venerdì 28 giugno 2013

Sergio Scapagnini Cittadino Onorario di Procida

Il Consiglio Comunale di Procida riunito il 26 giugno 2013 a Santa Margherita

Mercoledì 26 giugno 2013, nella Chiesa di Santa Margherita a Terra Murata, il Consiglio Comunale di Procida, all’unanimità, ha conferito la cittadinanza onoraria al produttore Sergio Scapagnini, quale amico di Procida, avendo egli, fin da 1985, deciso di avere una casa sull’isola e di abitarvi, costruendo in questi anni rapporti di amicizia duratura con molti isolani.
Legato fortemente a Concetta Barra ha voluto condividere il luogo natio della grande artista.
Il suo film “Fuoco su di me” (2005) celebra Procida come isola dell’amore, luogo magico di sentimenti e valori capaci di cambiare la vita dell’uomo.
Riportiamo qui di seguito l’intervista che egli ci rilasciò all’indomani della presentazione della sua splendida opera - un inno alla bellezza - che ha fatto conoscere il nome di Procida in tutto il mondo

Sergio Scapagnini saluta il coproduttore ungherese del Film "Fuoco si di me"  Aron Sipos

Donare a tutti la bellezza”
Intervista al produttore Sergio Scapagnini



   E' contento di aver realizzato il film Fuoco su di me?
   Volevamo fare un’opera che ci permettesse di parlare di questi straordinari luoghi: Napoli e Procida. Tutto il mondo sa che sono posti depositari di grandi valori e noi abbiamo voluto parlare di questi valori  raccontando una storia, nella speranza che essa suscitasse  nello spettatore quella scintilla che l'arte è sempre chiamata ad accendere. C'è in me orgoglio e gioia per appartenere a questa realtà e per poterla raccontare con un film che spero dia un contributo per una rinascita della coscienza dei napoletani e procidani, i quali devono sempre più sapere che qui c'è preziosa materia sulla quale si può costruire e ricostruire.

Sergio Scapagnini dopo aver ricevuto la Cittadinanza Onorario ringrazia il Comune di Procida e saluta i presenti

   Lei parla di posti meravigliosi e per certi aspetti ciò è evidente, ma dal punto di vista sociale oggi assistiamo anche ad un degrado dominati dalla violenza.
   Molte sono le piaghe sociali che  affliggono Napoli e provincia e che rendono difficile vivere in questa città. Anche se sono convinto che difficoltà e piaghe sono presenti in ogni contesto sociale.
   E' vero, non sempre è facile vivere a Napoli, ma occorre, secondo me, come prima cosa far riscoprire a tutti i valori artistici e culturali di questa città, che dal punto di vista naturalistico è benedetta dal Signore: alzarsi al mattino e trovarsi davanti la bellezza, non in modo convenzionale o come luogo comune, è qualcosa di incomparabile che può incidere fortemente nell'animo dell'uomo, elevandolo e portandolo verso dimensioni di vita più umane e giuste. Ma occorre lavorare molto perché gli uomini riscoprano questo valore.

Sergio Scapagnini (il primo da destra) con il Regista Lamberto Lambertini e l'attrice Sonali Kulkarni alla Starza

   Dal punto di vista culturale, quindi, una ricchezza enorme che bisogna portare sempre più in evidenza. Anche qui a Procida.
   Dappertutto, affinché l'animo umano possa impregnarsi sempre più di queste cose belle e  vivere con questo grosso patrimonio dentro. Qualche volte superficialmente si irride al pensiero della bontà dell’uomo, della sua generosità, dell'accettazione della vita anche in situazioni non facili, della disponibilità al rapporto…Penso siano invece caratteristiche tipiche di questo popolo e di grande valore. Non possiamo dimenticare la parte buona di Napoli, Procida  per parlare e lamentarci solo della parte cattiva

