domenica 27 aprile 2014

L'Editrice NUTRIMENTI apre una libreria a Procida - Ne parliamo con Andrea Palombi

Andrea Palombi

Il 3 maggio 2014, alle ore 18, a Procida in via Roma, inaugurazione della prima grande  libreria  con oltre 7000 volumi.  A promuoverla è la Casa Editrice NUTRIMENTI. Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Palombi, Direttore Editoriale dell'Editrice, che è stato recentemente sull'isola:

Quali le linee editoriali della casa Editrice Nutrimenti.
Il piano editoriale Nutrimenti si articola in tre settori: narrativa, saggistica e, con l’etichetta “Nutrimenti mare”,  libri sul mare e la nautica. Per la narrativa pubblichiamo sia autori stranieri, con una particolare attenzione per la narrativa americana contemporanea, sia italiani, dando spesso voce ad esordienti. La saggistica è legata ai grandi temi dell’attualità, dalla politica all’economia e al costume, o alle vicende più importanti che hanno attraversato gli ultimi decenni della nostra storia. Per il mare, infine, diamo voce a diari di bordo e storie di navigazioni o di navigatori a vela, pubblichiamo manuali tecnici e la grande letteratura di mare.

L'ingresso della libreria in via Roma

Tra qualche giorno la casa Editrice Nutrimenti inaugurerà una libreria a Procida. Perché?
Siamo convinti che una libreria per vivere debba legarsi a un territorio e a una comunità. Sembrerà strano, ma da questo punto di vista Procida si candida perfettamente ad essere una sorta di “laboratorio”. Un territorio pieno di cultura, che ha ospitato e ospita, o  visto transitare intellettuali ed artisti, ma che non ha mai avuto una libreria vera e propria. Un luogo cioè capace di offrire una rappresentanza sufficientemente ampia della produzione editoriale italiana. Poi ovviamente la scelta è nata come sempre per una serie di coincidenze, a cominciare dal bel lavoro che sta facendo il nostro amico Fabio Masi a Ventotene, un’isola più piccola e molto meno popolata di Procida. Proprio da Fabio, a sua volta sollecitato da Elisabetta Montaldo, è venuto il primo invito a valutare l’ipotesi di aprire una libreria a Procida.

Non è un rischio grande considerata la limitatezza dell’isola di soli 11000 abitanti.Cosa vi spinge ad affrontare questo rischio?
Inutile nasconderselo, il rischio c’è, e ne siamo ben consapevoli. Altrettanto forte è però la voglia si sperimentare, in questo periodo drammatico di crisi dell’editoria, forme e modi nuovi per resistere. Non si può solo restare fermi a lamentarsi. Da questo punto di vista immaginiamo la nuova libreria di Procida, Nutrimenti Bookshop, come un avamposto di frontiera, il tentativo di costruire qualcosa di diverso rispetto al modello dei grandi Megastore, o delle librerie di catena che ha imperato negli ultimi decenni e oggi sembra soffrire. Immaginiamo una libreria efficiente, piena di libri, capace di soddisfare le richieste (dei procidani, e dei turisti in transito) ma anche di stimolare curiosità e nuovi interessi.

Pensiamo che il libro non sia solo un oggetto da vendere, ma una reale possibilità di conoscenze, dibattiti, incontri, relazioni Quale è la vostra visione di una libreria oggi?
Il discorso si lega strettamente a quello fatto prima. Noi siamo convinti che una libreria riesce a vivere solo se è capace di stabilire legami solidi con il territorio e la comunità che la circonda, con le singole persone che ci vivono, riuscendo a conoscerne e a soddisfarne le esigenze. Solo se diventa una casa aperta e nello stesso tempo un centro propulsore di occasioni di incontro, di iniziative culturali. Insomma un vero e proprio presidio culturale, capace di fare concretamente promozione della lettura, e sappiamo bene quanto l’Italia oggi ne abbia bisogno.

