venerdì 30 dicembre 2016

Intervista di fine anno al Sindaco Raimondo Ambrosino


Il Sindaco Raimondo Ambrosino con l'Assessore Nico Granito e Claudio Morandini vincitore
del Premio" Procida Isola di Arturo Elsa Morante" Settembre 2016

“Crescere insieme” 


Abbiamo incontrato il Sindaco Raimondo Ambrosino il 28 dicembre mattina per tentare con lui un bilancio, se pur sommario, di questo primo anno e mezzo di vita amministrativa. Era ancora viva in lui l’emozione per la serata a Marina Corricella con il “presepe vivente”: “Una serata di grande coinvolgimento, con il contributo di tutte le associazioni, le grancie… per offrire al paese un lavoro significativo di spessore culturale e sociale.”

Vivere Procida: Sindaco se volessimo tentare un bilancio di questo primo anno e mezzo di lavoro, cosa ci direbbe?

Sindaco: Sono stati mesi molto impegnativi, per certi versi duri, ma ricchi di risultati. Impegnativi perché la maggior parte di noi non si era mai trovato in un ruolo amministrativo, ma anche perché siamo stati catapultati in una serie di situazioni complesse e difficili, con lavori avviati dai precedenti amministratori che si sono letteralmente dileguati senza neanche un passaggio di consegne doveroso, a nostro parere. Scadenze impellenti che ci hanno letteralmente travolti: basti pensare al Waterfront da ultimare entro il dicembre 2015, la metanizzazione da portare avanti, la Corte dei Conti che non ammetteva ritardi rispetto alle gravi deficienze di carattere economico di chi ci aveva preceduto. Mesi impegnativi e duri anche perché è subito scattata da parte della Minoranza una campagna mediatica denigratoria che continuamente ci classificava come incompetenti e incapaci.

V.P. Quali sentimenti nascevano in voi tutti in questa non facile situazione?

S. Sentimenti contrastanti. Da una parte il senso di responsabilità ci sollecitava a non fermarci e a dare fondo a tutte le nostre energie, dall’altra l’amarezza di veder crescere intorno a noi un senso di disistima e di critica ad oltranza.

V.P. Dove avete attinto la forza per non mollare?

S. Sentivamo la responsabilità di una chiamata popolare a cambiare la storia della nostra isola, per cui, come si suol dire, abbiamo messo “la testa a terra” e lavorato come muli, sacrificando anche un po’ la famiglia e cercando di creare corpo tra noi. Da tener presente che non c’era ancora nel gruppo spirito di corpo e così, lottando ogni giorno a denti stretti, abbiamo cercato di tirare il paese fuori dalle sabbie mobili nel quale era precipitato. Siamo coscienti che in questa fase che non è durata un giorno ma mesi, possiamo aver commesso qualche errore politico, ma ci ha salvato la volontà collettiva di riportare l’isola nella legalità dopo i tremendi  avvisi di garanzia e i rinvii a giudizio di dirigenti e impiegati comunali.

V.P. Una situazione inimmaginabile fino a qualche giorno prima?

S. Non pensavamo di trovarci in uno sfacelo di così vaste dimensioni. Adempimenti disattesi, situazione economica al collasso, lavori da ultimare, uffici comunali senza personale e con l’immagine esterna sui giornali di un Comune fallimentare e corrotto. Tutti ci invitavano a dichiarare il dissesto. Anche il Ragioniere Capo ci proponeva questa soluzione. Ne abbiamo discusso a lungo tra noi ed infine, pensando di fare il bene dell’isola, abbiamo deciso di tentare una strada alternativa, con tagli a tutte le spese e con un minimo tributo aggiunto ai cittadini. I tentativi sono stati considerati positivamente dalla Corte dei Conti che ci ha dato fiducia. Il risultato finali di oggi è per certi versi sorprendente. L’ultimo bilancio del 2014 della precedente amministrazione prevedeva una spesa corrente di 9 milioni e 300.000 euro; quest’anno abbiamo chiuso il bilancio riducendo la spesa a 7 milioni e 500.000 euro.

V.P. Com’è stato possibile?

S. Come dicevo prima, con tagli alle spese in tutti gli assessorati, con i pensionamenti dei dipendenti, anche se i benefici non si vedono perché queste somme vanno a coprire  i debiti pregressi…Abbiamo però in tal modo arrestato un’emorragia che stava dissanguando l’isola e avviato un processo di risanamento economico che andrà domani a beneficio di tutti, in quanto non produciamo altri debiti e sfruttiamo al meglio le poche risorse di cui disponiamo.

V.P. Per la raccolta differenziata si va avanti?

S. Abbiamo superato il 70%, migliorando la pulizia per le strade, riducendo di molto gli abbandoni di materiali ingombranti. Ma dobbiamo andare ancora più avanti per superare almeno l’80%.

V.P. Si accennava prima ai lavori pubblici...

S: C’è stato un grande impegno in questa direzione con attenzione costante alla legalità dei procedimenti, cercando sempre di sfruttare quel minimo potere di concertazione con le aziende a  beneficio del bene comune dell’isola, recuperando in tal modo il ripristino di quel decoro ed equilibrio ambientale trascurato. Stiamo infatti cercando, senza costi aggiuntivi, di eliminare i cassonetti interrati, di ripristinare la pavimentazione lì dove era necessario, e di rifare le fogne dove era necessario.

V.P. Miglioramenti anche nei collegamenti?

S. Soprattutto con Pozzuoli attraverso la Società Medmar che vuole investire su Procida, e poi con il ripristino del traghetto per Monte di Procida che è risultato utile e vantaggioso per molti.

V.P. Forse un punto ancora fermo è lo sviluppo di Terra Murata.

