martedì 28 gennaio 2014

La Minoranza non va discriminata

Procida: Casale Vascello 2014
La Maggioranza  ha più volte respinto la proposta di collaborazione  offerta dalla Minoranza  per il risanamento economico, per il progetto di Terra Murata   , cosa ancora più grave,  ha impedito alla Minoranza di prendere visione degli atti delle Società Partecipate. Il Sindaco dice che non era una richiesta legittima, noi pensiamo invece che la trasparenza degli atti delle Partecipate nei confronti dei Consiglieri sia doveroso.
Forse l’attuale  Maggioranza che guida l’amministrazione dell’isola  non ha ancora compreso lo spirito della vera democrazia. Lo abbiamo più volte ripetuto: il Sindaco ha 20 consiglieri e non 13 e vanno trattati tutti allo stesso modo e con lo stesso riguardo. Anzi, deve essere cura privilegiata del Sindaco, favorire la collaborazione con la Minoranza.
In questo stato di cose, come si deve comportare la Minoranza? Gridare, urlare, denigrare, sbraitare in consiglio comunale?  Niente di tutto questo. Più che aggredire bisogna operare democraticamente con i fatti. Bisogna seguire il metodo di Gandhi, quel metodo che applicato  in campo nazionale permise all’India di riacquistare la propria indipendenza dagli inglesi.
Ci sono precisi doveri   della Minoranza politica  che vanno attuati con decisione e responsabilità. Intanto fare sempre tutto il possibile perché la Maggioranza accolga la collaborazione della Minoranza. E se questo non avviene, opporsi con tutte le pressioni di stampo democratico a quelle scelte della maggioranza che offendono  i diritti dei cittadini o che sono dettate da clientelismo o che nascondono interessi privati in atti d’ufficio.
Inoltre operare il controllo su tutti gli atti amministrativi e contrastare quelle delibere che  sono in chiaro contrasto con i principi costituzionali e le leggi vigenti.
Ma c’è di più: occorre vigilare con intelligenza e acutezza sulle spese e  in tutte le gare di appalto per evitare che disonesti e criminali entrino nel nostro Comune, ed informare tempestivamente la popolazione se qualcosa di grave avviene nel palazzo comunale.
Se poi la Maggioranza si ostina in scelte ritenute inopportune e sbagliate, senza tener conto del parere dei cittadini né delle forze di Minoranza, come per esempio è avvenuto nella decisione di vendere definitivamente il porto ad un privato, è necessario rivolgersi ripetutamente agli Organi istituzionali superiori, alla Stampa e soprattutto informare i cittadini perché prendano coscienza di quello che sta accadendo sull’isola.
E questo perché spetta alla Minoranza al pari della Maggioranza   formare il cittadino al bene comune e non al bene individuale, combattere il clientelismo, in tutti i modi possibili, favorire lo sviluppo equilibrato dell’isola.

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

domenica 19 gennaio 2014

L'nfelice Venosca

Tra le “pieghe” dell’isola

“L’INFELICE VENOSCA”

            Fra le tante leggende metropolitane che da sempre circolano per Procida, una che ancora non può dirsi completamente estirpata è quella del detenuto che avrebbe scolpito il Cristo morto della Congrega dei Turchini, il quale, poi, gli avrebbe parlato, dopo di che egli sarebbe morto. Inoltre, per lo più, il detenuto medesimo è stato identificato in quel “Venosca” seppellito nel cimitero dell’isola, nel quale, per l’appunto, una tomba è contrassegnata dall’iscrizione lapidea: «Qui giace l’infelice Venosca A.D.M.». A smentire, però, tale infondato assunto è sufficiente la triplice considerazione, secondo cui: a) la statua reca la firma «Carminus Lantriceni sculptor Neapoli A.D. 1728» che, dunque, ne è il vero autore; b) l’istituzione del «Bagno penale» a Procida rimonta al 1830-31, vale a dire, oltre un secolo dopo la realizzazione del Cristo morto; c) il Lantriceni opera (vale a dire, vive) almeno altri trentadue anni, dopo avere scolpito il Cristo, giacché la sua Madonna delle Grazie di Montesarchio è del 1760. Bene; ma, allora, chi è questo “infelice Venosca”?
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Intanto, nel primo volume del suo saggio «L’uomo delinquente in rapporto all’antropologia, alla giurisprudenza ed alle discipline carcerarie» (1896-97), il criminologo Cesare Lombroso menziona un “Venosca” fra gli assassini e gli avvelenatori che hanno raggiunto una certa celebrità nel mondo della poesia: che, dunque, tale fosse il cognome di un carcerato è un dato di fatto inoppugnabile. Nella tornata del 20 novembre 1861 della Camera dei Deputati del Regno d’Italia, poi, si dà atto, fra l’altro, che nel “Bagno” di Procida è detenuto tal Venosca Francesco, che da altra fonte (Camera dei Deputati, «Le Assemblee del Risorgimento», vol. 11, 1911) risulta escluso dall’indulto del 23 gennaio 1848, per avere partecipato, insieme con altri ventun condannati all’ergastolo, alla sommossa politica avvenuta in Procida il 14 ottobre 1839. Tutto ciò consente di ritenere che sia proprio costui l’“infelice” sepolto nel cimitero dell’isola e di comprendere anche le ragioni della sua “infelicità”.
                                                                                                                                                                                                                                                                                      Sergio Zazzera


sabato 18 gennaio 2014

Intervista a Tamara Ventrice costumista

Amo moltissimo la mia isola
Intervista alla giovane Tamara Vetrice affermata costumista a Roma
 
Tamara Ventrice  a sinistra) con l'amica Rachele
Tamara Ventrice è una giovane procidana che si è affermata in televisone, cinema e teatro come costumista. L’abbiamo intervistata in un suo passaggio per Procida.