l'attrice Sonali Kulkarni nel costume di Graziella sulla Spiaggia di Ciraccio

   E’ vero: la bontà è un valore che certa cultura di oggi cerca di minimizzare o addirittura disprezzare. Se una persona mostra buoni sentimenti viene classificata subito per antiquata e quasi di "cattivo gusto". Penso che tali atteggiamenti culturali, sbandierati da certa narrativa alla moda e da certi film siano una vera e propria violenza  sull'uomo, un tentativo, forse inconscio, di portargli via quei connotati del suo DNA spirituale.
   Infatti quando abbiamo fatto con Lambertini il primo film Vrindavan Film Studios sull'India, nella conferenza stampa qualche giornalista quasi ci rimproverava per il fatto che avevamo mostrato aspetti belli dell'India e "buoni" sentimenti dei protagonisti, aggiungendo inoltre, come nostro demerito, il fatto che non avevamo mostrato la miseria dell'India. La povertà, la miseria, la fame sono  grossi problemi sociali che devono essere sconfitti, ma non bisogna dimenticare che possiamo anche aiutare i poveri illuminando la loro anima con la bellezza.
    Un'opera d'arte non può sfamare la gente - sono altre le opere che bisogna mettere in atto per questa finalità -, ma non per questo si può affermare che l'arte non ha la sua funzione sociale, che è quella di appagare quel bisogno di bellezza e di armonia che c'è in ogni creatura umana, ricreando così interiormente le condizioni per le quali l'uomo può nutrire ancora la speranza di un futuro più bello e a misura d'uomo, basato però su valori e non su retorica spicciola e populistica.

Massimiliano Varrese (Eugenio) e Sonali Kulkarni ( Graziella) in una scena del film nel giardino della Starza

   Mi sembra che in Fuoco su di me c'è, rispetto al primo film, ancora più forte questo desiderio di donare bellezza associata a grandi valori quali la pace, la solidarietà, la gentilezza.
   Non so se sia più forte o meno; certamente è costante in me e in Lambertini l'idea di donare a tutti la bellezza, una bellezza che nella nostra vita riusciamo solo a intravedere, a coglierne frammenti. C'è un immagine simbolica che nel film esprime proprio questo nostro desiderio, ed è il Palazzo Donn'Anna di Napoli. Mi spiego… Aymon, cugino francese di Eugenio, non entra  nel clima di Napoli, non riesce a capire questa città, e, di fronte ad Eugenio che invece è preso totalmente dalla cultura, dal popolo, dai sentimenti, dai valori, dice una battuta significativa del suo pragmatismo: "In questa città ti stai confondendo, stai perdendo il senso della realtà". E davanti al Palazzo Donn'Anna aggiunge: "Ecco Napoli! E' un po' come questo palazzo, magari nobile, ma sicuramente decaduto, in rovina". Ed Eugenio, così risponde al cugino: "Questo palazzo non è in rovina, il suo aspetto è dovuto al fatto che non fu mai compiuto e la sua bellezza sta proprio in questo: è nobile, è stupendo ed è ancora da completare”…Spesso le opere d'arte sono belle nella loro incompiutezza

