giovedì 27 novembre 2014

L'isola non è tua

Procida: La scalinata borbonica a Punta Pizzago
A quanti si avventurano nell'esperienza politica nella nostra piccola isola di Procida doniamo questa poesia:

L'isola non è tua
                   non è tua la città
                   il mondo.
Tu sei dell'isola,
                le appartieni
con gli altri
                a custodire un bene.

Vi abiti per arricchirla.

Se all'ombra della tua casa si brama
           e si possiede,
tu guarda 
            il costone che sprofonda in mare.

L'isola non è tua.
                      Tu sei dell'isola, di una città,
             del mondo.

da Pasquale Lubrano lavadera, L'isola non è tua, Mobydick, Faenza 2007.

mercoledì 26 novembre 2014

Procida si prepara al cambiamento

Procida: Punta Pizzago e la spiaggia della Chiaia
Tra pochi mesi si vota per il rinnovamento del Consiglio Comunale e per l'elezione del Sindaco. Penso che abbiamo tutti il diritto di un rinnovamento che porti  al Comune persone capaci di trasparenza, di lealtà, di amore generoso verso i cittadini, che sappiano annullare lo scontro vizioso tra maggioranza e minoranza; persone che non vendano ad altri i beni immobili dell'isola, che si confrontino costantemente con i cittadini in tutte le decisioni importanti, che aprano gli armadi e fanno conoscere a tutti gli atti delle Società Partecipate. Sì, dopo anni di lotte faziose e di scelte molto discutibili, abbiamo il diritto di sognare un'Amministrazione che sappia seppellire per sempre il clientelismo, lo strapotere, le contrapposizioni ideologiche,  le discriminazioni politiche, la presunzione di chi afferma: "L'isola è nostra e ne facciamo quello che vogliamo." 
No, nessuno ha il diritto di considerare l'isola un bene proprio di cui servirsene, neanche il Sindaco, il quale è chiamato a servire i cittadini, a servire l'isola, a conservarne le tradizioni, la storia e la cultura a custodirne i beni, a difendere il territorio da ogni tipo di speculazione,  a interpellare continuamente i cittadini, a donare il proprio tempo al paese senza guadagnare un euro in più di quello che gli spetta. Sì il Sindaco è un servo del popolo e non un padrone!

venerdì 21 novembre 2014

"La Politica è relazione umana"

Matteo Renzi
Procida forse deve ancora riscoprire cos'è la relazione umana in Politica e il farsi carico gli uni degli altri. La contrapposizione forte che c'è stata tra Maggioranza e Minoranza da lungo tempo è un nemico per la piccola isola. Pur nel ruolo istituzionale attribuito a Maggioranza e Minoranza esse devono concorrere al bene comune e non al male comune. O ci si salva tutti o si perisce tutti. Fanno riflettere alcuni passaggi del discorso di Matteo Renzi ieri a Bologna:

“La politica è relazione umana,  se non è relazione umana non è niente…Non credete che la politica sia un insieme di cose da fare o di documenti da firmare…Guardarsi negli occhi, stringere una relazione vera, scoprire che  facendo un tratto di strada insieme si migliora gli uni e gli altri, questa è la Politica”

“La Politica può avere un senso se ce la mettiamo tutta e nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze, la viviamo tutti insieme.”

“Noi vogliamo bene ad un Sindacato che si preoccupa di difendere i lavoratori  e in particolar modo quelli che non hanno lavoro, e non gli apparati burocratici dei sindacalisti…Non possiamo difendere regole sorpassate che non aiutano certo  quei milioni di giovani disoccupati a trovare lavoro.”

“Politica è riscoprire il senso della comunità, Politica è il luogo del confronto e non dello scontro. Il benessere non sono i soldi che abbiamo in banca ma il farsi carico gli uni degli altri.”





domenica 16 novembre 2014

Combattere l'invidia è un dovere di tutti.

