domenica 27 novembre 2016

La PROCIDA CHE VORREI: la forza di un'esperienza


GIUGNO 2015 -Il corteo per le strade dell'isola del neo-eletto Sindaco Raimondo Ambrosino 

La Procida che vorrei
La forza di un’esperienza

I partiti oggi sono in crisi, in profonda crisi. Lo dimostra il fatto che si sono ridotti a pura e semplice  organizzazione di tornate elettorali, producendo centinaia di sigle e simboli, nella continua morte e rinascita di essi sotto nomi nuovi.
Quali le ragioni di questa crisi? Molte, ma la più generica e non esaustiva è che essi  non sono stati più capaci di  rappresentare gli interessi vitali delle forze sociali, né di far coesistere le diversità contrapposte, né di guardare le conflittualità sociali per contribuire a mitigarli. Anzi, sono stati spesso i partiti i primi artefici di conflittualità profonde e  di laceranti divisioni nella società.
Tutto questo non può rallegrarci, perché la democrazia nasce proprio dalla coesistenza delle diverse parti della società, diverse per idee e scelte, dalla capacità di queste parti di dialogare, di rispettarsi, di confrontarsi reciprocamente e di effettuare scelte opportune per il bene dei cittadini tutti, secondo le regole stabilite insieme.
Un segno di questa crisi, in un piccolo centro come il nostro Comune di Procida. Nelle tornate amministrative le sigle tradizionali quasi non sono esistite più, sostituite da coalizioni varie, capaci di esprimere al meglio i sentimenti, i desideri, gli interessi vitali della popolazione.
E questo è un fatto nuovo e significativo, perché se da una parte rivela l’incapacità dei  partiti esistenti ad essere rappresentativi, dall’altra rappresenta la continua volontà dei cittadini di raggrupparsi, mettendo insieme le diversità intorno a idealità e progetti condivisi.
Il Centrodestra procidano c’era già arrivato da tempo ed aveva amministrato, incontrastato, per oltre un ventennio.
Il Centrosinistra invece s’era più volte frammentato, risultando quindi incapace di acquisire la fiducia dei cittadini. Le diversità, molto accentuate, non erano mai riuscite a fare quel passo nuovo verso la reciprocità politica, onde realizzare coesistenza e progettualità comune.
Per la verità il primo esperimento di aggregazione riuscita lo si è avuto già nel 2010 con la coalizione Insieme per Procida. Un tentativo entusiasmante che sfiorò la vittoria per una manciata di voti.
Purtroppo la delusione sfiancò presto gli entusiasmi e non si ebbe la forza di ricreare quella spinta ideale propulsiva della prima ora. La fiammata che pure s’era accesa non trovò alimento per ardere nel tempo.
Con la Procida che vorrei nel 2015 si è verificato, poi, un fatto nuovo dal punto di vista politico e sociale e di grande speranza. Alle persone adulte della prima ora, agli esperti dei partiti o di passate amministrazioni, si è affiancato un crescente movimento giovanile che ha portato linfa nuova, spinta al cambiamento, idealità e speranza.
Ed è stata questa esperienza che ha traghettato  l’isola dal Centrodestra al Centrosinistra, con sorpresa di molti, nella piena soddisfazione di chi ci aveva creduto: adulti e giovani insieme. Diceva bene il nostro amico Aldo Masullo: “Senza adulti non c’è progetto ed esperienza, senza i giovani non c’è futuro.” Infatti la separazione netta  tra adulti e giovani  è stato ed è uno dei segni più forti della crisi della società odierna; la coesistenza, anche se faticosa, ne è, invece, la forza propulsiva e concreta.
La domanda che sorge oggi, e che serpeggia tra il popolo procidano, è questa: la coalizione de La procida che vorrei, che oggi amministra l’isola avrà la forza di sopravvivere? Riuscirà ad alimentare quella fiammata che ha sconvolto gli assetti politici dell’isola? Sarà all’altezza delle sfide amministrative di grossa portata?
A parer nostro, ci riuscirà se manterrà fede al progetto ideale della prima ora: irrobustendo la coesistenza delle diversità, preferendo sempre la reciprocità come metodo politico, attuando il confronto  serrato e continuo tra gli adulti e i giovani che hanno gettato le basi, e mantenendo il rapporto con le forze sociali,  lavorando sempre e solo per il  bene comune del paese, combattendo illegalità, corruzione e clientelismo.
Grande impegno quindi di quanti hanno dato vita all’esperienza iniziale, senza prendere  scorciatoie o tentare fughe in avanti. E in questo il Sindaco eletto dovrà essere attento e scrupoloso arbitro.
Lo sappiamo: il confronto dialettico costa, anche all’interno de La Procida che vorrei, ma è la garanzia per la tenuta democratica dell’isola, e per avere quell’energia sufficiente per affrontare a vele spiegate  le bufere di vento che sempre si abbatteranno  sul nostro viaggio, appena iniziato.
I partiti moriranno? Non lo sappiamo, forse rinasceranno in modo nuovo e non si chiameranno più partiti, ed il piccolo laboratorio politico che il Centrosinistra  ha varato a Procida potrebbe essere in tal senso esemplare.



