martedì 14 aprile 2015

Procida: E' un terremoto politico

Una seduta del Consiglio Comunale
La notizia di oggi che vede il Sindaco Vincenzo Capezzuto indagato, per  le irregolarità riscontrate nell'isola ecologica di Pizzago, ha determinato sconcerto in una popolazione già smarrita molto e provata dalla notizia dei giorni scorsi che vedeva il nostro ex Sindaco Luigi Muro indagato per il problema del metano. E' un vero terremoto che mina quella sicurezza e fiducia che avevamo, più o meno, sempre avuto nella nostra modesta politica procidana, nonostante i suoi evidenti limiti ed errori. 
E' pur vero che essere indagati non significa essere colpevoli, ma è altrettanto vero che ciascuno di noi, raggiunto da un avviso di garanzia, tremerebbe e non poco. Sì, è terremoto perché c'è un sospetto di colpevolezza che copre come un'ombra scura il Comune di Procida, e fino a quando questo sospetto non verrà cancellato dai processi che ora si apriranno, quest'ombra continuerà a pesare sul clima politico e sociale dell'intera isola.
Quando abbiamo letto, nel "manifesto" politico de "La Procida che vorrei", della necessità di un patto elettorale dei candidati con i cittadini, abbiamo esultato. Perché, vi chiederete? 
Abbiamo esultato perché stringere un patto elettorale tra i candidati alle prossime elezioni e i cittadini, vuol dire sottoporre continuamente il proprio operato al giudizio dei cittadini, significa essere trasparenti in ogni decisione presa, significa rendere conto di come si spende fino all'ultimo centesimo, significa  interpellare i cittadini prima di scelte importanti e così via. 
Di conseguenza, il politico che ha stretto questo patto elettorale accetterà i giudizi critici dei cittadini, anzi li benedirà perché in qualche modo, se egli sbaglia, il giudizio dei cittadini lo aiuterà a correggersi e a non perseverare nell'errore  e  lo salverà certamente da un possibile avviso di garanzia.
Se oggi due nostri politici sono sotto i riflettori della giustizia, ci dispiace enormemente  per le loro persone, per il paese che vede i propri rappresentanti istituzionali costretti a difendersi dal sospetto di aver violato la legge, per le loro famiglia che certamente hanno perso quella serenità che caratterizzava la loro vita fino ad ieri, Ma ci dispiace anche per quei cittadini che, più o meno consapevolmente, hanno portato i nostri politici sulla cattiva strada, chiedendo loro continuamente piaceri, e non hanno più esercitato quel giusto diritto al giudizio critico che è fondamentale nella vera democrazia.
Ben venga allora questo benedetto patto elettorale  che mette finalmente i politici in atteggiamento di umiltà verso l'elettorato, che dà ai politici eletti il coraggio di chiedere consigli ai cittadini  e di accettarne la critica, anche perché, non dimentichiamolo mai, tutto quello che i politici fanno, lo fanno a nome dei cittadini e con denaro pubblico.

lunedì 13 aprile 2015

Procida: Un mondo di colori

Pasquale Lubrano Lav - La Baia del Carbogno - tempera 2014

Pasquale Lubrano Lav  - Corricella - tempera - 1996

Pasquale Lubrano Lav - Chiesa al porto - tempera - 2004

Pasquale Lubrano Lav  - Cabine al Lido di Procida - tecnica mista - 1968

Pasquale Lubrano Lav  - Casetta rossa - tempera - 2014

Pasquale Lubrano Lav  - Barca sulla sabbia . tempera - 2014

Pasquale Lubrano Lav  - Il mio Venerdì santo - tecnica mista - 2005

Pasquale Lubrano Lav  - Primaverra a Villa Angelina - tempera - 2010
Pasquale Lubrano Lav  - Vincenzo - tecnica mista - 1997
Alcuni  lavori  ispirati tutti dalla mia amata isola di Procida.