Il popolo procidano a Venerdì sìSanto
Lo scrittore procidano Vottorio Parascandola diceva sempre che la società procidana aveva un vizio capitale che doveva correggere: l’invidia. Può aiutarci a combattere questo vizio lo scritto del sociologo Luigino Bruni che qui riportiamo:

L’invidia collettiva verso un singolo è una grave e diffusa malattia sociale, organizzativa e comunitaria. La incontriamo tutte le volte che in un gruppo si crea una certa perversa solidarietà attraverso il processo di invidia-gelosia per una persona, che diventa ostracismo e persecuzione di quella persona da parte di tutti gli altri.
E accade (quasi) sempre che i persecutori per giustificarsi trovino delle ragioni di colpevolezza del perseguitato, mascherando a loro stessi e agli altri la sola vera ragione: la gelosia-invidia.
Non è poi raro che la prima ragione della persecuzione nasca dai “sogni” del perseguitato. Un membro di un gruppo, che si stava già distinguendo per qualche ragione, comunica – ai colleghi, ai membri della comunità – un progetto di vita, un piano di riforma, una visione più grande.
 Gli ascoltatori interpretano il “sogno”, e conoscendo le qualità del sognatore, credono che quei progetti più grandi dei loro potranno avverarsi realmente. Scatta l’invidia-gelosia (sono sorelle gemelle), e non di rado il piano per eliminare il “padrone dei sogni”.
Questo particolare tipo di invidia – l’invidia per i sogni degli altri – particolarmente subdola e dannosa si attiva per la presenza di un talento in un membro dello stesso gruppo (tutte le invidie si sviluppano tra pari) che è la sua capacità di sognare  cose grandi e di poterle realizzare….In simili processi relazionali l’invidioso è portato a interpretare  il privilegio reale  del sognatore  come una minaccia anziché come un bene comune.
Per questa ragione, questa invidia (soprattutto quando si sviluppa  dentro le nostre comunità) si cura soltanto riconciliandosi con il talento dell’altro, fino a sentirlo come nostro, di tutti.
In simili dinamiche comunitarie, la grande tentazione del sognatore è rinunciare a sognare, e smettere di raccontare i sogni agli amici. Ma se non raccontiamo più a nessuno i nostri sogni...arriva presto il giorno in cui non riusciamo più a sognare: chiudiamo gli occhi per vedere di più, e non accade nulla. Finché abbiamo qualcuno a cui raccontare i nostri sogni abbiamo ancora degli amici (l'amicizia è anche il "luogo" dove possiamo raccontarci, reciprocamente, i sogni più grandi)...Tradire o pervertire un sogno narrato da un amico-fratello è il primo delitto dell'amicizia e della fraternità...Quando l'invidia degli altri fa morire dentro di noi il desiderio di sognare, le comunità iniziano un inesorabile declino morale e spirituale.
Luigino Bruni