CON LE PROVE INVALSI LA SCUOLA CORRE UN GRANDE RISCHIO

Un aula della scuola dell'obbligo
La scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”, la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è in molte scuole la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, mettendo in secondo piano quel processo formativo individuale, diverso per ogni alunno e commisurato alle sue capacità e nel rispetto dei suoi ritmi di apprendimento; processo indispensabile per una corretta relazione educativa, che non prescinde mai da una comunicazione empatica.
Purtroppo le Prove Invalsi hanno creato un equivoco di fondo, producendo tensione nella classe docente. Ne è nata una tacita corsa verso primati da raggiungere, pena il declassamento di quella determinata istituzione.
Come pure ci appare assurdo l'istituzione del "premio" ai docenti meritevoli.
Il legislatore ha dimenticato che l'obiettivo primario deve essere la comunità educante, ossia di un "corpo docente" in cui le individualità confluiscono nella reciprocità, nel rispetto della personalità di ogni insegnante.
Ci piace ricordare l'invito accorato della Montessori a non classificare i bambini, ad abolire i registi, a lavorare in "unità" e di conseguenza a non classificare, diremmo noi oggi, i docenti e le scuole.
Forse occorre prendere coscienza che dietro la "nuova scuola" varata in Italia c'è, in molti suoi aspetti, un disegno del tutto superato e fortemente in contrasto con le più avanzate ricerche pedagogiche, e finalizzato il più delle volte alle indagini di mercato e alla comparazione con le scuole europee.

giovedì 24 novembre 2016

Quale futuro per "La Procida che vorrei" che oggi amministra l'isola

Procida: Piazza della Repubblica 29 maggio 2015

Abbiamo saputo che c’ stato, nei giorni scorsi,  un incontro  del gruppo consiliare “La Procida che vorrei” con Aniello Scotto di Santolo e alcuni componenti di “Insieme per Procida”  per una verifica dell’andamento della vita amministrativa ma anche per analizzare la situazione interna  tra le varie componenti che hanno portato alla formazione del movimento la Procida che vorrei.

Da quanto ci risulta l’incontro è stato costruttivo in quanto c’è stata trasparenza nelle posizioni, esposizione delle criticità da parte di “Insieme per Procida”, disponibilità del Sindaco Raimondo Ambrosino ad una maggiore sinergia.

Questo lascia bene sperare per il futuro, in quanto come abbiamo ripetuto nei precedenti articoli: ogni movimento politico che nasce ha una sua storia e delle radici precise. Solo la fedeltà ad esse darà linfa sempre nuova per andare  avanti.
Se invece in qualche componente si affaccia - ed è accaduto nel passato - la tentazione di tagliare le radici, con tentativi di divisioni e spaccature, ecco che quel movimento viene indebolito politicamente a livello di idee e progetti, ma anche nell’attualizzazione del programma, formulato insieme dai vari gruppi.

Sappiamo tutti che la “Procida che vorrei”, lista civica di Centrosinistra, nata in continuità con la precedente coalizione “Insieme per Procida” con l’aggiunta di un vivace movimento giovanile, ha dato fiducia al paese ed ha vinto le elezioni amministrative del 31 maggio 2015, dopo 23 anni di incontrastata vittoria de Centrodestra.  Cosa non di poco conto dal punto di vista politico.

La forza di questa coalizione è stata proprio l’unione delle diversità che la componevano, giovani e adulti insieme per dare una svolta politica, nella ricerca continua dell’unità interna fra le varie “anime”. Processo non facile che ha avuto il suo travaglio interno, ma che alla fine ha proposto al paese quella dimensione di unità voluta da tutti.

