martedì 23 agosto 2016

Un'osservazione partendo dal manifesto di Giancarlo Cosenza

 Raimondo Ambrosino, Peppe Civati e Giancarlo Cosenza

Circa un mese fa è apparso  nelle strade di Procida un manifesto di colore giallo a firma di Giancarlo Cosenza, noto nell'isola per le sue straordinarie pubblicazioni sulla nostra architettura (è stato uno dei primi a riconoscere la grandezza della nostra storia, dell'inestimabile valore dei nostri beni ambientali, a valorizzare la nostra cultura nel mondo).
Procida dovrebbe essergli riconoscente ed essere onorata di averlo tra i suoi cittadini, anche perché da politico ha portato avanti battaglie civili per l’isola, offrendo alla comunità procidana il personale contributo con quella passione indispensabile per costruire la "nuova umanità" che tutti sogniamo. Proprio partendo dal suo manifesto giallo prende spunto la nostra riflessione sulla realtà politica procidana, oggi.

La forza della democrazia, diceva Bobbio,  sta nella capacità di rinnovarsi ogni giorno e di guardare in avanti sempre con speranza. Le tradizioni sono importanti ma se frenano lo sviluppo culturale e sociale  diventano un danno. Giancarlo Cosenza ha saputo tessere, in questi decenni, un dialogo con molti procidani ed ha sottolineato i fermenti positivi da qualunque parte essi provenivano, senza pregiudizio alcuno.
Nel manifesto apparso a Procida egli con coraggio ha avuto la capacità di esprimere un'analisi sintetica ma precisa su quello che hanno significato le ultime elezioni a Procida con la nomina a Sindaco di Raimondo Ambrosino. 
Una svolta epocale, un cambiamento di rotta nella storia politica dell'isola: un personaggio nuovo, una coalizione nuova, un progetto nuovo per i nostri giorni futuri.
Un personaggio nuovo: sì Raimondo Ambrosino è un giovane, proveniente dal PD locale, che ha saputo coagulare intorno a se giovani e adulti per la sua discrezione, per la sua umiltà, per il suo pensoso silenzio. per la sua ricerca continua  e spesso sofferta di soluzioni ai mille problemi che attanagliano l'isola. Non la voce altisonante, non la sicumera di chi si propone come taumaturgo onnisciente, ma uno spirito realmente democratico che dice: insieme possiamo farcela. 
Una colazione nuova che trae origine dalla precedente “Insieme per Procida” ma che si amplia a fasce giovanili  che hanno sentito di condividere un progetto completamente nuovo. Un progetto ideale dove partecipazione, reciprocità. legalità e trasparenza siano i punti qualificanti dello sviluppo.
Quel progetto  vede  Giovani e Adulti insieme in una riscoperta di quella intesa intergenerazionale che è - come dice Masullo - la necessaria risposta alla crisi della società di oggi.

Purtroppo di fronte a questa nuova realtà assistiamo da qualche mese ad un fenomeno nuovo nella comunità procidana e per molti versi paradossale: dopo decenni in cui abbiamo concesso ai nostri Amministratori di commettere errori su errori senza mai alzare una voce di protesta, oggi si critica ogni scelta della nuova Amministrazione, ogni respiro, ogni passo, quasi a voler sottolineare il rifiuto assoluto e perentorio della nuova squadra.
Ci domandiamo: come mai la comunità procidana non ha levato i suoi scudi contro chi ha portato un debito pauroso nelle casse comunali? Come mai non ha protestato per la perdita del porto Turistico di Marina Grande? Come mai non si è indignata per la situazione cancrenosa del traffico a Procida che ha determinato morti e incidenti continui e che ha reso la vita dell’isola invivibile? Come mai è restata in silenzio quando due interdittive antimafia, riguardanti la ditta che svolgeva i servizi per la spazzatura sull’isola, non sono state portate in Consiglio Comunale? Come mai non si è resa conto della grave situazione della Casa Comunale con grossi problemi amministrativi e giudiziari?