S. Si sta lavorando nella ricerca di buoni investimenti e sappiamo che è un discorso delicato e non facile. Tuttavia  abbiamo dato un grande impulso all’apertura al pubblico del palazzo d’Avalos con grande successo di pubblico, grazie al lavoro di alcune Associazioni di volontariato che hanno risposto al bando per le visite guidate.  Sapevamo che non potevamo creare un altro “carrozzone” o una “partecipata” per cui la collaborazione con il volontario, al quale va il 25% del biglietto, sta dando risultati positivi, creando sempre più un interesse verso questo complesso di grande valore storico e culturale.

V.P. E per l’Ospedale a che punto siamo?

S. Il TAR ha sancito un nostro diritto, ossia di avere un presidio di pronto soccorso in zona disagiata. Ora c’è ancora molto da lavorare soprattutto a livello politico affinché questo diritto diventi realtà nelle decisioni della ASL NA 2.

V.P. Nel vostro programma elettorale si parlava di collaborazione con la Minoranza. Ma da quello che si sente e si legge in certi manifesti sembra che questa collaborazione non sia mai nata.

S. Lo ribadimmo nella campagna elettorale ma anche dopo: volevamo essere inclusivi e non escludere a priori un rapporto se pur dialettico e critico con la minoranza. Ma da subito la Minoranza ha giocato “sporco”,  ponendosi in atteggiamento di un attacco ingiurioso. Anche per l’Ospedale non ha voluto concordare un’azione comune e addirittura scrivendo falsità sui manifesti nei nostri confronti, salvo poi a contraddirsi nelle contestazioni formali al TAR. Il più delle volte non abbiamo risposto alle loro assurde provocazioni per non inasprire una pregiudiziale contrapposizione che nuoce molto al paese. Ancora oggi li invitiamo comunque a deporre questa acredine pregiudiziale  per affrontare invece i problemi che stanno a cuore di tutti e portare anche il loro contributo. Comprendo che la cultura politica italiana è in questo momento orientata allo scontro tra le varie parti, ma noi ci auguriamo che possa nascere a Procida un laboratorio politico di alto respiro etico, che crei rispetto per tutti, che combatta la corruzione e l’illegalità e confini definitivamente fuori il clientelismo becero e offensivo del bene comune.

V.P. Risultati sulla mobilità interna?

S. Ancora pochi dal mio punto di vista.  Aumento delle strisce blu, parcheggi gratuiti per bici e motorini, divieti di sosta, fasce pedonali estive…ma ancora ci scontriamo con una mentalità diffusa molto individualista. L’auto, il motorino viene considerato alla stregua del televisore o della lavatrice o del telefonino,  ossia un bene indispensabile da usare sempre e in ogni situazione, dimenticando però che l’auto io la posso usare solo su spazi pubblici e quindi devo tener conto del codice stradale, del rispetto dei diritti dei pedoni e dei limiti oggettivi delle dimensioni dell’isola e delle strade…Questo della mobilità è certamente  uno dei problemi più grandi dell’isola che stiamo affrontando a piccoli passi, e che ci porterà a scelte nuove nel futuro.

V.P. Si parlava prima di  difficoltà negli uffici comunali, per mancanza di personale ma anche per certi rinvii a giudizio.

S. Quello che abbiamo incontrato nel Comando della Polizia Municipale non vorremo augurarlo a nessuno. Una situazione di grande conflittualità interna ed esterna. Una fase  molto critica con accuse, denunce che ha creato tensione nel Comune e nel paese. Siamo stati costretti ad intervenire più volte per placare gli animi, per ricostruire uno spirito di corpo. Mesi e mesi di tensione continua. Oggi si comincia a respirare, ma manca la figura istituzionale del Comandante che possa garantire una formazione umana e professionale del Corpo della Polizia Municipale. Noi li stiamo incoraggiando  a lavorare con inflessibilità, precisi nelle sanzioni, a svolgere azione preventiva ma anche correttiva lì dove si vede la cattiva fede di chi vuole calpestare le regole. Stiamo cercando di far capire che la dignità del loro corpo di polizia è proporzionato ad una visione di legalità condivisa e partecipata nel rispetto di tutti i cittadini.  

V.P. Ma anche la mancanza di personale penalizza il vostro lavoro.

S. Nessun cittadini sa che in quanto Comune in predissesto, ogni provvedimento relativo al personale andava gestito, per legge, con la “Commissione ministeriale  per la finanza degli enti locali”. La precedente Amministrazione avrebbe dovuto farlo già dal 2013, ma non ha ottemperato a questo obbligo, risultando quindi inadempiente;  la qualcosa penalizza molto oggi  le nostre scelte future in quanto il ministero, che non fa distinzione tra amministratori di ieri e di oggi, non ci concede alcun beneficio nella sostituzione di impiegati in pensione o di nuovi attribuzioni di incarichi…Per cui dobbiamo lavorare con la metà dei dipendenti e con uffici privi del dirigente.

V.P. Qualche assessorato ipotizza tavoli di lavoro aperti con esperti di settore, volontari. Proposta che rientrava anche nel vostra programma, ma non ancora messa in atto istituzionalmente

S. Posso dire che sono favorevole a questa soluzione, tra l’altro già adottata da qualche Assessore e Consigliere delegato. L’emergenza iniziale ci ha un po’ distolti da questa che poteva rappresentare un forte punto di innovazione nelle gestione amministrativa aperta. Oggi superata  la fase iniziale , con l’approvazione del Regolamento per il Volontariato, forse uno degli atti più innovativi per il Comune di Procida,  si rendono necessari questi tavoli di volontari-esperti che vogliono condividere la vita amministrativa, senza pregiudizi ideologici o politici.