Unità che è il bene più prezioso della politica e della vita sociale ma che chiede continuamente un prezzo da pagare. E in questo prezzo rientra proprio la fatica continua di andare avanti insieme, mettendo al bando i giudizi personali, i pregiudizi, i processi alle intenzioni, e la comunicazione violenta, per tentare sempre, come metodo politico, “ il meno perfetto nell’unità anziché il più perfetto nella disunità”  sapendo sempre ricominciare dopo ogni rottura.

E tutto questo sforzo non si genera automaticamente, ma chiede impegno costante da parte di tutti, tempo, programmazione. Una programmazione che non è un opzional ma una necessità vitale. Così come viene programmato un progetto di risoluzione di un problema, allo stesso modo va programmato anche quel progetto politico che deve mantenere l’unità della coalizione.

In tutti i nostri interventi, in questi mesi, abbiamo sempre messo in evidenza l’importanza di questo impegno. Anche nell’ultimo articolo “Procida: lotta al degrado” in cui abbiamo sottolineato il grande merito dell’attuale compagine amministrativa  a livello politico locale, in chiusura raccomandavamo ai nuovi Amministratori,  prima di tutto la coesione interna in maniera eroica, il dialogo costante… il recupero  doveroso di tutte quelle forze sane che hanno portato alla vittoria “La Procida che vorrei”.

Ora se  tra i gruppi che hanno lavorato alla costituzione di tale nuova forza politica, definito insieme la stesura del manifesto elettorale, la formazione della lista, può essere venuto meno quell’afflato che ha portato alla vittoria di essa nelle ultime elezioni lezioni, è forse venuto il momento  di fare il punto sulla costituzione di quella alleanza, per capire quali passi fare per il futuro e come ritornare ad essere con più slancio e vigore  pronti ad affrontare insieme i grandi problemi che affliggono Procida. Ci possono essere diversità, ma in un regime democratico,  esse sono una ricchezza da sfruttare e non un ostacolo da rimuovere.

Vogliamo sperare che, dopo questo primo anno e mezzo di impegno coinvolgente e problematico, “La Procida che vorrei” sappia programmare con intelligenza lungimirante momenti di verifica critica con le componenti di base, onde mantenere unite le forze che l’anno generata con senso di responsabilità, per il bene del paese. E che dopo quell’incontro avvenuto nei giorni scorsi  possa esserci un seguito.


Politica: le parole sono importanti

Il regista Nanni Moretti
Le parole sono alla base di ogni rapporto, esse come dice M. B. Rosenberg sono finestre oppure muri. Nella politica hanno un valore o un disvalore aggiunto. Un giudizio violento su un politico  è da considerarsi un proiettile scagliato per annientarlo.Lo dice con forte convinzione Nanni Moretti nel momento in cui si ripresenta al pubblico il suo film più politico "Palombella Rossa" girato nell'89.

In tempi di violenza verbale e di gente che usa le parole come proiettili, le urla dei protagonisti del mio film anticipavano ciò che abbiamo tutti oggi davanti agli occhi... Le parole sono importanti...Probabile che la forbice tra le parole pensate (e anche per questo dolorose) e quelle dette a vanvera si sia, nel frattempo molto  allargata.

Nanni Moretti


domenica 13 novembre 2016

Procida noi l'amiamo!

Gli attori Valentina Melis e Massimiliano Varrese a Procida
Procida o si ama o si odia come dicono gli abitanti.
Noi la amiamo.
Certo può venirti il fiatone camminando su salite ripide ma poi ti ricompensa con grandi meraviglie.
Qui puoi ogni giorno svegliarti, mangiare, dormire, sognare e parlare con il mare davanti.
Puoi vedere famiglie cenare nelle piazze del porto, adibite a soggiorno di casa propria.
E i suoi colori dispersi, unici, calamitanti sono capaci di creare nuove tonalità, impossibili in altri luoghi.
Procida è una terra intima e minuscola ma ancora in grado di farti vivere un frammento di bella e vera felicità.
E noi la ringraziamo per essere così vera, sincera, cruda.

Massimiliano Varrese e Valentina Melis


lunedì 7 novembre 2016

Procida: Com'era ieri il Palazzo d'Avalos?

Procida: Ipotesi del  Palazzo d'Avalos nel 700 (Foto di Gianlorenzo di Gennaro Sclano)
Nel libro Procida, il Palazzo D'Avalos (CLEAN Edizioni), un'ipotesi di come appariva nei secoli scorsi uno dei più importanti palazzi reali del regno di Napoli. Va ricordato che Procida fu il primo sito reale del regno e il Re con la sua corte vi trascorreva lunghi periodi. Oggi se ne ripropone una rivalutazione coerente con il genius loci. Il libro oltre a dare una genesi storica di tale sito e una rigorosa  descrizione della realtà architettonica e urbanistica, ricostruisce anche gli aspetti formali della sua passata grandezza ed auspica un progetto che impedisca eventuali speculazioni sempre in agguato e favorisca un contributo attivo e vigilante dei cittadini alla definizione ultima di esso. 