Dove hai lavorato e come è cominciata questa avventura di costumista?
Ho lavorato in televisione solo per due anni per Amadeus. In seguito mi sono avvicinata al teatro lavorando con Albertazzi, Ranieri e Salemme. Attualmente alterno cinema e teatro. Ho iniziato per caso, dopo aver frequentato l’accademia di costume e di moda a Roma. Il mio sogno era diventare stilista, invece mi è capitato di incontrare un ex-allievo dell’accademia che stava allestendo uno spettacolo musicale, il quale mi ha chiesto di lavorare con lui per i costumi e da quel momento è partito questo lavoro che dura da 13 anni.

Sei appagata da questo lavoro?
Ho avuto grandi soddisfazioni ed ho conosciuto molte persone di cultura e di convinzioni diverse dalle mie. Il mio lavoro attuale è di gruppo, molto duro e stressante, ma quando vedi i riusultati, l’emozione è tanta da dimenticare la fatica.

Hai una fede religiosa?
Prima di tutto fede in me stessa: passione, testardaggine e voglia di esprimere le mie emozioni. Dopo essermi allontanata dalla chiesa cattolica, ho incontrato e scelto la fede buddista che mi ha aperto lo sguardo sul mondo a 360 grado… Budda ci aiuta a eliminare il senso di colpa e ci dice che ciascuno di noi è responsabile della propria vita e delle proprie emozioni senza dover mai incolpare gli altri.

Molti i giovani che vorrebbero lavorare nello spettacolo. Una parola per loro.
Ai giovani che vogliono intraprendere questo lavoro nel mondo dello spettacolo, dico che è un mondo duro che spesso ti usa strumentalmente senza valorizzare le tue idee e la tua creatività . Solo se si crede in se stessi e si è tenaci, e c’è la stoffa, prima o poi si riesce a sfondare… ma ci vuole tanto tempo. Il mordi e fuggi non esiste.

Ami la tua isola?
Moltissimo. Ogni qualvolta ritorno a Procida trovo un grande beneficio a contatto con la sua splendida natura. La bellezza del Carbogno è per me insuperabile,…poi il contatto con gli amici, con la famiglia, la mia dolce mamma che mi prepara tante cose buone, il pesce fresco con il profumo e il sapore di paranza che a Roma te lo sogni, la parmigiana di melanzane e tante altre cose, come se fosse sempre festa.

Quali aspetti vanno migliorati a Procida?
Purtroppo ogni volta che torno la trovo peggiorata in certi realtà ambientali. I procidani dovrebbero dialogare di più tra loro e capire cosa fare per l’isola, come renderla più pulita, decorosa, senza traffico e promuovendo iniziative culturali e artistiche visto che l’isola è piena di artisti che andrebbero incoraggiati e formati.

Le maggiori soddisfazioni che il lavoro ti ha dato.
Le soddisfazioni più grandi le ho avute con Massimo Ranieri con il quale sono andata molte volte all’estero. Anche con Salemme la cui collaborazione dura da tre anni. E poi è sempre bello conoscere e stabilire dei rapporti con attori bravi e importanti…ti arricchiscono interiormente.

A cosa stai lavorando?
Il mio ultimo lavoro è nel cinema con una serie di telefilm di una cronaca vera con gli attori Remo Gironi e Toni Servillo.


