venerdì 27 febbraio 2015

Procida: il Sindaco Capezzuto rompe gli indugi

Il Sindaco di Procida Vincenzo Capezzuto

A Procida c’è disordine politico. Lo dice il Sindaco Vincenzo Capezzuto, il quale il 16 febbraio 2015  ha ufficialmente annunziato che lascia Forza Italia, denunciando la solitudine in cui i Sindaci in Campania sono costretti ad operare e le grandi difficoltà ad amministrare l’isola di Procida.
Quanto, questa scelta di Capezzuto, modificherà la formazione delle nuove coalizioni per le amministrative di primavera? Non è facile prevederlo anche se è la domanda che tutti si pongono in questo momento e qualcuno osa anche ipotizzare che il Sindaco stia pensando seriamente di lasciare il Centrodestra.
Certo è che,  in più occasioni, Vincenzo Capezzuto si è espresso accoratamente sulle sorti del Centrosinistra, giudicando negativamente l’allontanamento da “La Procida che vorrei” di persone di un certo calibro politico, come per esempio l’Avvocato Antonio Intartaglia, persona di spicco nella passata coalizione di Centrosinistra.
L'Avv. Antonio Intartaglia (il primo da destra) in Consiglio Comunale
Come pure, Capezzuto  parla  con perplessità dello smembramento della coalizione “Insieme per Procida” che, grazie ad Aniello Scotto di Santolo, aveva coinvolto, nelle passate elezioni, forti personalità della società isolana.
Oggi, afferma il Sindaco, questo patrimonio è disperso e Dino Ambrosino, di cui riconosce valenza politica e impegno tenace, dopo aver vinto le “primarie” è costretto ad allargare la sua coalizione attingendo anche al di fuori della cosiddetta area di riferimento.
Dino Ambrosino, vincitore delle Primarie del Centrosinistra
Ma, affermando l’esistenza di un disordine politico, Capezzuto, per la prima volta, esprime con obiettività lo stato di malessere che permea tutti i gruppi politici oggi presenti sull’isola, affermando però nel contempo un suo preciso senso di responsabilità circa le scelte politiche future, in continuità con i progetti avviati in questo ultimo quinquennio.
Aniello Scotto di santolo, già Sindaco di Procida negli anni 90
Implicitamente egli afferma che Procida è ad un bivio della sua storia e che pertanto egli non intende assolutamente lasciarla allo sbando. Per questo, la coalizione che egli vorrà capeggiare come candidato Sindaco, non potrà non riconoscere il lavoro svolto, correggere eventuali errori, superare le difficoltà del momento e proseguire secondo  coordinate in parte già tracciate.
Egli ritiene un suo possibile diritto ma anche un suo dovere, riproporsi per un secondo mandato. Di qui la presa di distanza da Luigi Muro, leader del Centrodestra, che ha ritenuto opportuno presentarsi come  candidato Sindaco alle prossime elezioni, dando così indirettamente al paese un esplicito giudizio negativo sul quinquennio portato avanti dal “Sindaco Capezzuto” .
Il confronto con Luigi Muro, afferma Capezzuto, non è chiuso  ma solo se ci sarà una sintesi condivisa si ritornerà nuovamente insieme.
Il Presidente del Consiglio Comunale Luigi Muro
I problemi che oggi gravano sull’isola sono giganteschi e mettono in gioco la vita stessa dell’isola: il risanamento economico ora che tutti i beni immobili sono stati venduti, il decreto di abbattimento di un grande numero di abitazioni, l’avvio e la realizzazione del progetto su Terra Murata, senza contare poi gli altri quotidiani problemi come il traffico, le strade, il lavoro, le tasse, le Società partecipate.
In simile complessa situazione sentiamo di riaffermare che occorre una forte coesione all’interno delle coalizioni e tra le coalizioni di centrodestra e centrosinistra.
Occorreranno a parer nostro due forti coalizioni  che sappiano esprimere al meglio la realtà adulta e giovanile dell’isola, capaci di confrontarsi onestamente e con lealtà, mettendo da parte i fatti e le malefatte del passato,  per guardare insieme al futuro e affrontare le gigantesche sfide che ci si parano davanti.
Domani, chiunque uscirà vincitore dalla tornata elettorale dovrà costituire una maggioranza che vada al di là della propria coalizione. Si, perché, secondo la nostra Costituzione, Maggioranza e Minoranza sono chiamate a collaborare per il bene di tutti i procidani e non a scontrarsi continuamente.
Il fatto che ad ogni livello Maggioranza e Minoranza si combattono miseramente per perseguire interessi propri, che non sono quelli della Politica, è un segno di decadenza della democrazia in Italia e in Europa.
Nel rispetto dei ruoli istituzionali Maggioranza e Minoranza devono  concorrere al bene comune. E le Commissioni di lavoro devono perdere l’asfittico e inutile lavoro formale per diventare realmente momento di confronto aperto e senza pregiudizi.
Noi auspichiamo che il prossimo Sindaco porti questa grande novità sull’isola e faccia diventare il Comune un vero laboratorio di vita democratica da offrire a tutti, un laboratorio di  vera fraternità politica. Perché senza la fraternità in politica anche l’uguaglianza e la libertà sono seriamente minacciate.