Procida: è tempo di alternanza politica

Procida: Una seduta del Consiglio Comunale
Il Sindaco Pisapia a Milano ha detto ultimamente, a chi gli chiedeva perché intendeva lasciare l'amministrazione al termine del mandato, che l'esercizio della politica non deve diventare una professione, e 10 anni sono anche troppi, sarebbe stato meglio limitare  il tutto a 5 anni.
Ha inoltre aggiunto che quando la politica diventa professione rischia, come tutte le professioni, di corrompersi. E, quando entra la corruzione nella testa di un politico, va a rotoli tutta l'amministrazione comunale e il bene della società. La politica non la si fa restando attaccati al ruolo istituzionale.

Giuseppe Dossetti, padre della Costituzione, in tempi non sospetti ripeteva continuamente che la politica  istituzionale doveva essere fatta da tutti e per un periodo limitato di tempo, e soprattutto doveva essere un servizio gratuito. Questo principio della gratuità, purtroppo, è stato bandito dalla nostra legislazioni, ed è sotto i nostri occhi lo sfacelo in cui ci troviamo in ogni Regione della nostra Italia e in tutti i partiti.  
Procida, purtroppo, ha consolidato nel tempo una debole democrazia, di stampo preminentemente monarchico. Dopo alcuni esempi illuminati del primo dopoguerra, abbia avuto Sindaci o consiglieri comunali a vita. E questo ha impedito sia un ricambio generazionale, sia una svolta veramente democratica dell'isola, gestita  in questi ultimi 50 anni solo dalla testa di pochi personaggi, senza la partecipazione popolare nelle scelte definitive e fondamentali dell'isola.

Alcuni Sindaci del passato hanno fatto spesso come gli antichi monarchi, donando benefici e prebende a proprio piacimento, "con iniziative politiche rispondenti a logiche speculative e non all'interesse dei procidani", come bene ha sottolineato il nuovo "manifesto politico" della lista civica "La Procida che vorrei" presentato il 9 aprile 2015.

Bene ha fatto tale "manifesto" a parlare di patto elettorale, ossia di "un patto che deve essere stretto tra politica e società; un patto che chiede al politico eletto di render conto continuamente del suo operato ai cittadini."
 Ma c'è di più  quando osa affermare: "Non amministreremo da soli ma ci proporremo sempre anche alle forze politiche diverse, perché una vera democrazia non è la dittatura della maggioranza, ma rispetto di ogni idea e continuo confronto."

Mai un gruppo politico nella storia democratica dell'isola aveva osato tanto, Abbiamo visto sempre l'estrema contrapposizione tra maggioranza e minoranza, e sempre le minoranza messe nell'angolo, vanificando così il senso vero di un Consiglio Comunale che, espressione di tutti i cittadini, impone moralmente al Sindaco un grande rispetto e una grande attenzione per tutti i suoi consiglieri, sia quelli di maggioranza sia quelli di minoranza. 

Un Sindaco eletto dal popolo, non rappresenta la sua maggioranza, ma l'intera comunità. Sbaglia molto un Sindaco che rifiuta pregiudizialmente la collaborazione della Minoranza in alcune decisioni importanti come l'economia e i beni pubblici.

Forte, efficace e nuova ci è sembrata infine  la conclusione del "manifesto" che  facendo riferimento agli ultimi avvenimenti di cronaca giudiziaria, sapientemente chiede al paese di scrivere una pagina nuova nella gestione politica del paese, in quanto "un sistema politico efficace si basa soprattutto su  una sana alternanza amministrativa che deve impedire le incrostazioni di potere e deve stimolare lo sviluppo di proposte sempre all'avanguardia." Ci auguriamo pertanto una nuova primavera nella politica di Procida.

Procida: Primavera a Villa Angelina

domenica 12 aprile 2015

Procida: Primo incontro pubblico de "La Procida che vorrei"

Dino Ambrosino parla in Piazza della Repubblica
Sabato 11 aprile 2015 cìè stato in Piazza della Repubblica il primo incontro con i cittadini della lista civica "La Procida che vorrei" che propone come condidato Sindaco per i prossimi 5 anni  Dino Ambrosino, già Consigliere Comunale e capogruppo di "Insieme per Procida" nell'attuale Amministrazione. L'incontro è stato aperto proprio da Dino Ambrosino a cui hanno fatto seguito i candidati Gianni Scotto di Carlo e Titta Lubrano Lavadera.