V.P. Il cittadino non può che essere confortato da questa volontà di apertura e di coinvolgimento delle forze del paese.  Quale raccomandazione farebbe ai procidani in questo fine anno 2016 in questa prospettiva mai abbandonata della ricerca del bene comune?

S. Vorrei augurare a tutti un passo di civiltà nuova. Superare il pensare individualmente e cercare insieme il bene comune. Crescere insieme con passione e determinazione, non in vista degli interessi personali, ma in vista di quel benessere che deve potersi offrire a tutti. Noi politici, chiamati democraticamente ad amministrare il paese, possiamo fare qualcosa, ma senza la crescita della dimensione  relazionale fra tutti non raggiungiamo l’obiettivo del bene comune. Se vogliamo il cambiamento dobbiamo metterci tutti in gioco. Dobbiamo diventare comunità. Oggi non lo siamo ancora. E’ un sogno, ma occorre sognare se vogliamo fare qualche passo in avanti. Ebbene immagino un paese ideale dove non ci sia bisogno dei vigili urbani, perché ognuno rispetta le regole e non fa il furbo a scapito degli altri. E’ questo che io vorrei per Procida e per tutti i procidani, un passe dove si possa vivere nel rispetto l’uno dell’altro e crescere insieme,  guardando insieme i problemi. E’ il mio più sentito augurio per tutti in questo fine anno 2016.

da portale del Comune Vivere Procida

giovedì 29 dicembre 2016

Ballata in onore dell'anno nuovo

La poetessa contadina Anna Rosaria Meglio con Gianni Milani
Ballata in onore dell'anno nuovo

Toc, toc, è in arrivo!
Bussa bussa!

Facciamo un cerchio di colore rosso,
giochiamo ancora,
balliamo allegri nell’attesa,
nella melodia di un canto
con i calici alzati.

Toc, toc, è in arrivo!
Bussa bussa!

Che tu sia nuovo veramente!
Bello lindo e pinto!
Impazienti ti aspettiamo
con un solo desiderio in cuore:

che tu porti gioia senza guerre
senza malanni per nessuno.
TI aspettiamo! Ti aspettiamo.

Benvenuto ! Sei arrivato!
Una ballata ci facciamo,
sotto l' agrifoglio ci baciamo
e gli auguri ci scambiamo.

BUON ANNO ai piccoletti, ai giovinetti,
a chi la gioventù non ha più!
A chi ha perso la speranza…

Ma tu ricordati le promesse fatte!
Anche solo a metà ci basteranno.


Anna Rosaria Meglio


domenica 27 novembre 2016

La PROCIDA CHE VORREI: la forza di un'esperienza


GIUGNO 2015 -Il corteo per le strade dell'isola del neo-eletto Sindaco Raimondo Ambrosino 

La Procida che vorrei
La forza di un’esperienza

I partiti oggi sono in crisi, in profonda crisi. Lo dimostra il fatto che si sono ridotti a pura e semplice  organizzazione di tornate elettorali, producendo centinaia di sigle e simboli, nella continua morte e rinascita di essi sotto nomi nuovi.
Quali le ragioni di questa crisi? Molte, ma la più generica e non esaustiva è che essi  non sono stati più capaci di  rappresentare gli interessi vitali delle forze sociali, né di far coesistere le diversità contrapposte, né di guardare le conflittualità sociali per contribuire a mitigarli. Anzi, sono stati spesso i partiti i primi artefici di conflittualità profonde e  di laceranti divisioni nella società.
Tutto questo non può rallegrarci, perché la democrazia nasce proprio dalla coesistenza delle diverse parti della società, diverse per idee e scelte, dalla capacità di queste parti di dialogare, di rispettarsi, di confrontarsi reciprocamente e di effettuare scelte opportune per il bene dei cittadini tutti, secondo le regole stabilite insieme.
Un segno di questa crisi, in un piccolo centro come il nostro Comune di Procida. Nelle tornate amministrative le sigle tradizionali quasi non sono esistite più, sostituite da coalizioni varie, capaci di esprimere al meglio i sentimenti, i desideri, gli interessi vitali della popolazione.
E questo è un fatto nuovo e significativo, perché se da una parte rivela l’incapacità dei  partiti esistenti ad essere rappresentativi, dall’altra rappresenta la continua volontà dei cittadini di raggrupparsi, mettendo insieme le diversità intorno a idealità e progetti condivisi.
Il Centrodestra procidano c’era già arrivato da tempo ed aveva amministrato, incontrastato, per oltre un ventennio.
Il Centrosinistra invece s’era più volte frammentato, risultando quindi incapace di acquisire la fiducia dei cittadini. Le diversità, molto accentuate, non erano mai riuscite a fare quel passo nuovo verso la reciprocità politica, onde realizzare coesistenza e progettualità comune.
Per la verità il primo esperimento di aggregazione riuscita lo si è avuto già nel 2010 con la coalizione Insieme per Procida. Un tentativo entusiasmante che sfiorò la vittoria per una manciata di voti.
Purtroppo la delusione sfiancò presto gli entusiasmi e non si ebbe la forza di ricreare quella spinta ideale propulsiva della prima ora. La fiammata che pure s’era accesa non trovò alimento per ardere nel tempo.
Con la Procida che vorrei nel 2015 si è verificato, poi, un fatto nuovo dal punto di vista politico e sociale e di grande speranza. Alle persone adulte della prima ora, agli esperti dei partiti o di passate amministrazioni, si è affiancato un crescente movimento giovanile che ha portato linfa nuova, spinta al cambiamento, idealità e speranza.
Ed è stata questa esperienza che ha traghettato  l’isola dal Centrodestra al Centrosinistra, con sorpresa di molti, nella piena soddisfazione di chi ci aveva creduto: adulti e giovani insieme. Diceva bene il nostro amico Aldo Masullo: “Senza adulti non c’è progetto ed esperienza, senza i giovani non c’è futuro.” Infatti la separazione netta  tra adulti e giovani  è stato ed è uno dei segni più forti della crisi della società odierna; la coesistenza, anche se faticosa, ne è, invece, la forza propulsiva e concreta.
La domanda che sorge oggi, e che serpeggia tra il popolo procidano, è questa: la coalizione de La procida che vorrei, che oggi amministra l’isola avrà la forza di sopravvivere? Riuscirà ad alimentare quella fiammata che ha sconvolto gli assetti politici dell’isola? Sarà all’altezza delle sfide amministrative di grossa portata?
A parer nostro, ci riuscirà se manterrà fede al progetto ideale della prima ora: irrobustendo la coesistenza delle diversità, preferendo sempre la reciprocità come metodo politico, attuando il confronto  serrato e continuo tra gli adulti e i giovani che hanno gettato le basi, e mantenendo il rapporto con le forze sociali,  lavorando sempre e solo per il  bene comune del paese, combattendo illegalità, corruzione e clientelismo.
Grande impegno quindi di quanti hanno dato vita all’esperienza iniziale, senza prendere  scorciatoie o tentare fughe in avanti. E in questo il Sindaco eletto dovrà essere attento e scrupoloso arbitro.
Lo sappiamo: il confronto dialettico costa, anche all’interno de La Procida che vorrei, ma è la garanzia per la tenuta democratica dell’isola, e per avere quell’energia sufficiente per affrontare a vele spiegate  le bufere di vento che sempre si abbatteranno  sul nostro viaggio, appena iniziato.
I partiti moriranno? Non lo sappiamo, forse rinasceranno in modo nuovo e non si chiameranno più partiti, ed il piccolo laboratorio politico che il Centrosinistra  ha varato a Procida potrebbe essere in tal senso esemplare.