In che rapporto vi ponete  con la popolazione dell’isola, con le varie associazioni presenti?
Abbiamo già aperto un dialogo, quando la libreria era ancora un cantiere per i lavori di ristrutturazione, e   speriamo che quel dialogo continui e si irrobustisca in un rapporto di collaborazione sempre più stretto e concreto. Vogliamo offrire nuove occasioni ai procidani (ad esempio portando nell’isola autori noti a livello nazionale, ma anche, per quanto riguarda la vocazione marinara dell’isola, grandi velisti, promuovendo nuovi eventi e appuntamenti pubblici) ma chiediamo anche consigli e suggerimenti. Insomma offriamo qualche risposta, ma sollecitiamo molte domande. E dunque ci piacerebbe che ogni associazione trovasse nella libreria un punto di snodo della propria attività, un’occasione per crescere insieme.

L’isola ha un considerevole numero di artisti (pittori, scrittori, musicisti, attori…) Pensate ad una sinergia creativa  con questi artisti, e in che modo?
Sicuramente sì. Alcune forme sono già in atto o le stiamo studiando: pubblicheremo una storia di Procida e stiamo studiando la realizzazioni di poster sull’isola realizzati grazie ad opere degli artisti presenti.  Pensiamo a un nuovo festival, “Gita al faro”,che unisca la passione per la scrittura con quella per il mare e la navigazione a vela  in collaborazione con Ventotene e la libreria di Fabio Masi. E poi, anche qui, siamo aperti a ogni imput che arrivi.

L'allestimento della libreria
L’isola di Procida ha avuto sempre  una grande presenza di scrittori. Molti vi hanno anche trovato anche  ispirazione per i loro romanzi. I più famosi  Lamartine con Graziella nell’800, Elsa Morante  con L’Isola di Arturo nel 900. Tuttavia si legge poco  e gli stessi premi letterari  e le varie iniziative culturali presenti non riescono a suscitare interesse  ampio.  Sono inoltre passati, in questi anni, importanti autori per presentare i loro libri,  ma l’isola non ha dato sempre molta attenzione ad essi. Una libreria  come la vostra potrebbe in qualche modo favorire un rapporto più vitale con il libro e con gli scrittori che qui si affacceranno? E in che modo?
Speriamo davvero di sì. Di certo non ce la faremo da soli. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti, ma siamo convinti di poter offrire nuove occasioni di incontro e di confronto e siamo fiduciosi che la scommessa possa essere vinta. Sarebbe un bel segnale anche fuori da Procida.

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera



Procida chiede aiuto!

Procida: Casa Guarracino alle Centane
Avere un'isola così bella e ridurla ad un parcheggio di auto e motorini (5 mila auto e 7 mila motorini), che scatenano giorno e notte un traffico degno delle più caotiche città, è un delitto imperdonabile che avrà gravi conseguenze per il futuro. Purtroppo non si  comprende che una tale mole di motoveicoli  su uno spazio limitato di soli 3,7 kmq, con strade piccole e senza marciapiedi per i pedoni, non abilitate quindi secondo il vigente codice stradale alla circolazione, è un assurdo ambientale e sociale che nuoce fortemente alla qualità della vita e alla salute di tutti. Chi salverà l'isola di Procida da tale disastrosa realtà?