Pasquale Lubrano Lavadera

giovedì 26 febbraio 2015

Procida: da isola di Arturo a isola delle macchine

Procida: Via SS. Annunziata -Camion e auto  larghi quanto la strada mettono in pericola la vita dei pedoni
Sono le 19 di una giornata ventosa di febbraio sferzata dalla pioggia. Mi reco a Santa Maria delle Grazie  per un incontro. Per evitare pioggia e vento ho deciso questa volta di prendere l'auto. Non trovando posto a Piazza dei Martiri, né sul primo tratto della salita, mi sono spinto più in alto. Le zone dove parcheggiare, poche per la verità, tutte piene. Sono ritornato indietro e  sotto una pioggia sferzante ho parcheggiato a circa  30 metri   in discesa, a sinistra, dopo il Belvedere prima dell’ingresso nel Largo Castello. C'è divieto, sì, ma penso che, considerate le tempestose condizioni atmosferiche e la tranquillità della zona a quell’ora, i vigili qualora si fossero avventurati sulla salita, non avrebbero infierito sulla mia solitaria macchinetta. E invece, alle 20, quando mi sono incamminato con fatica in salita per recuperare l'auto vi ho trovato una bella multa piazzata sul parabrezza.
Il giorno dopo mi sono recato al Comune e senza fiatare ho pagato la multa. Avevo infranto una norma e dovevo il mio risarcimento.
Tuttavia non ho potuto fare a meno di considerare nuovamente la situazione  problematica del traffico a Procida. Un problema che da anni e anni ci investe ma sul quale la politica non mette mano perché è ormai ritenuto dai più irrisolvibile, in quanto la maggioranza dei cittadini pretende di usare l’auto e il motorino costi quel che costi.
Con quali conseguenze: multe ogni tanto per i continui parcheggi in divieto di sosta e continui incidenti, oltre ad un forte inquinamento nei giorni poco ventosi. E i pedoni costretti a difendersi da soli come possono,  perché  un attimo di distrazione potrebbe essere letale.
A. F. proprietaria di un’abitazione in via Vittorio Emanuele, un giorno, uscendo distrattamente dal suo portoncino, si trovò scaraventata per terra dal manubrio di una motociclettona. L’urto della testa sul selciato stradale le procurò un’emorragia cerebrale e dopo due giorni  la poveretta  ci lasciò per sempre
Mio suocero di 86 anni, dopo aver tranquillamente vissuta la sua mattinata in Piazza dei Martiri con gli amici pescatori, rientrando lentamente a casa nella Vigna. venne schiacciato al muro da un camion, proveniente dall’interno a tutta velocità, largo quanto l'imbocco di via Principessa Margherita. Cadde a terra in una pozza di sangue e cominciò così la sua agonia di alcuni mesi che lo porterà alla morte.
Stessa tragica sorte per una mia zia che usciva dal panettiere in località Sant’Antuono, scaraventata per aria da un auto a tutta velocità  con frantumazione ossea delle due gambe.