Da Luigino Bruni, Il dono del fratello sognatore, Avvenire 15 giugno 201


giovedì 13 novembre 2014

IL BANNOCK: UNA NAVE MOLTO AMATA DAI PROCIDANI


Il Comandante Nicola Scotto di Carlo sul Bannock

Comandante Scotto, si fa oggi un gran parlare della triste sorta della nave Bannock della quale si discute in Consiglio Comunale  con posizioni  distanti tra Maggioranza è Minoranza. Sappiamo che lei è stato alla guida di questa gloriosa nave fin dall’inizio. Ci può dire  qualcosa della storia di questa nave?
BANNOCK è il nome di un capo tribù indiano che viveva nel sud dello Stato americano dell’ IDAHO. Esso divenne anche il nome di una nave americana la cui costruzione ebbe  inizio il 3 agosto 1942 a Charleston presso i cantieri navali Charleston per la Shipbuilding & . Drydock  CO. e varata nel Gennaio 1943.
Dal 1943 tale nave  fu utilizzata in operazione di rimorchio lungo le coste West India del Nord America e Brasile. Nel marzo 1944 giunse  a New York  per seguire un convoglio che procedeva per la Gran Bretagna, dove arrivò a Falmouth  verso la meta’ di Aprile, e partecipò alle operazioni preliminari relative allo sbarco degli Alleati in Francia. Durante le settimane che precedettero l’assalto, subì  numerosi raid aerei da parte della Luftwaffe, ma ne venne fuori solo con alcuni danni.
Dal  “D day”, 6 Giugno 1944, fino alla fine della terza settimana di luglio,  partecipò a  numerose operazioni di ricerca, salvataggi e riparazioni come mezzo di supporto alla forza di invasione.  Il 21 luglio  1944 partì dalle coste della Normandia per tornare in Inghilterra. Da qui si spostò a Londondwerry nel Nord Irland da dove rimorchiò in America l’incrociatore “Nelson”.
Giunta a Boston il 26 Agost1944, Ddal 14 dicembre dello stesso anno partecipò ad alcune operazioni nell’Oceano Pacifico. Arrivò  a Pearl Harbour il 23 Gennaio 1945 e vi rimase fino al 9 febbraio. Opero’ fra le isole Marianne e Guam. Da Guam parti per Okinawa dove arrivò il 7 Maggio 45. Negli anni seguenti fu impegnata in una serie di operazioni fra le Marianne, Okinwa, Iwo Jma. Per le operazione svolte durante la seconda guerra mondiale riceverà successivamente due “Stelle di battaglia”

Operazione nel mare in tempesta. La foto è esposta nell'Ist. di Geologia Marina di Bologna
 
Quando la motonave fece ritorno in America?
Con la capitolazione del  Giappone fece ritorno in America, ma dal febbraio 1947 fino al 1951 la motonave rimase ferma nei cantieri. In seguito continuò a operare lungo le coste degli Stati Uniti. Solo nel luglio  1955 fu messa in riserva, e vi rimase fino al 1961. Dal 1961 fu poi affidata all’Italia e il 28 agosto 1962 venne stipulato un contratto di locazione fra lo Stato americano e il Governo italiano, col parere favorevole del Vice Presidente degli USA.

L'Oceanografo Cousteau in visita al Bannock
  
Perché l’Italia volle stipulare questo contratto di locazione, che successivamente si trasformò in acquisto?
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) non aveva alcuna nave idonea a eseguire ricerche nei nostri mari, per cui individuò nel Bannock le caratteristiche ideali per tale scopo. Nel 1962 presso i cantieri O A R N  di Genova iniziarono i lavori di trasformazione da nave da rimorchio a nave oceanografica e il 13 Settembre 1963 la motonave  Bannock partì da Genova alle ore 12 per la prima crociera di ricerca oceanografica.
Solo nel dicembre 1977 venne cancellato dalle liste delle navi della marina americana e nel maggio 1979 il governo italiano poté acquistarla. Numerose le crociere di ricerca scientifica  realizzate con la presenza dei più qualificato esperti di oceanografia, geologia, fisica, matematica, biologia delle Università Italiane e straniere. L’ultima crociera scientifica partì dal porto di Genova il 20 dicembre 1991.

Festa sul Bannock al Prof. Giancarlo Spezie per la sua promozione a Ordinario

 Perché fu consegnata poi alla Marina Militare?
Il CNR ritenendo la motonave ormai obsoleta pensò di cederla alla Marina Militare. La qualcosa avvenne il 10 gennaio 1992  e la nave venne consegnata alla Marina Militare presso l’arsenale del porto di Venezia e  utilizzata ancora come nave da ricerca e come mostra itinerante di libri.

