martedì 31 dicembre 2013

Un arte per tutti

Liliaba Cosi
"Fin dalla mia prima permanenza al Bolscioi di Mosca, accarezzavo l'idea di poter un giorno insegnare balletto ai giovani. Sognavo: avrei avuto un giorno una compagnia di danza classica tutta formata da ragazzi che avrebbero imparato il balletto l'arte, la vita, da noi; avremmo portato nuovi spettacoli fuori dai vecchi circuiti legati ai grandi teatri, per chiunque: tutti avevano il diritto di usufrire dell'arte, ma un'arte portatrice di una dimensione più ampia, lungimirante, che comprenda l'uomo di oggi coi suoi problemi, ma al quale si possa indicare una luce, una via. Noi l'avevamo scoperta e dovevamo farla scoprire anche agli altri... Nacque così l'Associazione di Balletto classico Cosi-Stefanescu a Reggio Emilia...e tutto avvenne abbastanza in fretta, senza troppi calcioli a tavolino, ma sotto una forte spinta ideale."
Queesto disse Liliana Cosi a Procida nel presentare il suo libro "Etoile" alla Fiera del libro. Invito che oggi diventa più che mai urgente per i nostri giovani che hanno necessità di incontrare artisti portatori di questa dimensione dell'arte più universale.

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

giovedì 26 dicembre 2013

Lubrano Lavadera e i luoghi isolani per la solidarietà

"La casa del 600 a Terra Murata"
Procida nel cuore. Con i suoi siti appartati di un piccolo mondo arcaico sospeso tra mitoe natura, memoria e cultura materiale, luce, profumi e colori mediterranei. Si intitola “I luoghi” la mostra di pittura di Pasquale Lubrano Lavadera che dal 28 dicembre fino al 6 gennaio esporrà nelle sale dell’Hotel "La Vigna" (Via Principessa Margherita 46), una selezione di tempere dell’artista, poeta e scrittore procidano.
Paesaggi isolati trasfigurati, da Lubrano Lavadera, in visioni interiori con sfumature a tratti metafisiche: dalle opere ispirate dalla celebre marina della Corricella, attraverso i dettagli delle architetture mediterranee di Procida (archi, scale, particolari dei caratteristici muri isolani) all’icona della dimora di Graziella e alla seicentesca casa di Terra Murata, fino ad arrivare a immagini legate a ricordi dell’autore: un giardino, il Lido di Procida  dei primi anni sessanta o Palazzo Catena sito originario del Premio Elsa Morante.
Luoghi e scorci legati da intensi cromatismi, emozioni forti che Lubrano lavadera, intellettuale poliedrico impegnato anche in progetti di sviluppo e di solidarietà internazionale, dispiega in questa fase, trascolorando da un iniziale divisionismo a un tentativo di nitida astrazione orchestrata su linee e colori di grande suggestione.
Al vernissage della mostra (sabato ore 17,30) promossa dall’Associazione Culturale Isola di Graziella e finalizzata alla raccolta di fondi per la ricostruzione della città di Abuyog nelle Filippine interverranno, con l’artista, l’architetto Giancarlo Cosenza, il pittore Nico Granito e la costumista, pittrice e scrittrice Elisabetta Montaldo.
Donatella Trotta

Abuyog (Filippine) dopo il passaggio del tifone



Da “Il Mattino” 24 dicembre 2013

giovedì 19 dicembre 2013

Un grazie per l'aiuto alle Filippine

Nostro figlio Vincenzo che vive a Ravenna ha sposato Marienne Corbeza, filippina,  la cui città di Abuyog è stata sconvolta dal tifone. Dopo una settimana di angoscia e sospensione in cui non si sapeva se la famiglia di Marianne fosse ancora viva, finalmente arriva la notizia che sono tutti salvi anche se tutte le case sono parzialmente o totalmente distrutte. Parte allora da Ravenna una richiesta di aiuto per la famiglia di Marianne e per l'intera comunità, richiesta che è giunta anche a noi procidani e a tanti amici della Campania e delle Puglie. Tutti hanno risposto con generosità. Riportiamo qui di seguito  a lettera che Marianne e Vincenzo ci hanno inviato oggi per ringraziare tutti gli amici e conoscenti che hanno dato il loro prezioso contributo.

Carissimi
Un grazie per gli aiuti che state mandando e che sostiene molte famiglie di Abuyog . Anche il Focolare di Cebu, impegnato su tutto il fronte dell'emergenza filippina, invia periodicamente alla famiglia Corbeza aiuti che giungono da tutto il mondo.

 La maggior parte delle case e degli edifici sono semidistrutti.