Questo solo per citare incidenti accaduti davanti ai miei occhi e nella mia famiglia. Ma quasi ogni isolano avrebbe in tal senso qualcosa da raccontare.
Mi chiedo: e mai possibile che un problema così grave, che intacca la vita di noi cittadini anche in maniera mortale resta insoluto? Può un camion che è largo quanto la strada percorrere quella strada? Come mai nessuno più  ricorda e fa rispettare i diritti dei pedoni? Perché si concedono indiscriminatamente i diritti ai portatori di autoveicoli nonostante le strade siano di misure limitate e, per la maggior parte senza marciapiedi o percorsi pedonali?
Non siamo contro l’uso delle auto, ma siamo contro l’uso  di auto e motorini in strade che non hanno i requisiti per tali circolazioni. Se le strade sono di ridotte dimensioni e non hanno marciapiede secondo il nostro codice stradale non potrebbero essere adibite alla circolazione. Quello che si pratica oggi nell’isola è un grave abuso.
Pochi inoltre considerano pericoloso  l'insostenibile numero di auto e motorini presenti sul territorio isolano: si parla di oltre 11.000 mezzi su 3,7 kmq. Di conseguenza ogni angolo è diventato un parcheggio: finanche Terra Murata che fino ad ieri era un’oasi di pace. E via San Rocco, strada a senso unico, è divenuta strettissima perché un lato viene adibito a parcheggio autorizzato.
Ma c’è anche un altro aspetto abbastanza grave per le strutture abitative poste spesso a fronte di strada: mezzi pesantissimi di trasposto non vengono fermati al porto, ma percorrono autorizzati le nostre strette strade con danni  alle strade e alle abitazioni: finanche i pullman quando corrono fanno tremare le nostre casa provocando vere e proprie scosse, come di terremoto, che distruggono la pavimentazione.
E’ sotto gli occhi di tutti che il tratto di strada di via Vittorio Emanuele che va da Piazza della Repubblica a San Giacomo, da poco ristrutturato con basolato del Vesuvio, è oggi paurosamente sconnesso con fossi e buche  e sprofondamenti.
Capisco che è un problema grosso, nato  negli anni 60-70 per errata valutazione: nessuno aveva  mai ipotizzato che  con gli anni il “parco auto” e il “parco motorini” presenti sull’isola avrebbero assunto dimensioni tali  da scontrarsi con la  rete stradale non idonea a tale numerosa circolazione. Ma oggi non possiamo più chiudere gli occhi di fronte ad una  insostenibile situazione che rende la vita sull’isola difficile ed estremamente pericolosa;  bisogna comunque affrontare il problema tutti insieme, senza perdere altro tempo.


Pasquale Lubrano Lavadera

da Il golfo 19 febbraio 2015

venerdì 13 febbraio 2015

Procida: Quattro coalizioni o solo due?