Sonali Kulkarni e Massimiliano Varrese nella scena centrale del film a Terra Murata
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   I protagonisti del film sono due giovani dell'ottocento. Come è stato accolto Fuoco su di me dai giovani di oggi?
   I giovani devono essere aiutarti ad entrare in rapporto con l'interiorità e con la bellezza. Diversamente essi non saranno sempre in grado di cogliere certe dimensioni, sfruttati e bombardati come sono da fenomeni globalizzanti di consumo. Ho fiducia però nei tempi lunghi per il nostro film, e faremo un bilancio dopo che il film sarà stato proiettato anche nelle sale  di tutta l'Europa. In India è stato accolto molto bene.
   Le guerre e le violenza così tipiche della società dell'ottocento, purtroppo sono tornate di moda anche oggi, per cui possiamo smarrirci ancora una volta e pensare che sia impossibile la pace.
  Quando Eugenio lascia Procida, dove ha incontrato Graziella, è deluso perché quella fanciulla che tanto ha attratto il suo cuore è stata già promessa in sposa ad un altro giovane. Stando lontano capisce che quel sentimento è qualcosa di più di una bella amicizia e disperatamente, cerca conforto nella bellezza dei luoghi di Napoli e pronuncia quella frase di Lamartine, emblema del sentire romantico: "Una nube sul cuore scolora l'orizzonte…lo spettacolo è nello spettatore".
   Penso che sia ancora valida oggi: l'opera d'arte si completa nel fruitore, nello spettatore e se questi è sensibile, l'arte raggiunge il suo scopo. Eugenio, non riuscendo ad alleviare la sua pena cerca un piccolo punto bianco - la casetta dei pescatori di Procida dove abita Graziella -,  nella lontana apparizione dell'isola; in quel punto c'è tutto ciò che ha trovato, i grandi valori che hanno illuminato la sua anima, la spiritualità, la vita del popolo, l'arte, la natura. Vorrei che quello che accade ad Eugenio possa accadere oggi ad ogni spettatore, giovane o adulto.

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martedì 25 giugno 2013

Procida, la potremmo trattare meglio!




Intervista a Diego di Dio

Tra i giovani procidani impegnati culturalmente Diego di Dio occupa uno spazio particolare per i numerosi libri pubblicati e i riconoscimenti ottenuti. Gli abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua vita e su Procida

Sappiamo del tuo successo in campo letterario. Ci racconti un po' questa tua esperienza?
Be', come in tutte le cose, secondo me anche nello scrivere ci vuole una commistione tra umiltà e determinazione. Da un lato, l'umiltà di imparare, migliorare e crescere grazie ai consigli di chi ne sa più di te e, dall'altro, la determinazione di inseguire un sogno che nessuno vede, tranne te.
Scrivere significa avere l'immaginazione di un bambino e le spalle di un gigante, per sopportare molte più sconfitte che vittorie: le prime aiutano a crescere, le seconde meno.
Io ho scritto da sempre, da quando ero bambino (disegnavo fumetti di improbabili supereroi), ma diciamo che il mio ingresso nel mondo editoriale vero è avvenuto nel 2011, quando ho vinto il Premio Mario Casacci.
Da allora, ho avuto altri riconoscimenti (da ultimo, il premio Writers Magazine Italia) e ho collezionato pubblicazioni importanti, ma tutto ciò è solo un punto di partenza, mai di arrivo. Nel mio intimo, non è cambiato niente.

Si concilia questa tua passione letteraria con gli studi giuridici che porti avanti? 
Diciamo che si concilia perché trovo il modo di farle conciliare. Ovviamente lo stress lo avverto. Dopo una giornata passata sui libri di diritto, mettersi a lavorare sui manoscritti di altri o a scrivere storie proprie (o, spesso e volentieri, fare entrambe le cose) richiede non solo passione, ma anche disciplina. La volontà, in questi casi, è tutto. Se non hai l'energia e la forza per credere nel tuo sogno, non troverai nessuno che ci crederà al posto tuo.

Quale è la tua visione di Procida oggi?
Io sono innamorato di Procida. Non a caso, molte delle mie storie sono ambientate proprio qui. Certo, è una piccola isola, e quindi ha pregi e difetti. Diciamo, però, che l'ho sempre vista come un'isola su generis: i ricambi generazionali sono stati decisivi e oggi, rispetto a qualche decennio fa, le cose sono molto cambiate. Non sono un nostalgico, quindi diciamo che per certi aspetti l'isola è migliorata, per altri peggiorata. Direi che la potremmo trattare meglio, questo sì.