Se Procida ha dato fiducia a Raimondo Ambrosino il 31 maggio 2015 questa fiducia non deve mancare, ancor più oggi in cui il paese, non per loro responsabilità, si trova con un dissesto economico pauroso, con una Casa Comunale da rimettere in piedi dopo le tristi vicenda che l'hanno duramente scossa dalla fondamenta. Una fiducia che non va solo alla Persona di Raimondo Ambrosino ma a quello che egli rappresenta, ossia un totale cambiamento della vita politica procidana.

A distanza di un anno si impone però oggi una verifica per dirla con Frank Capra dello "stato delle cose". Il paese deve sapere con precisione la situazione pregressa e le scelte che si stanno mettendo in campo per uscire dalla crisi.  E molto già è stato fatto in questo senso.
E’, tuttavia, necessario uscire dall'emergenza che ha caratterizzato questi primi 14 mesi  e dare un assesto sistematico all'intera vicenda amministrativa, sapendo che molti cittadini non hanno ancora compreso il senso profondo del cambiamento in atto.
Il manifesto di Cosenza voleva essere un contributo in tal senso e per questo lo riteniamo necessario, perché ci aiuta a prendere coscienza che stiamo vivendo la speranza di  un cambiamento epocale: non il governo di pochi ma il governo di molti: bello ma difficile nell'attuazione.

Occorre però in questo momento un passo nuovo da parte di chi  ha creduto nel progetto: ritrovare lo slancio iniziale e ripartire più uniti che mai sapendo che la nave che abbiamo varato si è trovata improvvisamente nella tempesta, una tempesta violenta. Per uscire dalla tempesta occorre  il contributo di tutti.

Si può non condividere tutto quello che Ambrosino e la sua squadra hanno realizzato fino ad oggi, ma in coscienza sentiamo di dire che hanno lavorato molto, fino allo stremo, hanno dato la vita per Procida, hanno preso sulle loro giovani spalle  situazioni drammatiche, con il coraggio tipico dei giovani, puntando primariamente all’onestà, alla trasparenza, alla legalità. E tutto questo non può essere taciuto, e non è poco.