CON LE PROVE INVALSI LA SCUOLA CORRE UN GRANDE RISCHIO

Un aula della scuola dell'obbligo
La scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”, la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è in molte scuole la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, mettendo in secondo piano quel processo formativo individuale, diverso per ogni alunno e commisurato alle sue capacità e nel rispetto dei suoi ritmi di apprendimento; processo indispensabile per una corretta relazione educativa, che non prescinde mai da una comunicazione empatica.
Purtroppo le Prove Invalsi hanno creato un equivoco di fondo, producendo tensione nella classe docente. Ne è nata una tacita corsa verso primati da raggiungere, pena il declassamento di quella determinata istituzione.
Come pure ci appare assurdo l'istituzione del "premio" ai docenti meritevoli.
Il legislatore ha dimenticato che l'obiettivo primario deve essere la comunità educante, ossia di un "corpo docente" in cui le individualità confluiscono nella reciprocità, nel rispetto della personalità di ogni insegnante.
Ci piace ricordare l'invito accorato della Montessori a non classificare i bambini, ad abolire i registi, a lavorare in "unità" e di conseguenza a non classificare, diremmo noi oggi, i docenti e le scuole.
Forse occorre prendere coscienza che dietro la "nuova scuola" varata in Italia c'è, in molti suoi aspetti, un disegno del tutto superato e fortemente in contrasto con le più avanzate ricerche pedagogiche, e finalizzato il più delle volte alle indagini di mercato e alla comparazione con le scuole europee.

giovedì 24 novembre 2016

Quale futuro per "La Procida che vorrei" che oggi amministra l'isola

Procida: Piazza della Repubblica 29 maggio 2015

Abbiamo saputo che c’ stato, nei giorni scorsi,  un incontro  del gruppo consiliare “La Procida che vorrei” con Aniello Scotto di Santolo e alcuni componenti di “Insieme per Procida”  per una verifica dell’andamento della vita amministrativa ma anche per analizzare la situazione interna  tra le varie componenti che hanno portato alla formazione del movimento la Procida che vorrei.

Da quanto ci risulta l’incontro è stato costruttivo in quanto c’è stata trasparenza nelle posizioni, esposizione delle criticità da parte di “Insieme per Procida”, disponibilità del Sindaco Raimondo Ambrosino ad una maggiore sinergia.

Questo lascia bene sperare per il futuro, in quanto come abbiamo ripetuto nei precedenti articoli: ogni movimento politico che nasce ha una sua storia e delle radici precise. Solo la fedeltà ad esse darà linfa sempre nuova per andare  avanti.
Se invece in qualche componente si affaccia - ed è accaduto nel passato - la tentazione di tagliare le radici, con tentativi di divisioni e spaccature, ecco che quel movimento viene indebolito politicamente a livello di idee e progetti, ma anche nell’attualizzazione del programma, formulato insieme dai vari gruppi.

Sappiamo tutti che la “Procida che vorrei”, lista civica di Centrosinistra, nata in continuità con la precedente coalizione “Insieme per Procida” con l’aggiunta di un vivace movimento giovanile, ha dato fiducia al paese ed ha vinto le elezioni amministrative del 31 maggio 2015, dopo 23 anni di incontrastata vittoria de Centrodestra.  Cosa non di poco conto dal punto di vista politico.

La forza di questa coalizione è stata proprio l’unione delle diversità che la componevano, giovani e adulti insieme per dare una svolta politica, nella ricerca continua dell’unità interna fra le varie “anime”. Processo non facile che ha avuto il suo travaglio interno, ma che alla fine ha proposto al paese quella dimensione di unità voluta da tutti.