Quali i problemi più gravi che andrebbero affrontati con urgenza?
I problemi sono tanti, e tutti di natura diversa. Si va dal traffico alla cura del territorio, dalle problematiche giovanili al rapporto genitori-figli, dalla droga alla mancanza di sbocchi. L'elenco sarebbe lungo, ma io preferirei concentrarmi nell'ambito che più mi appassiona, quello culturale.
Gli eventi culturali di nota ci sono, ma potrebbero essere più numerosi e meglio gestiti. Molte manifestazioni, per esempio, si svolgono d'estate proprio perché l'affluenza dei turisti garantisce un certo successo. Il che non è un male, però dimostra in un certo senso che le fette di popolazione locale interessate alla cultura sono esigue. Eppure io ho sempre pensato che l'emancipazione sociale parta dell'emancipazione culturale. Leggere rende liberi.

Molti giovani tuoi coetanei vanno via dall'isola per trovare lavoro, molti cadono  nella droga, qualcuno... scompare.Una parola per loro.
Per chi va via dall'isola, cosa che probabilmente farò anch'io per lavorare, ho una parola di affetto e condivisione. So che per spiccare il volo occorre abbandonare il nido, ma so anche che Procida resterà sempre e comunque la culla in cui siamo cresciuti, e alla quale faremo ritorno volentieri.
A chi cade nella droga e a chi scompare posso dire solo questo: io non so se la vita sia un caso o sia un dono, ma so di certo che è un'occasione. Sprecarla è veramente stupido.







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domenica 23 giugno 2013

"Lasciare l'isola per un po' fa bene"




Intervista a Milena Veneziani

Da quanti anni sei  in America?
Sono andata via dall’Italia 13 anni fa. Ho vissuto la maggior parte di questi anni in America, ma un paio d’anni anche in Inghilterra. Cinque anni fa mi sono trasferita a Santa Cruz, in California, dove vivo adesso. Si sta bene qui. Nei primi anni è stata dura, soprattutto per la mancanza delle persone care: il mio compagno, la mia famiglia, i miei amici. Poi le cose cambiano, si aggiungono nuovi affetti, e ci si abitua ad una vita diversa.

Dimmi qualcosa sulla città dove abiti, sugli abitanti.
Santa Cruz è una città piccola, poco più grande di Procida in termini di abitanti, ma 10 volte più estesa in territorio.. E’ fortemente influenzata dalla presenza della University of California Santa Cruz (dove lavoro), per cui gli abitanti sono soprattutto giovani studenti e professori. E’ considerata una delle città più liberali e progressiste d’America. C’è una forte presenza di clochard (alta rispetto ad altre citta’ americane), un po’ per il passato hippie della città e un po’, credo, per la tendenza molto rilassata e relativamente tollerante del tipico abitante di Santa Cruz.

In quale dipartimento lavori, e come sono i rapporti di lavoro?
Lavoro nell’Ocean Science Department, alla UC Santa Cruz. Si lavora abbastanza bene con i colleghi del dipartimento. Ultimamente sto lavorando su un progetto mio, in collaborazione con la professoressa che mi ha seguita durante il Dottorato di Ricerca.

Quali ricerche hai compiuto fino ad oggi e quali i risultati scientifici più importanti?
Io studio Oceanografia Fisica, che si occupa appunto della Fisica del mare: correnti, onde e circolazione oceanica. Durante il Dottorato, che ho conseguito a Miami, in Florida, ho studiato la circolazione del Nord Atlantico dal punto di vista di boe galleggianti: strumenti che si rilasciano in mare e che seguono le correnti, una versione moderna delle antiche ‘bottigline col messaggio’. Tra i vari vantaggi di queste boe c’è anche quello che riescono a dare una buona idea di come i traccianti marini si disperdono, e questo è utile per lo studio della dispersione di componenti biologiche, chimiche o inquinanti, per esempio. Successivamente, e da quando sono qui a Santa Cruz, studio la circolazione marina, l’oceanografia costiera e l’effetto di vortici medio-piccoli (equivalenti ai grandi sistemi atmosferici che determinano il tempo meteorologico alle nostre latitudini).