Dino Ambrosino

La crisi di rappresentanza dei partiti è sotto gli occhi di tutti. Diminuisce sempre più il numero dei votanti  e questo è dovuto, secondo il politologo americano Francis Fukuyama, ad una classe politica molto mediocre. Mediocrità dovuta a tanti fattori, ma lui ne sottolinea due: la litigiosità tra i politici che degrada i luoghi-simbolo della democrazia  e  il persistere, a tutti i livelli, di rilevanti disuguaglianze di reddito tra i cittadini, che impedisce una distribuzione più equa dei beni.
La conseguenza di questa crisi è che, sempre più, gli eletti, a torto o a ragione, vengono considerati usurpatori del potere: il malcontento cresce, la disistima e la sfiducia verso l’uomo politico diventano endemici, e si affacciano derive populistiche. La sfiducia genera sospetto e il sospetto travalica il recinto politico e dilaga tra i cittadini. Quel “popolo sovrano” di cui parla la nostra Costituzione non riesce ad essere unito e coeso, ma diviso e frazionato, litigioso e insofferente, e molto spesso diserta le urne ritenendo i cosiddetti politici una “banda di ladri”.
Cosa fanno i nostri amministratori di fronte a questo sfascio. Per la maggior parte restano indifferenti e continuano ad amministrare nel solito modo. Infatti un Sindaco distribuisce incarichi, deleghe, nomina la sua “corte”, affida consulenze e si preoccupa di elargire indennità  a quanti lo affiancano. E se la propria indennità gli appare esigua, non esita ad adeguarla. Tutto secondo le norme, anche se poi il debito pubblico aumenta ed è il cittadino a pagare attraverso tasse e soprattasse sempre più esose.
Come superare lo stallo in cui la nostra politica è spesso caduta? C’è un lumicino di speranza per il futuro?
Sappiamo un po’ tutti che, con la caduta delle ideologie, la esasperata divisone tra destra e sinistra è diventata anacronistica, si parla infatti di coalizioni di Centrosinistra e Centrodestra, dove in entrambe il Centro diventa elemento di moderazione, ed il bipolarismo appare l’unica soluzione per una alternanza moderna e fattibile e dove le due parti non saranno avverse ma collaborative: Maggioranza e Minoranza sono chiamate ad amministrare nel loro specifico ruolo, ma non a lottarsi.
Lo affermava anche Walter Veltroni, nella rubrica di Otto e mezzo con Lilli Gruber di lunedì 9 febbraio quando, facendo riferimento al suo partito diceva che oggi anche la Sinistra non può rimanere ancorata a vecchi schemi del passato, ma è necessario che sappia rapportarsi con la realtà in evoluzione: una sinistra moderna quindi con una pluralità di espressioni e non di correnti, ma con forti riferimenti a valori condivisi, aperta sempre al confronto con gli altri.
Anche noi pensiamo che le coalizioni che si formeranno nei prossimi giorni in vista delle elezioni amministrative  debbano coagularsi intorno a forti valori e a una precisa metodologia. Pertanto il programma oltre alle linee generali di indirizzo dovrà primariamente stabilire  il metodo con il quale si intende amministrare. Rifiuteremo decisamente quei programmi su carta patinata con bello foto con le più ardite soluzioni a tutti i problemi dell’isola. Dietro quei fogli luccicanti si nascondono spessi interessi ambiziosi e strettamente personali.
Pertanto, dovendo scegliere, ci indirizzeremo verso quella coalizione che avrà l’ardire di annunciare una lotta ad un sistema politico che ha prodotto solo debiti, arricchimento di alcuni a tutto danno della popolazione. Voteremo la coalizione che vuole combattere la corruzione e la criminalità, che chiederà alla minoranza di collaborare alla conduzione del paese per porre fine alla negativa litigiosità. Sceglieremo una coalizione che renderà conto ai cittadini fino all’ultimo centesimo delle spese, che non nasconderà gli atti delle Società partecipate, che non venderà i beni pubblici, che non prometterà favori; voteremo candidati che non lasceranno la propria attività lavorativa, e che ridurranno al minimo la loro indennità, che non daranno consulenze agli amici e agli amici degli amici, ma chiederanno responsabilmente ai dirigenti comunali di rispondere con professionalità alle necessità del paese e che stabiliranno un patto elettorale che prevede la consultazione continua dei cittadini per una verifica periodica.
I motori a Procida sono accesi, ma le strade da percorrere non sono ancora state individuate. Il Centrodestra, attualmente scompaginato, è collassato e  presenta tre coalizioni abbastanza distanti, una con Luigi Muro già Sindaco per due legislature e poi Parlamentare, una seconda con l’attuale Sindaco Vincenzo Capezzuto al suo primo mandato e che giustamente vuole riproporsi per portare a termine il lavoro intrapreso prendendo le distanze dalla Destra storica dell’isola, una terza che fa capo al già Vice Sindaco Elio de Candia, che si è collocato a livello napoletano con Cozzolino del Partito Democratico, e una quarta che fa capo a Dino Ambrosino vincitore delle primarie isolane del Centrosinistra.
Auspichiamo che da quattro si arrivi a  due sole coalizioni  aperte ed oneste, non bloccate su vecchi schemi ideologici, capaci di mettere al bando gli interessi personali, e di creare nell’isola veri laboratori politici di vera democrazia, con la presenza di giovani e adulti insieme, perché ogni vero progetto ha bisogno delle forti idealità dei giovani e dell’esperienza e della capacita sperimentata degli adulti.