Unità che è il bene più prezioso della politica e della vita sociale ma che chiede continuamente un prezzo da pagare. E in questo prezzo rientra proprio la fatica continua di andare avanti insieme, mettendo al bando i giudizi personali, i pregiudizi, i processi alle intenzioni, e la comunicazione violenta, per tentare sempre, come metodo politico, “ il meno perfetto nell’unità anziché il più perfetto nella disunità”  sapendo sempre ricominciare dopo ogni rottura.

E tutto questo sforzo non si genera automaticamente, ma chiede impegno costante da parte di tutti, tempo, programmazione. Una programmazione che non è un opzional ma una necessità vitale. Così come viene programmato un progetto di risoluzione di un problema, allo stesso modo va programmato anche quel progetto politico che deve mantenere l’unità della coalizione.

In tutti i nostri interventi, in questi mesi, abbiamo sempre messo in evidenza l’importanza di questo impegno. Anche nell’ultimo articolo “Procida: lotta al degrado” in cui abbiamo sottolineato il grande merito dell’attuale compagine amministrativa  a livello politico locale, in chiusura raccomandavamo ai nuovi Amministratori,  prima di tutto la coesione interna in maniera eroica, il dialogo costante… il recupero  doveroso di tutte quelle forze sane che hanno portato alla vittoria “La Procida che vorrei”.

Ora se  tra i gruppi che hanno lavorato alla costituzione di tale nuova forza politica, definito insieme la stesura del manifesto elettorale, la formazione della lista, può essere venuto meno quell’afflato che ha portato alla vittoria di essa nelle ultime elezioni lezioni, è forse venuto il momento  di fare il punto sulla costituzione di quella alleanza, per capire quali passi fare per il futuro e come ritornare ad essere con più slancio e vigore  pronti ad affrontare insieme i grandi problemi che affliggono Procida. Ci possono essere diversità, ma in un regime democratico,  esse sono una ricchezza da sfruttare e non un ostacolo da rimuovere.

Vogliamo sperare che, dopo questo primo anno e mezzo di impegno coinvolgente e problematico, “La Procida che vorrei” sappia programmare con intelligenza lungimirante momenti di verifica critica con le componenti di base, onde mantenere unite le forze che l’anno generata con senso di responsabilità, per il bene del paese. E che dopo quell’incontro avvenuto nei giorni scorsi  possa esserci un seguito.


Politica: le parole sono importanti

Il regista Nanni Moretti
Le parole sono alla base di ogni rapporto, esse come dice M. B. Rosenberg sono finestre oppure muri. Nella politica hanno un valore o un disvalore aggiunto. Un giudizio violento su un politico  è da considerarsi un proiettile scagliato per annientarlo.Lo dice con forte convinzione Nanni Moretti nel momento in cui si ripresenta al pubblico il suo film più politico "Palombella Rossa" girato nell'89.

In tempi di violenza verbale e di gente che usa le parole come proiettili, le urla dei protagonisti del mio film anticipavano ciò che abbiamo tutti oggi davanti agli occhi... Le parole sono importanti...Probabile che la forbice tra le parole pensate (e anche per questo dolorose) e quelle dette a vanvera si sia, nel frattempo molto  allargata.

Nanni Moretti


domenica 13 novembre 2016

Procida noi l'amiamo!

Gli attori Valentina Melis e Massimiliano Varrese a Procida
Procida o si ama o si odia come dicono gli abitanti.
Noi la amiamo.
Certo può venirti il fiatone camminando su salite ripide ma poi ti ricompensa con grandi meraviglie.
Qui puoi ogni giorno svegliarti, mangiare, dormire, sognare e parlare con il mare davanti.
Puoi vedere famiglie cenare nelle piazze del porto, adibite a soggiorno di casa propria.
E i suoi colori dispersi, unici, calamitanti sono capaci di creare nuove tonalità, impossibili in altri luoghi.
Procida è una terra intima e minuscola ma ancora in grado di farti vivere un frammento di bella e vera felicità.
E noi la ringraziamo per essere così vera, sincera, cruda.

Massimiliano Varrese e Valentina Melis


lunedì 7 novembre 2016

Procida: Com'era ieri il Palazzo d'Avalos?

Procida: Ipotesi del  Palazzo d'Avalos nel 700 (Foto di Gianlorenzo di Gennaro Sclano)
Nel libro Procida, il Palazzo D'Avalos (CLEAN Edizioni), un'ipotesi di come appariva nei secoli scorsi uno dei più importanti palazzi reali del regno di Napoli. Va ricordato che Procida fu il primo sito reale del regno e il Re con la sua corte vi trascorreva lunghi periodi. Oggi se ne ripropone una rivalutazione coerente con il genius loci. Il libro oltre a dare una genesi storica di tale sito e una rigorosa  descrizione della realtà architettonica e urbanistica, ricostruisce anche gli aspetti formali della sua passata grandezza ed auspica un progetto che impedisca eventuali speculazioni sempre in agguato e favorisca un contributo attivo e vigilante dei cittadini alla definizione ultima di esso. 


Procida: una ipotesi prospettica del Palazzo d'Avalos da Ovest



Procida: una vista dall'alto del Palazzo d'Avalos con il borgo medioevale

Procisa: Ipotesi del Giardino reale accanto al Palazzo d'Avalos prima che diventasse carcere



Tutte le foto che riportiamo sono di Gianlorenzo Di Gennaro Sclano e tratte dal libro:

Gianlorenzo Di Gennaro Scalano, Pasquale Lubrano Lavadera, Procida, Il Palazzo d'Avalos, CLEAN Edizioni Napoli 2016, in vendita nelle librerie.

domenica 6 novembre 2016

Artethica Procida Cinefest: Grande partecipazione di pubblico nel Palazzo d'Avalos

Procida: Palazzo d'Avalos Artethica Cinefestival 4-6 novembre 2016
Grande successo di pubblico nell'evento Artethica Procida Cinefest svoltosi il 4-5-6 novembre   nello stupendo scenario del Palazzo d'Avalos a Procida, dove le rimembranze storiche dell'antica vicenda carceraria davano uno spessore di intima e commossa partecipazione alle forti ed emozionati pellicole proiettate. Un grazie a Libero de Rienzo per la  sua tenacia e per l'impegno profuso per la riuscita della manifestazione.