 Anna Rosaria Meglio

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

venerdì 17 gennaio 2014

Chi troppo chi niente

Emanuele Ferragina
Pensiamo seriamente che una giustizia mondiale non potrà mai avvenire se prima ogni singolo Stato non maturi la visione di una effettiva uguaglianza sociale  che dia ad ogni uomo la possibilità di una vita dignitosa. E se, come è stato più volte affermato, il mio superfluo si misura guardando le necessità dei fratelli, dobbiamo dire che nella nostra società  oggi il superfluo è troppo e resta a beneficio di pochi, accrescendo il divario tra chi ha troppo e chi ha niente
Proprio su questo tema,  Emanuele Ferragina, giovane economista italiano, ha pubblicato un interessante libro dal titolo Chi troppo chi niente, per la BUR Rizzoli. 
L’autore, che insegna  Politiche sociali ad Oxford ed è membro della Fonderia Oxford, un laboratorio politico creato da ricercatori italiani all’estero, in questo sua prima opera  affronta proprio  il tema della disuguaglianza economica  che esiste in Italia e non solo.
 Un tema oggi tremendamente attuale e che viene dibattuto a vari livelli.
   Qualcuno abietta che c’è la libertà individuale che motiva le scelte, per cui una vera uguaglianza sarà sempre irrealizzabile. Ma non si può dimenticare  che i principii della modernità sono tre:  libertà, uguaglianza e fraternità.  Possiamo essere liberi e uguali solo se ci ricordiamo che siamo anche fratelli ed uguali. E se siamo fratelli,  io non posso pensare che sia giusto avere uno stipendio di 20 mila euro al mese e che ci siano accanto a me pensionati che devono vivere con 500 euro al mese.
   Una società che finge di non vedere questa forte disuguaglianza  e non cerca politicamente di apportare qualche correttivo è tremendamente ingiusta e destinata a fallire. Come pure ci sembra  incomprensibile che un parlamentare debba ricevere una indennità mensile pari alla stipendio annuo di un operaio o di un insegnante.
   Per Emanuele Ferragina  è dal mondo della politica che deve partire un forte segnale di innovazione, ossia  “quella ricerca  continua di strategie attuabili, sulla base di studi e discussioni, per il miglioramento di una comunità o di un paese.”
   Logicamente in una società bloccata come la nostra “due sono gli ingredienti che possono aiutare a cambiare radicalmente la situazione: la volontà dei cittadini di avvicinarsi al dibattito pubblico attraverso il rafforzamento dei partiti e associazioni, e la capacità del sistema-paese di proporre innovazioni sociali compatibili con le nuove esigenze che si affacciano alla ribalta.
   La qualcosa sappiamo non essere facile, proprio per questo progressivo allontanamento dei cittadini dalla vita pubblica e in particolare dalla vita dei partiti. Ma non c’è altra via d’uscita in questo nostro paese “dilaniato da problemi che non sono mai stati affrontati”.
   Ferragina mette, però, subito in guardia da un pericolo, ossia quello di dare per scontato che la disuguaglianza sia primariamente di tipo economico. Lui vede le disuguaglianze declinate su tre livelli; quello del trattamento, quello delle opportunità e quello della condizione. Solo se si individuano bene questi tre livelli si potranno apportare correttivi e riforme. 
   Nell’ analisi accurata di questi tre livelli e sui correttivi da apportare  si sviluppa il libro  che evidenzia, a tutti i livelli, la coesistenza di questi tre tipi di disuguaglianza i quali hanno depresso il sistema e acuito lo scontro sociale.
   Causa fondamentale il comportamento individualistico a scapito di quello cooperativo o di squadra, lontano da ogni principio di fraternità, determinando di fatti  una vera e propria “tempesta” sociale.
   Non si può continuare a vivere e a pensare nella logica dell’io, ma occorre passare a quella del noi. “Se tutti ci impegnassimo a ridurre l’incidenza delle disuguaglianze, il sistema ne guadagnerebbe a livello complessivo, e con esso la maggioranza dei cittadini.
   E invece assistiamo ancora, anche nella classe politica, all’arroccamento dovuto alla mancanza di fiducia negli altri, nella convinzione che difendere i propri interessi di categoria sia la migliore strategia. Senza riflettere sul fatto che  “un paese disuguale, ancor prima di essere ingiusto è inefficace”.
   L’ultimo agghiacciante esempio è venuto dalla Sicilia dove  i capi-gruppo regionali, in un momento politico di estrema fragilità, in cui si parla di ridurre le indennità, hanno avuto il barbaro coraggio di aumentare  di oltre mille euro al mese la loro retribuzione.
   Il libro di Ferragina, nella sua lucida analisi e nelle sue proposte concrete per affrontare in sede sociale e politica il problema della disuguaglianza, si offre come strumento utilissimo per chi ha realmente la volontà di incidere in questo settore non secondario della  vita,   nella convinzione che  “ridurre le disuguaglianze servirebbe a mostrare i vantaggi del gioco di squadra, in cui i cooperanti guadagnano e gli egoisti  vengono puniti severamente.”

Pasquale Lubrano Lavadera

 a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella






mercoledì 15 gennaio 2014

La critica ai politici è necessaria

Mario Spinetti (a sinistra) saluta all'Eldorad  ,Pensione gestita da Arcangelo Esposito (il terso da destra) la famiglia Burel di Parigi  la  cui Signora Micheline era stata operata proprio da Spinetti
La critica ai politici è necessaria. Per il bene stesso della  politica che è tentata sempre di rinchiudersi nelle segrete stanze perdendo il contatto con i cittadini. Lo diceva nel 1957 il Sindaco di Procida, Mario Spinetti,  dalle pagine de “Il Giornale di Procida”, nato proprio da questa sua visione democratica della  vita politica che auspicava continuamente il coinvolgimento della popolazione tutta.
Egli aveva un contatto continuo con la gente, sia per il suo attivo lavoro di medico, mai accantonato durante il suo mandato, - dimostrando così che la politica non deve mai sostituire la propria professione -, ma anche per aver colto in profondità il valore della vita democratica che in quegli anni muoveva con difficoltà  i primi passi  dopo secoli di monarchie e dittature.
Sintomatico il fatto che egli, prima di ogni decisione importante, prima ancora di consultare i Consiglieri comunali e gli Assessori,  ascoltava i cittadini, le categorie interessate, gli anziani del paese – sì proprio gli anziani di cui non voleva disperdere la saggezza che nasceva dall’esperienza – ma anche i giovani. Solo dopo egli si portava  nella sede istituzionale della politica, per le scelte definitive, perché convinto che a nulla valgono le migliori intenzioni politiche se non sostenute da una forte e costante collaborazione con i cittadini. 
“Problemi di lavoro, del traffico, incremento turistico, rapporti con i centri viciniori necessari per un maggiore sviluppo comune: sì, nel nostro programma  abbiamo tutto segnato, ma chi mai si illude di poter espletare tutto quello che vuole, anche con la migliore volontà possibile, se non può contare sulla collaborazione comune?”
La collaborazione dei cittadini, sempre cercata,  i suggerimenti sempre vagliati e presi in seria considerazione, la critica più che mai necessaria: sono questi gli assunti politici fondamentali su quali Mario Spinetti basava il suo agire politico “Siamo del parere che in tutte le cose – e nella nostra vita abbiamo sempre attinto a questa massima -  nulla valga più e meglio della critica costruttiva, vera scuola di insegnamenti e di moniti”
Su tutti i problemi affrontati egli cercava sempre da parte dei cittadini suggerimenti, segnalazioni e note critiche. Non concepiva  una politica che non fosse palestra di libera e democratica discussione dove ogni cittadino potesse portare il proprio contributo di idee e proposte.
Riconosceva tuttavia  che nel momento delle scelte definitive poteva esserci chi si poneva  in disaccordo e su posizione diverse. Ma questo per lui non doveva essere motivo di contrasto o di acido risentimento o di rottura del dialogo. “Possiamo avere, come abbiamo, avversari politici e amministrativi, ma per nostra fortuna, il nostro animo è libero da qualunque sentimento di odio”.


a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

martedì 14 gennaio 2014

I politici senza stipendio e a termine

Procida: discariche a cielo aperto in via dei Bagni giugno 2013

Viviamo un momento storico davvero pericoloso dal punto di vista politico. Qualcuno sta tentando di lanciare gridi di allarme. Ma continuiamo a persistere nell’errore. Gli scandali del  post terremoto a L’Aquila, le parole del Ministro De Girolamo, le pensioni d’oro,  gli stipendi dei politici alle stelle, la realtà delle Regioni con un dirigente ogni 9 impiegati, solo per citare gli ultimi esempi venuti alla ribalta, ci dicono che viviamo in una pentola a pressione  in cui non si riesce più a controllare l’innalzamento della temperatura. 