Riesci a conciliare lavoro e famiglia?
Non e’ facile conciliare lavoro e famiglia, soprattutto adesso che mia figlia è piccola. Però negli ultimi mesi le cose sono migliorate: lei va all’asilo con piacere ed è contenta a fine giornata. E questo aiuta!

Torni spesso sull’isola?
Solitamente vi ritorno una volta all’anno, anche se negli ultimi tempi questo periodo s’è allungato, a causa della distanza e del lavoro. Durante i primi anni che ero lontana, tornare a Procida mi portava gioia ma anche tanta tristezza, perché la vedevo cambiare in peggio, anno dopo anno. La cosa che colpiva di più era il traffico: così sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’isola. Devo ammettere che dispiace sempre vedere questa realtà e confrontarla alla Procida della mia infanzia. Che sicuramente non era perfetta o migliore di quella che è adesso sotto altri punti di vista, ma almeno era un posto più tranquillo, sereno e spesso silenzioso. I suoni del porto erano quelli delle barche, dei pescherecci, della campana della chiesa e dei gabbiani, non i clacson e i rumori delle macchine 

Se ti fosse chiesto un progetto per il risanamento dell’isola di Procida…?
Sicuramente ci vorrebbe un progetto di riduzione del traffico, di restituzione delle strade, così strette e poco addette al traffico di macchine, ai pedoni. A parte i divieti, ci vorrebbe una campagna di sensibilizzazione, magari degli eventi particolari a traffico zero, per far capire che spesso della macchina non ci sarebbe assolutamente bisogno. E che anzi camminare fa bene, al corpo e all’anima, perché: come ci si incontra per strada se stiamo sempre chiusi in macchina?

Un ultima parola per i giovani procidani.
Credo che lasciare l’isola per un po’ faccia bene: fa allargare gli orizzonti, aiuta a pensare in modo diverso, a capire ed accettare altri modi di pensare/fare, e ad intraprendere nuove esperienze. Poi magari si ha il desiderio e la necessità di tornare, ma almeno si è fatto un proprio cammino, che è difficile fare se si resta chiusi nel recinto dell’isola. O magari si decide di non tornare, di nuovo per desiderio o necessità, e anche questo fa parte della vita.

a cura di Anna Rosaria Meglio



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giovedì 13 giugno 2013

LE BICICLETTE? EVVIVA!!!

Le cremagliere per le biciclette nella Stazione Marittima al Porto


Multate le biciclette, penalizzate le biciclette, penalizzati i pedoni, condannati i pedoni ad essere continuamente investiti, schiacciati al muro. E’ storia recente. Una sorta di condanna che ha trasformato le stradine di  quest’isola meravigliosa  in piste di scorrimento per auto e motorini. Non si cammina quasi più a piedi, e chi si avventura corre seri pericoli. Vergognoso! Un caso unico al mondo che cozza contro tutti i diritti di una vita civile serena ed armoniosa. Lasciare le cose come stanno è un grave delitto sociale che avrà conseguenze dannosissime, oltre che sulla salute, sulla vita stessa dell’isola, sull’economia, sui costumi e comportamenti. Non prendere opportuni provvedimenti è segno di strafottenza. Il primo dovere di ogni cittadino è avere a cura l’ambiente in cui vive. Se l’ambiente è oltraggiato da un traffico violento, come il nostro, bisogna intervenire. 
 
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Tutto cominciò cu na botta!

