mercoledì 24 giugno 2015

L'intelligenza politica dei procidani nelle votazioni del 31 maggio 2015

L'incontro con Raffaele Cananzi presso I giardini di Elsa

Invitato  da “La Procida che vorrei” il costituzionalista Raffaele Cananzi, già parlamentare nella prima stagione dell’Ulivo, per presentare il suo interessante libro “Riflessioni di un cristiano” (Edizioni AVE), ha offerto molte indicazioni politiche concrete a quanti  s’erano impegnati a costruire un’alternativa alla compagine amministrativa che guidava l’isola da oltre venti anni.
Tra l’altro egli ha richiamato la responsabilità, nel momento della scelta elettorale, dei cittadini ai quali “spetta scegliere non chi è stato capace di costruire con lui un rapporto clientelare, ma chi per curriculum personale e per testimonianza civile e sociale, viene giudicato più idoneo a svolgere un compito pubblico nell’interesse della collettività”. Ha inoltre aggiunto: “Chi sceglie di fare il politico per professione dovrebbe essere scartato in principio, perché dopo due mandati, in linea di massima, in politica si è già dato tutto il buono di cui si è capaci, per cui bisognerebbe  che per legge fosse vietata la prosecuzione con un terzo mandato. E il politico che fa della politica una professione finirà sempre col mettere il proprio interesse avanti a quello comune, perché la sua permanenza  in politica  verrà prima  di ogni altra istanza pubblica.”

Raffaele Cananzi accolto da Dino Ambrosino e amici
Parole forti che sono state recepite da tutti i componenti della lista “La Procida che vorrei” e comunicate con convinzione al popolo durante  i dibattiti e gli incontri pubblici. E il popolo, almeno nella sua maggioranza relativa, lo ha capito; ha capito che ormai chi ci aveva governato da oltre venti anni doveva lasciare per vari motivi quell’incarico, ed ha avuto il coraggio di dare fiducia a questi giovani politici, onesti lavoratori, che non hanno alcuna intenzione di sfruttare l’incarico di responsabilità che è stato loro affidato per interessi personali, né farne la loro professione.

Un altro momento dell'incontro


martedì 23 giugno 2015

Juliette Bertrand a Procida

la scrittrice Juliette Bertrand (1893-1973)
Caro Marino, non confondere Procida con Capri o Ischia. Procida è ancora tutta selvaggia. Quante volte bisogna ripeterti che sono assolutamente sola in campagna, che nessuno viene a seccarmi...Benché sia in mezzo ai vigneti sono come su uno scoglio, quindi potrai venire quando ti piace e comoda.

da una lettera di Juliette Bertrand a Marino Moretti del 4 agosto 1953
da Procida nel cuore di Paqauale Lubrano Lavadera Clean edizioni 2011

domenica 21 giugno 2015

Traffico a Procida: una polemica inutile

Procida via Pizzago: unico tratto di strada pedonale con belvedere sulla Chiaia oggi ridotta a strada di scorrimento.