Anche Procida non è da meno da quando i politici si sono aumentati gli stipendi, da quando si sono venduti tutti i beni per gli enormi debiti, per il deficit annuale pauroso, per la presenza da decenni di “politici di professione”.
Ci ritornano in mente le parole di Dossetti, Padre della Costituzione,  parole energiche , controcorrente, volutamente non ascoltate e che oggi si rivelano profetiche:

Non ci sia un proposito di impegno politico che nasca dalla convinzione di una “missione a fare”. Nego “la missione a fare”. Nella politica non c’è. Mentre abitualmente e nell’esperienza concreta, la politica è stata pensata come una “missione a fare”. E’ questo che secondo me avvelena tutto.
La seconda condizione è la gratuità, che si misura  nella non professionalità  dell’impegno. Dove incomincia una professionalità dell’impegno, diventano possibili tutte le degenerazioni…Nascono  le degenerazioni a cui assistiamo in questa fase ultima del sistema che non ha ubbidito a queste condizioni: cioè alla fortuità, alla casualità, ma ha preteso di fare un progetto …che alcuni hanno preteso di portare avanti. Non è gratuità.
La realtà dei politici di professione, che sono tali da venti o trenta  anni, credo che non la  si possa ammettere. Non si tratta di una ragione moralistica, ma di un principio. A certe “indispensabilità” così protratte io non credo – lo dico con molta sicurezza – perché la vita politica è una vita molto dispersiva. Ho fatto una grande fatica per tenermi in mano…Interrompere è una necessità fisiologica, oppure si prende tutto con superficialità estrema e allora si può vivere anche degli anni in politica, ma non si fa più politica. Fare politica dovrà essere considerato un episodio e un servizio che a un certo momento ci è chiesto, purché noi siamo convinti che il servizio deve durare poco.

Giuseppe Dossetti, Conversazioni 1993-1995” (Edizioni Paoline)


domenica 12 gennaio 2014

Incantata dalla bellezza della mia isola

Procida: Punta Solchiaro
Cammino lungo le strade della mia isola e noto sui davanzali e balconi tanti fiori: gerani, margherite, rose. Colori e profumi mi inondano mettendomi tanta allegria.
Prendo poi una stradina che porta a Solchiaro, dove abita la mia amica Maria. Nell’aria un profumo intenso di zagare: è il profumo che senti al mattino quando, appena si alza il sole, metti la testa fuori, un profumo che ti avvolge e ti porta gioia e felicità.
Mi avvicino ad una distesa di terra dove scorgo papaveri rossi e fiori di campi di ogni tinta.
Che bello! Quanti colori! Un piccolo paradiso! Non riesco più ad andare avanti.
Siedo su un muretto per assaporare quell’aria fresca e pura e ammirare l’orizzonte del mare che mi sta di fronte.
Sono intimamente  affascinata da queste meraviglie che Dio ci ha donato.
Il mio sguardo è catturato  da un mucchio di sassi con al centro  un buchetto da cui fuoriesce un rametto di rosmarino: sostenuto dai sassi cerca di tendere in alto.
Tutto serve, niente è inutile, anche i sassi servono.
Alzo gli occhi al cielo e vedo che le rondini volano felici, gli uccelli cinguettano tra gli alberi, e le farfalle multicolori baciano ogni fiore.
Incantata da tanta bellezza, quasi dimentico il motivo per cui mi sono messa in cammino.
Mi alzo e, a passo svelto, mi avvio verso la casa di Maria prima che scenda la sera.
A pochi passi dal cancello, il cane annuncia il mio arrivo abbaiando. Maria mi viene incontro:
“Pensavo che giungessi nel primo pomeriggio …”.
“Hai ragione. Sono uscita di casa dopo pranzo ma, alla svolta di Solchiaro, non ho resistito: quel prato meraviglioso, i profumi, gli uccelli …”.
“Hai fatto bene,” mi dice Maria, “ora ci godiamo insieme il tramonto.”
Sediamo sulla terrazza che guarda la piccola baia della Chiaiolella, parlando del più e del meno, mentre i figli mi offrono una dolcissima aranciata.
La piccola Sara mi spiega: “Sono le ultime arance del nostro albero, perciò è così dolce.”
“Grazie,” le rispondo “dolcissima sei anche tu.”
Mi sorride, poi raggiunge i fratelli.
“Che belli i tuoi figli” dico a Maria che guarda il sole. L’enorme cerchio arancio si sta tuffando nel mare azzurro.
“Che spettacolo!” aggiunge Maria.
Assento con un leggero movimento del capo e, nel silenzio, cerco di non perdere quell’attimo di eternità in cui il sole ci saluta.