giovedì 24 aprile 2014

Mario Spinetti Sindaco di Procida


Mario Spinetti con la moglie alla Scuola elementare 10 agosto 1956
  
   Nato nel 1908, Mario Spinetti si laureò brillantemente in medicina nel 1931 a soli 23 anni. L’anno successivo vinse il concorso per assistente chirurgico negli OO.RR. di Napoli iniziando la sua brillante carriera. Formatosi alla scuola del padre, professore di Medicina Operatoria all’Università, diede alla sua preparazione l’indirizzo eminentemente pratico, che conservò per tutta la carriera. Dal 1932 restò ininterrottamente  negli Ospedali Riuniti di Napoli come assistente prima, poi dal 1946 come chirurgo. La parentesi della guerra lo portò in Albania come capo reparto di chirurgia nel 146° ospedale di campo. Non trascurò il lavoro scientifico: fu direttore responsabile della “Rivista di Chirurgia”, e segretario di redazione della rivista “Gli incurabili”, oltre a pubblicare numerosi  lavori scientifici. Dal 1945 fu chirurgo primario nell’Ospedale Civico di Procida e  nel Penitenziario dell’isola. Sportivo appassionato eccelse nella scherma, vincendo campionati universitari e tornei nazionali ed internazionali. Per alcuni anni si dedicò anche al giornalismo sportivo
   Non ritenne mai l’impegno politico una professione, ma visse il suo mandato di Sindaco come straordinaria possibilità di dedicare  gratuitamente il suo tempo, per migliorare la condizione di vita dei cittadini, senza mai smettere di praticare la professione di medico. Aveva un grande rispetto per i consiglieri di minoranza, che considerava collaboratori, seppur nel loro ruolo critico di controllo. Da autentico democratico,  aprì strade inusitate di consultazione tra cittadini prima di prendere decisioni importanti e definitive. Ebbe inoltre un buon rapporto con i procidani di cui curava la salute e ai quali si dedicò con tutte le sue energie  per offrire loro un orizzonte politico nuovo. Diede, nel suo mandato di Sindaco, valore primario all’impegno per la Scuola, a cominciare dagli asili fino all’Istituto Tecnico Nautico per il quale volle la sezione Capitani di Lungo Corso. Come pure si adoperò perché nascesse una Biblioteca Comunale: inammissibile un’isola senza una attrezzata ed ampia biblioteca. Inoltre per dare un futuro all’isola occorreva dotarla di un Porto efficiente,  ma si scontrò subito con le difficoltà economiche che affliggevano l’Italia. Tuttavia riuscì a portare il Presidente della Repubblica Gronchi  sull’isola affinché si rendesse conto di persona dell’impellente necessità e Procida ebbe  il suo Porto e poté  garantire attracchi sicuri e collegamenti  migliori con la terraferma. La sua improvvisa morte, il 2 febbraio del 1958, lasciò nell’isola e nel settore sanitario un vuoto difficile da colmare.
   Don Michele Ambrosino all’indomani della scomparsa ne sottolineò la dimensione umana e spirituale: “Ogni uomo è una sintesi di intelligenza, volontà e cuore. Mario Spinetti aveva un enorme capitale di questi beni…L’intelligenza gli brillava negli occhi. La forza di volontà e la tenacia che lo hanno sostenuto nella sua carriera è stata, a dir poco, non comune. Dalla paziente ricerca, che lo faceva sudare, per ore, nel suo camice bianco finché il male non fosse scoperto ed estirpato, fino ai suoi impegni politici: il campo della ricerca delle possibilità e dell’attuazione di un determinato punto di vista. Esaminava tutte le possibilità con una tenacia. Questa maniera forte, questo spirito di resistenza, tra incomprensioni e attacchi, questo carattere virile lo rendeva ai miei occhi, un uomo eccezionale. Alcuni anni fa, quando insegnavo al Liceo “Genovesi” e frequentavo la sua clinica  di “Villa Chiara”, in un mattino piovoso, mi venne incontro con questa proposta: “Don Michele, c’è qui ricoverato il medico C., prossimo alla fine, per un male inguaribile. Si trova qui stamattina anche il capitano F. Fra i due da tempo non corrono buoni rapporti; ma adesso che è giunta l’ora, deve ristabilirsi la pace e la cordialità. Caro Don Michele datemi una mano!”. Dopo alcuni minuti il Medico e il Capitano si riabbracciarono tra le lacrime della ritrovata pace e serenità.”