Pensiamo che sul traffico a Procida ci sia un errore di valutazione che va chiarito. E’ bastato l’annuncio di una limitazione di orario nella circolazione da parte della nuova Amministrazione che sono cominciate le polemiche: sì, no, ma, però, non si deve, non si può ecc. ecc.
Quando un Sindaco limita l’uso di auto e motorini, non si tratta di un divieto, ma solo un provvedimento per armonizzare quel diritto alla circolazione con molti altri diritti.
C’è, sì,  il diritto all’uso dei motoveicoli,  ma a determinate condizioni che molti dimenticano: le strade devono essere con determinate carreggiate e dotate di marciapiedi e di percorsi pedonali e la velocità deve essere ridotta; c’è il diritto della mamma che porta il bimbo in carrozzina a non essere vessata ed avvelenata dagli scarichi automobilistici, c’è il diritto dei cittadini a godere di spazi pubblici privi di traffico; c’è il diritto all’incolumità dei pedoni che devono poter camminare senza correre pericoli; c’è il diritto a respirare atmosfera non inquinata, c’è il diritto a non essere assordati dai rumori.
A questi diritti corrispondono precisi doveri e tra questi c’è sicuramente il dovere  di  autolimitazione dell’uso dei motoveicoli in un’isoletta di 3,7 kmq, priva per la maggior parte di strade idonee per sopportare la presenza di oltre diecimila auto e motorini.
E’ quindi un dovere amministrativo intervenire per armonizzare  i tanti diritti e ricordare a tutti quei doveri civici senza i quali il paese è una giungla impazzita con animali feroci capaci di sbranarci quando meno ce lo aspettiamo. Ricordiamo con dolore i tanti morti sulle strade e i continui incidenti.
E’ pur vero che negli ultimi anni abbiamo molto sofferto molto per carenze amministrative su questo aspetto. La nostra vita e l’isola intera è stata spesso lasciata in balia di se stessa.  Bene ha fatto quindi, anzi benissimo, il Sindaco Dino Ambrosino che ha dato subito un segnale forte, concedendo a noi tutti delle fasce orarie di libertà pedonale nei giorni di venerdì e sabato e domenica. Un provvedimento ancora parziale ma di forte impatto sociale che prelude sicuramente ad un piano più articolato e duraturo.
Resta però una verità di fondo: poiché a Procida ormai non si può  quasi più camminare tranquillamente, il benessere dell’isola comincia dalla nostra capacità di autoregolamentare l’orario di circolazione del traffico.
A rigor di logica non dovremmo più parlare di divieto, perché quello che è stato concesso dai vecchi amministratori  fino ad ieri è stato una sorta di "incosciente e superficiale elargizione", in quanto le strade di Procida non consentono un traffico indiscriminato e di così grande portata. 
Dovremmo piuttosto parlare, da oggi in poi, ribaltando completamente l’ordine delle cose, di ordinanza sindacale che  autorizza la circolazione solo dalle ore X alle ore Y.

In fondo il nocciolo della questione è questo: Procida, per la struttura delle sue strade, per la sua conformazione geografica e per l'assetto architettonico non può essere percorsa dalla quantità enorme di auto e motorini e camions oggi presente sul territorio; pertanto il Sindaco, volendo soddisfare anche il diritto alla circolazione, seppur limitatamente, e prese le opportune precauzioni, può consentirlo solo in determinate fasce orarie e per uso di stretta necessità. Non farlo è miopia colpevole dal punto di vista sociale e politico

Discesa di san Rocco limitata nelle sue dimensioni dal parcheggio a destra di auto e motorini