Negozi e artigianato tutto è stato spazzato via dalla furia del vento.



Il parroco ci ha chiesto in questi giorni prenatalizi un aiuto in quanto la Chiesa è totalmente distrutta nella parte alta e impraticabile.


Casa Corbeza diventa il centro di smistamento di tutta la “provvidenza" che sta arrivando. Tutta la famiglia distribuisce viveri che sono stati acquistati con i fondi provenienti dall’Italia e dal Focolare. 

Anche i nostri nipotini lavorano con grande impegno.


.
Tutta la famiglia riunita  prepara i pacchi da distribuire.


Lunghe file di persone  si recano presso casa Corbeza 
per ricevere gli aiuti.


Ci si sente come non mai 
una grande famiglia.


La gratitudine è tanta


C’è gioia e speranza  dopo i giorni del tifone e si torna a sorridere.



Si comincia anche la riparazione di qualche casa.

Buon Natale a tutti e ancora grazie per l’amore con il quale  avete risposto al nostro appello



Angelica Samuel Isabelle Marianne e Vincenzo Lubrano Lavadera

domenica 15 dicembre 2013

Procida, l'isola gridata?

Procida: i muri. ( Via P. Margherita)

Se qualcuno ci guardasse dall’esterno direbbe sicuramente : ma che sta succedendo. Non capirebbero mai il perché, in un isoletta di 3,7 kmq, con 11000 abitanti, ogni evento deve essere annunziato e propagandato con la macchina dotata di altoparlante.
Immaginate un po’ che in questi giorni prenatalizi siamo arrivati anche a 5 gridate al giorno. Il primo gridava che si apriva un nuovo esercizio commerciale, il secondo  annunziava un convegno culturale , il terzo una raccolta umanitaria,  il quarto una riunione politica e il quinto la presentazione un libro.
E la macchina che gira e rigira per le nostre stradine e grida a tutti che “stasera … alle ore… in un dato luogo…" e per finire la classica frase: “tutti sono  invitati a partecipare”.
Ognuno grida il suo evento ben sapendo che quel giro in macchina non porterà molte altre persone alla sua manifestazione oltre quelle già contattate e interessate.
Allora dobbiamo dire che in fondo sono solo annunci pubblicitari e nell’epoca della pubblicità i procidani hanno deciso di farsi  pubblicità a vicenda facenn’ passà a macchina.  Anche se la legge vieta schiamazzi nei luoghi pubblici e una gridata di macchina  è molto più di uno schiamazzo.
E vada per la pubblicità per gli esercizi commerciali, ma perché anche per le cause umanitarie? Perché ne ha tutti i diritti! E perché anche per la cultura? Altro che ! Cosa è meglio della cultura? E pure per il libro? Si pure per il libro, così tutti sapranno!
Tutti sapranno ma pochi andranno… Solo qualche giorno fa un evento culturale su un tema importante  annunciato con la macchina ha raggruppato solo 25 persone. E tra queste nessuna era intervenuta perché aveva sentito la macchina.
E allora perché continua a passare questa macchina?
Forse perché…la macchina serve  per far sapere a tutti che ho realizzato qualcosa, che io esisto e che sono importante quanto gli altri. Forse.
Se non fai passare la macchina rischi di rimanere sempre nell’anonimato. Anonimi in un isola piccola è una maledizione e allora vai con la macchina alla faccia di tutti gli inquinamenti acustici e straacustici immaginabili: "Questa sera…alle ore…in ….grande  evento,…piccolo evento,… medio evento…tutti i cittadini sono invitati !!!”

Evviva Procida l’isola gridata!

Immaginate un po’ se  un giorno, casualmente, 10 persone decidessero di far passare la macchina  dalla mattina alla sera. Sarebbe uno spasso. Speriamo che accada presto così romperemo per sempre la solita tetra monotonia e sconfiggeremo definitivamente quel silenzio che fa tanto male all’uomo.

sabato 14 dicembre 2013

"Il Lago" di Alphonse de Lamartine

Una delle più belle poesie del romanticismo francese

Alphonse de Lamartine  (1790 - 1869)


IL LAGO
 
Così, sempre sospinti a sponde nuove e rare
e nella notte eterna tratti senza ritorno,
nell’oceano del tempo potremo mai gettare
l’ àncora un solo giorno?
 
O lago! Ha terminato l’anno appena il suo volo
e a quei flutti che lei rivedere sperava,
torno a sedermi, guarda! su questa pietra, solo,
dove anche lei posava!
 
Muggivi allora sotto queste rocce profonde
schiantandoti così, sui fianchi flagellati,
così gettava il vento le schiumose tue onde
su quei piedi adorati.
 
