domenica 23 febbraio 2014

I limoni di Procida per combattere la fame in Karamoja


I limoni di Procida
Dal 7 al 9 marzo si svolgerà la 33° edizione della mostra mercato Seminat a Piacenza e Africa Mission Cooperazione e Sviluppo avrà un suo spazio sia tra gli stand che negli orti espositivi. Ancora una volta avviciniamo l’Uganda all’Italia; in questa occasione il ponte è l’agricoltura, tradizione radicatissima in tutta la nostra nazione ma specialmente nel territorio piacentino, portata in Karamoja per combattere la fame. 
L’altra novità è che le date del Seminat coincideranno con quelle dell’ormai consueta campagna “I limoni dell’amicizia. Dai più gusto alla Solidarietà”, che completa e arricchisce l’impegno agricolo del Movimento in Africa, con la promozione di un’eccellenza italiana, i limoni di Procida, a servizio della sensibilizzazione. 
La campagna “I limoni dell’amicizia “nasce nel 2007 dopo un viaggio in Africa a cui partecipavano anche quattro amici di Procida. A loro viene l’idea di utilizzare questo prodotto straordinario per raccogliere fondi e raggiungere più persone possibili con il messaggio di don Vittorio. Idea vincente perché i numeri del 2007 sono cresciuti in modo esponenziale: i quintali distribuiti sono passati da120 ai 210 dell’ultima edizione, i volontari impiegati sono più che duplicati e le persone raggiunte, inizialmente 10.000, sono diventate 81.200.
Anche se alcuni dati sul mese di aprile sono ancora in fase di conferma proprio in questi giorni, possiamo già dare qualche appuntamento:

il 22 e 23 febbraio i limoni saranno a Prato, nelle chiese; il 2 marzo a Montemurlo (PO);il 9 marzo a Piacenza e a Treviso; il 16 marzo nella diocesi di Cerreto sannita - Telese Sant’Agata dei Goti (BN);
Il 23 e il 30 marzo a Pesaro - Urbino.
Intanto nei giardini di Procida continua la raccolta per tutta questa settimana. Chi volesse donare una giornata di lavoro, O ANCHE SOLO QUALCHE ORA, può mettersi in contatto con Angelo Costagliola telefonando al numero  3381273472.


martedì 18 febbraio 2014

Novità nella chiesa procidana?

Procida Santuario di Santa Maria delle Grazie
Stiamo assistendo con interesse ad un cambiamento sostanziale nella chiesa procidana. Lo abbiamo constatato nelle ultime "Quarant'ore" che si sono celebrate nella parrocchia di San Leonardo: niente sfarzo, niente drappi regali, ma una grande sobrietà, finanche nel Coro che, musicalmente di alto livello, ha scelto di contribuire con canti appropriati ad un clima di vera preghiera. 
Niente più rimasugli di latino, niente apparati sfarzosi e retorici o miagolii pseudo-teologici  che poco si confanno all'esperienza  di Cristo, venuto  per dare il pane agli affamati, per insegnarci ad amare, a perdonare i nemici, a lavorare per la giustizia e la pace.
Abbiamo infatti con grande sorpresa e gioia ascoltato le  parole scarne ed incisive  di Papa Francesco commentate da Padre Bruno, missionario del PIME, da decenni in giro nelle periferie del mondo per annunciare la Buona Novella e per sostenere iniziative di solidarietà per i più poveri.
"Il cristiano - diceva - è umile, non è orgoglioso, non si vanta, non dice mai io, io... ma è sempre disponibile  alla collaborazione con gli altri, di altre fedi o di convinzioni non religiose." 
Tratteggiando poi il dover essere della Parrocchia oggi, ha aperto prospettive nuove, invitando tutti a vivere con più impegno gli insegnamenti di Gesù, il primo grande rivoluzionario della storia che ha amato tutti, ha amato per primo e gratuitamente, ha condiviso gioie e dolori dell'umanità, svelandoci l'amore di Dio per ogni uomo. 
 "Una parrocchia cristiana - ha aggiunto - si pone la domanda: chi sono i poveri di oggi? Sicuramente quelli che non hanno il lavoro, non hanno casa, quelli che sono schiavi della droga, dell'alcool o del gioco, le famiglie in crisi, gli extracomunitari... Ebbene la comunità parrocchiale si fa carico di queste povertà e, con Gesù nel cuore, cerca di dare risposte concrete." 
Ringraziamo il parroco don Marco che, attraverso Padre Bruno ha voluto scuoterci da un lungo torpore, per proporci  una vita più ricca di significato, fatta di servizio concreto per la propria gente. 