Il Bannock in navigazione

Sappiamo che lei è stato l’ideatore di un progetto finalizzato all’utilizzo di questa nave come museo navale nel porto di Procida.
Avendo appreso che la Marina Militare aveva deciso di sospendere ogni tipo di attività con questa unità, dopo aver effettuato una raccolta di firme per avere consenso dalla opinione pubblica locale, presentai al comune di Procida - protocollo 5217 in data 18 aprile 2002 - la richiesta di poter utilizzare la Nave Bannock come nave MUSEO NAVALE NEL PORTO DI PROCIDA.
Siamo a conoscenza  del fatto che solo dalla vicina Ischia vengono in visita a Procida più di trentamila turisti all’anno. Quale occasione migliore per presentare ai nostri ospiti nazionali e internazionali la nostra ricca e grande storia di mare in un centro polifunzionale con annesso Museo. Un Museo su di una nave datata, ma con tanta storia e sulla quale tanti procidani sono stati imbarcati. Di “Navi Museo” ne sono ricchi i porti del Nord Europa. Esse danno visibilità al lavoro sul mare che ha dato potere e ricchezza ai loro Stati.

Ricercatori di Parma e Urbino sulla Bannock con il Com. Scotto, il  D.M. Nino Olivieri e l'Uff. Gennaro Aurelio

Una proposta molto interessante, che purtroppo, a quanto ne sappiamo, si è arenata.
Dobbiamo sempre ricordare che il  progresso e lo sviluppo economico di Procida è stato frutto del lavoro sul mare da secoli; ma chi nella nostra isola ha dato a questo lavoro dei nostri uomini il giusto merito? 
Per quanto riguarda il Bannock e cose stanno così: il 13 febbraio 2004 viene sottoscritto un protocollo d’intesa fra il Comune di Procida, l’Istituto Superiore Francesco Caracciolo e G. Da Procida e l’Autorità Militare per l’utilizzo della nave Bannock  nel porto di Procida come Centro polifunzionale.
Il Comune riceve un finanziamento di € 600.000. Vengono eseguiti i dovuti lavori di trasformazione e la nave viene destinata ad essere ormeggiata al Molo di ponente alla Marina Grande, subito dopo la Capitaneria.
Purtroppo ancora oggi, luglio 2012, la nave resta ormeggiata nel porto di Napoli con un costo che grava sulla collettività procidana  e attende di essere trasportata nel porto di Procida. Cavilli che in altre parti vengono abbattuti in breve tempo qui restano insolubili e si fa di tutto per accrescerli.
Sembra un paradosso: la nave Bannock sopravvissuta allo sbarco in Normandia, sopravvissuta a Pearl Harbour, sopravissuta agli attacchi subiti nel   Pacifico a Guam e alle Marianne, in Giappone, sopravvissuta a tanta navigazione oceanica e oceanografica, ora langue in angolo del porto di Napoli in attesa… L’ATTESA, una condizione  che si utilizza da noi da secoli solo per farci sognare cose che non accadranno mai.

 

La mensa ufficiali a bordo. A sinistra Salvatore Tramontano
La messa in mare di un carotiere per il prelievo di campioni del fondo marino
Nicola Scotto di Carlo sul ponte di comando
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mercoledì 12 novembre 2014