Una sera, in silenzio vogavamo, ricordi?
Sotto il cielo, e sull’acque s’udiva il ritmo lento
dei remi che infrangevano, coi loro tonfi sordi,
dell’onde tue il concento.
 
D’un tratto, al mondo ignoti, sorsero degli accenti
che attutirono gli echi della sponda incantata
e la voce a me cara ( tacquero i flutti attenti )
così parlò, ispirata:
 
“ Propizie ore, fermatevi! Tempo devastatore,
il volo tuo trattieni!
Lasciateci godere il fugace sapore
dei giorni più sereni!
 
Tante anime infelici v’implorano; abbreviate
ad esse vita e noia;
per loro dileguatevi rapidi, e risparmiate
chi invece è nella gioia!
 
Ma inutilmente io chiedo qualche momento ancora,
fugge il tempo, e si perde;
io supplico la notte: “Va più lenta”, e l’aurora
già la notte disperde.
 
Amiamo, dunque, amiamo! E l’ora fuggitiva
godiamo senza indugio!
Noi passiamo, ed il tempo trascorre senza riva,
l’uomo non ha un rifugio!”
 
Geloso tempo, dunque i momenti d’ebbrezza,
quando sorsi di gioia a noi versa l’amore,
spariscono da noi con la stessa sveltezza
dei giorni di dolore?
 
Come! Non ne potremo fissare almeno un’orma?
Son passati per sempre? Perduti totalmente?
Il tempo che li ha dati, e che annulla e trasforma,
non renderà più niente?
 
O nulla, eternità, passato, abissi orrendi,
che cosa fate voi dei giorni che inghiottite?
Ci ridarete gli attimi estatici, stupendi
che spietati rapite?
 
O lago, o mute rocce, grotte, foresta oscura!
Voi che il tempo non tocca, che anzi rinnovella!
Di quella notte almeno conserva tu, o natura,
ogni memoria bella!
 
Sia quando posi placido, o sia fra gli uragani,
caro lago, o nel tratto delle tue amene sponde,
o nei tuoi neri abeti, o nelle rocce immani
che sovrastano l’onde!
 
Oppure  nello zefiro che mormora, e che manca,
nel fremito che corre da riva a riva, e muore,
o nell’astro d’argento, che l’acque calme imbianca
col suo blando chiarore!
 
E la brezza gemente, la canna che sospira,
ogni effluvio che fluttui nel vento profumato,
tutto ciò che si sente, si vede o si respira,
tutto dica: “Hanno amato!”


Alphonse de Lamartine
(traduzione di Claudio Angelini)

Per una nobildonna centeneria

Maria Scotto di Fasano compie 100 anni. Auguri!!!

Maria Scotto di Fasano 
Cara Maria, con il tuo compleanno mi dai l’onore di scriverti. 100 anni! Auguri, auguri con tanto affetto. Sei stata una donna impavida, coraggiosa e la vita ha premiato la tua forza di volontà e la tenacia che ha caratterizzato la tua esistenza.
Insieme a tuo marito Francesco sognavi una casa tutta tua, che a quell’epoca ti costò molto sacrificio. Dover stare lontani, lui in America e tu a Procida ad allevare i vostri 4 figli.
Ma il tempo corse veloce e Francesco tornò. Tu, Maria, fosti felicissima, perché di li a poco si poté iniziare a costruire la casa tanta sognata. Si sa: se i sogni vanno inseguiti, si avverano.
Incoraggiato dall’amico Enrico Lubrano Lavadera, che anche lui stava costruendo la sua casa, tuo marito iniziò i lavori. In seguito, sulla stessa linea di terreno, vennero fuori, dal bravo costruttore Simonino, 4 belle casette: le prime case del dopoguerra sull’isola.
Così, cara Maria,  avesti la casa tanto sognato. Per te e tuo marito fu un giorno importante poter essere proprietari della propria casa. Finalmente i tuoi figli potevano avere un cortile tutto per loro dove giocare.
Francesco fu pieno di orgoglio e dimenticò presto il suo duro lavoro in America, e ti diceva sempre: “Marì, ne è valsa la pena”.
Entrasti nella tua casa quando i figli frequentavano già le elementari e con tenacia e slancio costruisti un focolare pieno d’amore, portando avanti la famiglia con gioia e calore e ricevendo tanto affetto dai tuoi figli.