Pasquale Lubrano Lavadera

da Il golfo 12 febbraio 2015

martedì 10 febbraio 2015

Patti di coalizione: con chi e su che cosa?

L'attuale Sindaco di Procida Vincenzo Capezzuto

Stiamo assistendo in questi giorni a Procida a un movimento febbrile di gruppi e gruppetti di politici locali in azione di allontanamento e di avvicinamento: casacche di colore si sfilano e si infilano svegliando  l’addormentato scenario politico isolano.
Con il collasso del centrodestra dovuto alla netta scissione politica tra il leader storico della destra locale, Luigi Muro, e l’attuale Sindaco Vincenzo Capezzuto, e con la vittoria di Dino Ambrosino, membro del PD locale, nelle primarie del Centrosinistra, il precedente assetto  si è abbastanza sconnesso, e ora si tenta di ricomporne uno nuovo.
Tutti sono convinti che si debba giocare una partita importante ad ogni livello, ma sono venute meno, a quanto pare, le normali regole del gioco.
Si parla esplicitamente, senza vergogna, di patti, di nuove entrate, di fuoriuscite, di espulsioni, di raccordi, di voti, di scambi, e tutto sempre a un livello molto mercantile: tu quanti voti porti? cosa avrò in cambio? un posto in Giunta? un posto alla Regione? mi spetterà almeno una delega? o dovrò solo figurare in lista?
Ma questo, gli esperti lo sanno bene, non è politica, ma solo gioco di mercato o, come qualcuno ironicamente afferma, contrattazione di macelleria: tre fettine di pura destra per un posto in giunta; un chilo di buona sinistra per un avanzamento; pollo ecologico al centro per due nuovi ingressi.
A parte gli scherzi, qui si sta giocando col fuoco, perché la vera politica non nasce nei “pseudomercati” o in “macelleria” ma nei cuori dei veri politici, e chiede onestà, trasparenza, forti idealità, impegno gratuito e senza interessi, senso della giustizia e amore per ogni cittadino, e non per le proprie “ ascensioni”.
Mario Spinetti, Sindaco di Procida negli anni 50, medico chirurgo, a chi gli chiedeva il perché lavorava così tanto , lui rispondeva che un politico deve guadagnarsi da vivere col suo lavoro e non con la politica. Se la politica diventa una fonte di guadagno si corre il pericolo della corruzione, perché “i soldi fanno perdere la vista anche ai ciechi”.
Le nuove alleanza, i patti di coalizione con il futuro candidato a Sindaco, necessari nella fase pre-elettorale, non vanno assolutamente configurati sui voti, sugli scambi, sulle deleghe o sulle contropartite, ma soprattutto sulle procedure politiche da realizzare, sulle risposte da dare alle attese dei cittadini, sulle scelte necessarie per portare l’isola fuori dall’incombente dissesto economico.
Si scende in campo, prima di tutto per ascoltare non tanto se stessi, ma i cittadini, per conoscere i loro reali bisogni e le loro risorse; per aiutare grandi e piccoli a comprendere la storia della propria isola, a  capire come valorizzare il patrimonio culturale ed associativo. E non occorrerà parlare inizialmente neanche  dei programmi, perché essi si fanno e disfanno con regolarità, e spesso diventano carta straccia che non viene neanche usata per far peso nella pattumiera.