Pensare e sognare città diverse

I ragazzi di Procida pensano e sognano un'isola dove armonia, decoro e bellezza siano di casa.
Ci colpsce quanto Matteo Truffelli, presidente nazionale  Ac, dice a proposito di pensare e sognare città diverse insieme ai ragazzi. Anche Procida, grazie alla Consigliera delegata Sara Esposito e ad un gruppo di volontarie/i, si è avviata in questa direzione.

Siamo Chiamati a pensare  e sognare la città. Ma non possiamo farlo da soli. Noi adulti a volte facciamo troppi calcoli. I ragazzi invece sanno andare incontro agli altri senza paura. Dobbiamo imparare dai ragazzi a stare insieme alle persone

Matteo Truffelli

mercoledì 2 novembre 2016

PROCIDA SFIDA IL DEGRADO MORALE, AMBIENTALE, ECONOMICO


Procida: Marina Corricella 
La politica dei nuovi Amministratori ad un anno e mezzo 
dal loro insediamento

Procida sfida il degrado morale, ambientale ed economico e lo fa attraverso i nuovi Amministratori eletti  il 31 maggio 2015. Sono per la maggior parte giovani, quasi  tutti alla prima esperienza, ma stanno dimostrando coraggio, forza, idealità e anche competenza. Possono anche sbagliare qualche scelta o indirizzo, ma gli errori sono inevitabili in ogni campo; anche la scienza nella sua ricerca mette sempre in conto gli errori; senza gli errori non si cresce; il bimbo impara a camminare dopo continue cadute. E’ la legge della vita. L’importante è evitare gli errori mortali.  Noi non metteremmo mai un bambino che non sa camminare su un ciglio di un burrone. Un passo falso potrebbe costargli la vita.
Quali gli errori “mortali” che un politico dovrebbe evitare? Li conosciamo bene: la menzogna, l’ipocrisia, la falsità, il clientelismo, la corruzione, l’illegalità.  E i nostri Amministratori, fino ad oggi, questi errori ci sembra che li abbiano evitati. 
In una società sana, però, i cittadini svolgono anche il ruolo di “sentinella”, ossia sentono il dovere di intervenire quando si avvicina il pericolo. Perché, purtroppo, alcuni errori mortali sono frequenti nell’ambito politico, per cui bisogna intervenire con equilibrio e decisione, prima di tutto per il bene del politico, che diversamente rischia di finire inquisito e poi in carcere, e poi per il bene dell’isola che viene travolta e ferita da simili sciagure.
Se non abbiamo mai preteso la perfezione nei nostri genitori, in un sacerdote, in un docente, in un medico… perché dovremmo pretenderla nel politico? 

Quello che invece dobbiamo e possiamo pretendere dal politico è l'onestà, la trasparenza , la dedizione, la giustizia, la legalità.

E Raimondo Ambrosino presentandosi  a guidare il paese ha chiaramente sottoscritto nel suo manifesto l'impegno per la lotta alla corruzione, all’illegalità, al clientelismo, alla menzogna, al nascondimento degli atti, nella totale disponibilità a lavorare esclusivamente per il bene comune, in uno spirito di condivisione, e per una reciprocità partecipativa. 
Per questo, siamo rimasti felicemente sorpresi quando lui, in un convegno pubblico, per rettificare un non corretto modo di sentire di tanti cittadini,  ha voluto precisare che  il bene comune non era somma di tanti beni personali, aggiungendo che, quando si sceglie di privilegiare il bene comune, il bene personale va perseguito all’interno di quei diritti  sanciti proprio dalle scelte comuni. Diversamente è pura politica di interessi clientelari.
Abbiamo molto apprezzato questa chiarezza del Sindaco anche perché parlando con qualche amico ci rendevamo conto che l’equivoco era abbastanza diffuso e si continuava ad andare da Sindaco per fare richieste di carattere personale.  

Il metodo messo in atto dai nuovi Amministratori è certamente innovativo e spiazzante, e di fronte  ad esso molti cittadini si sono sentiti disorientati. 
Di qui l’ultima importante decisione del Sindaco di incontrare periodicamente i procidani, per aiutarli a conoscere il metodo politico messo in atto,  il perché di certe scelte e non altre, le procedure  necessarie, i cambiamenti  e le difficoltà operative in cui si naviga.

Tutto questo per creare quello spirito comune che deve traghettare Procida verso la giustizia, la lealtà, la trasparenza, la condivisione, l’impegno civile, la difesa dei più deboli.

Logicamente ci sarà chi non condividerà questa nuova politica  e  cercherà di mettere in evidenza i limiti di essa, esprimendo giudizi pesanti e malevoli.
Ma, sappiamo tutti che  il giudizio sulle persone crea danni notevoli sulla compagine sociale e sulla vita dei singoli, ed è la causa della disgregazione  e di tutti i conflitti.
Pertanto il politico, come ogni altro essere umano, non va giudicato

Si valuterà il suo operato, le sue scelte, le sue procedure  e qualora saranno ritenuti illegali, poco trasparenti, ingiusti e poco rispettosi del bene comune e del tutto clientelare, si eserciteranno quelle pressioni di stampo democratico utili e necessarie e se ne terrà conto nel momento del voto.
  
In questo momento storico della nostra isola siamo convinti che molti sono i meriti di Raimondo Ambrosino e della sua squadra.