Maria  con il marito Francesco Salvemini e i quattro  figli
Il tempo scivolò via come sabbia tra le dita e, ad uno ad uno, i tuoi figli  spiccarono il volo. E volo dopo volo arrivarono all’altare e costruiroino il loro nido…Tutto andò a meraviglia. Quante emozioni per te Maria  e per il tuo amato Ciccillo, come affettuosamente lo chiamavi.
E quando arrivò la prima cicogna per te e tuo marito la gioia fu grande. Una nipotina, oh! E il tuo amato che scherzando ti diceva: “Marì ci siamo fatti proprio vecchi!” E tu con la tua grinta gli rispondevi: “Parla per te, io sono giovane!” E insieme ridevate felici.
Poi per il tuo Francesco il cammino si fermò e tu rimanesti sola con figli e nipoti che ti hanno amato tanto. E oggi in questo gioioso giorno ti sono tutti accanto per farti festa. Sì, proprio una meritata festa.
Auguri signora Maria, soffia forte sulle tue 100 candeline. Auguri di salute, gioia, serenità da condividere con i tuoi cari, ringraziando il buon Dio di tanta bontà.

Con affetto, Anna Rosaria Meglio.

Procida 15 dicembre 2013

Auguri affettusi dall'Associazione Culturale Isola di Graziella

venerdì 13 dicembre 2013

Procida e le guerre

Famiglie procidane  distrutte dalle guerre
Ce lo racconta la centenaria Maria Scotto di Fasano

 Maria Scotto di Fasano da giovane

   Le ultime due guerre mondiali hanno procurato molte morti  nell’isola e alcune volte famiglie intere venivano spazzate Lo ricorda con dolore la signora Maria Scotto di Fasano, vedova Salvemini,che ha perso prima il padre e poi due fratelli giovanissimi e che il 15 dicembre 2013 compie cento anni.
   Maria, quando era giovane veniva chiamata da tutti “Maria’a bella” per i suoi lineamenti perfetti e per quei folti capelli neri raccolti in una lunga treccia. E tuttora, che è avanti con gli anni, è sempre una signora bella e disponibile per questa intervista.
    “Sono tanto triste al pensiero della sorte dei miei due fratelli morti in guerra. Il primo, Antonio, che affettuosamente chiamavamo Ntunuccio, era sposato da solo un mese, quando disse alla moglie: ‘Parto per la Patria’. Era la seconda guerra del 1940 e da allora è ancora disperso in Russia”, racconta la signora Maria con gli occhi lucidi e la voce tremante per l’emozione. “L’altro mio fratello di nome Agostino morì sempre nella guerra del 1940. Era imbarcato su una nave che andava in Grecia e poi tornava a Napoli, passando al largo di Procida . Fu proprio al ritorno dalla Grecia che da capo Misero bombardarono la nave  e lui morì. Aveva solo 25 anni ed era fidanzato.”

Agostino Scotto di Fasano


   Precedentemente la famiglia di Maria era stata già colpita dalla tragedia della guerra.”Anche mio padre morì in guerra”, continua Maria,” la guerra del 15-18. La mia povera mamma rimase vedova con cinque figli da portare avanti e fece il possibile per non farci mancare il necessario.” 

Michele Scotto di Fasano disperso nella guerra del 1915-18

   Maria si ferma un attimo, come a riprendere il respiro, poi aggiunge: “Quelle sì che erano donne con la D maiuscola. Quanti sacrifici! …Tempo dopo arrivò la misera pensione di mio padre e così con quattro spiccioli e la casa vuota andammo avanti.”
    Un'altra pausa e infine la sua ultima frase amara: “Una misera pensione. Questo ci ha regalato la Patria, quella Patria che mio fratello tanto declamava…Pace all’anima loro.”

Maria Rosaria Meglio


martedì 10 dicembre 2013

Tra le "pieghe dell'isola - Un liberale lucano

Il Castello D'Avalos trasformato in Carcere borbonico
   Istituito nel 1830-31 mediante adattamento del Castello d’Avalos, il carcere di Procida ospita durante tutto il periodo risorgimentale numerosi detenuti “liberali”. È tra costoro Francesco Leo, nato nel 1811 a  Chiaromonte, in Lucania, da Emmanuele e da Regina Grandinetti.
Liberale antirepubblicano, autore di numerosi componimenti, sia in versi (A Gioacchino Labollita, A D. Francesco Castronuovo per la morte di una sua bambina; Epistola in versi a Fortunato Forcignanò; A Francesco Castronuovo pel regalo di un gattino che mi aveva chiesto), che in prosa (In morte di Alessandro Sole; In morte di Prospero Fortunato; La Manna miracolosa di San Gaetano Tiene Patrono di Caldera; Il Giubbileo; La Vergine del Vangelo), Francesco consegue la laurea in Giurisprudenza a Napoli il 30 agosto 1834 e sposa Carolina Costanza, dalla quale ha ben undici figli.

