sabato 31 agosto 2013

Valeria Parrella a Procida

Valeria Parrella
La scrittrice Valeria Parrella ha visitato l'Isola di Arturo. Ne è nato un bellissimo articolo, scritto con sagacia e un pizzico di malinconia, pubblicato da L'Espresso, n.30 del 1 agosto 2013. Tra l'altro scrive: "Le viuzze dove Elsa Morante narrò amori e delusioni di Gerace oggi sono piene di turisti, taxi e caos... Motorini, rumori, modernità. Eppure pescatori e anziani sono gli stessi d'allora. Come i loro sguardi. Ormai senza età."

giovedì 29 agosto 2013

Cesare Brandi e Juliette Bertrand

Juliette Bertrand (1893-1973)
L'incontro tra Cesare Brandi e la traduttrice francese Juliette Bertrand avvenne a Procida nel lontano 1950. 
Brandi, già affermato critico d'arte, aveva acquistato a Procida la mitica casetta  indicata  tradizionalmente come la casa di Graziella; la Bertrand invece vi giunse  su indicazione della moglie di Vasco Pratolini, originaria di Pozzuoli, ed alloggiò per due anni presso l'Eldorado  dove strinse amicizia dove strinse amicizia con Brandi e con scrittori che in quegli anni frequentavano l'isola.

Cesare Brandi (1906-1988)
A Brandi poi manifesto il desiderio di affittare stabilmente una casetta, dove poter lavorare tranquilla e ricevere gli scrittori italiani di cui traduceva la opere. Brandi le indicò Pizzago come uno dei posti  più belli e selvaggi dell'isola e qui la Bertrand trovò una piccola dimora di due stanze con loggia sull'incantevole baia della Chiaia.
Juliette dimorò sull'isola per oltre venti anni e solo quando sentì che le forze le venivano meno, nel settembre del 1972, lasciò con dolore Procida, e morì a Parigi nel maggio del 1973.
Straordinaria la testimonianza di questi anni vissuti sull'isola documentata da un intenso carteggio tra la Bertrand e l'amico Marino Moretti che spesso la raggiungeva a Procida. Carteggio conservato a Casa Moretti in Cesenatico, e che ha ispirato il libro "Procida nel cuore". 1
L'amicizia tra Brandi e la Bertrand fu inizialmente intensa e positiva, ma si interruppe nel 1963 per un episodio ambientale che li vide contrapposti.
Verde e mare a Pizzago
Erano gli anni in cui sull'isola si costruivano nuove strade, e il Comune,  sostenuto dalla Cassa del Mezzogiorno, aveva deciso di espropriare tutti i terreni di Pizzago per costruirvi una lunga strada centrale con verde pubblico laterale.
Brandi sosteneva tale progetto, mentre la Bertrand che era entrata in rapporto con i contadini della zona la ritenne una sciagura per Pizzago e per le dodici famiglie di contadini che sarebbero stati privati del loro lavoro.
A nome dei contadini Juliette  contrastò tale progetto scrivendo al Ministro e finanche al Presidente della Repubblica e la ebbe vinta. Il progetto venne ritenuto non praticabile e i 12 contadini esultarono, per sempre grati alla "Signora francese" per aver salvato il loro lavoro.
Purtroppo l'amicizia tra Brandi e la Bertrand s'interruppe bruscamente e mai più si ricompose.

1 - Pasquale Lubrano Lavadera, Procida nel cuore: la mitica isola negli epistolari di Juliette Bertrand, Napoli, Clean, 2011.

lunedì 26 agosto 2013

Procida: chiudiamo al Traffico il belvedere sulla Chiaia!