L'intevento di Titta Lubrano Lavadera
Dai vari interventi è emersa fortemente  il desiderio di cambiamento, per una gestione amministrativa ispirata ai valori della moralità e della legalità, privilegiando gli interessi dell'intera cittadinanaza rispetto a quello dei singoli, facendo proprio l'efficace slogan utilizzato in ambito nazionale "L'onestà andrà di moda".
Obiettivo primario: collocare al centro delle attività amministrative la partecipazione dei cittadini alle decisioni più importanti, che non dovranno calare dall'alto come macigni spesso indigesti. E' questa la prima e grande novità che "La Procida che vorrei" propone e che dovrebbe caratterizzare la vita sociale e politica dell'isola negli anni a venire.

sabato 11 aprile 2015

Il senso profondo dell'essere comunità


Alcune riflessioni in margine alla Processione 
del Venerdì Santo a Procida





La Processione di Venerdì Santo si è riproposta quest’ anno a Procida nel bello, nell’incerto, nella disarmonia. Nel bello di alcuni passaggi toccanti e suggestivi, nell’incerto della programmazione lì  dove la libertà del singolo  non tiene conto di una visione di insieme, nella disarmonia  tra tempi, luoghi, percorsi e nello sfascio dei “misteri”[1] che quest’anno si è ripetuto, solo per alcuni,  tristemente a Marina Grande.
Pertanto una riflessione s’impone per un evento che coinvolge tutta l’isola e non solo: molti infatti  sono stati i visitatori venuti da fuori per parteciparvi.
Pur conservando nell’insieme il suo fascino, quest’anno si è avuto l’impressione che in certi momenti la Processione debordasse: straripavano alcuni “misteri” di grandi dimensioni  che mal si accordavano con le stradine strette, con gli archi e i sottopassaggi; straripava la folla degli spettatori indomabili che hanno assediato fin dalle prime ore dell’alba finanche la postazione nel Piazzale delle Armi dove erano sistemati i “misteri” in attesa della partenza.
“La colpa è di chi prepara questi misteri giganteschi”, dichiarava un “fratello” della Congrega dei Turchini, spazientito dal fatto che alle 10 del mattino il Cristo Morto, che avrebbe chiuso il corteo,  giaceva ancora nell’Abbazia in attesa di essere chiamato.
La qualcosa potrebbe essere vera, ma solo in parte. Quello che si è evidenziato questa volta è stata la fragilità di coesione  tra i vari protagonisti dell’evento, una sorta di malintesa  socialità, vissuta più a livello individuale che collettivo.
Se, infatti, analizziamo bene il contesto sociale in cui in genere si opera a Procida, a livello politico, istituzionale, religioso, familiare, associativo, ci rendiamo conto che nella maggior parte dei casi la ricerca del benessere personale non va di pari passo con la ricerca del bene collettivo.
Pertanto non si può pretendere dai giovani e adulti che preparano i “misteri”  un comportamento che si discosti da questa  pratica diffusa di malintesa socialità.
Nascono alcune serie domande, che dovremmo sempre porci: “Chi è impegnato sull’isola a portare la nostra gente su una corretta visione della socialità? Chi lavora  costantemente  per aiutare i nostri giovani, i nostri ragazzi, come diceva Don Milani, a vivere corrette relazioni interpersonali? In una parola, chi è fortemente motivato a costruire una vera comunità isolana?” Che poi significa  prendersi cura l’uno dell’altro e in modo particolare dei più deboli, degli svantaggiati, di chi non ha lavoro, di chi è immigrato.
Sicuramente ci sono persone che danno la propria vita per questo, ma sono ancora poche e spesso non coordinate tra loro.
Nella Scuola di Barbiana, fondata da Don Milani,  ogni ragazzo si prendeva cura di un ragazzo più piccolo e bisognoso di aiuto, per favorire così la crescita e la maturazione di tutti. Le responsabilità erano condivise nella cura degli orti, delle stanze, dei macchinari didattici, nella distribuzione dei pasti. Una vera scuola di vita, dove ciascuno sentiva la responsabilità dell’intera scuola. E questo perché, aggiungeva Don Milani, “nella misura in cui  sarete solidali tra voi,  realizzerete la vostra vocazione di uomini.”
E’ necessario quindi lavorare tutti insieme, per scoprire la bellezza di essere comunità;  per essere uomini e donne di questo tempo, pronti a vivere in uno spirito di servizio e di solidarietà.
Dobbiamo pertanto operare una inversione di tendenza lì dove già siamo impegnati: nella Politica, nelle Istituzioni scolastiche, nelle comunità religiose, nelle associazioni, ponendo al primo posto del nostro agire quotidiano rapporti di collaborazione, di comunione, di ricerca comune. Obiettivo primario se vogliamo vedere nel futuro una  Procida che viva nella giustizia, nella legalità,  nella sincera collaborazione in tutte le forme di coinvolgimento popolare, compresa la Processione del Venerdì Santo.
Cristo, di cui proprio a Venerdì Santo si celebra la sua passione e morte, è venuto al mondo per insegnarci a vivere come fratelli.
Se noi riusciamo a trovare nella vita di tutti i giorni questa dimensione di vera fraternità a tutti i livelli, ed anche nella preparazione della Processione del Venerdì Santo,  sapremo aiutarci a vicenda, sapremo guardare l’insieme in armonia, sapremo rispettare il regolamento preparato dalla Congrega dei Turchini   e,  ne siamo certi, la processione risulterebbe bella, armoniosa, ordinata e di grande valore culturale.
Pasquale Lubrano Lavadera