lunedì 21 aprile 2014

Procida, dopo il venerdì santo

Procida: il Cristo Morto portato in processione il Venerdì Santo
Il Venerdì santo è passato, i misteri preparati dai nostri giovani e adulti sono sfilati per le strade nella commozione di tutti al passaggio del Cristo Morto. 
Quest'anno poi tanti hanno potuto assistere all'evento grazie alla diretta nazionale trasmessa da TV 2000, che si è arricchito delle parole di don Lello Ponticelli; parole che  ci  hanno fatto riflettere sul senso profondo di una realtà religiosa della Pasqua che non è mai avulsa  dal contesto sociale in cui è radicata nel presente. Quello stesso giorno anche il cardinale Sepe ha lanciato un forte messaggio a tutti, sia di convinzioni religiose che di convinzioni non religiose, per invitarci ad un impegno nuovo per il futuro: "Siamo tutti chiamati ad arginare ogni forma di illegalità, la corruzione imperante, la camorra che vuole condizionare la vita della nostra gente....Purtroppo tanti cercano paradisi artificiali rifugiandosi nella droga, nell'alcool, nel gioco...Dobbiamo tutti sentirci chiamati a risanare il tessuto sociale....Tutti insieme preti e laici con il sostegno delle famiglie e della Scuola."
Se vogliamo allora dare un senso a quel portare il Cristo Morto per le nostre strade, dobbiamo trovare il coraggio di guardare il male che affligge l'isola e cercare  insieme qualche soluzione. E questo il compito primario che don Lello e il Cardinale Sepe affidano alle nostre realtà ecclesiali, da realizzare con l'intera comunità e in primo luogo con le Scuole.

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

mercoledì 16 aprile 2014

Una grande libreria a Procida

La Libreria in allestimento in via Roma

Procida, 3 maggio 1914, a Marina Grande, alle ore 18 sarà inaugurata una grande libreria, la prima grande libreria nella storia dell’isola.
Un evento di grossa portata culturale, fortemente desiderata dalla nostra concittadina Elisabetta Montando, che ha intercettato  l’esigenza della Casa Editrice “Nutrimenti”  di creare uno spazio vitale per i libri in un posto di mare, favorendone così l’attuazione in una delle tante stupende grotte dei marinai, in  via Roma a Marina Grande, trasformate oggi tutte in spazi commerciali.
La grotta, di proprietà del Pio Monte dei Marinai, è situata subito dopo l’Edicola e a pochi passi dal Bar Roma, per antonomasia ritrovo di grandi artisti ed uomini della cultura, da Montale a Elsa Morante solo per citarne i più famosi.
Marina Grande
Spazio bellissimo  anche perché uno dei pochi spazi  sottratto al traffico e dove le persone possono sostare con tranquillità come in un cortile della propria casa.
La Libreria Nutrimenti intende offrire ai procidani, alle Istituzioni, alle Associazioni locali, possibilità culturali, progetti, idee ma nello stesso tempo chiede ai procidani di sentirlo come uno spazio proprio  in una reciproca collaborazione  che realizzi una sinergia costruttiva  tra le forze vitali dell’isola.

Ci piace segnalare che l’Editore Nutrimenti  ha nel suo catalogo una ampia “sezione mare”, una delle più importanti e completa nell’editoria nazionale, ed intende pertanto valorizzare la grande cultura marinara dell’isola, le sue storiche pubblicazione, le sue tradizioni che  fanno della nostra piccola isola un posto unico, che da sempre ha attirato artisti, scrittori, uomini di cultura da ogni parte del mondo.

Il mitico Bar Roma, ritrovo per intellettuali ed artisti

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

martedì 15 aprile 2014

Le mafie sono forti dove la politica è debole

Rosy Bindi
“Le mafie sono forti lì dove è debole la politica, che magari è pure complice, ma soprattutto quando nei territori non assicura i diritti fondamentali: scuola lavoro, salute, ambiente sano, cultura”.