Riflessioni dopo il video messaggio del Sindaco Vincenzo Capezzuto

Un fotogramma del video messaggio del Sindaco VincenzoCcapezzuto
Il Presidente americano Lincol, repubblicano, dopo aver disperatamente lottato per fare approvare l’emendamento che avrebbe finalmente eliminato la schiavitù, si buttò a capofitto in un’altra lotta, quella contro la forte contrapposizione tra le diverse parti politiche che minava la pace sociale. Ma questo gli costò la morte.
Egli si era convinto che la divisone frontale e pregiudiziale tra  maggioranza e minoranza era un gran male, che si rifletteva negativamente tra i cittadini, determinando nelle città mancanza di pace e benessere  e ostacolando l’avanzamento della civiltà e della democrazia.
Ci sarà mai anche nella piccola isoletta di Procida, 3,7 kmq e poco più di 10.000 abitanti, qualche politico capace di mettere fine a una becera, viziosa, pregiudiziale ed ottusa contrapposizione tra centro destra e centro sinistra che congela le spinte sane e ideali della popolazione, non favorendo quella fraternità sociale  senza la quale anche la libertà e l’uguaglianza sono sempre seriamente compromesse?
Il Sindaco Vincenzo Capezzuto, nel suo originale ed ampio messaggio ai cittadini, ha elencato gli sforzi, l’impegno e i molteplici risultati politici raggiunti  nel suo primo mandato: sostegno ai marittimi nelle mani dei pirati, apertura di Vivara, progetto per Terra Murata, differenziata al 70%, finanziamento per Marina Grande e tant’altro ancora. Obiettivi importanti e buoni, ma per noi poca cosa se pensiamo alla mancata disponibilità  verso la minoranza che è stata spesso messa nell’angolo.
Un Sindaco eletto direttamente dal popolo ha ampi poteri e deve rappresentare tutti i cittadini in maniera sostanziale. Il suo primo obiettivo politico, più volte annunciato, è quindi di essere super partes, e questo è possibile solo se, nel rispetto dei ruoli istituzionali, egli fa di tutto per creare una corretta, trasparente  unità tra maggioranza e minoranza, unità che non esclude le diversità  anzi le valorizza, e non si dà pace se vede lo scontro ideologico e pregiudiziale che cerca di tener fuori la minoranza dalle decisioni importanti. Il primo cittadino mette sempre al primo posto il lavorare il più possibile insieme,  come la premessa di ogni altro risultato, ed ha bene in mente che i suoi consiglieri sono 20 e non 13 come comunemente si intende.
Questo, purtroppo, da molto tempo nel Comune di Procida non c’è stato. Chiediamo pertanto al Sindaco Capezzuto, in questi ultimi 4 mesi del suo mandato di dare un segnale forte al paese nella direzione della fraternità in politica, così come alcuni Sindaci italiani in controtendenza stanno  cercando di fare.
Sì, auspichiamo un gesto politico rilevante e rivoluzionario volto ad una vera pacificazione democratica dell’isola la quale, dopo più di due secoli, da quel famigerato 1799, che vide procidani monarchici festeggiare i procidani repubblicani che morivano impiccati, ancora soffre maledettamente di quel retaggio di rivalità, sospetti, contrapposizioni, invidie, maldicenze  prevaricazioni e morte.




sabato 8 novembre 2014

Procida vista da Marino Moretti

Marino Moretti e Juliette Bertrand

Come si legge nel libro Procida nel cuore (Clean Edizioni) di Pasquale Lubrano Lavadera, Marino Moretti conosce Procida grazie alla sua amica francese Juliette Bertrand che si era innamorata dell'isola e  lì trascorreva molti mesi della sua vita. Il brano che riportiamo è di una lettera di Marino Moretti a Juliette dopo aver vissuto una settimana sull'isola. La Caterina di cui si parla è un giovane ragazza procidana che Juliette idealmente adottò e portò con sé in Francia.

La stanza della casetta di Juliette a Pizzago dove Marino veniva ospitato

Ho sotto i miei occhi la figura della tua isola fra tanti granchi, stelle e cavallucci marini e mi par di rivedere ancora dalla finestra della tua-mia stanza il bellissimo arco che dalla Punta di Pizzago va allo scoglio dello schiavo, formando la bellissima spiaggia dell'Olmo su cui vagammo con Caterina in uno dei nostri pellegrinaggi procidani che culminarono - l'ultimo giorno - nella visita a quel bellissimo e commoventissimo cimitero dove “giace l'infelice Venosca”[1].
   Nulla ho dimenticato di quelle  belle e strane giornate passate al tuo fianco. Ed è curioso che tu mi rammendi, come poco “culinariamente” felice l'ultima nostra colazione, che io invece ricordavo come la più gustosa e la più gentile. Caterina fu perfino dolce a quel desco. Senza dire che fu addirittura dolcissima subito dopo, quando si assentò un po' misteriosamente e tornò con quel trionfo di limoni, dicendo che gli ospiti non debbono lasciare l'isola senza prima inghirlandarsi di quei frutti della terra offerti da un autentico procidano.
   Ora non tutti quei limoni sono stati spremuti. Ce ne rimangono ben quattro che fanno bella mostra di sé su un antico piatto di peltro posato sulla cinquecentesca cassa toscana nel corridoio d'ingresso. Se Caterina sapesse il nostro intendimento di onorare la sua bellissima isola, ci crederebbe forse degni d'abitarla e di morirvi…come l'infelice Venosca.