Anna Rosaria Meglio



sabato 11 gennaio 2014

A GIUSEPPE GIAQUINTO LA DELEGA AL TURISMO

Il sindaco Vincenzo Capezzuto, con il primo decreto dell’anno 2014 ha deciso di affidare la delega al settore turismo a Giuseppe Giaquinto, consigliere comunale di Maggioranza, il quale ha affermato nel suo primo discorso di accettazione la necessità di una politica di confronto fra tutti.
La qualcosa non può che farci piacere, in quanto fino ad oggi la Maggioranza che governa l'isola si è spesso arroccata in una torre d'avorio lanciando l'altisonante slogan: "Noi siamo stati eletti e noi governiamo". 
Affermazione che rivela una non corretta interpretazione della nostra Costituzione e determina spesso una prevaricazione sui diritti politici con gravi conseguenze sulle popolazioni.
Constatiamo, infatti, a livello nazionale  lo scempio che tale  mentalità molto diffusa ha creato. Ultimo esempio deplorevole il post terremoto dell'Aquila. 
Il fatto che alla Minoranza competa  istituzionalnte  il controllo dell'operato amministrativo non esclude assolutamente la consultazione reciproca e  la collaborazione. Lo andiamo ripetendo da tempo: il Sindaco riceve dalle consultazioni elettorali 20 consiglieri, i quali vanno trattati tutti allo stesso identico modo. Sono 20 e non 13 i suoi consiglieri, come erroneamente si crede, tutti necessari per bene amministrare. 
La prassi ormai in uso in questa sgangherata e povera italia, per dirla con Francesco de Gregorio, di contrapporre pregiudizialmente Maggioranza e Minoranza, è un errore storico che produce danni incalcolabili e, come affermava Lincoln, minaccia la pace sociale.
Che La Maggioranza impedisca alla Minoranza la visione degli atti delle Società Partecipate e che porti alla consultazione della Minoranza la proposta di bilancio solo 24 ore prima del Consiglio è un "granchio" politico che disonora la vita democratica e offende quel 54%  di cittadini che ha espresso la Minoranza. 
Così come riteniamo inconcepibile che per il progetto di Terra Murata, nonostante la Minoranza abbia più volte chiesto di offrire una collaborazione, la Maggioranza ha volutamente preso le distanza e impedito ogni tipo di confronto preliminare.
Ebbene  vogliamo auspicare che  Giaquinto, nella nuova veste di Delegato al Turismo, abbia la capacità politica di aprire questa gabbia  che la Maggioranza volutamente costruisce intorno ad ogni procedura amministrativa, escludendo sempre a priori la Minoranza.
Sarebbe più che opportuno che, prima ancora di interpellare le categorie, le associazioni e i cittadini, egli si confrontasse con la Minoranza  che rappresenta molti di quei cittadini con i quali egli afferma di volersi incontrare. 
Ce lo auguriamo fortemente perché, diversamente, sarebbe ancora una volta una forte contraddizione politica e un proclama di facciata!

giovedì 9 gennaio 2014

Quando la barca sta per affondare

Procida: Marina Corricella al crepuscolo
Tasse, traffico, deficit annuale altissimo, porto venduto, beni venduti, atti delle partecipate non visionabili, emigrazioni, tossicodipendenza, aziende in difficoltà, carenza di lavoro e, solo per finire, divisione pregiudiziale tra maggioranza e minoranza politica. Il quadro è sotto gli occhi di tutti e se ne parla nei crocicchi, nei bar, nelle case; se ne parla in maniera distaccata, e si spera che primo o poi qualcosa succederà. Ma le cose non succedono mai a caso; la storia di un paese viene cambiata dagli uomini in bene o in male.
Purtroppo oggi Procida vive una stasi collettiva, un disimpegno diffuso e in tanti è venuta meno la speranza di un cambiamento. Qualcuno certamente  dissentirà da questa mia affermazione. Ma ditemi in quale luogo si affrontano coraggiosamente e con passione i problemi dell’isola? Dove si discute del suo presente e del suo futuro, dei problemi del lavoro, delle scelte politiche?  I nostri Amministratori dovrebbero ogni giorno essere sommersi da valanghe di proposte, suggerimenti, rettifiche, critiche e invece... c’è silenzio, mormorio, ma nulla di più. E se un paese  ha perso il coraggio e la passione per il bene comune, quel paese è socialmente in serie difficoltà..
Ci vuole allora una scossa, benefica scossa, prima di tutto in ciascuno di noi. Dobbiamo smettere di pensare solo alle nostre esigenze, ma guardare per prima  quelli che hanno bisogno del nostro impegno: pensiamo ai giovanissimi, ai bambini, ai ragazzi, agli anziani, ai malati, ai disoccupati; si per loro dobbiamo agire e proporre, per loro dobbiamo chiedere  ai politici un cambio radicale: basta con questa guerra sordida e becera tra destra e sinistra che si trascina da anni . Quando una barca sta per affondare ci si mette insieme tutti per salvarla. Lo diceva nel 1865 Lincoln agli americani  che si scontravano  e si combattevano politicamente:  “Basta con queste lotte intestine che nascondano solo prevaricazione, ricerca di profitti e tornaconti personali,  dobbiamo essere pacificati tra noi se vogliamo il benessere e la pace sociale.”
Se i nostri politici in questo momento critico per la nazione e per la nostra isola non smettono di “giocare alla maggioranza e alla minoranza”, mi dispiace ammetterlo,  vuol dire che realmente a loro non interessa per niente il destino di Procida. In questo momento bisogna lavorare insieme per portare l’isola fuori dal guado in cui è caduta, pur nel rispetto dei ruoli istituzionali, ma con un’anima nuova, con gli armadi aperti, con gli atti visibili e discussi, con la trasparenza di chi non ha nulla da nascondere perché ogni privilegio, ogni traffico sottobanco, ogni desiderio di potere è stato cancellato.
Bisogna lavorare  insieme per  uscire dal dissesto economico, insieme per affrontare i grandi problemi del futuro a cominciare da Terra Murata…Sì,  auspichiamo una classe politica rinnovata interiormente. E’ questa la scossa che attendiamo  in questo 2014. Tutto il resto verrà dopo e sarà certamente positivo. 