Procida: una ipotesi prospettica del Palazzo d'Avalos da Ovest



Procida: una vista dall'alto del Palazzo d'Avalos con il borgo medioevale

Procisa: Ipotesi del Giardino reale accanto al Palazzo d'Avalos prima che diventasse carcere



Tutte le foto che riportiamo sono di Gianlorenzo Di Gennaro Sclano e tratte dal libro:

Gianlorenzo Di Gennaro Scalano, Pasquale Lubrano Lavadera, Procida, Il Palazzo d'Avalos, CLEAN Edizioni Napoli 2016, in vendita nelle librerie.

domenica 6 novembre 2016

Artethica Procida Cinefest: Grande partecipazione di pubblico nel Palazzo d'Avalos

Procida: Palazzo d'Avalos Artethica Cinefestival 4-6 novembre 2016
Grande successo di pubblico nell'evento Artethica Procida Cinefest svoltosi il 4-5-6 novembre   nello stupendo scenario del Palazzo d'Avalos a Procida, dove le rimembranze storiche dell'antica vicenda carceraria davano uno spessore di intima e commossa partecipazione alle forti ed emozionati pellicole proiettate. Un grazie a Libero de Rienzo per la  sua tenacia e per l'impegno profuso per la riuscita della manifestazione.

Pensare e sognare città diverse

I ragazzi di Procida pensano e sognano un'isola dove armonia, decoro e bellezza siano di casa.
Ci colpsce quanto Matteo Truffelli, presidente nazionale  Ac, dice a proposito di pensare e sognare città diverse insieme ai ragazzi. Anche Procida, grazie alla Consigliera delegata Sara Esposito e ad un gruppo di volontarie/i, si è avviata in questa direzione.

Siamo Chiamati a pensare  e sognare la città. Ma non possiamo farlo da soli. Noi adulti a volte facciamo troppi calcoli. I ragazzi invece sanno andare incontro agli altri senza paura. Dobbiamo imparare dai ragazzi a stare insieme alle persone

Matteo Truffelli

mercoledì 2 novembre 2016

PROCIDA SFIDA IL DEGRADO MORALE, AMBIENTALE, ECONOMICO


Procida: Marina Corricella 
La politica dei nuovi Amministratori ad un anno e mezzo 
dal loro insediamento

Procida sfida il degrado morale, ambientale ed economico e lo fa attraverso i nuovi Amministratori eletti  il 31 maggio 2015. Sono per la maggior parte giovani, quasi  tutti alla prima esperienza, ma stanno dimostrando coraggio, forza, idealità e anche competenza. Possono anche sbagliare qualche scelta o indirizzo, ma gli errori sono inevitabili in ogni campo; anche la scienza nella sua ricerca mette sempre in conto gli errori; senza gli errori non si cresce; il bimbo impara a camminare dopo continue cadute. E’ la legge della vita. L’importante è evitare gli errori mortali.  Noi non metteremmo mai un bambino che non sa camminare su un ciglio di un burrone. Un passo falso potrebbe costargli la vita.
Quali gli errori “mortali” che un politico dovrebbe evitare? Li conosciamo bene: la menzogna, l’ipocrisia, la falsità, il clientelismo, la corruzione, l’illegalità.  E i nostri Amministratori, fino ad oggi, questi errori ci sembra che li abbiano evitati. 
In una società sana, però, i cittadini svolgono anche il ruolo di “sentinella”, ossia sentono il dovere di intervenire quando si avvicina il pericolo. Perché, purtroppo, alcuni errori mortali sono frequenti nell’ambito politico, per cui bisogna intervenire con equilibrio e decisione, prima di tutto per il bene del politico, che diversamente rischia di finire inquisito e poi in carcere, e poi per il bene dell’isola che viene travolta e ferita da simili sciagure.
Se non abbiamo mai preteso la perfezione nei nostri genitori, in un sacerdote, in un docente, in un medico… perché dovremmo pretenderla nel politico? 

Quello che invece dobbiamo e possiamo pretendere dal politico è l'onestà, la trasparenza , la dedizione, la giustizia, la legalità.

