha citato, se non in maniera riduttiva,  la grossa difficoltà operativa  in cui è venuto a trovarsi il Comune a livello economico dopo le elezioni, quasi che fosse un dato accidentale e di poco conto. E’ invece un dato, a parer mio, gravissimo e dalle conseguenze devastanti per noi cittadini,  aggravato dal fatto che la Corte dei Conti presenta ogni volta ai nostri attuali Amministratori un conto salato da pagare, dovuto alle mancanze di chi li ha preceduti nel governo dell’isola. E l’economia - lo sappiamo bene tutti -  è il primo aspetto della vita di un Comune.
Se carenza c’è stata da parte dell’attuale Amministrazione,  essa è da individuarsi nel non aver bene evidenziato, e con insistenza continua, al paese le macerie economiche ed amministrative nelle quali la nuova Amministrazione si è trovata ad operare. Infatti non sono stati costantemente puntati i riflettori sulle falle da riparare, sulle scelte politiche del passato da correggere,  sulle relazioni distorte tra politica e cittadini, sugli uffici comunali da ricostruire, sugli ingenti debiti da recuperare, sulle continue richieste della Corte dei Conti, sulle difficoltà a reperire ogni mesi gli stipendi dei dipendenti. Pochi si rendono conto che oggi, al Comune, si lotta ogni giorno per la sopravvivenza e per soddisfare i più elementari diritti umani.
Posso sbagliarmi ma, dal mio punto di vista, bisognava coinvolgere attivamente tutta la cittadinanza su questo processo difficile e lungo di risanamento, in quanto il danno ricade ogni giorno sull’intero paese. La responsabilità del risanamento deve essere collettiva. I sacrifici  sono da ripartire sull’intera collettività. Proponevo in un precedente articolo  di limitare per un anno l’uso dei motorini e delle auto proprio per devolvere le somme risparmiate al  risanamento; oppure associare ad ogni evento culturale o ricreativo una raccolta fondi sempre per lo stesso scopo. La città non può vivere come se questo pre-dissesto economico appartenesse ad altri e non a noi tutti.
Infatti non mi sembra che attualmente ci sia coscienza della gravità della situazione se i sottoscrittori della lettera usano le seguenti dure espressioni:  “Né è possibile ascoltare sempre la stessa solfa degli spaventosi buchi di bilancio ereditati.” Oppure “Procida è in condizioni non dissimili da quelle in cui era nel maggio del 2015.”
A parte il fatto che, pur restando moltissimo da fare, sono stati recuperati, in solo un anno e mezzo, già 2 milioni e 300mila euro. L’equilibrio economico di gestione, i bilanci corretti sono alla base della vita di una famiglia e di un paese. Un figlio che sa del rischio del fallimento non chiede i soldi per andare all’Università o per andare a un concerto ma si mette accanto al padre  per cercare di capire come salvare la famiglia. Oggi più che mai è necessario che tutti i cittadini mettano a disposizione degli Amministratori idee e proposte per vedere come risanare le falle.
E poi, non mi sembra proprio che Procida sia come nel maggio 2015. Prima non sapevamo la realtà, non conoscevamo il grande buco nero nel quali stavamo precipitando. Oggi sono venute alla luce le carenze accumulate nei decenni. C’è la chiarezza della situazione.  C’è il coraggio dei giovani Amministratori a mettersi sulle spalle tutte le carenze del passato. C’è la possibilità per ogni cittadino di visionare i documenti, visionare il bilancio e gli elenchi di spesa. Per cui è stato, dal mio punto di vista, troppo ingeneroso dire che i nostri amministratori stanno lì a perder tempo.
Proprio recentemente il Sindaco ha invitato i cittadini a partecipare alla vita amministrativa secondo le competenze proprie, per la realizzazione del progetto politico e questo non mi sembra poco. So che si apriranno a breve dei tavoli di lavoro, uno per ogni assessorato.
E giunta quindi l’occasione per dare una mano concretamente.
Pasquale Lubrano Lavadera