Non lasciamoci rubare la vita!

I DIECI LADRI DELLA TUA ENERGIA

Dalai Lama2
1- Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
2- Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.
3- Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un’alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un’abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire NO subito.
4- Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.
5- Permettiti di riposare quando ti serve e datti il permesso di agire se hai un’occasione buona.
6- Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.
7- Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.
8- Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; prendi l’azione necessaria.
9- Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.
10-Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.

DALAI LAMA

mercoledì 8 gennaio 2014

Daniele Greco, migliore atleta dell'anno!


Intervista al Campione Europeo Indoor 2013 di Salto Triplo in forza alle Fiamme Oro, da poco eletto Atleta dell'Anno FIDAL


Da poco eletto come “il miglior atleta dell'anno assoluto maschile” della Federazione Italiana di Atletica Leggera, il Campione Europeo Indoor in carica nel Salto Triplo, Daniele Greco, condivide con i lettori di AtleticaLeggera.org un po' di se, di questo 2013 e della sua atletica.

Ciao Daniele, ben approdato su AtleticaLeggera.org e grazie a te ed alle Fiamme Oro per averci concesso la possibilità di intervistarti.

Ciao a tutti e grazie a voi per avermi invitato in questo spazio.

Da poco sei stato insignito del titolo di “atleta dell'anno” dall'atletica italiana. Cosa ha significato per te questo premio dopo la stagione 2013?

Beh, è stata sicuramente una grandissima soddisfazione, soprattutto per le modalità con le quali è stato assegnato e perché mi ritrovo ad essere inquadrato come l'atleta più rappresentativo del movimento italiano per questa stagione. Ne sono davvero orgoglioso e spero che tale conferimento possa essere uno stimolo per tutti coloro che concorreranno in futuro e, in particolar modo, per coloro che seguiranno negli anni alla mia proclamazione.
Questo premio sono convinto che sarà inoltre un ulteriore stimolo per noi atleti non solo strettamente in gara con le nostre prestazioni, ma anche al di fuori, in particolar grazie al meccanismo studiato che prevede un peso nella valutazione del 50% da parte di una commissione di prestigio e competenza, e per il restante 50% da tutti gli appassionati e fruitori della rete e dei social network, accrescendone quindi il valore e l'onore che consegue.
Ringrazio quindi anche la FIDAL per aver istituito questo premio, oltre che a tutti coloro che hanno deciso di votarmi.

Premio sicuramente sudato e meritato: nonostante la parentesi di Mosca, quanto pensi abbia influito la medaglia d'oro di Goteborg?

daniele greco italia campione triplo goteborg 2013 bandiera vittoria europeiA mio parere ciò che più di ogni cosa ha pesato nella decisione è stato il risultato tecnico indoor di quest'anno, quindi non solo per la vittoria del titolo europeo, ma soprattutto per la misura di 17,70m; ho metabolizzato l'episodio di Mosca, si vede che doveva andare così, soprattutto tenendo ben presente che la misura di Goteborg è rimasta la seconda dell'anno al mondo.
A quel risultato sono seguiti anche due importanti secondi posti ottenuti in altrettante tappe della Diamond League e, in partocolare, la piccola soddisfazione di aver lasciato dietro in quelle circostanze atleti del calibro di Pichardo e Thamgo. Infine non dimenticherei anche i risultati precedenti della seconda parte del 2012 che constano di un  quinto posto Mondiale ed quarto posto ad un'Olimpiade.

Di certo l'Europeo Indoor ed il Mondiale Outdoor si sono rivelati gli estremi opposti di questa stagione: come li hai vissuti?

E' innegabile che siano stati quelli i due capi opposti del 2013!
Il primo è stato certamente un momento in cui si è stati più ripagati dopo i tanti sacrifici profusi negli anni, capace di galvanizzarci a tal punto da ripartire già dal giorno dopo per riprendere a lavorare in vista degli appuntamenti seguenti.
Anche Mosca ci ha dato un nuovo stimolo, ci ha portato a confrontarci con gli imprevisti, ci ha ricordato che sono da mettere sempre in conto, ci ha fatto capire che le motivazioni e la grinta ovunque si possono trovare ovunque per avere nuove spinte e necessità di riscatto per il futuro: di certo ho intenzione di sfruttare tutto ciò nei prossimi appuntamenti importanti, a partire dai mondiali di Sopot in Polonia tra qualche mese.

Tanto lavoro e tanti sacrifici per ottenere risultati a livello nazionale ed internazionale: cosa c'è stato alla base?

Costanza, tenacia e lavoro.
Per fortuna si è sempre lavorato puntando a degli obiettivi, mirando in alto, mettendoci il massimo, credendo in quel che andava fatto e portando con se quell'ambizione che deve aiutare a sognare – visto che non è proibito, anzi... – e mantenendo i piedi saldi a terra, senza sfociare mai nella presunzione.
Ho imparato a ricordare sempre che siamo atleti, quindi siamo uomini, con dei limiti, con la nostra fragilità e la possibilità di fare errori, senza contare che non tutto può andare come si vuole o si programma. Ciò che però deve rimanere sempre fermo nei propri pensieri è che c'è sempre qualcuno più bravo di te e devi allenarti se ambisci a superarlo.

Hai usato il verbo “sognare”, una parola fondamentale, soprattutto per chi è partito da Galatone nel 2003 per arrivare alle Olimpiadi di Londra 2012. C'è un messaggio che ti piacerebbe mandare ai giovanissimi che si avvicinano all'atletica e allo sport?