Il primo merito  indiscutibile è quello di essersi buttati nell’agone senza se o ma, prendendo sulle spalle un Comune di fatto dissestato con debiti per milioni e milioni di euro, con una casa comunale  ridotta al lumicino  per il basso numero di dipendenti, con tre importanti uffici inquisiti dalla magistratura. 

Non hanno indietreggiato di fronte alle amare sorprese che di giorno in giorno hanno trovato sul loro tavolo di lavoro e, con un grande scatto di volontà, e con coraggio, hanno cercato di prendere sulle proprie spalle una situazione molto grave. 
Il secondo merito è quello di aver cercato di lavorare a squadra. Gli Assessori  fino ad oggi non hanno assunto l’immagine di super eroi o di impettiti blasonati in cerca di potere e visibilità. Il loro ritrovarsi spesso, in un confronto dialettico  alcune volte anche forte, per condividere il lavoro l’uno dell’altro, ha creato sinergia e condivisione di scelte. 

Terzo merito  quello di averci fatto aprire gli occhi sulla realtà, per entrare con consapevolezza  in un periodo di grande austerità; una vera e propria resistenza al collasso, una resistenza ad una profonda crisi latente che stava schiacciando il paese da molto tempo. 
Per cui oggi non possiamo ignorare che stiamo vivendo uno dei periodi più difficili della nostra storia isolana per disfunzioni che partono da lontano e per errori politici  che si sono accumulati nei decenni.

Pertanto ci appare ingiusto e falso quel puntare il dito su Raimondo Ambrosino e la sua squadra, da parte di politiche avverse e di certa stampa. 

Osiamo sperare che il procidano di buon senso comprenderà appieno che ci aspettano anni di sacrificio: senza ordine nell’economia, senza il risanamento dei bilanci, senza una  casa comunale armoniosa ed efficiente, senza la cura e il decoro delle risorse ambientali, senza una soluzione sul traffico, senza la messa in atto del depuratore e di una rete fognaria adeguata , senza un’attivazione equilibrata ed efficiente del parco di Nettuno, senza una cultura che incida nelle coscienze, senza una sanità giusta e doverosa, Procida potrebbe perdere il treno della storia, per ritrovarsi preda di  persone senza scrupoli, che cercheranno di trarre benefici a nostre spese.
Raimondo Ambrosino sta cercando di far capire ai procidani questo grande pericolo che Procida ha corso, nella consapevolezza che il primo motore della rinascita è il cuore dei procidani, la loro intelligenza e il desiderio di farcela.  
E’ necessario, però,  che questo cuore cominci a battere non per difendere i propri interessi, ma il bene di tutta l’isola,  dei nostri giovani, dei nostri bambini, delle nostre famiglie, delle nostre Istituzioni scolastiche, dei nostri anziani,  dei nostri malati, con regole condivise, con procedimenti chiari e legali, con scelte anticorruzione, con una casa comunale che sia a servizio della popolazione… sempre e ogni momento dalla parte dei più deboli. 

Occorre che i procidani ritrovino l’armonia perduta, quella dimensione di gratuità generosa che nei secoli passati l’ha resa forte, quella dimensione di collaborazione instancabile, di comunione di visioni, di ricerca comune, senza sopraffazioni. E questo possiamo  farlo tutti insieme, se vogliamo riportare l’isola al suo dover essere.
L’aver introdotto l’impegno dei volontari a livello istituzionale, con approvazione del regolamento in Consiglio Comunale, è stato un atto coraggioso e innovativo e di grande valore che potrà portare i suoi frutti nel tempo.

Qualcuno dirà: ma il popolo è sovrano, ha diritto di protestare, di scrivere sui giornali quello che ritiene opportuno.
Sì la libertà è un grande valore nel bene e nel male, però i procidani devono conoscere la verità, tutta la verità. Senza la verità il “popolo sovrano”  è a servizio della menzogna, la quale fa brutti scherzi. Lo abbiamo visto nella nostra storia italiana durante il fascismo e in molte nazioni europee.
La verità che oggi il popolo procidano deve sapere è  che Raimondo Ambrosino e la sua squadra hanno trovato un paese al collasso e stanno tentando di rianimarlo in tutte le sue funzioni vitali, con tutte le difficoltà connesse.  

Pertanto, come cittadini dobbiamo essere osservatori attenti vigili e se dovessimo vedere qualche disfunzione  nelle scelte o qualche errore procedurale, non dovremmo temere di evidenziarlo. Poche volte abbiamo avuto Amministratori pronti ad accettare critiche costruttive; Raimondo Ambrosino e la sua Giunta  fino ad oggi si sono sempre mostrati disponibile ad ascoltarci.

Inoltre, ai nuovi Amministratori, raccomandiamo  prima di tutto la coesione interna, il recupero  doveroso di tutte quelle forze sociali e politiche che hanno portato alla vittoria la lista civica "La Procida che vorrei", il dialogo con  le altre forze del territorio, il collegamento diretto con i grandi e piccoli elettori, sapendo che non sarà il "fare" che segnerà la differenza dal passato, ma il modo di ricostruire  rapporti  sociali sani improntati al rispetto reciproco, alla condivisione dei progetti, alla collaborazione e alla ricerca comune nella soluzione dei problemi.

Pasquale Lubrano Lavadera



martedì 1 novembre 2016

Non serve chiudersi in parrocchia!

La Parrocchia di san Giuseppe alla Chiaiolella, in Procida,  nel caratteristico borgo dei pescatori, di cui è rimasto ben poco!
Foto di Vittorio Pandolfi 1956
Anche a Procida occorre una seria riflessione sullo stato delle comunità parrocchiali e sul contributo dei giovani alla crescita della comunità L'invito metaforico di Nunzio Galantino, rivolto ai ragazzi di AC, se accolto, potrebbe essere per l'isola  una grande opportunità. 