Rosy Bindi

"Un invisibile punto" di Anna Rosaria Meglio

Anna Rosaria Meglio legge una poesia durante  la Sagra del Mare
Abbiamo intervistato Anna Rosaria meglio che presenterà il 26 aprile 2014  alle ore 18 nella Sala Consiliare del Comune il suo libro: "Un invisibile Punto": Luoghi e volti della mia isola.

Come nasce questo tuo libro?
Quando nel 2007  fui invitata dalla redazione di Espressioni procidane a collaborare al giornale, mi fu affidato un settore particolare: incontrare le persone di Procida e dialogare con loro sul passato e sul presente. Sono nati articoli interviste che oggi sono tutte riunite in questo mio  libro il cui titolo UN INVISIBILE  PUNTO è quello di una mia poesia.
Perché hai dedicato questo libro a Don Michele Ambrosino.
Perché mi è stato sempre accanto in tutta la mia vita, mi ha incoraggiata a non arrendermi  dopo la perdita di mio marito, ha valorizzato questo mio desiderio della scrittura nonostante avessi solo la V elementare, ed è stato lui a dare  al Professore Pasquale Lubrano Lavadera  alcuni miei scritti affinché potesse valorizzare il mio piccolo talento.
Cosa ha rappresentato per te questo andare incontro alle persone per preparare gli articoli?
Mi ha fatto capire che ognuno, giovane o adulto, possiede  nel profondo del suo cuore aspirazioni belle, ognuno vorrebbe un isola dove regni la pace, la concordia, il rispetto, l’uguaglianza. Però spesso cadiamo  in un errore: pensiamo che siano glia altri a dover fare tutto questo. Se voglio la pace sono io che per prima devo costruirla, se voglio il rispetto sono io che devo darlo…solo così possiamo mettere in moto qualcosa di nuovo e di positivo che va a beneficio di tutti ed anche nostro.
Parli poco di politica. C’è solo l’articolo sul Sindaco  Mario Spinetti..
Non ho conosciuto Spinetti,  ma mi fu chiesto di fare un’indagine tra i procidani che l’avevano conosciuto…Non credo che il libro parli poco di politica. La politica deve costruire il bene comune. Il mio libro è politico perché cerca di dare un contributo di valori. Come dice Papa Francesco la politica senza valori si corrompe e genera disastri.  Penso che queste mie interviste, queste esperienze di tanti procidani che desiderano un isola  dove ci sia giustizia, legalità, rispetto ambientale, lavoro, riduzione del traffico, possano offrire  molte indicazioni anche ai politici.
Nel libro e negli inviti tu dici che questo libro servirà a raccogliere fondi per ricostruire  la città di Abujog in Filippine sconvolta dal tifone in novembre. Come è nata questa idea?

Un giovane procidano  mio conoscente ha la moglie filippina e il suo paese  è stato sconvolto dal tifone. Saputa la cosa questo giovane che vive a Ravenna  ci ha  chiesto aiuto e noi ci siamo messi a lavorare a raccogliere fondi. Il Pio Monte dei Marinai è stato molto generoso, ma tanti procidani hanno dato e continuano a dare. Anche io ho voluto offrire questo mio libro a questo scopo. Solo aiutando gli altri in necessità in qualsiasi parte del mondo, Procida, Filippine, Africa… troviamo la nostra realizzazione e con essa la vera felicità

lunedì 14 aprile 2014

Procida: cancellata la fontana fantasma

Procida. Piazza della Repubblica oggi
La fontana fantasma è andata in frantumi sotto i colpi dei martelli pneumatici. Evento atteso e desiderato da tutti. Il tempo ha consumato la discordia politica palese o celata.
Venne definita trionfo della disarmonia, inutile ed effimera, scempio del buon gusto, esemplare di soldi  pubblici stracciati. Noi la guardammo in silenzio e con tristezza.
Oggi restano le montagnole di pietre a parlare di una fine annunziata fin dal principio. Squallore e morte di una sciatteria? Scompare l'impudicizia? O avanza quel nuovo che da tempo stavamo aspettando?

domenica 13 aprile 2014

PD: uno scontro che spaventa!