venerdì 19 giugno 2015

Procida: LA NOTIZIA HA FATTO GRANDE RUMORE


 
Procida il Sindaco Dino Ambrosino
“Non è possibile! Ti sbagli è possibile… questi fanno sul serio! Sul serio? Sì, sul serio! Ma va là che sono solo specchietti per allodole.”
La notizia è dilagata e in ogni ambiente non si fa che parlare di questo. I procidani si sono però divisi in tre categorie: categoria A sostenitori, categoria B denigratori, categoria C indifferenti.
Ma veniamo alla notizia è cerchiamo di capire perché tanto rumore.
I debiti comunali sono alle stelle. Il Ragioniere comunale ha dovuto mostrare i quaderni al nuovo Sindaco Dino Ambrosino e... di milioni di deficit strutturale annuo non ce ne sono solo sei, ma più del triplo. Un buco pauroso in barba a tutte le politiche di risanamento e  addossato alle spalle di tutti i cittadini.
Il nuovo Sindaco riunisce la Giunta e parla con i consiglieri per decidere il da farsi e sembra che la prima idea che sia venuta fuori sia questa: in tale grave situazione prima ancora di chiedere sacrifici al cittadino, potremmo noi rinunciare allele indennità, neanche una lira dei nostri cittadini per il nostro servizio di Amministratori! E per le entrate? Potremo chiedere ai cittadini di destinare il 5 per mille della prossima dichiarazione dei redditi al Comune di Procida.
Una proposta che varca i confini della casa comunale e circola subito tra i cittadini e desta  ammirazione in chi ha ritenuto doveroso mandare a casa la precedente amministrazione; lascia indifferente chi continua a non volersi troppo immischiare nella vicenda politica del paese; suscita rabbiosa  reazione in chi avrebbe voluto continuare ad omaggiare i predecessori.
Il cittadino A:  Questa sì che è politica per il bene comune. Fino ad oggi i nostri Amministratori sono corsi ad aumentare le indennità quando la legge glielo ha consentito . "La Procida che vorrei" ha invece affermato che la politica non deve diventare una professione e deve essere esercitata  possibilmente gratuitamente, come diceva il Sindaco Mario Spinetti, che per tutto il suo mandato continuò a fare il chirurgo. E con questo provvedimento lo stanno dimostrando.
Il cittadino B:  Ma che dimostrano? Sono solo scavezzacolli alle prime armi. Ora buttano un po’ di fumo ma appena  entrano nel gioco vedrai che subito si adegueranno e  cercheranno di  abbeverarsi alla mangiatoia come tutti i politici. La politica è corrotta, non si può cambiare.
Il cittadino C: (Silenzio).
Il cittadino A: La corruzione esiste dappertutto, nelle scuole, negli uffici pubblici, anche tra i magistrati,  ma con “la Procida che vorrei” comincia un'azione  sistematica contro la corruzione, lo hanno affermato in campagna elettorale e lo faranno e noi dovremo avere il coraggio di sostenerli. E dovremo dare il 5 per mille al Comune.
Il cittadino B: Il 5 per mille a loro? Così quando vedranno arrivare i nostri soldi perderanno la vista  e faranno arruffa arruffa come tutti.
Il cittadino A: Come tutti? Come te? Anche tu hai rubato nella tua professione?
Il cittadino B. Che centro io, io non rubo!
Il cittadino A: Ebbene se tu non rubi, devi dar credito e sostenere chiunque dice di voler combattere la corruzione nel Comune di Procida. La nuova proposta amministrativa va sostenuta con forza e coraggio.
Il Cittadino C: (Silenzio).

Sarebbe a questo punto interessante fare un sondaggio per capire le percentuali di cittadini categoria A, B e C. Tuttavia, con realismo, sapendo che c'è un terreno duro da dissodare, bisogna andare avanti con coraggio e determinazione per sconfiggere quella mentalità che considera il politico sempre corrotto o corruttibile. Questa volta - ed è la grande novità de "La Procida che vorrei" -  è l'Amministratore che chiede al cittadino di combattere con lui la corruzione che alligna nei palazzi del potere.

lunedì 8 giugno 2015

Procida: Perché il centro sinistra dopo 25 anni torna alla guida dell'isola.

Procida: Si gioisce per il successo ottenuto dalla lista La Procida che vorrei.