Marino Moretti

Cataerina Mancusi la figlioccia procidana di Juliette




[1] Venosca Francesco, detenuto per omicidio nel carcere di Procida, escluso dall’indulto del 1848 per aver partecipato con altri ergastolani ad una sommossa politica nel 1839.  Morì e fu sepolto nell’isola.

venerdì 7 novembre 2014

Si avvicinano le elezioni politiche a Procida

Consiglio Comunale in santa Margherita
Notizie non proprio serene giungono dal Centro Destra dove si parla di un contrasto politico tra Luigi Muro e l'attuale Sindaco Vincenzo Capezzuto in quanto Luigi Muro intende ripresentarsi come candidato Sindaco e starebbe già preparando la sua lista. 
Vncenzo Capezzuto che, per legge può ricandidarsi  per altri 5 anni, accetterà alla fine la decisione di Luigi Muro o prenderà le distanze formando una propria lista? Lo sapremo nei prossimi giorni.
Anche nel campo del Centro Sinistra si riscaldano i motori con le Primarie messe in campo in questi giorni e che si concluderanno a dicembre. In questo momento si parla di due candidati: Dino Ambrosino ed Eugenio Michelino, ma potrebbe anche esserci una terza candidatura.
Nella passata tornata elettorale "Insieme per Procida" fu un valido tentativo di fermare l'avanzata nel paese della politica del Centro Destra con il Candidato Sindaco Aniello Scotto di Santolo.  Si sfiorò il successo con solo 80 voti di scarto. Pensiamo che il Centro Sinistra debba  ripartire da quella esperienza e intercettare oggi con chiarezza e con entusiasmo l'alternativa al Centro Destra.

martedì 4 novembre 2014

Zuffe in Parlamento - Dove è finita la democrazia?

Zuffa in Parlamento nel 2014 
Il parlamento non riesce ad eleggere i due nomi per la Consulta. Quale il motivo di fondo? Un motivo serio? Una difficoltà reale? Un inceppo costituzionale? O semplicemente un’estrema debolezza del sistema partitico attuale?
Da quanto è accaduto in questi mesi possiamo constatate che la motivazione di fondo è la contrapposizione tra  i partiti, e di conseguenza non si raggiunge mai il quorum previsto per l’elezione.
E’ proprio di ieri la notizia che Alessandra Sandulli, Docente di Diritto Amministrativo, viene giudicata negativamente da un partito perché qualche anno fa la Sandulli ha espresso critiche alla riforma della giustizia presentata al Parlamento quando quel partito era al governo.
Ma questo non lo faceva Mussolini  negli anni 30 quando negava diritti a chi aveva espresso critiche al suo operato? Fece scalpore negli anni 30 l’opposizione di Mussolini al premio dell’Accademia letteraria italiana allo scrittore Marino Moretti, perché costui aveva firmato il manifesto di Benedetto Croce contro le scelte del Governo fascista.
Pensavamo che con la democrazia questo pericolo fosse scongiurato ed invece ecco che lentamente esso si ripresenta in un sistema politico come il nostro che giudichiamo democratico.
L’origine di questa deriva  è, a parer nostro, nel fatto di aver tacitamente approvato la contrapposizione in Politica tra la maggioranza e la minoranza. A tal punto che oggi  è invalso l’uso di chiamare la minoranza con il nome di “opposizione”.
Se si legge con attenzione la nostra Carta Costituzionale la minoranza al pari della maggioranza ha il dovere di concorrere al bene comune e non alla lotta agli avversari..
Infatti oggi vediamo spesso le nostre aule consiliari, regionali e parlamentari ridotte a tribune di tafferugli, di oscene manifestazioni di dissenso e di aggressioni, nell’incapacità più assoluta di dialogo e di ascolto reciproco.
Addirittura per l’elezione dei due membri della Consulta non si trova soluzione in quanto vien considerato indegno dai membri di un partito chi ha lavorato in un altro partito.
Occorre pertanto  affermare con forza il superamento di tale stallo, a causa di un pregiudizio degenerativo e fortemente diseducativo per l’intero popolo italiano.
Bisogna considerare e giudicare  chi lavora in un partito diverso dal mio, degno quanto me. E valutare la sua eleggibilità in base all’impegno, all’onestà, alla lealtà, alla giustizia e alla trasparenza, indipendentemente  dalla scelta che sta alla base del suo impegno politico
Si continua, invece, con estrema imprudenza a chiedere un tandem “super partes”, e lo si chiede con orgoglio come se l’essere di parte sia un obbrobrio, una grave colpa, una grossa deficienza.
Va invece stigmatizzato questo parlare di “super partes” come affermazione molto pericolosa, perché subdolamente vanifica l’idea stessa di un sistema democratico  che a differenza della dittatura poggia le sue basi sul valore della diversità. La democrazia esalta, illumina, approva, gioisce per la presenza delle varie parti nel parlamento e delle diversità di scelte.
Il dramma nasce proprio quando queste parti si combattono come in guerra. E noi, purtroppo, ci stiamo assuefacendo alle “guerre” di politica come dinanzi ad una normalità, in silenzio, contribuendo così, inconsapevolmente, a considerare come normale la “guerra” tra i cittadini in ogni ambito civile e lavorativo.
Di qui la grande necessità di riscoprire il principio della fraternità in politica come base fondante della democrazia, e agire in conseguenza di esso.