Matteo Renzi
Matteo Renzi è stato eletto democraticamente segretario del partito dopo una consultazione popolare  molto ampia, secondo lo statuto del partito, dopo le irrevocabili dimissioni di Bersani. Più tardi è stato incaricato da Napolitano di formare il nuovo Governo, dopo le dimissioni di Letta.
Quello che sta avvenendo oggi a livello nazionale nel PD è molto grave ed è sotto gli occhi di tutti. La minoranza del partito si sta organizzando e in modo visibile attacca la maggioranza guidata da Renzi e alcune scelte del governo Renzi. Ho sentito parole veramente dure che sanno di guerra: "Una sinistra da reinventare, aspirare ad essere maggioranza nel partito, non possiamo morire un partito che è diventato ul comitato elettorale del leader, dobbiamo costituire in ogni città comitati promotori di una sinistra democratica..."
E tutto questo in un momento in cui i sondaggi nazionali danno  il primo posto al PD con un 33% .
Non è un assurdo! Non è assurdo che si apra una lotta così violenta all'interno del PD ? Che non ci si senta tutti insieme Partito Democratico ? Che si fondano in ogni città comitati di una sinistra democratica?
La diversità in democrazia  è ricchezza, confronto, dibattito ma non guerra. Chi non condivide la linea politica espressa dalla maggioranza porta nel dibattito interno le proprie motivazioni ma con serenità e non crea corpi separati.
Quello che sta avvenendo è un vero e proprio gioco al massacro che bisogna fermare. Per cui, a parer nostro, le sezioni locali del PD dovrebbero insorgere contro questo stato di cose e  far di tutto affinché tra maggioranza e minoranza non ci sia contrapposizione ma confronto serrato in un clima di ritrovata fraternità.
La sezione di Procida faccia sentire la sua voce.

giovedì 10 aprile 2014

A Procida si muore sulle strade!

Procida: angolo di Callia

Nasce un nuovo parcheggio sotto  rudere delle "Arcate". Ci sta bene... e domani nascerà un parcheggio  in via Libertà sotto terra e ci sta bene e poi ne nascerà un terzo sotto Piazza Olmo e ci sta bene...ma questo non significa assolutamente risolvere il problema del traffico a Procida che causa ogni giorno feriti  e qualche volta anche incidenti mortali.
Ormai la Politica a Procida su questo aspetto ci sembra proprio che abbia deposto le armi: poiché i procidani vogliono  tutti muoversi in auto e motorino, bello o brutto, buono o cattivo che sia, il problema viene accantonato come se non esistesse.
Non esiste per la Politica,  ma esiste per la collettività, esiste per chi ogni giorno corre il rischio di essere investito, esiste per chi ha visto un proprio parente schiacciato al muro, esiste per chi ha perso un proprio caro per il traffico, esiste per chi si ammala di tumore per lo smog, esiste per chi non riesce a fare più una passeggiata e godersi un po' di aria pura.
Conosciamo tutti il metodo di Ponzio Pilato: "Chi volete che io liberi Barabba o Gesù?" e poiché il popolo gridava: "Barabba" Pilato ha liberato un malfattore e condannato un giusto.

via Scipione Brandolini
Analogamente si lascia via libera al traffico perché il popolo grida "libertà di traffico in tutte le ore del giorno e della notte" e si lascia l'isola condannata: ad un alto inquinamento acustico e da smog, micidiali per la salute,  si mette a rischio l'incolumità dei pedoni, si destabilizzano le strade, si mettono a rischio i fabbricati a fronte di strada, si abbassa  di molto la qualità della vita