Il Belvedere sulla Chiaia in via Pizzago a Procida
Era l'unico percorso pedonale dell'isola dove indigeni e forestieri per alcuni minuti, in pace assoluta, potevano godersi uno dei più bei paesaggi della Campania. 
Il tragitto era rimasto chiuso al traffico per decenni, perchè grosse frane nella roccia sottostante - tufo vulcanico arenoso e soggetto all'erosione eolica - avevano messo in pericolo l'intero percorso. 
Dopo i lavori di consolidamento costati anni e anni di faticoso e dispendioso lavoro, gli Amministratori hanno deciso di riportare la viabilità di auto e motorini sul Belvedere, nonostante questo tratto fosse privo di marciapiede o corridoio pedonale ( in contrasto con le norme del Nuovo Codice della Strada).
Riteniamo tale scelta sbagliata e non orientata al bene comune, anche perchè avere qualche tratto di strada esclusivamente pedonale è fondamentale per il benessere della collettività, a maggior ragione se è un belvedere.
Lo strapiombo su cui si affaccia il Belvedere 

Godere di questa meravigliosa vista, senza la preoccupazione che motoveicoli ti sfreccino accanto, fa bene alla salute e all'anima. E avere a cuore la salute e il benessere della collettività è un dovere di chi amministra.
Ma c'è anche un motivo di sicurezza e difesa ambientale  che imporrebbe il divieto:  quel tratto di strada poggia su rocce friabili  ed arenose. 
Lo sappiamo tutti: l'erosione naturale dell'intera costa della Chiaia ha distrutto belvederi, discese alla spiaggia, e danneggiato le costruzioni più esposte sulla costa. 
Ora, la percorrenza continua di auto e motorini produce forti vibrazioni che si trasmettono alla roccia sottostante, la quale, per la sua natura friabile, non avrà la forza di sopportare a lungo tali sollecitazioni. Prima o poi si potranno  aprire ancora nuove frane, riportando il tratto stradale in questione  nuovamente nella situazione di deterioramento.

domenica 25 agosto 2013

Casa rossa sul mare

Casa rossa sul mare

Casa rossa sul mare" di Pasquale Lubrano Lavadera 2013

Assaporo nel silenzio
gli scarti della vita,
distratto e sfocato
                         il mio pensiero.

Cerco una voce
un colore di fiamma,
dove la memoria si accenda
e consumi
              il mistero...
                           
e tu ritorni in questo tempo
d'estate,
          con le tue stanze
                                 antiche
nel vestito di sempre.

P. L. L. 26 agosto 2013


lunedì 19 agosto 2013

Procida: un' antichissima casa.


Un antichissima casa  che conserva tutto il fascino delle atmosfere del passato. Dalla cupola al camino, dall'ampia vetrata alle scale esterne: un gioiello incastonato nella moderna via Vittorio Emanuele al numero civico 173 tra il Palazzo D'Ambrosio e il Palazzo Ferrara.

sabato 17 agosto 2013

Procida: c'è un piano dei colori per le abitazioni?

Via Vittorio Emanuele, Largo Caduti - Procida
In Largo Caduti, di fronte alla Scuola Elementare "V. Scialoja" osserviamo il restauro, colore giallo cromo scuro, di una piccola abitazione con finestra e inferriata storica. L'abitazione è  situata tra un maestoso Palazzo dell'ottocento e una casetta del 600 di colore bianco pressoché intatta. Quel giallo colpisce la vista. Gradito  e non gradito, nasce spontanea la domanda: ma c'è un piano di colori per le abitazioni dell'isola?

giovedì 15 agosto 2013

Procida, Luigi Nappa Art Gallery

Alcune modelle con i vestiti disegnati da Luigi Nappa nella serata inaugurale  della Luigi Nappa art Gallery
Il 10 agosto 2013 a Procida, in via Roma, serata di apertura della Luigi Nappa Art Gallery. Una serata indimenticabile di arte e  colori con un notevole afflusso di visitatori che hanno potuto ammirare le smaglianti  e suggestive produzioni dell'astista  Luigi Nappa, dalle numerosissime opere pittoriche agli originali e fantasiosi vestiti su tessuti ideati dall'artista. Un tocco luminoso di grande arte per Procida  che suggerisce percorsi nuovi per un vero turismo cultuale, unica vera chance per l'isola. 
Durante la serata è stato letto un brano dal diario personale di Luigi Nappa, che ha offerto generosamente a visitatori e amici alcuni guizzi della sua fervida ispirazione. Lo riportiamo qui di seguito:

                                Il MOZZICONE DI MATITA

  L'ultimo frammento di carboncino di una matita è rimasto solo, e adesso, nudo e indifeso, senza il suo legno, giace  sul mio  bianco tavolo di lavoro. E' li, immobile, minuzzolo, tra bicchieri di colori, libri, fotografie, pennelli, macchina fotografica  e tant'altro.
  Lo guardo; non si muove, mi fa tanta tenerezza. Forse io e lui stiamo pensando la stessa cosa: dopo aver dato tutto, si giunge alla fine e  appena si diventa poco maneggevoli si resta abbandonati.
  Lo raccolgo, è più corto di un centimetro, cerco di aggiustarlo tra le tre dita della mano, ma rotola, scappa, mi cade. Dalla radio arriva la voce dolorosa del violino di Mendelson e non mi sembra un caso. Riafferro il mozzicone, lo aggiusto tra le dita, ma sembra proprio che non voglia stare al  gioco, poi, vista la mia insistenza, si abbandona e si lascia possedere...Preso un foglio di cartoncino bianco, lascio guidare  la mia mano dalla forza del mozzicone che graffia il foglio…su e giù e tutt'intorno.
  Il suono del suo graffiare e come un lamento dolce e sensuale; all'inizio è lento, a tratti diventa più veloce, si attorciglia, si libera, indugia, poi si ferma e infine si riprende sotto la stretta delle mie dita. 
  L'immaginazione inizia il suo gioco magico: il frammento di carboncino sembra grattare il foglio con lo stesso ritmo del violino, sembra impazzito e…pochi instanti dopo vedo venir fuori dal foglio un nudo di donna… i suoi capelli ribelli, attorcigliati, cadenti e folti, li sento tra le mie dita duri come il mozzicone che... non si calma, continua; guida le mie dita… imprigionando con tratti neri il suo sinuoso corpo piccolo e seducente... ormai è  impossibile trattenerlo quasi interamente consumato.
   Vorrei prolungare all’infinito questo gioco, ma è impossibile, mi cade dalle dita e rimane sul foglio… a guardarla,  come del resto sto facendo anch'io. Cerco dei colori , ma i bicchieri sono vuoti e il colore rimasto è secco. Vorrei recintare di colore il suo corpo, tutto intorno come a proteggerla, ma non è possibile, si e giunti alla fine e…alla fine non c'è il dopo.

Luigi Nappa

sabato 10 agosto 2013

Procida, isola dell'Amore

Arco procidano in via Marcello Scotti in Procida

Procida, isola dell'Amore


Silenziosa isola circondata
da scogliere e anfratti.
Come sirena ti lasci carezzare dal vento
che bacia le tue verdi chiome profumate
di agrumi e vigneti
splendenti al dolce tepore del sole.
Spumeggia il mare
al lieve tocco
sulle tue scogliere.
Dolci sono i profumi e i canti
che trasmette il vento
tra gemme in fiore,
dorati fili di paglia,
palme ombreggianti,
onde increspate
che si arrotolano lungo la battigia.
Tu, amica mia,
attendi serena
e ascolti il dolce mormorio del vento
che porta con sé l'Amore.