Si affronteranno, invece, i temi cruciali. Primo fra tutti, come combattere la corruzione: il principale nemico della vera politica, poi come procedere nelle gare di appalto affinché i lavori non vadano in mano a bande criminali, come aiutare i dirigenti comunali ad assumere in pieno le proprie responsabilità negli atti amministrativi, come far si che un ufficio comunale accolga con cortesia e gentilezza ogni cittadino e provveda a rispondere alle sue giuste richieste, come rendere pubblici tutti gli atti delle società partecipate, come combattere la tentazione del clientelismo politico ecc. ecc.
Perché domani l’impegno primario di un Sindaco e di ogni coalizione politica, sia essa in maggioranza che in minoranza, si incontrerà o scontrerà su questi aspetti fondamentali. E, si badi bene, le due squadre non saranno su campi avversari, uno a destra l’altro a sinistra, ma giocheranno sullo stesso campo con compiti comuni e compiti diversificati, ma nella stessa direzione. I consiglieri (giocatori) del Sindaco saranno 20 e non 13 come comunemente s’intende,  e lui tratterà tutti allo stesso modo, dando agli uni e agli altri compiti ben definiti e precise responsabilità,  e chiederà ad entrambi il resoconto.   
Se un gruppo politico avrà sottoscritto con il candidato Sindaco, nel patto di coalizione  il sacrosanto dovere di combattere  l’infiltrazione criminale nel Comune, (ormai le organizzazioni criminali hanno invaso tutta l’italia quindi il pericolo c’è ed è reale) anche se si troverà in Minoranza, si batterà fortemente in questa direzione e pretenderà massima visibilità di tutti gli atti che hanno preceduto l’assegnazione della gara e quant’altro riterrà opportuno.
Oggi, per esempio, a Procida,  gli occhi sono puntati su Terra Murata, perché,  dopo che il Ministero ha approvato il progetto presentato dalla Giunta Capezzuto, tutti vogliono metterci le mani su per farla risplendere  come in un sogno. E tutti dicono: “per amore dei cittadini, per il bene delle famiglie, per il lavoro futuro dei giovani”. Ma se veramente è per amore dei cittadini,  perché non li sentiamo un po’ questi cittadini. Vediamo se  ci sono risorse locali per gestire questo grande bene. Evitiamo di dare il nostro antico Castello d’Avalos a gente esterna, privandoci per sempre di un bene inestimabile, con forte danno per la nostra economia. Non ripetiamo l’errore politico del porto di Marina Grande.
Un vero candidato Sindaco cercherà di creare un movimento reale di cittadini che possa realmente reperire le risorse per gestire il futuro di questo bene, e inserirà questo impegno per Terra Murata, dopo il punto iniziale sulla corruzione, in ogni patto di coalizione, perché su Terra Murata sono concentrate le avide attenzione di gente esterna all’isola che, con eventuali sordide complicità, intenderanno mettere le mani sull’isola e lasciare a noi isolani solo la raccolta della spazzatura ben divisa in umido, plastica e cartoni.
Come pure  farà sottoscrivere agli alleati l’impegno di promuovere  la nascita cooperative di lavoro per giovani, senza nulla pretendere, neanche un centesimo, con una doverosa postilla: se qualcuno si dovesse arrischiare  a pretendere quel centesimo  egli non esiterà  a denunciarlo alla Magistratura.
Questo è il Sindaco che vorremmo nel futuro e non altri, e vorremmo leggere veri e solidi  intendimenti di procedure politiche in ogni patto di coalizione.