Procida: cittadini in corteo dietro una processione


Tutto  cominciò cu na botta fremante, perché si voleva dare la notizia importante, si volevano scuotere i parrocchiani e portarli tutti a onorare il Santo. Senza na botta i cittadini non si sarebbero precipitati in chiesa. Bisognava far rumore, suonare a più non posso le campane, creare il clima dell’eccezionalità, perché i Santi erano più importanti del re e dei potenti, facevano i miracoli e chiedevano rispetto.
Si pensò allora di usare il cosiddetto meschio anche per le festività religiose. Si, proprio il meschio, un pezzo di ghisa a forma di parallelepipedo cavo all’interno, che veniva riempito di polvere da sparo e poi fatto esplodere. Usato primariamente per motivi militari, segnalazioni di guerra o di avvistamento o per manifestazioni civili per segnalare l’arrivo del re o del principe.
Collegati in serie questi meschi  con filo di polvere pirica, una volta accesa la miccia provocavano una serie di botti  fremanti per segnalare a tutta la popolazione dell’isola la santa ricorrenza. Ma chi doveva provvedere a tutto questo? Nacque allora la figura dello sparameschio ossia di colui che veniva ingaggiato e pagato per sparare re battarie nell’ora e nel luogo stabilito.
Non dimentichiamo che all’epoca esisteva il potere temporale  della Chiesa  e se il Papa era il re, i preti erano i principi. E se si sparavano re battarie al re o ai suoi ministri, ci volevano pure re battarie al cardinale e ancor più al Santo.

Forme arcaiche di civiltà passate, che ripetute oggi si colorano di ridicolo. Penso che le stesse processioni vadano oggi messe seriamente in discussione. La fede religiosa non è rito, formalismo, incenso  o botte, ma è vita e impegno per la giustizia, per la pace, per la lealtà, per la solidarietà fraterna, per un aiuto vicendevole e sostegno ai poveri, per una festa dei cuori. Ce lo dice ripetutamente Papa Francesco con la forza della Parola.
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martedì 11 giugno 2013

Procida è stata per me l'ispirazione - Intervista a Luigi Nappa

Luigi Nappa nel suo studio a Procida


Cosa e’ stata Procida nella tua vita da artista?  
Procida e’ stata per me il seme, l’ispirazione, la concezione totale, e rimane  ancora il risultato finale  del mio lavoro di artista che non ho del tutto afferrato. Procida  la vedo come un “Mostro”, inventore della forma e del colore che attraverso gli anni e molte persone, ingenuamente, lentamente e con calma, e’ stato nutrito di creatività, spontaneità, semplicità,  tanto da trovarsi oggi sull’altare della meraviglia.
 

Ritorni ogni anno nella tua isola. Come la trovi e come vorresti che fosse per il  futuro?
E’ vero vivo quasi sempre lontano da Procida fisicamente, ma non l’ho mai lasciata  un minuto   mentalmente. Come la trovo? Certamente cambiata, ma non per questo non l’amo. Vorrei tanto che fosse rimasta la Procida che ho vissuto da bambino, la Procida che lasciai la prima volta: serena ma non addormentata, bella nella sua semplicità. Ricordo che dal mio lettino, sulla scalinata della Starza (la Sciulia), potevo senza sforzi capire chi stava percorrendo la strada dal suono dei passi, dal fischiettare o semplicemente canticchiare: Maria Quarantella che faceva tre passi e si fermava e parlava da sola pensando che al suo fianco ci fosse qualcuno; Chiarastella  che cantava; il carretto di Biase Caputo che cigolava; gli zoccoli di Chiavitiello, oppure la scopa di Procolo ….cose che mi fanno diventare gli occhi lucidi mentre le ricordo. A pensarci quei suoni erano una palestra per le nostre percezioni, immaginazioni, creatività,  e che peccato che i nostri giovani non l’hanno trovata. Quindi e quasi paradossalmente vorrei un futuro riportato all’indietro, al dopoguerra, quando le strade erano solo piene di silenzio  e di  grandi desideri per il futuro .
Ma, come dice una canzone, NON SI PUO’ ritornare indietro, NON SI PUO’, tutto cresce e cambia: e’ il corso della vita , forse si doveva essere piu’ saggi e creare un diverso mondo per i nostri giovani.