Francesco Leo

           
    La sua presenza nel Bagno penale di Procida è attestata nel 1853; qui i forzati sono tenuti legati a coppie mediante le «maniglie» (semicerchi di ferro) di una catena del peso di 17 rotoli (= kg. 15,147), che i numerosi camorristi, che affollano il carcere, provvedono a togliere loro la sera, per rimetterle al mattino, con la complicità degli «aguzzini», illecitamente ricompensati con dazioni di danaro. Le condizioni igieniche del luogo di pena sono deplorevoli: nei letti alberga ogni specie d’insetti e per i bisogni corporali si dispone di una tinozza di legno priva di coperchio, che viene svuotata ogni ventiquattr’ore; nonostante ciò, egli riesce a sfuggire all’epidemia di colera scoppiata a Napoli in quel periodo e propagatasi anche a Procida.
            I detenuti politici, che per l’alimentazione ricevono ogni giorno un pane scuro e una minestra di fave e soltanto la domenica un piatto di pasta e un pezzo di carne lessa, celebrano qui il Natale del 1853 con un «fraterno simposio, fatto a spese comuni», durante il quale Leo legge i versi del suo componimento poetico dedicato «Ai concaptivi Lucani nel bagno di Procida», che così comincia:

Cittadini d’un Tempo, or galeotti,
Che scampati al capestro e a la mannaja,
Come volle il destin, foste tradotti
In questo pandemonio a centinaia,
E avete i piedi allividiti e rotti
Dal poderoso ceppo, il qual vi appaja,
Le membra affrante e il volto disparuto;
Cittadini d’un tempo, io vi saluto.

e ch’egli porterà con sé fuori dal carcere al momento della liberazione, cucito nella fodera del cappotto. Le «Note postume» al poemetto, ch’egli stesso redige nel novembre 1891, costituiscono una vivace testimonianza della vita quotidiana nello stabilimento carcerario dell’isola.
Qui a capo degli «aguzzini» è il capitano Rescigni, già comandante della Gendarmeria nel Lagonegrese, ch’era stato ospite del padre del Leo a Chiaromonte nel 1842-43, ma che non lo riconosce (o finge di non riconoscerlo) e lo redarguisce, quando altri suoi versi patriottici («In occasione delle onoranze funebri rese ai caduti nelle cinque gloriose giornate di Milano», scritti nel marzo 1848) sono rinvenuti nella sua cella, ma arrossisce quando egli gli ricorda l’episodio del decennio precedente e si limita a sequestrare lo scritto, senza infliggergli punizioni: e il Leo può ben dirsi fortunato, poiché in un’altra occasione egli stesso ha assistito alla fustigazione di un condannato sulle natiche, poi cosparse di sale e aceto, prima che il medesimo fosse accompagnato all’ospedaletto.
Dopo la liberazione, Francesco fa ritorno in famiglia, a Chiaromonte, dove si spegnerà nel 1894.
                                                                                                                                                                                                                                                                                        Sergio Zazzera

domenica 8 dicembre 2013

Educare alla legalità a Procida, è possibile?

Il prof. Francesco Mastroberti quest'estate alla Chiaia
Uno dei problemi educativi che investe la comunità procidana è quello della legalità. Spesso sembra che  su quest'isola tutto è possibile fare, in barba a leggi, norme e regolamenti, determinando un proliferare di illegalità diffusa in tutti i campi con conseguenti malesseri, scontri istituzionali, devianze e frantumazione della coesione sociale. Di questo si è discusso giovedì 5 dicembre 2013 nella Sala Consiliare in via Libertà con il professor Francesco Mastroberti che ricopre l'incarico di Diritto Comune presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Aldo Moro di Bari. Amico di Procida Mastroberti, che  trascorre tutte le estati sull'isola, sempre più è entrato in rapporto con la nostra realtà, ammirandone gli aspetti positivi  ed osservando anche quegli aspetti che potrebbero essere migliorati. 
Nell'incontro, egli, dopo un escursus storico sulla legalità e sulla storia del Diritto, è entrato più da vicino sui nostri problemi sottolineando tra l'altro l'importanza delle Scuole nel loro ruolo educativo prima ancora che dell' istruzione professionale. "Una scuola che non educa e forma i cittadini è una scuola che non risponde alle esigenze profonde della società odierna." Sollecitato, inoltre, sollecitato da un incisivo intervento della Dirigente Maria Saletta Longobardo, ha auspicato una riscoperta dell'importante ruolo della Scuola da parte della Politica, che spesso ha lasciato le istituzioni scolastiche in una sofferta solitudine.
L'incontro coordinato dal Decano Don Lello Ponticelli ha suscitato interesse tra le famiglie presenti e i docenti delle nostre scuole auspicando sull'isola una vera alleanza educativa fra istituzioni e famiglie. 