[1] Tavole plastiche ispirate a frasi dell’Antico e Nuovo Testamento

da Il Golfo Venerdì 10 aprile 2015

martedì 7 aprile 2015

Procida: Ritorna il Venerdì Santo




Come sempre la Processione di Venerdì Santo  di Procida si ripropone nel bello, nell’incerto, nella disarmonia. Restano l'innocenza di quei piccoli "angioletti" vestiti di nero, portati dai propri padri nel corteo funebre, ancora ignari del mistero della vita, e la struggente sensazione di dolore commosso al passaggio della statua lignea del Cristo Morto. Il resto è polvere colorata che svapora e svanisce come fumo al vento.






[1] Tavole plastiche ispirate a frasi dell’Antico e Nuovo Testamento

domenica 5 aprile 2015

Procida nel bene e nel male

 
"Case alla Corricella" di Pasquale Lubrano  Lavadera

A Procida, come in tutti i paesi del mondo, esiste il bene e il male, ossia l'onestà e la disonestà, la giustizia e l'ingiustizia, la lealtà e la slealtà, la sincerità e l'ipocrisia e questo in tutti i campi: nella vita politica, nelle attività lavorative, nel mondo delle associazioni, nelle comunità religiose, tra le famiglie e finanche nelle amicizie.
Le due realtà seppur contrapposte esistono, mescolate, finanche nelle persone giuste, che non smetteranno mai, fino alla fine dei loro giorni, di combattere il male e di favorire il bene. 
Quando genericamente si afferma che la Politica è sempre sporca si commette un grave errore che falsa le analisi sociali. La Politica diventa sporca quando gli uomini che la esercitano sono disorientati e poco inclini a combattere il male; diversamente la Politica è la più alta forma di carità perché è chiamata a lavorare per il bene comune.
Tra Politica e Società, quindi esiste una doppia complicità, nel bene e nel male.
Osservando bene quello che avviene ogni giorno,  anche nell'isola, due tipi di cittadini e di politici vivono mescolati nello stesso consiglio comunale, nello stesso ufficio, nella stessa scuola, nella stessa parrocchia, e non è facile distinguere gli uni dagli altri, per cui non è sempre facile separare il bene dal male.
Le strade per combattere il male e favorire il bene sono tante, e fra le tante  una delle più importanti è proprio l'esercizio della Politica. Far Politica, infatti, significa creare le condizioni per cui gli onesti, i giusti, i sinceri, i trasparenti, i leali,  nella ricerca del bene comune, in ambito strettamente di governo e di amministrazione, si incontrino, si riconoscano e, pur appartenendo a partiti diversi, sviluppino il bene di tutti, non quello dei propri elettori, dei singoli gruppi o di presunti"clienti".
Questo obiettivo viene prima, quanto a importanza, delle differenze di orientamento politico esistenti tra i cittadini: dobbiamo saper vivere comunitariamente, pur con idee differenti, se vogliamo avere la possibilità di esprimere le nostre diverse visioni politiche  nel tentativo di cercare il bene comune. 