venerdì 5 agosto 2016

E' guerra sul traffico a Procida

Procida: via Principe Umberto  una delle strade principali dell'isola che in alcuni tratti è di solo 2,5 metri.
Procida: Sempre via Principe Umbero in un momento di ingorgo, con il passaggio di un suv che è largo quanto tutta la strada
E guerra sulla mobilità con i pullman, è guerra con i taxi e motorette che chiedono di salire da San Giacomo a sant'Antonio, è guerra tra i pedoni e i motorizzati. E' guerra di carta bollata per fortuna, ma se non stiamo attenti tra poco rischiamo anche noi una guerra vera e propria tra categorie, tra gruppi, tra associazioni. 
Certamente quello che sta avvenendo per la mobilità è una guerra annunciata che prima o poi doveva esplodere in un'isola che non ha rete stradale idonea a sopportare  un numero così alto di camion, pullman, auto, motorini e...oggi anche di biciclette. 
E' guerra perché nessuno vuole pensare più ai pedoni. Si protesta per i diritti dei Pullman, per i diritti dei taxi, delle motorette,  delle auto, dei motorini...ma per i diritti dei pedoni più nessuno protesta.
Vincenzo Trapanese, 86 anni, pescatore, è stato schiacciato al muro da un camion che era largo quanto la strada. E' giusto che macchine grandi, camion percorrono le nostre strade che sono di piccole dimensioni e senza marciapidei? 
A parer nostro non è giusto. Non è giusto, non è legale, non è leggittimo. Ma, purtroppo nessuno alza la voce per dire che è illegale far circolare  il traffico in strade di soli 2,5-3,5 metri senza marciapiedi o corridoi pedonali. 
Nessuno alza la voce per  dire che, secondo il nostro codice stradale, per il doppio senso sono necessarie due carreggiate e marciapiedi per i pedoni. Cosa che a Procida è possibile sono in via Libertà e in via IV Novembre.
Vorremmo sbagliarci, ma siamo convinti che se non limitiamo l'uso delle auto, dei motorini dei camion, se non si limitiamo la velocità, se non impediamo la percorrenza ai mezzi grossi e pesanti, le cose si metteranno veramente male.
Se, un giorno, i cittadini di Via Flavio Gioia e di via Serra, molto penalizzati per il senso obbligatorio della circolazione, avessero il buon senso di mettersi insieme e ricorrere al TAR per impedire  il transito nella loro strada ad auto, camion e pullman, avendo le loro strada dimensioni tali da non consentire secondo la legge il percorso di motoveicoli, cosa succederebbe in via Vittorio Emanuele? Sicuramente il blocco totale della viabilità per imbottigliamento. Nessuno più potrebbe circolare.
E se anche i cittadini di via Vittorio Emanuele protestassero perché la loro strada, unica a doppio senso nell'isola,  non avendo marciapiedi né doppia carreggiata  non potrebbe essere adibita a circolazione, cosa succederebbe? 
La Signora Augusta Ferrara  uscendo dal suo portone in via Vittorio Emanuele,urtata da un manubrio di una moto che si era accostata al muro per far passare un pullman che veniva dal senso opposto, è caduta sul selciato battendo la testa  e morendo.
Ebbene perché nessuno conta i nostri morti sulle strade, nessuno conta i quotidiani incidenti? Perché nessuno alza la voce per queste morti innocenti. 
L'unica voce che si è levata oggi  a difesa del pedone è stata quella del Sindaco Raimondo Ambrosino, che ha ripristinato fasce orarie pedonali di sera e di notte nella speranza di scoraggiare l'uso delle auto, che ha cercato di difendere il continuo ingorgo in via Vittorio Emanuele che rende impossibile ai pedoni camminare, che ha voluto potenziare le corse dei pullman nelle zone periferiche con l'uso delle circolari. Si, e questo fa onore all'isola, Il Sindaco oggi è l'unico che sta con tenacia cercando di far capire ai procidani che se tutti vogliono sempre usare il proprio mezzo, sempre e comunque ci faremo un gran male. Ebbene con quale risultato? 
Il TAR oggi annulla un divieto di transito per taxi e motorette in via Vittorio Emanuele e si grida vittoria e abbasso il Sindaco. Dimenticando che un Sindaco ho il dovere, il primo dovere di migliorare la qualità della vita sull'isola, e quindi doverosamente deve tentare tutte le strade, anche sbagliando. E quello del traffico è il problema più grave oggi.
Il suo tentativo potrà anche rivelarsi inefficace rispetto all'obiettivo che si voleva raggiungere, ma questo non toglie merito al tentativo di modificare uno status quo che di fatto ha reso l'isola invivibile.
Bisogna ringraziare, a parer nostro Il Sindaco che con i suoi tentativi ha portato in evidenza una situazione pressoché drammatica, molto difficile, determinata dall'aumento progressivo del parco auto e motorini in questi ultimi 30 anni.
Infatti la domanda più impertinente che tutti dovremmo farci è questa: può in'isola di 3,7 kmq, con oltre 20.000 abitanti in estate, e con strade molto strette e senza marciapidi, avere un numero così alto (circa 12.000) di auto automezzi e motorini  spesso di dimensioni enormi? 
Il problema è serio e grave e le soluzioni sono inefficaci se vengono adottate per  segmenti, dove gruppi di cittadini (taxi, commercianti, albergatori, autisti, motociclisti, pedoni, balneari, giovani, adulti ecc ecc...) difendono il proprio diritto senza tener conto degli altri diritti della complessità del problema e delle connessioni interdipendenti che esistono fra i tanti problemi e per ogni tipo di soluzione adottata.
Si potrà uscire da tale ingorgo? Sicuramente no, se ogni gruppo percorre da solo la propria strada, pensando che la ragione sia dalla sua parte. Le guerre, quelle con le armi, sono nate e nascono proprio così. 
Unica possibilità è forse quella di un confronto continuo in un dialogo serio e partecipato che possa mettere insieme tutti i bisogni fondamentali per tentare una strada unitaria. Non è facile, ma almeno vale la pena provarci.