Loretta Conte


giovedì 8 agosto 2013

Procida: I restauri della Congrega dei Turchini


 
Il Cristo Morto di Carmine Lantriceni
Grandi opere di restauro sono in corso nella Congrega dei Turchini  che assomma piccoli capolavori d’arte antica. Ma lasciamo la parola al Priore Gabriele Scotto di Perta che ci racconta  i particolari di un’avventura artistica abbastanza singolare e che ha permesso il recupero e poi il restauro di queste antiche e pregiate opere: “L’avventura è cominciata qualche estate fa, durante una delle mostre, quando incontrai un giovane studioso,  Massimiliano Mirabella, interessato alla visione particolareggiata della statua del Cristo Morto. Stabilii un rapporto con il giovane e questi mi confidò l’intento della visita. Nel 90, quanto ci fu il restauro della pregiata statua, lui frequentava l’accademia, allievo di Tatafiore titolare della cattedra di restauro, e come allievo fu chiamato nell’equipe a cui venne affidato il lavoro della statua del Cristo di Carmine Lantriceni del 1728.  Mi disse che lavorava alla Scuola d’Arte di San Leucio a Caserta e che era disponibile ad aiutarci se avessimo avuto bisogno di lui in futuro.”

Busto ligneo di Sant'Anna

Quale il primo lavoro affidatogli?
Il busto ligneo di Sant’Anna, un lavoro del 600 che presentava grossi problemi. Una mattina osservando il panno su cui poggiava la statua ci accorgemmo che era tutto bagnato. Interpellammo una giovane studiosa procidana, Sara Lubrano Lavadera, la quale individuò all’interno della statua  la presenza di insetti e precisamente di termiti per cui se non si interveniva subito in pochi giorni  la statua sarebbe stata distrutta. Telefonammo  subito a Massimiliano Mirabella il quale ci consigliò di chiudere ermeticamente Sant’Anna in una busta di plastica con una buona quantità di insetticida. Gli consegnammo poi  tutto il materiale e oggi abbiamo il busto di sant’Anna completamente restaurato.

La collaborazione si fermò al busto di Sant’Anna?
No, ci fu il restauro del quadro della Madonna delle Peregrinanti di Carlo Borrelli del 1800, meglio conosciuto come il quadro della Madonna della Purità in quanto stava nella cappella della Purità nell’ex conservatorio delle Orfane.
Madonna delle Peregrinanti o della Purità (particolare)

Come è arrivato a voi questo quadro?
Quando le suore si spostarono nel Palazzo Sabia si constatò che il quadro non era adatto per la nuova cappella, e fu messo in deposito. Anni dopo, nel 1996, le suore lasciarono Procida, e ci fu un accordo tra il Decano don Michele Ambrosino e il Vicario Episcopale Mon. Antinucci di affidare alla Congrega dei Turchini gli oggetti di competenza sacra. Tra questi il quadro della Madonna della Purità. Più tardi Il cardinale Giordani confermò che il quadro doveva restare qui. Ci siamo allora subito impegnati a fare preventivi di restauro, ma rendendoci conto  che non avevamo la forza per affrontare tali spese, accantonammo l’idea.

Ma il quadro in quanto bene dell’ex Conservatorio apparteneva al Comune. Avete preso contatti con il Sindaco?
E’ la prima cosa che abbiamo fatto. Ma il Comune non ha mai voluto prendere in considerazione l’idea di salvare questo bene.

Il Prof. Antony Palumbo e Gabriele Scotto di Perta

Cosa è successo poi?
Con gli anni, ci rendemmo conto che il quadro stava andando a male. Per cui siamo ritornati in Comune e questa volta  abbiamo ottenuto almeno di avere il quadro in comodato d’uso perpetuo a condizioni di provvedere noi stessi al restauro. Ne parliamo subito con  Massimiliano Mirabella e gli mostriamo il quadro. Massimiliano  si entusiasma all’idea e ci propone uno Stage con docenti allievi suo Istituto d’Arte, diretto dal titolare della cattedra di restauro di San Leucio, Prof. Antony Palumbo. Logicamente a costi minimi.

Cosa s’intende per costi minimi?
Il lavoro ci veniva donato. Dovevamo solo provvedere in loco al vitto e alloggio per l’equipe dello Stage e le spesa del materiale occorrente.