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella

giovedì 5 dicembre 2013

Un mercatino per sconfiggere l’individualismo? - Intervista ad Antonio Sobrio


 
Antonio Sobrio
Non tutti sanno che a Procida è nato un mercatico. L’idea è del giovane scrittore Antonio Sobrio che si distingue per la sua grande capacità di lavorare  nel silenzio ma con tenacia e impegno. Laureato in Scienze dell’Educazione, ho lavorato come educatore presso scuole ed istituti, prendendo parte a vari progetti tra Campania e Lazio.
Ho scritto fino ad oggi quattro libri autopubblicati: Il Governo terrestre,  Come Michael Jackson? , Aspirante messia e Salvare il pianeta o contribuire a distruggerlo? Inoltre ha partecipato ad un'antologia di poesie, Narrazioni, edita da Libroitaliano e ad una di racconti Procida Blues, edita da Il Denaro.

Quale è l’impegno di questo momento?

Al momento sto pubblicando un libro on line, su Facebook, paragrafo per paragrafo, Il Segreto dell'aldilà ed ho in cantiere vari altri progetti  culturali ai quali mi sto dedicando. 

Antonio Sobrio(il primo da destra) ad una presentazione di un suo libro

Ci dici un po’ come nasce questo mercatino procidano?

L'idea del mercatino procidano nasce vari anni fa, nel periodo in cui collaboravo con l'associazione Poiesis. Durante le festività natalizie proposi l'iniziativa dello scambio e del baratto, per coinvolgere soprattutto i bambini che venivano a svolgere i laboratori di musica, pittura e scrittura, ma non solo. Si divertirono tantissimo, soprattutto a scambiare oggetti che non usavano più con altri portati da altri bambini. Mi sarebbe piaciuto poter continuare l'iniziativa anche dopo le festività natalizie, ma siccome gli altri membri dell'associazione non erano d'accordo pensai di creare un gruppo su facebook e continuarla on line. Sono sempre stato un appassionato dell'usato, ma soprattutto vivo con ansia il fatto che tante cose, spesso ancora buone e funzionanti, vengano buttate solo perché sostituite da modelli nuovi, o non più utilizzate, quando potrebbero servire ad altre persone, evitando sprechi e soprattutto che vadano a finire nell'ambiente.
Uno dei principi dell'iniziativa è inoltre che gli scambi avvengano preferibilmente di persona, onde evitare la spedizione e di conseguenza gli imballaggi necessari per impacchettare gli oggetti, oltre che costituire un'occasione di socializzazione che favorisca i rapporti umani.
Interrotta la mia collaborazione con l'associazione Poiesis, per sopraggiunte divergenze di opinioni, ho trovato disponibilità a creare una sezione reale del mercatino presso la sede dell'associazione Maia, con la quale avevo già collaborato in passato, in via Regina Elena 23, dove tutt'ora è presente. 
 
La sede del Mercatino presso l'Associazione Maia in via Faro


Quanti volontari ci lavorano?

Al momento l'unico che mi dà una mano è Michelangelo Scotto, che fa da amministratore insieme a me sul gruppo di facebook e sta preparando il sito del Mercatino procidano, una sorta di e-bay per Procida e dintorni, che prossimamente metteremo on line. Lo scopo è di superare i limiti rappresentanti da facebook ed ottimizzare il servizio, creando una divisione in categorie e permettendo ad ogni iscritto di avere un proprio spazio ed una propria pagina personale. Per il resto faccio tutto da solo, ma spero che in futuro l'iniziativa possa ampliarsi e coinvolgere anche altri collaboratori.

Michelangelo Scotto

Chi ne beneficia?

Potenzialmente ne beneficiano tutti, nel senso che tutti hanno delle cose da vendere, scambiare, di cui vogliono liberarsi o che cercano. In più nel corso del tempo il mercatino procidano si è ampliato sempre di più, divenendo un contenitore in cui adesso rientra un po' di tutto, dalla ricerca/offerta di lavoro, alla solidarietà, raccolta fondi per aiutare persone, cause animaliste, raccolta di abiti usati. Oltre a rappresentare un servizio gratuito per la popolazione, è divenuto dunque anche e soprattutto un canale per poter aiutare e chiedere aiuto, indipendentemente dalle motivazioni che spingono a farlo. Una rete che mette insieme singoli cittadini e gruppi, dando vita ad una sinergia ideale per arrivare dove spesso le stesse istituzioni non riescono ad arrivare, ed è proprio questo uno degli aspetti che mi da maggiore gratificazione e soddisfazione, facendomi compiacere di aver dato vita all'iniziativa.