Pasquale Lubrano Lavadera 

lunedì 3 novembre 2014

Matteo Renzi: lavoro, contratti, scuola e stipendi

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi
IL primo grande problema oggi è che le fabbriche chiudono. Dobbiamo dare ossigeno alle imprese e mettere  l'imprenditore in condizione di dare lavoro ai giovani. Matteo Renzi fa questo discorso che  viene giudicato di destra, ma per me è un discorso giusto. Difendo l'articolo 18 e non faccio qualcosa per impedire che la mia fabbrica chiude? Se la mia casa brucia non posso rivendicare il diritto ad avere un letto in quella casa.
Mia figlia è stata assunta per 7 anni con un CO.CO.CO. e dopo sette anni è stata licenziata. Nessuno l'ha difesa, Nessuno si è fatto carico del suo lavoro precario che le impediva di avere diritti goduti dagli altri lavoratori. Nessuno si è preoccupato di offrirle un' altra opportunità. Matteo Renzi dice che questo tipo di contratto deve sparire. Ritengo valida questa proposta  e vorrei che fosse presto attuata.
Ho insegnato in varie scuole ed ho terminato alle Superiori prima al Righi di Napoli e poi al Nautico di Procida  e dopo 35 anni di lavoro bellissimo, impegnativo e difficile sono stato mandato in pensione con 1400 euro al mese. Ci sono funzionari pubblici che vanno in pensione con 20.000, 30.000, 40.000 euro al mese . Vi sembra giusta questa forte disparità di retribuzione? A me no!
Per la prima volta ho sentito un presidente del Consiglio che affrontava questo problema, anche se ritengo  che l'aver portato il tetto massimo  a 240.000 euro di pensione all'anno sia ancora troppo poca cosa. Bisogna abbassare ancora e di molto gli stipendi dei dirigenti pubblici e lo farò presente al presidente Renzi.
Purtroppo nessun esponente della mia parte politica (il centro-sinistra) aveva fino ad oggi alzato al voce sugli stipendi troppo alti, sull'importanza della scuola, sull'eliminazione dei contratti a termine, sulla necessità di mettere le imprese in condizioni di sopravvivere e di non licenziare.

Pasquale Lubrano Lavadera