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

martedì 11 febbraio 2014

Riflettori sul Porto e Terra Murata

Il Porto e Terra Murata sono beni di tutti i procidani



Gli Amministratori non possono decidere da soli

La crisi politica  di Procida come quella a livello nazionale è dovuta alla mancanza di una valida classe dirigente, e quando diciamo valida non intendiamo dire “professionalmente” valida, perché la politica non è una professione. Sono i dirigenti comunali che devono essere professionalmente preparati nel  loro ruolo e che affiancano i politici per tradurre le decisioni politiche in atti legali ed amministrativi.
Come afferma il politologo Antonio Maria Baggio, quello che manca è una classe politica collaborativa  dove Maggioranza e Minoranza pur nel loro specifico ruolo istituzionale sono chiamati ad ascoltarsi e a guardare insieme il bene dei cittadini e che preveda anche  una partecipazione e collaborazione molto più forte da parte dei cittadini.
A Procida questo, per una decisa volontà della Maggioranza, non avviene.
Sappiamo che per il PORTO a breve gli Amministratori cederanno il restante 49% delle quote ad un privato cittadino che già possiede il 51%, e che diventerà il padrone assoluto  del PORTO. Tutto questo la Maggioranza lo ha deciso senza tener conto minimamente del parere della Minoranza che si è opposta a questa scelta, e senza mai aver interpellato le categorie isolane, le associazioni di commercianti,  gli operatori turistici, i comandanti e di direttori di macchine, i docenti.



Sappiamo che la Minoranza tenterà ancora una volta di opporsi a tale scelta e noi auspichiamo fortemente che venga fermato lo scellerato progetto perché siamo del parere che dare il PORTO  in mano ad un privato è una scelta politicamente gravissima. Così come è stato molto grave dare a un privato tutto il meraviglioso territorio di SANTA MARGHERITA alla Chiaiolella, tenendo all’oscuro i cittadini.
La stessa cosa potrà accadere domani per TERRA MURATA se i cittadini non si coalizzano e non esercitano una forte pressione sugli Amministratori. Anche perché, ne siamo ben certi, c’è già nell’ombra qualche speculatore di terraferma che sta pensando di fare i suoi affari  sul nostro territorio alla faccia di noi tutti procidani.
Ricordo quello che ci disse Giuliano Montaldo 20 anni fa proprio su TERRA MURATA: “Tenete gli occhi aperti perché  gli appetiti sono molti e  potrebbe accadere che  danarosi individui si accaparrino tutto lasciando a voi procidani solo la raccolta della spazzatura.”

Parole che devono metterci in guardia soprattutto oggi, in quanto gli Amministratori non hanno scelto una politica di collaborazione. 

lunedì 10 febbraio 2014

"Riposo" alla Corricella


"Riposo" di Pasquale Lubrano Lavadera 

Riposo

voci nascoste,
riposo e silenzio
dietro muri antichi

e poi la ripresa
lenta ma tenace
ardita e avventuriera

cadono le riserve
fiorisce la novità di un tempo
 che non s'arresta


Vi invito a visitare la mia  mostra di pittura presso il bellissimo albergo La Vigna (081.8101856).
 La mostra è finalizzata alla raccolta di fondi per la ricostruzione di Abujog 
distrutta dal tifone nelle Filippine nel novembre scorso.