La gioia di una vittoria. Si la gioia di aver intercettato le esigenze più profonde del popolo procidano, ricevendo la delega amministrativa del Comune di Procida per i prossimi 5 anni, con Dino Ambrosino Sindaco. 
Fin dal dopoguerra la sinistra aveva trovato con difficoltà collocazione nell’ambito politico e con notevoli ostacoli, in una popolazione ancora troppo legata ad una visione politica non democratica. Nell’immediato dopoguerra, infatti, Procida votò in maggioranza per la Monarchia e non per la Repubblica,  e in questi 60 anni è stata quasi sempre amministrata da coalizioni di centro e di centrodestra. Ricordiamo infatti l'Amministrazione di Centrosinitra dei primi anni 90 con il Sindaco Aniello Scotto di Santolo.
Cosa è accaduto oggi di nuovo? Perché Procida ha creduto questa volta in questa compagine di Centrosinistra, a tal punto da non dare più fiducia a  quel Centrodestra al quale si era tenacemente aggrappata?
Certamente avranno influito gli errori politici delle passate Amministrazioni di questi ultimi venti anni, ma non sarebbe stato possibile se non fossero intervenuti fattori nuovi e determinanti.
Un segnale di speranza già s’era avvertito nella passata tornata elettorale del 2010, allorquando il movimento Procida insieme guidato da Aniello Scotto di Santolo aveva dato vita alla lista civica “Insieme per Procida”  che raggruppava il PD locale, “Italia dei Valori” e tante forze associative della società civile, sfiorando per circa ottanta voti la vittoria.
Il PD ne era uscito in qualche modo rafforzato e, superata la delusione della sconfitta, aveva intravisto nel tempo la possibilità di una rimonta, ponendosi quasi naturalmente alla guida di un nuovo processo che, proseguendo il lavoro di “Insieme per Procida”, chiamava a raccolta soprattutto le nuove generazione, solitamente molto lontane dalla politica.
Nasce così movimento politico, “La Procida che vorrei”, non bloccato ideologicamente, ma molto aperto al sogno delle nuove generazione e alla loro originale creatività, e bene ancorato a quei valori di partecipazione attiva espressi da "Insieme per Procida" 
In particolare il giovane Dino Ambrosino, che veniva indicato da tutti come colui che avrebbe rappresentato istituzionalmente tale sogno, ha colto la trasformazione in atto della realtà sociale e compreso che  il  senso di disagio vissuto dalle nuove generazioni, era stato generato da una mancata attenzione delle istituzioni tutte verso la realtà giovanile, desiderosa di una forte carica ideale che nessuno fino ad oggi era riuscito a offrire, ed ha voluto rispondere a questa esigenza vitale chiamando i giovani a progettare il programma insieme agli adulti. Ed è stato proprio questa collaborazione tra  giovani ed adulti un punto forte del Movimento.
Inoltre Ambrosino  ha voluto le primarie per verificare  se la sua candidatura a futuro Sindaco fosse sentita ed accettata.
Sono poi nati laboratori politici per settori di interesse, sostegno ad azioni  ecologiche già presenti sul territorio, percorsi di riscoperta ambientale, progetti di sviluppo cooperativo, presentazioni di libri, incontri sull’energia alternativa, lasciando venire sempre più in evidenza che c’era un modo diverso di intendere e di vivere la politica, non più nel chiuso delle stanze ma a contatto con i cittadini tutti, senza alcuna discriminazione.
Pertanto nel mentre si andava formulando una proposta concreta in ogni ambito, alla quale moltissimi gruppi e singoli cittadini hanno dato il loro contributo, si affermava il concetto di una polita non scelta come professione, e si parlava con insistenza di viva partecipazione e collaborazione con i cittadini, si auspicava la lotta alla corruzione e al clientelismo e si sanciva la necessità di un patto elettorale che portasse gli Amministratori a verificare continuamente il proprio operato con i cittadini nella massima trasparenza delle scelte.
Ed è stato a nostro parere questo modo nuovo di intendere la politica che ha aperto gli occhi di tanti che mai avevano sentito un candidato a Sindaco e i relativi candidati consiglieri  affermare a voce alta e con coraggio questo desiderio di cambiare il destino dell’isola, tristemente segnato dalla politica di un Centrodestra che non era riuscita a intercettare il desiderio di cambiamento della popolazione, né la forza propositiva e coraggiosa dei giovani.
Qualcuno non concorderà con questa analisi ma è innegabile che  il coinvolgimento che “La Procida che vorrei” ha saputo creare tra la gente  è stata come un onda che si è abbattuta positivamente sull’isola per lavarne le impurità, le incrostazioni, i detriti, per farla risplendere di nuova luce.
Ma soprattutto è rinata la speranza che insieme, istituzioni e cittadini, si potesse affrontare la complessità delle nostre situazioni, sapendo che in futuro nulla sarà più scontato, e che tutto si costruirà con l’impegno generoso, volontario e gratuito dei cittadini, primi collaboratori del Sindaco e dei Consiglieri.
Con “La Procida che vorrei”, con Dino Ambrosino e i suoi consiglieri, l’isola è tornata nelle mani dei procidani. Alla gioia della vittoria ora subentra la responsabilità collettiva di dover tirare l’isola fuori da un baratro. Ma la maturità di un popolo la si manifesta non tanto nei momenti esaltanti  quanto nei momenti di prova e di difficoltà. Mercoledì 10 giugno 2015 il primo Consiglio Comunale della nuova Amministrazione
Comincia per chi ci ha creduto il cammino della rinascita.  La proposta è stata formulata ma, come ha scritto il poeta A. Machado, “la strada che si apre davanti a noi mentre la percorriamo insieme.”
Pasquale Lubrano Lavadera