A prescindere dalle nostre terre e dai loro limiti, in particolare da quelle che sono le possibilità e le infrastrutture che ci offre, l'unico cardine da tener sempre intatto è la perseveranza nel puntare al proprio obiettivo, condita anche da un bel pò di testardagine, vivendo tutto ciò che si fa con amore e passione, cosicchè da trasformare la fatica, i muri, gli ostacoli insormontabili o le situazione impossibile in banalità e piacere.
Daniele Greco italia triplo salto londra olimpiadi 2012Non mi sono mai preoccupato sin da ragazzo dell’idea di mettermi in scooter, percorrere 25km sotto la pioggia, allenarmi sotto un acquazzone e ripetere il viaggio d’andata per tornare a casa senza che smettesse mai di piovere. A me non ha mai pesato e, al contrario di quanto potessero dire tutti coloro che mi additavano come “pazzo”, non mi appariva neanche strano… Tutti i sacrifici fatti sono stati ripagati e continuano ad esserlo!
Ogni ragazzo dovrebbe vivere così, con tanta gioia e desiderio di ottenere il massimo, pensando al benessere del proprio corpo, cui sommare l’amicizia, la socializzazione e la capacità di star con gli altri che lo sport insegna e regala; con i giusti insegnamenti di rispetto e lealtà, nei confronti degli amici e degli avversari, non si può che crescer bene e forti.

Altri due riferimenti: “crederci” e “socializzare”. Credere nei propri mezzi, ma soprattutto imparare quanto uno sport all’apparenza individuale sappia essere, proprio grazie al gruppo d’allenamento, un grande sport di squadra.

L’Atletica è da intendersi come sport individuale solo ed esclusivamente in gara, quando si è da soli a correre, saltare o lanciare, ad affrontare uno o più avversari sotto gli occhi di chi assiste.
Nessuno deve mai dimenticare di avere sempre bisogno degli altri, di avere un gruppo alle spalle, un allenatore, degli avversari, degli affetti, delle amicizie, … tutto quello che ti sprona in allenamento e non solo!
Non saprei se definirlo sport di squadra, ma come dicevo in precedenza di certo l’atletica è e deve essere uno sport di gruppo e di ampia “socializzazione”.

Come ben dicevi, alle spalle di un atleta c’è un mondo, composto da tante cose e persone: una squadra, un gruppo, allenatori, dirigenti, amici, etc… a partire dal tuo tecnico, Raimondo Orsini, per finire col Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, chi ha contribuito ai successi della tua vita sportiva?

Dovrei dire “tutti”!
Certo, senza ombra di dubbio prima di ogni altro c’è il mio allenatore, la figura che in primis mi ha saputo dare e che ha saputo farmi appassionare a questo sport, oltre che portato ai risultati odierni; a lui si è aggiunta la mia ragazza, Francesca Lanciano, con la quale condivido persino la passione per il salto triplo.
Mi sembra però doveroso ringraziare in ogni occasione la mia famiglia, coloro che mi hanno da sempre incoraggiato, spronato e fatto sentire che qualcuno credeva ciecamente in me, forse anche sognando il giorno in cui mi sarei potuto affermare.
Dovrei citare davvero tantissime persone, tutti quegli affetti che mi hanno accompagnato e mi accompagnano ancora oggi, ma su tutti devo ringraziare la mia nuova famiglia - dato il clima che vige tra di noi – ovvero quella del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, della quale sono entrato a far parte dal 2008 e col quale davvero mi sento a casa.

Cosa rappresenta per te la Polizia di Stato, oltre alle garanzie ed alle strutture che ti mette a disposizione per poterti allenare?

La Polizia di Stato è un’istituzione e farne parte è un vero onore. Come dicevo però, spesso la vivo più come una famiglia, un luogo sicuro, che mi ha saputo aiutare e supportare nel crescere umanamente e sportivamente, giorno dopo giorno, condividendo fatica, successi e delusioni.

Ultimamente si parla meno di attività e più di “doping”, una piaga del mondo sportivo. Qual'è la tua visione in merito?

Mi piace inquadrare il doping come uno dei segnali dello stato in cui versa la nostra società, non mi limito a considerarlo solo parte dello sport.
daniele greco italia londra 2012 olimpiadi triplo stavvo voloOggi vige la corsa ai beni materiali, alla fama, al dio denaro, dimostrando che il nostro tempo vive anche di una moltitudine di uomini deboli.
Il doping come dicevo è solo una delle forme del degrado in cui viviamo, io lo ritengo paragonabile – non con l'intento di sminuire, anzi... – alle truffe, ai raggiri o alle aggressioni di cui sentiamo quotidianamente parlare nei telegiornali e che, traslati nello sport, fan si che si manchi di rispetto alle persone, alterando se stessi ed il proprio corpo.
Di certo è un problema da estirpare dalla radice, da condannare senza mezze misure, da combattere in ogni sua forma, ma che mi rendo conto non sconvolge se relazionato al contesto nel quale lo sport è immerso, visto che purtroppo di “marcio” ce n’è tanto nella realtà d’oggi.
Sono convinto che gli atleti scoperti positivi purtroppo sono solo le foglie di un albero, un albero appunto “marcio”, che vedrà cadere queste foglie malate, ma continuerà a generarne di nuove e sempre più resistenti se ad esser curato non saranno il tronco e le radici da cui nascono.
Non è tanto chi si dopa, ma chi vi gira attorno a danneggiare i messaggi che lo sport manda e/o dovrebbe mandare.

E per quanto concerne le sanzioni?