L’iniziativa è limitata alla nostra isola?

Inoltre, nata esclusivamente per Procida ed i procidani, l'iniziativa è stata allargata anche alle zone  limitrofe come Ischia, Napoli, Pozzuoli, e a tutti i frequentatori abituali di Procida, considerando la possibilità di potersi incontrare comunque di persona e che un aumento dei partecipanti va a beneficio di tutti, aumentando le possibilità di trovare quello che si cerca, dare quello che non si utilizza e risolvere problemi propri e altrui.  

Gli eventi nei quali siete stati presenti.

Ad iniziare dall'estate scorsa sono stato presente con il mio banchetto praticamente a quasi tutte le sagre ed eventi organizzati sull'isola, salvo impedimenti o imprevisti. Devo dire che è molto piacevole e mi da grosse soddisfazioni. Ho sempre desiderato occuparmi di oggetti usati, soprattutto di libri. In più mi da modo di partecipare agli eventi in maniera attiva, quando non sono impegnato a suonare.
il Mercatino in una manifestazione pubblica

Cos'è per te vivere la responsabilità di questa iniziativa?

Più che responsabilità lo considero un privilegio, anche se è piuttosto impegnativo, ma mi ci dedico molto volentieri. L'unica mia preoccupazione è tutelare l'iniziativa, contribuire a farla crescere sempre di più e preservarla da eventuali strumentalizzazioni o snaturalizzazioni.

Quali sono i problemi più importanti da affrontare sull'isola?

Sono tanti purtroppo. Il principale secondo me è il traffico che ha raggiunto livelli veramente intollerabili e aggiungerei inconcepibili. Viviamo su un'isola di quattro chilometri quadrati che potrebbe essere un'oasi di pace, incontaminata, ed invece ci intossichiamo da soli con i nostri gas di scarico, rendendo le strade allo stesso tempo pericolose ed impraticabili per pedoni, turisti, bambini, anziani, donne con carrozzine e animali. Fondamentalmente credo sia un problema di mentalità, una mentalità eccessivamente individualista che porta a pensare troppo a sé e poco al posto in cui si vive, come se le due cose fossero scollegate, ad iniziare dalla politica fino ai rapporti personali.

Fino ad oggi  non c’è stato ancora uno studio serio sull’antropologia procidana e del suo sviluppo. Ti sei mai chiesto che cosa disturba maggiormente una sana socialità sull’isola?

Una delle cause credo sia la nostra tradizione marittima, tanto osannata, ma che ha portato troppo benessere, contribuendo a valorizzare poco l'isola, che per molti continua a rappresentare per lo più un posto residenziale dove riposarsi nei mesi in cui non si è a bordo, utilizzando il denaro guadagnato per vivere una vita quanto più agiata possibile, senza rinunciare a niente, a partire dall'auto fino alla villa, alla barca, alla moto, e così via. In questo modo ha preso corpo uno standard di vita elevato, al quale anche gli altri tendono ad uniformarsi, per non sentirsi da meno, generando un circolo vizioso che ha portato nel tempo agli eccessi e ai paradossi ai quali oggi ci troviamo ad assistere. Se a tutto questo aggiungiamo la logica clientelare che guida la politica ed i maggiori interessi del territorio si capisce come per persone oneste e virtuose ci sia sempre meno spazio e possibilità di poter dare e ricevere dall'isola quello che potrebbero e meriterebbero di avere.

Sei ottimista per per il futuro del'isola?

In base a quanto detto precedentemente purtroppo non posso essere ottimista per il futuro dell'isola, almeno per l'immediato. Credo che una caratteristica dell'essere umano, e quindi anche del procidano, sia attuare dei correttivi solo quando si raggiungono punti limite. Secondo questa visione, di conseguenza, la situazione a Procida inizierà a cambiare solo dopo che avremo toccato il fondo e quando tutti si renderanno conto, sulla propria pelle e quella dei propri figli, che il futuro dell'isola non può che passare dal turismo, e quindi attraverso un cambiamento radicale della mentalità e del modo di viverla, se non vogliamo che muoia e resti un posto per soli anziani e bambini.