Si,  Procida continuerà a vivere bene, solo se noi tutti avremo capacità di costruire oneste visioni politiche, progetti validi orientati a superare disuguaglianze e sperequazioni, nel confronto leale fra le diversità. Cosa senz'altro non facile, ma non c'è altra strada.
Un paese è veramente unito e forte solo se impara a esprimere costruttivamente la ricchezza delle proprie differenze. 
Lo abbiamo detto più volte: a Procida, quando una maggioranza politica porta avanti progetti escludendo la partecipazione della  minoranza,  sta mettendo in atto la distruzione della democrazia. Con tutte le conseguenze tragiche che questo comporta.
Troviamo, una volta per sempre, il coraggio di mettere il bene di tutti al centro delle nostre azioni politiche.

sabato 4 aprile 2015

Procida: Via Bartolomeo Pagano ('a viulella)

Salendo via Principe Umberto, sulla sinistra, dopo il vicoletto privato che conduce all'Istituto Nautico, sempre sul lato sinistro, incontriamo un'altra stradina, abbastanza stretta che conduce alla Punta Lingua, a Nord dell'isola. Essa è denominata via Bartolomeo Pagano, ma nell'isola è conosciuta come 'a viulella  ossia come una delle prime piccole strade che nascevano  nel 600 al termine delle incursioni saraceniche. Lungo il percorso si possono ammirare abitazioni e antichi casolari molto tipici della cultura contadina con passaggi sotto le abitazioni.


mercoledì 1 aprile 2015

Procida: L'antico costume procidano nella Processione di Venerdì Santo


L'antico costume procidano riprodotto fedelmente da Elisabetta Montaldo

L'antico costume delle donne procidane, indossato nella manifestazione della  Graziella,  è un abbigliamento di grande valore artistico e storico, uno delle abbigliamenti più belli e più seri tramandatoci dalla antica vita procidana. Basti pensare che veniva indossato nelle occasioni più solenni, nei funerali, nelle cerimonie religiose e soprattutto nella istituzione dei sacramenti.
Solo negli anni 50 fu indossato dalle ragazze che partecipavano alla manifestazione della Graziella. E fu scelto quel vestito perché non si voleva ridurre quel momento ad un semplice concorso di bellezza, ma per simboleggiare l'alta moralità del personaggio di Graziella.
Teniamo presente che una coraggiosa fanciulla procidana, qualche anno fa, indossò con grazia e doverosa serietà l'antico costume nella celebrazione religiosa del suo matrimonio.
E' vero che, nel passato, non fu indossato per Venerdì Santo, ma solo perché,  per secoli, essa era considerata una processione  a cui partecipavano solo i membri della Congrega dei Turchini, da sempre  solo maschi. 
Oggi, invece, tutte le Congreghe, per disposizione canonica, sono state aperte alla partecipazione delle donne, per cui potrebbe essere significativo indossare, in un sacro corteo promosso da una Congrega, l'antico costume delle donne procidane. 
La vera novità non sarebbe quindi quella delle donne nel costume antico, ma piuttosto quella della presenza delle donne in preghiera nel sacro corteo del Venerdì Santo,accanto ai confratelli con il cero penitenziale.

Pasquale Lubrano Lavadera