Pasquale Lubrano Lavadera

da Il golfo sabato 7 febbraio 2015



mercoledì 4 febbraio 2015

Come punire in seconda elementare!

bambini a scuola elementare
Gentile Signora Maestra, ho saputo da mia figlia che lei ieri le ha dato una punizione, perché qualche giorno prima era stata distratta ed aveva litigato con un compagno. L'ha lasciata in classe insieme al compagno durante il momento dell'intervallo, evidenziando così davanti a tutta la classe una negatività e separandoli da un contesto di socializzazione  piacevole e così importante per loro. 
Non credo che questo suo intervento abbia favorito  la presa di coscienza in mia figlia. A 7 anni, ma anche a 8 e a 9 anni la litigiosità è espressione di insicurezza, ed è una reazione molto abituale anche in famiglia tra fratelli. 
La prosocialità nei rapporti infantili non è un attitudine che si acquista automaticamente o con le punizioni, ma solo mettendo in atto ogni giorno certe regole comportamentali e premiando chi le rispetta. Se lei non ha inserito la prosocialità nella sua programmazione  non potrà pretendere che un bambino di 7 anni non litighi con un compagno che, forse, le ha fatto uno piccolo sgarbo infantile.
E' necessario che lei dica a tutti i bambini della sua classe come bisogna comportarsi con quel compagno che non riesce ancora ad essere corretto con tutti e compie ogni tanto una piccola monelleria, e poi spiegare non una ma sempre perché non bisogna far soffrire i compagni.
Lei agendo in tal modo ha messo solo un brutto francobollo su mia figlia e sul compagno, che saranno visti da tutta la classe come elementi negativi, da cui stare lontani.
Lei sa bene che in simili casi, dopo un giusto intervento diretto e immediato, si porta l'attenzione della classe sulla negatività dei litigi e si  parla del perdono come possibilità di ricostruire il rapporto con il compagno che ha sbagliato. 
Mia figlia anche quando sbaglia ha  bisogno di sentire che la fiducia della maestra in lei non viene mai meno, anzi è proprio quello il momento in cui la maestra le si pone accanto con più attenzione e l'aiuta a superare l'astiosità espressa con intemperanza e a voler bene il compagno.
Sa cosa mi ha detto dopo questo episodio mia figlia? "La maestra non mi vuole bene." Ne sono certo: mai un bambino di 7 anni in seconda elementare dovrebbe dire queste parole. 

Un totem per la pace

IL Totem per la pace acquistato dal Comune e in attesa di collocazione

Se vuoi la pace lavora per la giustizia, difendi l'isola dagli speculatori, conserva le sane tradizioni senza tradirle, recupera gli ambienti degradati, prenditi cura di chi a scuola non riesce bene, lotta per un sistema sanitario efficiente, elimina la violenza del traffico sulle strade, lavora per sconfiggere la diffusione della droga, combatti il clientelismo politico, crea lavoro per i giovani, costruisci la pace in ogni rapporto, non diffamare mai nessuno... e poi metti pure il Totem per la pace, se mai nella piazza centrale dell'isola, per ricordare a tutti che la pace è la nostra vita spesa con coraggio in difesa dei diritti di ogni persona e in particolare delle persone più deboli.