Il problema sembra difficile perché la soluzione è troppo evidente: la rete stradale di Procida, tranne  via Libertà, via IV Novembre e via Alcide de Gasperi, non è idonea a sopportare  il carico di auto e motorini attualmente in dotazione degli isolani, in quanto sono strade costruite quando le auto non esistevano, e quindi strade per lo più pedonali, strette e senza marciapiedi. 
E tali strade  secondo il codice stradale in vigore, tutto al più possono essere percorse da biciclette. Un cittadino procidano che fu investito in via Cesare Battisti (la stradina che porta al Cimitero) fece causa, ed ebbe un alto risarcimento di svariati milioni, e sapete perché? Perché quella strada così stretta e senza marciapiedi non poteva essere adibita al traffico. 
Oggi i diritti dei pedoni sono vanificati e addirittura infangati quando piove. Gli anziani e i bambini  quando escono sulla strada sono sempre in pericolo. 
Se la Politica non vuole affrontare questo aspetto della vita sociale di Procida,  almeno stabilisca una fascia oraria giornaliera in cui i pedoni possono con serenità portarsi sulle strade senza pericoli.
E se neanche questo  la Politica vorrà fare, solo due strade sono davanti a noi: o cambiare questa Politica o continuare a farci del male tra di noi, pestandoci i piedi e qualche volta rischiando anche la vita.
E dico questo perché mio suocero è stato schiacciato al muro da un camioncino in via Principessa Margherita. Il  Camioncino era largo quanto la strada. Ma quella volta sbagliammo a non denunciare gli Amministratori, non tanto per avre per il risarcimento economico, ma per dare un segnale forte all'isola e far capire che è disumano per un anziano e tranquillo pescatore finire gli ultimi giorni della sua vita così tragicamente.


"Per amore del mio popolo - Don Diana" un film da rivedere

   
Alessandro Preziosi è don Diana  nel film "Per amore del mio popolo" di Antonio Frazzi
Le parole di Giovanni Paolo II, il 9 maggio 1993, nello splendido scenario della Valle dei Templi, ad Agrigento, rivolte alle comunità ecclesiali della Sicilia, esortavano ad una coraggiosa testimonianza esteriore per una convinta condanna del male: “Una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile”.
   Parole che suonarono come un esplicito invito a impegnarsi sempre più per una cultura di amore e di giustizia nella legalità.
  Tale invito fu accolto con gioia dal giovane sacerdote don Peppe Diana, di Casal di Principe, in provincia di Caserta, impegnato da anni a combattere a viso aperto l’analoga  triste realtà della camorra in Campania. 
   Purtroppo quell’invito caldo ed accorato non riuscì a fermare, di lì a pochi mesi, la mano degli assassini  che lo colpirono al volto con alcuni colpi di fucile il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico mentre si apprestava a celebrare la messa.
  
Un altra scema del film
A ricordare oggi la vita di don Peppe Diana è stato un interessante film, Per amore del mio popolo, prodotto da Giannandrea Pecorelli per Aurora Film e diretto con acutezza e senza sbavature agiografiche da Antonio Frazzi, trasmesso da poco su RAI 1. Nei panni di don Diana  il bravo  Alessandro Preziosi: un ruolo fortemente voluto dall’attore, tanto da definirlo il più importante della sua carriera.
   Il film ci porta  a Casal di Principe negli anni 80-90  e  ripercorriamo i momenti fondamentali della vita di don Diana, le tappe salienti della vocazione sacerdotale, l’impegno con l’Agesci, la missione pastorale nella parrocchia di San Nicola, la spinta a combattere la violenza della camorra fino al martirio.
   Ne viene fuori un film appassionato e coinvolgente, bene interpretato e di grande impatto, che avvince e commuove per l’ottima resa artistica di tutti gli interpreti.
  