L'Immacolata incinta

Vi siete fermati al quadro della Purità?
No, abbiamo programmato un primo Stage che comprendeva  sia il quadro della Purità che la Madonna Immacolata Incinta, rarissimo quadro del 600, di ignoto, appartenente alla scuola napoletana che molti ricorderanno in quanto era collocato sopra l’altare del Cristo Morto. Altre scuole di restauro interpellate, solo per questi due quadri ci avevano chiesto 16.000 euro.

IL Cristo alla colonna

Avete chiesto alla Scuola di San Leucio di operare un secondo Stage?
Si, per il restauro del quadro di San Tommaso, del 1600, e attribuito a Fabrizio Santafede che aveva già subito un pessimo restauro circa 40 anni fa, insieme ad un Cristo ligneo alla colonna del 700 napoletano che avevamo ritrovato di recente in uno scatolone tutto a pezzi e abbandonato  da secoli.

Quadro di San Tommaso

Quando vi è costato il tutto?
Fino ad oggi ci è costato 8000 euro, che sono stati prelevati dal fondo gestionale della Congrega, da contributi volontari e da offerte dei fedeli, ed il progetto è in fase di ultimazione.

E per il futuro?
Vorremmo riprendere il Coro di legno del 600 abbastanza rovinato. Esso proviene  per la maggior parte da Terra Murata dove era la prima sede della Congrega; il resto è stato costruito nel 1892 riproducendo la parte antica. Poi pensiamo di restaurare il vestiario, anch’esso del 600, tutte le dorature, l’altare del Cristo Morto abbastanza rovinato anch’esso proveniente da Terra Murata, le nicchie delle due Madonne ai lati dell’altare centrale ed infine i sette busti lignei reliquiari.

L'equipe a lavoro nel laboratorio situato al primo piano della Congrega

Prima di questi lavori, c’era già stato qualche lavoro importante eseguito?
Il più importante è stato il restauro della pala del Rosario restaurata a Firenza nel 1995-96. E’ un’opera molto importante del 1500 appartenente alla Scuola Umbra con rifrimento alla battaglia di Lepanto.

Da dove proviene questo quadro?
Proviene dalla Chiesa di Santa Margherita Nuova. Quando i Padri domenicani andarono via da Procida, cercarono di trasportare tutto nella loro sede centrale di Napoli: i marmi dell’altare, quadri ed altri oggetti. Avevano pertanto noleggiato una barca montese. Il cantoniere della provincia, un certo Antonio Cibelli, frequentatore di chiese, quando vide questo movimento giù a Marina Grande si insospettì e  chiamò subito la guardia pubblica. Il materiale fu sequestrato e  messo in un deposito dell’Ufficio del dazio diretto dal Com. Alberto Ruggi.  Lì rimase per molto tempo. Successivamente il Curato Nicola Scotto di Vettimo, padre spirituale della Congrega dei Bianchi, ottenne dalle autorità competenti di trasferire questo materiale sacro nella Chiesa di san Giacomo. Qui è rimasto fino al 1979 quando la Chiesa di san Giacomo venne sfasciata.

La pala del Rosario

Come è arrivato a voi?
E’ una storia per certi versi inquietante. Chiedemmo al Sindaco di avere questo quadro in prestito per una mostra. Ma il quadro non si trovava, era sparito. Dopo tante ricerche lo si trovò nei seminterrati della Nuova Scuola Media imbrattato e danneggiato seriamente. Ci rivolgemmo alla Sovrintendenza di Napoli per i beni artistici e storici la quale ci diede il permesso di esporlo. Dalla Scuola Media era intanto scomparso. Non lo si trovava più. Cercammo a destra e a manca nella speranza che non fosse stato portato via da Procida. Quando proprio avevamo perso ogni speranza in un ultimo sopraluogo in San Giacomo, trovandoci in sacrestia, mettemmo i piedi su un tavolaccio proprio delle dimensioni di quel quadro. Qualcuno tra noi notò che quel tavolaccio non c’era mai stato prima. Lo rivoltammo e, sorpresa per tutti, comparve il dipinto della battaglia di Lepanto fortemente calpestato e danneggiato.