Pasquale Lubrano Lavadera


Maria Parascandola Monaco: "Non tutti possono essere insegnanti"

Maria Parascandola Monaco

Maria Parascandola Monaco è stata la Preside della Scuola Media di Procida  per quasi 50 anni,  per cui  è stata amata ed odiata da intere generazioni di procidani. Ho riscoperto il rapporto con lei nella tarda età quando, già malata, non usciva più e riceveva  in casa sua  gli amici e quegli ex studenti che le si recavano in visita per qualche motivo nostalgico o culturale. Pur nella limitatezza delle sue funzioni fisiche si manteneva aggiornata  su quanto avveniva a Procida e in Italia, con lucida introspezione e sapiente visione di un futuro incerto e nebuloso.
In uno di questi incontri ho potuto comunicarle un episodio non proprio piacevole dovuto ad un docente della prima media, che di fonte ad  un mio fallace tentativo di superare un ostacolo espresse il suo giudizio perentorio e negativo, che suonò per me, un ragazzetto di undici anni che tentava la scalata della scuola media, come una sonora condanna. A voce alta mi disse: "Vai a posto, sei proprio NEGATO!" Non sapevo il significato di quel vocabolo arcigno e sicuramente malevole, ma non dissi nulla ai miei genitori o ad altri e furtivamente sfogliai quel grosso e spaventoso vocabolario, che accompagnava i miei studi,  per cercare il senso di quella parola: "Persona priva di ogni capacità!" E fu un vero e proprio dramma covato segretamente nella mente per anni, un dramma che affiorava ogni volta che  mi trovavo impacciato e poco sicuro nelle successive prove della vita. 
La preside dopo avermi attentamente ascoltato, con aria mesta e sofferente,  aggiunse: "Mi dispiace non essermi accorta della poca validità pedagogica di quell'insegnante, mi dispiace per il male che ti ha procurato e che forse ha procurato anche ad altri. Non tutti possono scegliere la professione di insegnante. E' il lavoro più impegnativo e alto, il più necessario ed utile, ma purtroppo tanti  lo scelgono solo come riempitivo ed è un disastro...Pochi capiscono che l'insegnate è innanzitutto un educatore che deve formare  i ragazzi all'onestà, alla trasparenza, alla fiducia in se stessi e negli altri e a combattere il  male".

domenica 9 febbraio 2014

Albarella: l'isola che c'è

Ci sono isole felici ed isole infelici. Tra queste isole felici c'è Albarella che ha valorizzato al massimo il suo essere isola. Anche il futuro di Procida  è solo in questa direzione

Panoramica di Albarella sull'Adriatico

   In una telefonata da Milano, qualche giorno prima, mia figlia invitava me e suo padre ad un vacanza insieme. -Una vacanza veramente riposante - aveva detto. Gliel’avevano suggerito degli amici, non per sentito dire, ma per esperienza diretta.
   -Da un’isola ad un’altra ? – esprimevo qualche perplessità. “Located south of Venice, 5 Km long and 1,5 Km wide” si legge nella piccola guida in inglese che ho tra le mani. Un’isoletta a sud di Venezia, in un’area di protezione ambientale.Pianeggiante, tranne che per lievi ondulazioni del terreno coperto da 2 milioni di alberi di 150 differenti specie e dove trovano un habitat naturale cervi, daini, lepri, pavoni, fagiani, trampolieri ed altri uccelli di palude.Il nome? Un nome che sembra richiamare l’alba, il sorgere del sole… Albarella. Deriva invece da “Populus alba” cioè  “Pioppo bianco”. L’isoletta è attraversata da canali, detti fiordi, dove si specchiano, a gruppi, case a due piani con tetti spioventi, colorate in tinte l’una diversa dall’altra.Un incontro stretto fra mare e terra. Una rara qualità della luce, tra i riverberi in tecnicolor dal basso e l’azzurro che piove dal cielo. Pochi gradini e si scende qua e là nei canali, o per farsi il bagno senza tuffarsi, o per salire sulle barchette a remi ormeggiate in corrispondenza delle case.