mercoledì 3 giugno 2015

Procida: Il Centrodestra perde la guida dell'Amministrazione comunale



Procida 2 giugno 2015:  Dino Ambrosino viene prcclamato nuovo Sindaco dell'isola

Nelle elezioni amministrative del 31 maggio 2015, il Centrosinistra con Dino Ambrosino candidato Sindaco vince le elezioni con circa 3200 voti staccando di ben 800 voti la lista del Centrodestra capeggiata dal  sindaco uscente Vincenzo Capezzuto.
E’ la prima volta, in assoluto che dal dopoguerra  prende la guida della navicella Procida una coalizione di Centrosinistra. Un sogno coltivato a lungo da anni che ora si avvera nella persona di Ambrosino, un giovane cittadino che ha sognato da sempre una svolta per il suo paese con umiltà, forza e soprattutto con onestà.
Cosa ha determinato questo cambiamento epocale è difficile dirlo  in poche battute. I fattori potrebbero essere tanti  ma quelli che in questo momento vengono più in rilievo sono essenzialmente quelli legati al modo di amministrare da parte del Centrodestra, che a nostro parere ha commesso non pochi errori politici, creando sempre più una distanza fra l’Amministrazione e i cittadini.
Intanto il riconoscersi per lungo tempo in un unico leader indiscusso ha usurato l’afflato politico della compagine.  E’ successo altre volte a livello locale e a livello nazionale: il riporre speranze e progetti in un’unica persona è antitetico alla Democrazia che è governo di molti. Un leader democratico deve avere la capacità di creare una squadra, di mettere in rilievo non solo le proprie capacità ma anche quelle di tutti gli altri, di creare sani rapporti con la popolazione e  quelle condizioni di legittima partecipazione dei cittadini alla vita politica nella trasparenza di ogni atto.  Questo ci sembra che sia del tutto mancato in questi ultimi venti anni.
Un secondo errore  è stato quello di relegare la Minoranza nell’angolo, ponendola nel ruolo falso di  “opposizione”. Falso perché la Minoranza non deve opporsi pregiudizialmente alla Maggioranza. Essa è chiamata a  facilitare trasparenza degli atti e a controllare la legalità di ogni scelta. Le idee possono essere diverse ma il controllo deve aiutare la stessa Maggioranza a non varcare certi confini pericolosi. Un Sindaco democratico tiene in debito conto la Minoranza, ancor più quando questa Minoranza non è pregiudizialmente avversa ed offre una propria collaborazione per la risoluzione di problemi gravi.
Un terzo grande errore è stato sicuramente la perdita di molti beni mobili  e immobili. Procida, nonostante il risanamento economico avvenuto negli anni passati si ritrova oggi molto povera, con tantissimi beni immobili venduti, con la perdita di Santa Margherita alla Chiaiolella, con la perdita del Porto a Marina Grande e con milioni di euro all’anno di deficit strutturali e con tasse sui cittadini molto alte.
Un quarto errore, a parer nostro, è stato quello di aver spesso penalizzato, con forti tassazioni, le attività commerciale. Gli operatori commerciali e turistici sono stati in questi anni gli unici che hanno investito sul territorio offrendo servizi e posti di lavoro. Andavano guardati con ammirazione  e con opportune facilitazioni  per l’impegno profuso a creare sviluppo ed economia.  
Un quinto errore: un mancato rapporto sinergico con le Istituzioni scolastiche. E quando parliamo di rapporto sinergico non intendiamo solo quello finalizzato ai problemi strutturali quali  la mensa, la derattizzazione o la manutenzione. Parliamo di un rapporto culturale di condivisione di progetti educatici e formativi, convinti che è la Scuola il primo laboratorio di crescita umana e civile dei cittadini. La Politica deve individuare in essa una grande risorsa   per avvicinare i giovani all’esercizio di una cittadinanza attiva, ponendosi  in ascolto delle esigenze profonde dei giovani e cambiare per essi la propria agenda di lavoro. E con la Scuola e con il Distretto Sanitario affrontare poi i grandi problemi che travagliano la nostra gioventù.