lunedì 2 febbraio 2015

L'altoparlante banditore

Procida: Un giardino

Da alcuni decenni nell’isola di Procida  l’altoparlante banditore, che serviva un tempo per avvisare i cittadini di notizie urgenti o di pubblica necessità, è entrato nell’uso comune per pubblicizzare eventi, manifestazioni culturali, partite di pallore, pellegrinaggi, gite e addirittura l’apertura di un servizio commerciale,  e sempre con la finale supplicante: “I cittadini tutti sono invitati a partecipare” E spesso, nelle giornate estive, anche due o tre eventi urlati che si susseguono più volte nella stessa giornata, componendo una vera e propria miscela acustica di dubbio gusto.
Il tutto cominciò negli anni 50 con i comizi politici e, poi,  piano piano la consuetudine si è estesa a tal punto da ritenersi oggi l’unico efficace mezzo di pubblicità. Necessità dicono in tanti, appropriazione indebita di una consuetudine  che aveva tutt’altre finalità dicono altri.
Noi siamo tra questi altri perché riteniamo che l’uso dell’altoparlante non sia altro che una sorta di gridata a voce alta in una società considerata assonnata o sordastra. La qualcosa poi non è affatto vera.
L’uso del banditore nasceva storicamente da una debolezza e da una necessità; quella di non avere strumenti adeguati per informare in tempo utile la cittadinanza su un bando comunale, un pericolo, una improvvisa calamità ecc. Ci si affidava alla voce umana “Udite, Udite…” Poi è subentrato l’altoparlante: “Cittadini, il Sindaco informa la cittadinanza che….” Facevano eccezioni la processioni che venivano segnalate con boati prodotti da polvere da sparo: le cosiddette “botte”. Per fortuna in netto calo.
Oggi, invece, l’altoparlante banditore, viene usato indiscriminatamente  anche per annunziare una svendita di un esercizio commerciale.
Viene pertanto da domandarci: “Ma sulle strade urbane il Codice non dice che non bisogna fare fracassi o schiamazzi rumorosi? E, tranne in casi di salvaguardia della pubblica incolumità, non è vietato suonare il clacson? Perché allora si consente il fracasso continuo di un altoparlante banditore, per una serata danzante, per una gita in motoscafo a Capri e quant’altro la fantasia suggerisce, disturbando continuamente la quiete pubblica?
Da quanto ci risulta, in nessun paese si verifica questo ossessivo metodo pubblicitario, neanche ad Ischia e a Capri.
Immaginate un po’ cosa accadrebbe, nei soli 3,7 kmq di Procida,  se tutti gli operatori culturali e commerciali, decidessero di far passare l’altoparlante per promuovere le loro attività; saremmo coperti da mattina a sera da uno strombazzamento acustico deleterio e inquinante e tra l’altro poco efficace.
Siamo pertanto, più che mai convinti che bisognerebbe restituire all’altoparlante banditore  la finalità per cui esso è nato, ossia usarlo solo per motivi di sicurezza e in casi di estrema necessità: la mancanza dell’acqua, l’interruzione di una strada per lavori, la chiusura improvvisa di una scuola, un manifestazione di protesta con blocco di strade, interruzione di  servizi pubblici come il trasporto marittimo ecc.
Per le attività commerciali dovranno esserci apposite bacheche nelle strade, dove i commercianti o le aziende potranno affiggere in tempo utile le loro notizie. Nessuno poi vieterà a tali esercizi di distribuire materiale pubblicitario, depliant, volantini e quant’altro si riterrà necessario.
Inoltre, per gli eventi culturali sappiamo tutti che essi sono frutto di una lunga preparazione che devono prevedere modi e tempi per la pubblicizzazione, coinvolgendo in un rapporto vivo e diretto le persone che vi lavorano all’attuazione e i possibili fruitori di essi.
Procida: La processione del Venerdì Santo
Per il Venerdì Santo e per la Sagra del  Mare e per altre iniziative lodevoli, infatti non sono mai occorsi gli altoparlanti in quanto esse sono il risultato finale di un lavoro preparatorio di coinvolgimento e preparazione che risulta  la più alta forma di pubblicizzazione. E solo in questo modo che gli eventi culturali crescono e diventano lentamente incisivi e duraturi.
Occorrerebbe invece per questi eventi culturali e artistici una attenta pianificazione da parte dell’Assessorato alla Cultura unitamente all’Assessorato al Turismo, almeno sei mesi prima dell’inizio delle attività, predisponendo un depliant collettivo, con la presentazione e le date degli eventi, da lasciare negli esercizi commerciali e stabilmente nell’Ufficio Turistico Comunale, il quale provvederà sempre ad informare i cittadini residenti e tutti gli ospiti e i turisti sull’isola, attraverso un buon servizio di diffusione, come avviene in tutte le piccole e grandi città del mondo.

Pasquale Lubrano Lavadera


 da Il Golfo  giovedì 29 gennaio 2015