  Il trenino …Anzi ce ne sono due. Bassi, di colori vivaci, uno aperto, l’altro chiuso con vetri. Da fiaba, quelli che immagini possano correre come il vento, o sollevarsi verso il cielo.
   I due nostri nipotini, Gaia già nominata e Giulio di nove anni, sono raggianti. Specialmente la piccola, che ama tanto il mare e anche andare sul trenino. I trenini portano giusto al mare, mare che lambisce un’immensa spiaggia bianca ricca di conchiglie. Portano anche, alle spalle di questa, ad alcune delle piscine sparse sull’isola. Una per i bambini, una con idromassaggio, una con trampolino per adulti e un’altra di varia    profondità, dove si può fare ginnastica con l’istruttore.
   Si attraversano strade larghe asfaltate fra prati e boschetti. Ci sono tanti fiori, soprattutto oleandri, gelsomini, hibiscus, ortensie blu. Si respira aria ossigenata e pulita, poiché circolano soltanto le macchine elettriche usate nei campi da golf, biciclette e grossi tricicli che si noleggiano sull’isola stessa. Giulio ha convinto subito il papà a noleggiare due biciclette. Lui sulla bici si sente un campione.
   Albarella offre la possibilità di esercitare vari sports all’aria aperta, anche legati al mare. Si può andare a cavallo; ai principianti si danno lezioni. Si incontrano in libertà famiglie di fagiani e di pavoni. Tutti in fila: maschio, femmina, figlioletti dietro. Abbiamo potuto, adulti e bambini, ammirare insieme la fantastica ruota ostentata dai pavoni nelle parate nuziali. Inoltre un mini zoo ci ha permesso di osservare caprette, struzzi, animali da cortile e simpatici poni; in una voliera uccelli rari.
Modici i prezzi nella bassa stagione. E’ compreso in quello della casa il parcheggio della macchina - che deve restare ferma -, l’uso dei trenini, delle piscine, l’istruttore di body-gym, spettacoli, per lo più musicali, la sera.
   Ogni angolo, ogni sentiero, strade, prati, piazzette: tutto è lindo e ben tenuto ad Albarella. Mi è sembrato di vivere per qualche giorno in un luogo fuori dal mondo. Si leggeva l’incanto negli occhi delle persone intorno, tra cui tanti inglesi e tedeschi; la gioia negli occhi dei piccoli.
   E’ emersa dai miei ricordi la Procida di quand’ero ragazzina, anche se così diversa dall’isoletta adriatica, quando essa aveva tutte le peculiarità della piccola isola e offriva una natura incontaminata. Di quando i bambini giocavano nelle piazzette senza pericoli. Di quando per strada potevano camminare anche i vecchi e potevano incontrarsi. Cercando, magari di racchiudere - come solitamente accade - i più laconici in qualche breve frase la loro filosofia di vita, gli altri comunicando che cosa la vita esigeva da loro al momento presente, o ricordando. Respirando aria ricca di ossigeno, profumata di orti e di salsedine.


Lena Loffredo

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

Procida 1964: Il Lido di Procida

Prosegue fino a marzo 2014 la mostra di pittura "I Luoghi" di Pasquale Lubrano Lavadera, presso l'Hotel La Vigna a Procida. Il quadro che qui presentiamo fa parte dei lavori esposti ed è un'immagine perduta del Lido di Procida, così com'era anni addietro, che riaffiora nel ricordo  e chiede di essere conservata nella sua bellezza.