Alessandro Preziosi 
 Fra tutti emerge l’interpretazione di Preziosi che entra nei panni di don Diana con sapiente equilibrio, tratteggiando con acutezza psicologica  la dimensione umana e spirituale di un prete che, nel riferimento costante  al Vangelo compie la scelta dei più poveri: ogni passaggio,  ogni azione,  ogni  parola dell’artista scaturiscono da un profondo calarsi in una dimensione d’anima che va al di la del tempo e dello spazio
  Don Peppe Diana avverte dentro di sé la spinta a dare con la propria vita una risposta all’invito della sua Chiesa, mettendosi a servizio di tutti, ma in modo particolare di quegli uomini e donne che, irretiti nella cultura di morte prodotto dalla camorra, avevano perso la propria dignità di persone libere e in cammino.
   Da quel momento,  egli diventa testimone costante di un impegno pastorale che non dimentica mai la triste realtà della sua terra. E per questo pagherà con la vita.
   Straordinaria la scena in chiesa in cui Don Diana  non dà l’Eucaristia ad uno dei capi della camorra. Mai nessuno aveva osato tanto. Ma non  era stato così anche per  Gesù? E per i profeti?
   Il film induce anche una riflessione  sul collegamento tra camorra e politica e di come sia quasi impossibile sconfiggere la camorra senza rinnovare la politica. Come ha ricordato Rosy Bindi, Presidente della Commissione antimafia, all’anteprima nazionale del film tenutasi alla Camera dei Deputati: “Le mafie sono forti lì dove è debole la politica, che magari è pure complice, ma soprattutto quando nei territori non assicura i diritti fondamentali: scuola lavoro, salute, ambiente sano, cultura”.
    A riguardo c’è una scena che penso sia una delle più belle dal punto di vista recitativo – anche se è difficile trovare qualche scena che non sia riuscita – ed è quella in cui don Diana si reca dal suo vescovo per dirgli che lui avrebbe appoggiato esplicitamente una lista civica che si ispirava  al suo lavoro per sconfiggere la camorra, nata dopo la scoperta sconcertante del coinvolgimento del Sindaco uscente negli affari camorristici. Una scena di grande  maestria  resa nella sua valenza ecclesiale  prima che sociale.
   Don Diana comprende che più grave della camorra è la corruzione politica  a tutti i livelli, convinto che  senza una politica onesta, disinteressata, gratuita, lontano da ogni gioco subdolo di potere, la società sarebbe sempre stata schiacciata  e indebolita dall’ipocrisia, dal malaffare, dalla corruzione.
   E in questo, bisogna dar atto che Preziosi ci ha offerto una performance ad altissimo livello, dove anima, arguzia interpretativa espressa dai gesti e dalla parola hanno dato la misura di dove può arrivare la comunicazione  attraverso l’arte.
Don Diana con l'Agesci in una scena del film
   La Chiesa – grida con forza nel film don Diana-  non può disinteressarsi dei bisogni dei più poveri, non può vedere i propri figli ammazzati e fingere di non vedere, non può assistere impotente alla commistione tra legalità e illegalità, alla confusione nella mente dei cittadini,  alla povertà di valori di tanta politica e limitarsi ad  offrire incenso, luci e botti, estatiche liturgie o miagolii pseudoteologici. La Chiesa ama il suo popolo e di conseguenza si prende cura dei suoi bisogni primari.
   Un film  che scuote,  con la sua forza drammatica, le nostre coscienze. E ci ricorda che rinnovare  la memoria delle vittime della mafia e della camorra – come ha testimoniato  anche Papa Francesco con la sua partecipazione alla veglia di preghiera con don Ciotti -  è l’unico modo possibile per farle rimanere vive tra noi; e la memoria resa viva da una mediazione artistica presenta un valore aggiunto  perché crea suggestione, smuove l’intimo, inquieta, coinvolge totalmente, chiede un cambiamento, provoca una  intima conversione. I
Pasquale Lubrano Lavadera