E Raimondo Ambrosino presentandosi  a guidare il paese ha chiaramente sottoscritto nel suo manifesto l'impegno per la lotta alla corruzione, all’illegalità, al clientelismo, alla menzogna, al nascondimento degli atti, nella totale disponibilità a lavorare esclusivamente per il bene comune, in uno spirito di condivisione, e per una reciprocità partecipativa. 
Per questo, siamo rimasti felicemente sorpresi quando lui, in un convegno pubblico, per rettificare un non corretto modo di sentire di tanti cittadini,  ha voluto precisare che  il bene comune non era somma di tanti beni personali, aggiungendo che, quando si sceglie di privilegiare il bene comune, il bene personale va perseguito all’interno di quei diritti  sanciti proprio dalle scelte comuni. Diversamente è pura politica di interessi clientelari.
Abbiamo molto apprezzato questa chiarezza del Sindaco anche perché parlando con qualche amico ci rendevamo conto che l’equivoco era abbastanza diffuso e si continuava ad andare da Sindaco per fare richieste di carattere personale.  

Il metodo messo in atto dai nuovi Amministratori è certamente innovativo e spiazzante, e di fronte  ad esso molti cittadini si sono sentiti disorientati. 
Di qui l’ultima importante decisione del Sindaco di incontrare periodicamente i procidani, per aiutarli a conoscere il metodo politico messo in atto,  il perché di certe scelte e non altre, le procedure  necessarie, i cambiamenti  e le difficoltà operative in cui si naviga.

Tutto questo per creare quello spirito comune che deve traghettare Procida verso la giustizia, la lealtà, la trasparenza, la condivisione, l’impegno civile, la difesa dei più deboli.

Logicamente ci sarà chi non condividerà questa nuova politica  e  cercherà di mettere in evidenza i limiti di essa, esprimendo giudizi pesanti e malevoli.
Ma, sappiamo tutti che  il giudizio sulle persone crea danni notevoli sulla compagine sociale e sulla vita dei singoli, ed è la causa della disgregazione  e di tutti i conflitti.
Pertanto il politico, come ogni altro essere umano, non va giudicato

Si valuterà il suo operato, le sue scelte, le sue procedure  e qualora saranno ritenuti illegali, poco trasparenti, ingiusti e poco rispettosi del bene comune e del tutto clientelare, si eserciteranno quelle pressioni di stampo democratico utili e necessarie e se ne terrà conto nel momento del voto.
  
In questo momento storico della nostra isola siamo convinti che molti sono i meriti di Raimondo Ambrosino e della sua squadra.

Il primo merito  indiscutibile è quello di essersi buttati nell’agone senza se o ma, prendendo sulle spalle un Comune di fatto dissestato con debiti per milioni e milioni di euro, con una casa comunale  ridotta al lumicino  per il basso numero di dipendenti, con tre importanti uffici inquisiti dalla magistratura. 

Non hanno indietreggiato di fronte alle amare sorprese che di giorno in giorno hanno trovato sul loro tavolo di lavoro e, con un grande scatto di volontà, e con coraggio, hanno cercato di prendere sulle proprie spalle una situazione molto grave. 
Il secondo merito è quello di aver cercato di lavorare a squadra. Gli Assessori  fino ad oggi non hanno assunto l’immagine di super eroi o di impettiti blasonati in cerca di potere e visibilità. Il loro ritrovarsi spesso, in un confronto dialettico  alcune volte anche forte, per condividere il lavoro l’uno dell’altro, ha creato sinergia e condivisione di scelte. 

Terzo merito  quello di averci fatto aprire gli occhi sulla realtà, per entrare con consapevolezza  in un periodo di grande austerità; una vera e propria resistenza al collasso, una resistenza ad una profonda crisi latente che stava schiacciando il paese da molto tempo. 
Per cui oggi non possiamo ignorare che stiamo vivendo uno dei periodi più difficili della nostra storia isolana per disfunzioni che partono da lontano e per errori politici  che si sono accumulati nei decenni.

Pertanto ci appare ingiusto e falso quel puntare il dito su Raimondo Ambrosino e la sua squadra, da parte di politiche avverse e di certa stampa. 