Un sesto errore: la mancata consultazione della popolazione nelle decisioni più importanti e la mancata e continua informazione del proprio operato per ricevere plausi ma anche critiche al proprio lavoro. Una Politica che non accoglie le critiche dei cittadini, che non sottopone a verifica il proprio operato è destinata prima o poi ad essere rifiutata.
Un settimo errore: la poca trasparenza di alcuni  atti amministrativi importanti. Quando una Maggioranza impedisce  alla Minoranza di poter accedere a tutti gli atti delle Società Partecipate, società  che si reggono con i soldi dei cittadini, di fatto pone in essere un antidoto alla propria sussistenza. Non possiamo dimenticare l’episodio relativo alla raccolta dei rifiuti allorquando  l’Amministrazione non portò a conoscenza del Consiglio Comunale le due interdittive Antimafia che colpivano la Società che gestiva la raccolta.
Un ottavo errore: aver sottovalutato il problema traffico. E’ risaputo che esso è il problema più grave dell’isola  perché ha reso la vita sulle nostre strade invivibile, tanto è che quando si vuole vivere un momento di distensione  pubblica bisogna ordinare il divieto. Ma la vivibilità deve esserci sempre. Il bene comune viene prima del bene dei singoli anche a costo di diventare impopolari. Per le grandi scelte si rischia anche la propria carriera politica.
E veniamo al nono errore strettamente legato a tutti gli altri: se la politica diventa una professione non la si vuole lasciare più  e non bastano 5 anni e neanche 10. Come ha affermato Raffaele Cananzi nel suo passaggio per Procida per sostenere “La Procida che vorrei”: “Il politico che fa della politica una professione finirà sempre per mettere il proprio interesse davanti a quello comune, perché la sua permanenza in politica verrà sempre prima di ogni altra istanza pubblica.”
Un decimo errore apparentemente insignificante ma emblematicamente  significativo  è stato quello di continuare a porre le transenne negli eventi pubblici come la Sagra del Mare. Due o trecento posti riservati ad invitati speciali e dietro il resto del popolo. Possiamo considerare opportuno due  file per i rappresentanti istituzionali come si fa dovunque, ma non oltre. La dignità di ogni cittadino non va calpestata o messa in discussione mai. Una politica democratica non discrimina tra cittadini con l’invito ai primi posti e quelli senza invito dietro le transenne.
Un ultimo e gravissimo errore politico è stato quello di non aver preso in considerazione le nuove generazioni, non aver creduto nella forza di rinnovamento e nella carica ideale che i giovani portano sempre con loro; non aver operato con essi un coinvolgimento libero e privo di ogni tentativo di clientelismo, dando fiducia incondizionata e sapendo tracciare con i giovani un percorso di vero rapporto intergenerazionale. 
Come  ha affermato il grande Aldo Masullo: “Se è vero che senza gli adulti non c’è esperienza, è altrettanto vero che senza i giovani non c’è futuro”. La mancanza di dialogo tra adulti e giovani è uno dei principali fattori di crisi della società odierna e “La Procida che vorrei” ha intercettato questo fattore di crisi ed ha posto il rapporto vitale e creativo con i giovani  al primo posto del proprio progetto politico. Ha proposto inoltre un programma che intende mettere tutti i cittadini al centro della propria azione politica, che prevede grande impegno per la trasparenza e contro la corruzione e il clientelismo e che renderà conto periodicamente del proprio lavoro. Buona parte della popolazione ha sentito di dare fiducia a questo programma  che risponde alle esigenze più vere di ognuno.

Dino Ambrosino, Sindaco di Procida, col figlio nel corteo  per le strade dell'isola