Non credo sia semplice dare una risposta a riguardo, ma nei confronti dei colpevoli mi comporterei come da mia abitudine di vita, da profondo credente, non avendo soprattutto le competenze necessarie per discutere di tali argomenti: preferisco confidare nella filosofia del perdono, avendo compassione nei confronti di chi si macchia di tale onta, a patto che vi sia un profondo ricredimento e ripensamento per quanto fatto di sbagliato.
Di certo sono gli Enti preposti a dover stabilire sanzioni o procedimenti disciplinari nei confronti degli atleti rei, nonché a giudicare l’eventuale volontà a ritornare sui propri passi e chieder perdono, agendo ove necessario con grande severità.
Ci tengo però a sottolineare che la macchina dell’antidoping non deve limitarsi a colpire i soli atleti, ma deve scavare a fondo intorno a loro, facendo pulizia in quel sottobosco che, continuando ad operare con tanta veemenza e capillarità, rischia solo di affondare definitivamente un mondo che potrebbe davvero aiutare a migliorare la società e le singole vite che viviamo.

C'è una storia, un evento o un ricordo dal significato particolare per te e che vorresti condividere con i nostri lettori?

Sicuramente, vorrei lasciare a tutti la visione di questo video, quello della storia di Derek Johnson ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992. Ho scoperto da poco questa vicenda, con la quale mi sono sentito in profonda empatia, ripensando proprio a Mosca, allorquando ho provato in ogni modo a rimanere in pedana e tentare di saltare. Restai 20 minuti in campo, sperando che la gamba mi permettesse anche solo un salto, stringendo i denti in ogni modo, un pò come lui che, accreditato come possibile vincitore di una delle medaglie nei 400m maschili, dopo 150m di gara fu costretto ad accasciarsi a terra a causa di un infortunio. Nonostante gli avversari fossero tutti arrivati al traguardo ed i sogni di gloria fossero svaniti, si rimise in piedi, onorando la sua maglia e la sua presenza all’Olimpiade, quasi trascinandosi sino all’arrivo, sostenuto dal padre, sceso dagli spalti per supportarlo in quel momento di grande sofferenza.
Questo video mi ha toccato molto, forse perché rispecchia molto il modo in cui vivo lo sport e l’atletica.

http://www.youtube.com/watch?v=n0QhLvvVYQU

Siamo in periodo di feste: un augurio da Daniele Greco.

Colgo l’occasione per lasciare a tutti gli utenti di AtleticaLeggera.org un augurio per un buon anno nuovo, sperando che tutti possano aver trascorso un sereno Santo Natale, ma soprattutto auspicando che ognuno possa capire fino in fondo quanto sia importante l’amore in ogni sua accezione: nella nostra vita, nelle nostre famiglie e nella nostra società, come da insegnamento del Signore.

Grazie ancora da parte di tutta la redazione a Daniele Greco per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato, augurando a lui ed a tutto il Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro i migliori risultati per questo appena iniziato 2014

di Carlo Cantales
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Una bevanda miracolosa!

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BEVANDA MIRACOLOSA… DISTRUGGE LE CELLULE CANCEROGENE

BARBABIETOLAQuesta BEVANDA MIRACOLOSA è stata in auge per molti anni, tanto tempo fa’. E’ bene prenderne nota.
C’è un personaggio celebre, il Mr Seto che giurerebbe della sua efficacia. Ha voluto divulgarla il più possibile, in modo da portare l’attenzione su questa bevanda e in particolare su quanto sia utile a chi soffre di cancro.
Questa è una bevanda che può proteggere il corpo dalla formazione di cellule cancerogene o anche limitarne la crescita! Mr Seto aveva un cancro ai polmoni.
In Cina, un erborista gli ha prescritto di bere questo succo. Ha bevuto questo succo per 3 mesi e ora la sua salute è tornata perfetta, ed è pronto a farsi una vacanza. Tutto, grazie a questa bevanda! Non avete nulla da perdere nel provarla! Non ci sono controindicazione ne effetti collaterali.
E’ come una bevanda miracolosa! ed è semplice da fare.
Avete bisogno di (ingredienti):
  • una radice di barbabietola,
  • una carota e
  • una mela
Meglio usare uno spremiture (se no va bene anche una centrifuga), e otterrete un SUCCO!
Lavate bene tutti gli ingredienti compresa e mette il tutto nello spremitore con la buccia.
Bere subito il succo appena fatto, in quanto le vitamine e gli enzimi si ossidano velocemente con l’aria.
Potete aggiungere anche un po’ di succo di limone in modo da renderne il sapore più fresco.
Ed ecco i benefici di questo succo:
  1. Previene la formazione di cellule cancerogene, riduce la crescita delle cellule cancerogene
  2. Previene disfunzioni al fegato, ai reni, al pancreas e cura anche l’ulcera.
  3. Rinforza i polmoni, previene l’infarto e abbassa la pressione alta
  4. Rinforza il sistema immunitario
  5. Ottimo per la vista e gli occhi, elimina gli occhi rossi e stanchi e gli occhi asciutti
  6. Aiuta a eliminare la stanchezza da troppa attività fisica, dolori muscolari
  7. Disintossica, e aiuta la motilità intestinale, eliminando la stitichezza. Per questo rende la pelle pura e luminosa. E’ ottima per chi ha problemi di acne.
  8. Dolori
  9. Dà sollievo in caso da raffreddore da fieno, per chi  ne soffre
Non ci sono effetti collaterali di alcun genere (previo allergia o intolleranza a uno degli ingredienti).
Altamente nutritivo e di facile digestione. Molto efficace se volete perdere peso.
Dopo appena due settimane di regolare assunzione di questo succo, noterete un notevole incremento del vostro sistema immunitario.
Un accortezza importante è di bere immediatamente il succo appena fatto.
FONTE: web