Chi lo ha restaurato?
Con la consulenza di Manuela Massa inviammo il quadro a Firenze Presso l’Istituto D’Arte Palazzo Spinelli e l’Istituto ne fece oggetto di studio e di restauro. Noi spendemmo solo le spese di viaggio. Infine la Sovrintendenza decretò che il quadro restasse nella Congrega dei Turchini e oggi tutti i visitatori possono ammirarne la grandiosità e la bellezza.

Qualche notizia sulla Congrega e sui suoi membri.
I soci attualmente sono 145. La direzione è affidata al Priore, carica elettiva occupata dal sottoscritto, e ad un Direttivo formato da due  Governatori, Lubrano Lavadera Domenico e Tommaso Barone, e un segretario: Carmine Scotto di Carlo. Prima di ogni decisione il Direttivo interpella una Consulta di 11 membri.

Uno dei sette busti lignei con reliquia

Oltre al restauro quali sono gli scopi fondamentali della Congrega dei Turchini.

Prima di tutto la formazione umana e spirituale dei suoi membri, una formazione cristiana basata sul Vangelo, che aiuti tutti i soci ad avere rispetto di ogni persona, a promuovere in ogni ambiente pace, giustizia e solidarietà, nell’amore concreto per ogni uomo, essendo sempre a servizio di tutti, in particolare per i più deboli e più poveri. Abbiamo per esempio ospitato per un periodo alcuni senzatetto. Poi curiamo il corteo del Venerdì santo e varie iniziative culturali.

venerdì 2 agosto 2013

“Procida ha bisogno di valori forti” In dialogo con Aniello Scotto di Santolo


  
Aniello Scotto di Santolo 
Abbiamo incontrato il Consigliere Comunale Aniello Scotto di Santolo, candidato Sindaco della lista “Insieme per Procida”,  che ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Comunale.

Si era parlato in ottobre 2012 di tue  dimissioni, oggi queste dimissioni annunciate diventano una realtà?
Non ho mai taciuto agli amici che ci sarebbe dovuto essere un passaggio di consegne così come previsto dal nostro programma elettorale nell’ottica della creazione di una nuova classe dirigente. Era in qualche modo implicito anche nel fatto che fosse Dino Ambrosino il capogruppo di Insieme per Procida.

Da cosa nasce questa tua decisione?
Fin da quando si formava il gruppo  “Procida Insieme” l’obbiettivo che ci si poneva era quello di creare una nuova classe dirigente, generandola con una forma di staffetta da realizzare tra gli assessori, nel caso di vittoria, e tra i consiglieri nel caso di sconfitta. 
Anche la mia successiva candidatura a Sindaco venne fuori da una necessità, nel senso che solo intorno alla mia persona si  realizzava la convergenza di vari gruppi presenti nel gruppo.
Pensavo che la mia stagione di impegno diretto fosse terminata. Ho sempre condiviso quanto affermava Dossetti: l’impegno diretto in politica non deve durare molto…si può e si deve lavorare in politica anche senza presentarsi in lista o come candidato Sindaco. Ma su quest’aspetto c’è malcostume. Si afferra il potere e non lo si vuole lasciare più. Questa fa un gran male alla politica, impedisce il ricambio generazionale e diseduca i giovani. Mi sarei dimesso anche prima se i miei compagni di squadra non me lo avessero impedito.

In realtà le tue dimissioni dalla Commisssione Trasparenza erano la premessa alla attuali dimissioni.
Mi dispiace dirlo ma la partecipazione della Minoranza alle Commissioni è una presa in giro, è un farsa vergognosa che offende la vita democratica e i cittadini stessi che a Procida hanno votato per le minoranze:  circa il 54% della popolazione. La Maggioranza non viene in commissione per vedere insieme alla Minoranza come si può affrontare questo o quel problema, in quanto ha già deciso la sua linea ed avendo maggior peso nella votazione finale, le decisioni sono solo quello che la Maggioranza vuole. Mi sono dimesso dalla Commissione trasparenza per dare un segnale forte al paese: a noi consiglieri di Minoranza veniva impedito di prendere visione degli atti delle Società partecipate che gestiscono soldi della collettività. Non è cosa di poco conto, e non so quanti l’abbiano capito.