Osiamo sperare che il procidano di buon senso comprenderà appieno che ci aspettano anni di sacrificio: senza ordine nell’economia, senza il risanamento dei bilanci, senza una  casa comunale armoniosa ed efficiente, senza la cura e il decoro delle risorse ambientali, senza una soluzione sul traffico, senza la messa in atto del depuratore e di una rete fognaria adeguata , senza un’attivazione equilibrata ed efficiente del parco di Nettuno, senza una cultura che incida nelle coscienze, senza una sanità giusta e doverosa, Procida potrebbe perdere il treno della storia, per ritrovarsi preda di  persone senza scrupoli, che cercheranno di trarre benefici a nostre spese.
Raimondo Ambrosino sta cercando di far capire ai procidani questo grande pericolo che Procida ha corso, nella consapevolezza che il primo motore della rinascita è il cuore dei procidani, la loro intelligenza e il desiderio di farcela.  
E’ necessario, però,  che questo cuore cominci a battere non per difendere i propri interessi, ma il bene di tutta l’isola,  dei nostri giovani, dei nostri bambini, delle nostre famiglie, delle nostre Istituzioni scolastiche, dei nostri anziani,  dei nostri malati, con regole condivise, con procedimenti chiari e legali, con scelte anticorruzione, con una casa comunale che sia a servizio della popolazione… sempre e ogni momento dalla parte dei più deboli. 

Occorre che i procidani ritrovino l’armonia perduta, quella dimensione di gratuità generosa che nei secoli passati l’ha resa forte, quella dimensione di collaborazione instancabile, di comunione di visioni, di ricerca comune, senza sopraffazioni. E questo possiamo  farlo tutti insieme, se vogliamo riportare l’isola al suo dover essere.
L’aver introdotto l’impegno dei volontari a livello istituzionale, con approvazione del regolamento in Consiglio Comunale, è stato un atto coraggioso e innovativo e di grande valore che potrà portare i suoi frutti nel tempo.

Qualcuno dirà: ma il popolo è sovrano, ha diritto di protestare, di scrivere sui giornali quello che ritiene opportuno.
Sì la libertà è un grande valore nel bene e nel male, però i procidani devono conoscere la verità, tutta la verità. Senza la verità il “popolo sovrano”  è a servizio della menzogna, la quale fa brutti scherzi. Lo abbiamo visto nella nostra storia italiana durante il fascismo e in molte nazioni europee.
La verità che oggi il popolo procidano deve sapere è  che Raimondo Ambrosino e la sua squadra hanno trovato un paese al collasso e stanno tentando di rianimarlo in tutte le sue funzioni vitali, con tutte le difficoltà connesse.  

Pertanto, come cittadini dobbiamo essere osservatori attenti vigili e se dovessimo vedere qualche disfunzione  nelle scelte o qualche errore procedurale, non dovremmo temere di evidenziarlo. Poche volte abbiamo avuto Amministratori pronti ad accettare critiche costruttive; Raimondo Ambrosino e la sua Giunta  fino ad oggi si sono sempre mostrati disponibile ad ascoltarci.

Inoltre, ai nuovi Amministratori, raccomandiamo  prima di tutto la coesione interna, il recupero  doveroso di tutte quelle forze sociali e politiche che hanno portato alla vittoria la lista civica "La Procida che vorrei", il dialogo con  le altre forze del territorio, il collegamento diretto con i grandi e piccoli elettori, sapendo che non sarà il "fare" che segnerà la differenza dal passato, ma il modo di ricostruire  rapporti  sociali sani improntati al rispetto reciproco, alla condivisione dei progetti, alla collaborazione e alla ricerca comune nella soluzione dei problemi.

Pasquale Lubrano Lavadera



martedì 1 novembre 2016

Non serve chiudersi in parrocchia!

La Parrocchia di san Giuseppe alla Chiaiolella, in Procida,  nel caratteristico borgo dei pescatori, di cui è rimasto ben poco!
Foto di Vittorio Pandolfi 1956
Anche a Procida occorre una seria riflessione sullo stato delle comunità parrocchiali e sul contributo dei giovani alla crescita della comunità L'invito metaforico di Nunzio Galantino, rivolto ai ragazzi di AC, se accolto, potrebbe essere per l'isola  una grande opportunità. 

"Non serve chiudersi in parrocchia, la citta cresce insieme...Mi avete chiesto di sistemare nella vostra città ideale una chiesa. Però il cartoncino non si reggeva, allora l'ho appoggiato al palazzo del Comune che pure barcollava e insieme hanno trovato stabilità, Così funziona ragazzi! Concepirsi autosufficienti non è furbo. Lavoriamo insieme o faremo solo danni. Però facciamolo in modo aperto, senza inciuci e accordi sotterranei."

Nunzio Galantino
Segretario generale della CEI

dal discorso ai ragazzi di AC - Roma  10 settembre 2016