"Non serve chiudersi in parrocchia, la citta cresce insieme...Mi avete chiesto di sistemare nella vostra città ideale una chiesa. Però il cartoncino non si reggeva, allora l'ho appoggiato al palazzo del Comune che pure barcollava e insieme hanno trovato stabilità, Così funziona ragazzi! Concepirsi autosufficienti non è furbo. Lavoriamo insieme o faremo solo danni. Però facciamolo in modo aperto, senza inciuci e accordi sotterranei."

Nunzio Galantino
Segretario generale della CEI

dal discorso ai ragazzi di AC - Roma  10 settembre 2016

venerdì 28 ottobre 2016

Lo spettro della morte si aggira sull'isola?

Procida (foto di Pasquale Lubrano Lavadera)
Qualcuno scrive che lo spettro della morte si aggira sull'isola di Procida. Lamartine scrive che "lo spettacolo è nello spettatore" nel senso che  se dentro il nostro animo c'è morte  noi vediamo la morte intorno a noi; se nel nostro animo c'è vita allora vediamo la vita intorno a noi.
Pur vedendo  le difficoltà e i problemi  che esistono oggi sull'isola, riteniamo che sia possibile continuare a vivere con speranza. Non per niente portiamo a venerdì santo il Cristo morto per le strade e dinanzi a quella "morte"  sentiamo smuovere dentro di noi la vita che chiede il nostro impegno  per trasformare ogni divisione in concordia, ogni bruttura in bellezza, ogni squilibrio in armonia, ogni oscurità in luce, ogni conflitto in pace. Lui prima di morire ha chiesto a Dio di far della famiglia umana una cosa sola. E noi sentiamo di dover vivere perché ci sia unità, pace, gioia, serenità, fra i procidani.
Questa è la nostra cultura, quella che ci ha permesso di sopravvivere nei secoli dopo essere stati aggrediti e violentati  dai saraceni, dopo aver subito l'impiccagione dei repubblicani, dopo aver visto trasformare il nostro Palazzo d'Avalos in galera, dopo aver subito le purghe fasciste e dopo aver perso tanti nostri giovani nelle grandi guerre.
Questa cultura,  se riscoperta, ci porterà ad unirci tutti e a lavorare insieme con speranza per il futuro.
A noi procidani tutti custodire la preziosità della nostra isola, curare le ferite della storia, a rinascere nella concordia e nella pace, nella legalità, combattendo la corruzione, nell'amore per gli anziani, nel rispetto di tutti, mettendo al bando ogni giudizio malevole e distruttivo verso chicchessia.
E questo che i nostri cari, passati a miglior vita, e di cui nei prossimi giorni celebriamo il ricordo, ci hanno suggerito e continuano a suggerirci. 

Pasquale Lubrano Lavadera

lunedì 17 ottobre 2016

Procida: Le studentesse all'avanguardia....

Le studentesse dell'Istituto Superiore di Procida (Foto di Donatella Pandolfi)
Le studentesse dell'Istituto Superiore di Procida hanno contribuito a far rinascere l'interesse per la cultura e per l'arte letteraria. La loro presenza compatta all'incontro con lo scrittore Paolo Rumiz rappresenta la novità di questa edizione 2016 del Premio Elsa Morante. Un plauso all'Istituto Superiore di Procida che mostra sensibilità attenzione e viva partecipazione ai momenti culturali dell'isola favorendo la partecipazione dei suoi studenti e attivando quei canali giusti di connessione fra isola, territorio e cultura.  

NON FARE DELLA POLITICA UNA PROFESSIONE


Giuseppe Dossetti (1913-1996)

Vengono pubblicati in un interessante volume “ Conversazioni 1993-1995” (Edizioni Paoline) le ultime interviste a Giuseppe Dossetti sulla sua esperienza politica. 
Con forza egli sottolinea alcune condizioni indispensabili per l’impegno politico: la pura gratuità , la doverosa non professionalità (un deciso NO ai politici di professione!) e un necessario limite della durata dell’impegno. Sono temi oggi molto dibattuti, ma che Dossetti con chiarezza estrema enunciava già nel 1993, all’indomani di “mani pulite”. Ne riportiamo alcuni passi.

Una prima condizione sarebbe proprio questa: che non ci sia un proposito di impegno politico che nasca dalla convinzione di una “missione a fare”. Nego “la missione a fare”. Nella politica non c’è. Mentre abitualmente e nell’esperienza concreta, la politica è stata pensata come una “missione a fare”. E’ questo che secondo me avvelena tutto.
La seconda condizione è la gratuità, che si misura nella non professionalità dell’impegno. Dove incomincia una professionalità dell’impegno, diventano possibili tutte le degenerazioni…Nascono le degenerazioni a cui assistiamo in questa fase ultima del sistema che non ha ubbidito a queste condizioni: cioè alla fortuità, alla casualità, ma ha preteso di fare un progetto …che alcuni hanno preteso di portare avanti. Non è gratuità.
La realtà dei politici di professione, che sono tali da trenta a quaranta anni, credo che non la si possa ammettere. Non si tratta di una ragione moralistica, ma di un principio. A certe “indispensabilità” così protratte io non credo – lo dico con molta sicurezza – perché la vita politica è una vita molto dispersiva. Ho fatto una grande fatica per tenermi in mano…Interrompere è una necessità fisiologica, oppure si prende tutto con superficialità estrema e allora si può vivere anche degli anni in politica, ma non si fa più politica. Fare politica dovrà essere considerato un episodio e un servizio che a un certo momento ci è chiesto, purché noi siamo convinti che il servizio deve durare poco.