Quanto la sconfitta elettorale ha pesato sulla tua attuale decisione?
Molto poco.

Quale difficoltà hai incontrato in questi tre anni.
La Maggioranza non ha mai creduto nell’apporto positivo della Minoranza. Tutte le volte che per problemi importanti come per il bilancio, per Terra Murata, abbiamo offerto la nostra collaborazione, ci è stato risposto: no, grazie. In queste condizioni il Consiglio comunale è un esperienza deprimente stancante ed inutile.

Ma questo è un problema nazionale.
Certamente, nazionale e locale. Noi qui ci troviamo ormai da anni in una “sorta di dittatura” dovuta a politici che  pensano di dover amministrare all’infinito. Questo oltre ad essere dannoso per la politica è anche patetico e ridicolo… Logicamente non penso che dire “giovane”  significhi automaticamente  dire “nuovo”. Il “nuovo” è  semmai quello che dicevo prima, partecipare alla vita politica per un determinato periodo  per migliorare il paese, senza chiedere nulla in cambio. Le indennità dovrebbero essere eliminate. Noi ci troviamo di fronte a una vera dittatura di certi personaggi che hanno preso il potere e non vogliono mollarlo più

E di fronte a questa deriva hai deciso di andar via.
No, assolutamente. Io continuerò a dare il mio contributo ma in maniera diversa. Bisogna lavorare per creare alternativa, per preparare i  giovani ad una politica di servizio senza interessi economici. Uscirò dal consiglio per dire a qualche altro della lista di farsi avanti.

Quali sono a tuo parere i problemi più gravi che frenano oggi lo sviluppo di Procida.
Tanti e lo abbiamo già detto nel passato… La cosa più grave, lo ripeto, è la mancanza di rispetto per la Minoranza. Un’Amministrazione deve pensare in primo luogo allo sviluppo economico nell’isola, a sostenere con precise ordinanze e delibere il lavoro degli operatori commerciali e turistici. E questo non viene fatto. Quali sono le scelte politiche fatte quest’anno per lo sviluppo economico dell’isola? Il Consorzio Chiaiolella aveva vinto la “gara di manifestazione di volontà” per la gestione del Porto di Procida. il Comune revoca la gara  ritenendo non congrua la somma e oggi si parla di vendere   le quote a non procidani.

Si può cambiare registro, e come?
Fare politica a Procida è molto duro, per il clima di conflittualità e di antagonismo che si respira nella Casa comunale. Ciò nonostante bisogna andare avanti.

Vedi lontana la rinascita?
Tante volte bisogna toccare il fondo per risalire, anche se toccare il fondo porta con sé pericoli ,e il pericolo più grande oggi è che  si perde totalmente la fiducia nella democrazia La speranza è frutto di un nuovo impegno. Formare giovani capaci di vivere per un ideale di giustizia, di gratuità, di ricerca del bene comune, di lotta al clientelismo. Oggi la cattiva politica ha distrutto tutto questo ed ha distrutto la speranza.   Bisogna ritornare a questi valori.

Vi eravate impegnati all’inizio della consiliatura a dare un apporto a informatizzare  tutta la macchina comunale. Sembrava a tutti un passo importante per la trasparenza amministrativa e per la rapidità delle risposte da dare ai cittadini. Continuerà questo impegno nonostante le tue dimissioni.
Sì, i procidani devono sapere che lì dove c’è il bene comune da portare avanti non ci siamo mai rifiutati. Ci dispiace fortemente che per il risanamento economico che pesa di più sui cittadini la Maggioranza non ha voluto la nostra collaborazione. Perché?