Pasquale Lubrano Lavadera: "C'era una volta"


Ritornano a depositarsi
nell'anima
antiche emozioni,
brandelli di vita,
riaprendo
nella lunga notte
squarci di luce.




a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

venerdì 7 febbraio 2014

"Il mercante dell'acqua" di Francesco Gesualdi

Francesco Gesualdi parla agli studenti dell'Istituto Superiore di Procida nel 2007
IL gruppo "Libriamoci" presentò tempo fa un libro che merita di essere riletto, per la sua straordinaria attualità. Si tratta de  Il mercante d’acqua (Feltrinelli) di Francesco Gesualdi, uno di quei ragazzi che sedeva dietro il tavolo scabro della vecchia canonica di don Milani nel Mugello, oggi fondatore e coordinatore del centro Nuovo Modello di  Vecchiano (Pisa), autore tra l’altro di un Manuale per un consumo responsabile (1999) e Sobrietà (2005), amico di Alex Zanotelli col quale ha dato inizio alla Rete Lilliput. 
   Passando per Procida Gesualdi ebbe modo di incontrare anche gli studenti dell'Istituto Superiore oltre ad un buon numero di procidani nella sala consiliare del Comune.
    Cominciò a scivere Il mercante dell'acqua  trent’anni fa quando, operaio in una fabbrica, viveva sulla sua pelle lo sfrutamento aziendale. Ripreso oggi tra le mani, e lavorandoci sopra con la figlia Michela e l’amico Carlo Buga, in una sorta di scrittura collettiva che gli ha fatto rivivere i tempi di Barbiana, il libro strizza l’occhio a quanti  avvertono la necessità di difendere questo bene prezioso che è l’acqua.
    Apparentemente un libro contro, “contro la siccità, contro la sete della terra, contro i mercanti d’acqua” spiegava Gesualdi ai nostri alunni delle Superiore che avevano in precedenza letto il racconto; in realtà esso è  una grande metafora sulla condizione politica ed economica di oggi. Infatti il tema di fondo de Il mercante d’acqua  è quello della privatizzazione dei beni principali di consumo come l’acqua,  in un contesto dominato dalla “tirannia” del progresso che riduce spesso l’uomo esclusivamente a consumatore.
   Sergio, il protagonista, è un giovane di 20 anni che, lasciatasi alle spalle una società basata essenzialmente sull’avere, va la ricerca di un sistema di vita più naturale e confacente alle sue vere esigenze. Si accompagna, pertanto, ad un gruppo di pescatori e, scampato miracolosamente ad un naufragio, si ritrova sulla spiaggia dell’isola di Terra Secca. Viene accolto con premura e attenzione da una famiglia del posto che si preoccupa del suo inserimento nella comunità locale, non senza avergli prima raccomandato l’uso parsimonioso dell’acqua: “Sulla nostra isola la cosa più preziosa è l’acqua. Ce n’è poca e dobbiamo usarla con intelligenza.” Sergio è felice di incontrare persone con il sorriso sulle labbra, e trova gioia nel lavoro. Più delle cose a Terra Secca  contano le persone. “Ecco il segreto della felicità a Terra Secca: il rapporto di amicizia col tempo…Nel mondo che mi ero lasciato alle spalle le parole d’ordine erano più forte, più veloce, più alto. A Terra Secca erano più dolce, più lento, più profondo. Tre parole chiave per indicare una stile di vita ispirato a tenerezza, collaborazione, solidarietà, rispetto, dialogo. Il massimo della realizzazione umana”.
   Purtroppo un terribile giorno nell’isola arriva la siccità e con essa la speculazione di chi possiede pozzi ingenti. L’acqua viene privatizzata dal ricco e prepotente Melebù e gli abitanti, se vogliono dissetarsi, devono scendere a patti con lui. La popolazione perde la sua unità interna, si divide, si schiavizza al progresso. Nasce l’azienda, il mercato e tutto quanto Sergio aveva lasciato dietro di sé.
   Il racconto va avanti con colpi di scena, avventure, scontri…fino al giorno in cui   Sergio, insieme agli altri di Terra Secca, prenderà coscienza di quanto è avvenuto e si avvierà sulla strada faticosa del recupero di quanto è stato perduto, nella ritrovata consapevolezza che “la civiltà di una comunità si misura non in base al suo progresso tecnologico, ma al grado di solidarietà messo in atto per consentire a tutti di vivere dignitosamente”.
   Vogliamo augurarci in questo inizio 2014 che anche per la nostra piccola isola possa avverarsi il sogno di una vera e autentica solidarietà fra tutti.