a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella




lunedì 2 dicembre 2013

Domenica di freddo e di protesta

i procidani in attesa per ore e ore alla biglietteria Caremar senza sepere il loro "destino"
Domenica 1 dicembre 2013, circa 150 procidani sono stati lasciati dalla Caremar alla deriva, dalle 14 alle 21 di sera, senza poter sapere se qualche nave avrebbe fatto scalo a Procida. C'erano bambini e anziani nel freddo gelo della bella stazione stazione di Porto Massa. Solo intorno alle 18, 30 si viene a conoscenza, grazie alla fitta rete di scambi telefonici che intanto si era attivata, che una nave stava partendo da Ischia per Napoli con attracco a Procida e una nave sarebbe partita da Napoli per Ischia senza effettuare lo scalo a Procida. 
Numerosi bambini e ragazzi attendono al freddo della stazione
Come mai questa assurdità, si domandano i procidani? La risposta è una sola: il Comandante ritiene che, date le condizioni meteomarine avverse nel porto di Procia, non si possa effettuare tale scalo. 
A questo punto scatta la protesta. I procidani con  coraggio grazie anche alla presenza del PPR (Pendolari Procidani Residenti) manifestano la loro indignazione salendo sul portellone e chiedendo con forza di essere trasportati sull'isola. 
Infine la giusta manifestazione di protesta sul portellone della nave
Finalmente arrivano sul porto i Dirigenti Caremar e la Polizia i quali vedendo il video tempestivamente ricevuto da Procida in cui si poteva ammirare la nave Caremar proveniente da Ischia entrare nel porto di Procida, effettuare lo scalo e tranquillamente ripartire, ritengono giusta la richiesta dei procidani. 
A tal Punto la Caremar e la Polizia hanno cercato di convincere il Comandante a tentare di effettuare  lo scalo. Solo cosi solo alle ore 9 i procidani sono saliti a bordo ed hanno raggiunto l'isola intorno alle 22.

Rportiamo qui di seguito la letterea che il Comandante Angelo D'Orio del PPR  ha inviato all'Assessore ai Trasporti Regione Cmpania  per informarlo dell'accaduto:

la nave dopo sei ore di attesa e di indignazione ha imbarcato tutti i procidani ed è pronta per la partenza
Egregio Ass.re Sergio Vetrella
ancora una volta vengo a segnalarle i continui disservizi ai quali siamo sottoposti regolarmente. L'ultimo episodio di ieri che ha coinvolto quasi 150 persone di Procida. Non voglio dilungarmi su quelle che sono le competenze dei Comandanti, degli Organi Competenti etc. etc...voglio soltanto segnalarLe che la totale mancanza di informazione verso una utenza che è stata sottoposta a ore ed ore di attesa per sapere il proprio "destino". Senza che "nessuno" sapesse dirci qualcosa...
Capri seppur "isolata" con molti Capresi lasciati in terraferma, almeno lo ha saputo!!!!!!!!
NOI (anziani, bambini,donne etc) fino all'ultimo costretti ad elimosinare una informazione, fino alla "beffa" finale della serie: < parte ma diretta ad Ischia, non ferma a Procida> e, solo grazie alla nostra indisponenza che si è ottenuto la "prova" di scalo a Procida (poi avvenuta regolarmente)...
Egregio Ass.re come Lei riportato non rientra nelle competenze di un Ass.re interferire con le decisioni di un Comandante ma, penso che Lei possa benissimo interagire con le Società affinchè venga messo in atto un "protocollo" di emergenza in detti casi....
Le ripeto, quello che lascia perplessi è la TOTALE mancanza di informazione...E’ chiaro che vengano valutate le condizioni meteo marine, nessuno vuole rischiare la propria e altrui pelle, ma allo stesso modo non si può lasciare alla deriva la gente come "carne morta"....
La invito a vedere la "miriade" di foglietti informativi azzeccati fuori le biglietterie sia di Calata che del Beverello come a Procida...è assurdo....Abbiamo più volte chiesto la creazione di una Mailing list per gli abbonati, di cartelli elettronici, un sistema vocale con altoparlanti, etc....il GRANDE tabellone presente "solo" al Beverello non viene quasi mai...anzi mai aggiornato in caso di avaria, di meteo avverso, etc.....Sicuramente Le devo dire in piena onestà che la cancellazione di corse (vedi Salerno Jet di Sabato delle 14,45...ma tante altre ) con il solito cartello che segnala la mancata partenza "Causa Avaria" fà pensare. se poi lo stesso effettua la corsa delle 17.45 per fermarsi a Procida....ma le avarie dichiarate non devono essere "classificate" ???? LA ringrazio per la disponibilità mostrata, sicuro di una sua attiva collaborazione e di un suo intervento affinchè come da Lei ultimamente scritto venga attivato controllo capillare di tutte le difformità e che l'utenza di TUTTE le isole vengano trattate come persone pensanti....Cordiali Saluti

Cap. Angelo  D'Orio

servizio a cura dell'Associazione Culturale Isola di Graziella