   a cura dell'Associazione Culturale Isola di Procida



giovedì 6 febbraio 2014

Politica a Procida: Uscire dalla gabbia

Vincenzo Capezzuto Sindaco di Procida
La Maggioranza di Centro Destra che amministra il Comune di Procida, se vuole portare l'isola fuori dal guado, deve saper amministrare anche con gli occhi degli altri, deve tener conto soprattutto della Minoranza politica e non escluderla a priori. Logicamente  il Sindaco, i membri della Giunta, i Consiglieri di Maggioranza devono fare uno sforzo immenso perché tra i cittadini ci sono forti divisioni: guelfi contro ghibellini, bianchi contro neri, statalisti contro liberisti ecc. ecc. ecc. e spesso si gode nel vedere le parti combattersi  senza esclusioni di colpi.
Inoltre Capezzuto e la sua Giunta non devono sentirsi superiori alla Minoranza e nello stesso tempo la Minoranza non deve sentirsi migliore della Maggioranza. Questo perché il sentirsi superiori  o migliori finisce inevitabilmente  per creare isolamento e costringe " ciascuna delle due parti a vivere esclusivamente  nella propria gabbia e a guardare in cagnesco l'avversario che si agita nella gabbia accanto alla sua".
Solo cooperando potrebbero tutti uscire dall'isolamento e affrontare liberamente la realtà sociale procidana molto disgregata e segnata da terribili giudizi  e da divisioni profonde.
I nostri  politici inoltre dovrebbero evitare di rispondere colpo su colpo alle illazioni e alle critiche, restando così imprigionati  in dispute che non producono  niente di buono. 
Il vero leader politico, in qualunque posizione egli si trova, deve mostrare distacco rispetto alla montagna di chiacchiere, pettegolezzi e inciuci che, purtroppo, circondano  la vita politica.
E quando riterrà necessario rispondere con una propria dichiarazione politica, essa deve essere imbastita  sui fatti e non sui giudizi alle persone o alle parti avverse. 
A riguardo conforta quanto dice Luciano Violante nel suo ultimo libro "Governare" (Edizioni San Paolo): "Mantenere un certo distacco rispetto al fluire dei messaggi per poter essere sempre concentrati sulle cose più importanti. Inoltre concentrare le propie dichiarazioni sui fatti e non sui giudizi...Con i giudizi si costruiscono grovigli di accuse, invettive, denigrazioni dalla quale esce vincitore che ha lanciato l'accusa più volgare...Essere classe dirigente non è un privilegio, è una responsabilità. Non è possibile superare le fratture nella società se la politica non diventa capace di superare le sue lacerazioni; non è possibile invocare unità usando parole di divisione; non è possibile progredire sulla strada della democrazia senza riconoscere il valore dell'altro."
E Procida ha più che mai bisogno di politici che abbiano questo atteggiamento, prima di tutto nel Consiglio Comunale, nelle commissioni, nell'affrontare problemi gravi che  affliggono l'isola. 
Noi speriamo che i giovani che si affacceranno alla politica sappiano portare un profondo cambiamento in qualunque parte essi decideranno di militare.

a cura dell'Associazione culturale Isola di Graziella

mercoledì 5 febbraio 2014

Procida: spiaggia di Ciraccio

Spiaggia di Ciraccio (dall'album di Rosaria Savarese)

                     mescolati dal vento
luminosi e cangianti
                                          i colori
                             ci parlano del tempo


Pasquale Lubrano Lavadera