Quali i riferimenti fondamentali della tua vita?
Non sono un  credente convinto, ma trovo in me molti riferimenti cristiani, molto importanti e necessari per me stesso e per la vita di relazione con gli altri.
Il riferimento principale della mia vita, il faro che sempre mi ha dato sicurezza e guida è stata mia madre, non per le cose che mi diceva, ma per le cose che faceva nel suo rigoroso silenzio. Posso dire che è stata il “Picasso” della vita mia, sul lavoro, nel  carattere e nel mio comportamento in generale. Strada facendo, specialmente nel lavoro ho trovato poi altri necessari riferimenti, ma questi ti aiutano a costruire la struttura di quello che si diventa; importantissimo però è avere delle buona fondamenta su cui si costruisce tutto, e questo credo che  avviene solo nell’ambito familiare se si  è fortunati.

"Pizzago" un quadro di Luigi Nappa

 Attraverso il rapporto con tuo figlio conosci il mondo giovanile di oggi, le sue inquietudini , le domande fondamentali, l’incertezza per il futuro. Cosa diresti ad un giovane procidano per aiutarlo a realizzare  i propri sogni senza smarrirsi?
E’ difficile, ma non solo oggi: e’ stato difficile sempre e sempre per diversi motivi. Prima di ogni cosa  l’amore tra i genitori e i figli  deve sempre esistere al di là di ogni avversità. Le condizioni  dell’abitat cambiano,  ma l’attenzione, la guida, il suggerimento deve essere sempre condito con AMORE.
I giovani in gran parte si trovano smarriti perché in qualche modo sono stati lasciati un po’ soli, mentre i genitori erano al lavoro o avevano altri problemi di sopravvivenza.  Questa necessità di lavorare in due in una famiglia viene imposta o dalla poca abilità dei governi o dalla decisione di alcuni genitori che trovano più maneggevole lavorare anziché accudire e guidare la casa ed i figli.
Non voglio entrare in dettagli e non voglio aprire la mitica scatola dei vermi, ma l’emancipazione, il divorzio, la televisione e vacanze pazze, come possedere macchine e case o barche lussuose  hanno portato un po’ tutti fuori strada. Il giovane di oggi guarda alla televisione e vorrebbe essere dopo dieci minuti  lo stesso giovane  di successo  e non sa come fare, cerca e si avvilisce perché non può trovare  tutto e subito. Nell’entrata dell’ ufficio della Metro Golden Mayer di Hollywood c’è una frase che dice : “Quello che sembra essere an overnight success, è il sacrificio di una vita intera.”
Ognuno di noi ha dentro di sé un vulcano di energie ed ha anche una personalità che va accuratamente esaminata. Detto questo, cosa direi ad un giovane? Prima di tutto cerca chi sei, i tuoi pregi, i tuoi difetti ed altro,  e se ti trovi, cerca di immaginarti cosa vorresti essere o cosa vorresti fare, che è molto più difficile .Allora non c’è altro che cominciare a fare qualcosa, qualsiasi cosa  e questa non significa  “non fare niente”. La parte più difficile di ogni cosa è iniziare.
Le cose cominciano a pigliar forma man mano che si va avanti, proprio nella maniera in cui siamo stati generati – dal concepimento alla nascita  -. Ognuno avrà il proprio percorso di vita - da quello che oggi siamo a quello che diventeremo.



Come già forse sai,  abbiamo sull’isola il problema della droga!
Siamo arrivati  all’ultimo atto …Ora bisogna solo prepararsi  a guardare le conseguenze . C’e’ poco da fare  adesso,  e mi riferisco, grazie a Dio,  solo a quelle famiglie vittime , perche’ credo che nella maggioranza delle famiglie procidane c’è quell’amore di cui prima parlavo, e quella dovuta attenzione all’educazione dei figli.
E’ da tempo che uso una frase che non ripeto con piacere. Alcuni genitori, a causa della loro incoscienza, comprano l’amore dei propri  figli,  e sapete  come?:  la stanzetta, il vestito di marca, il motorino o la barca,  il mangiare  più accurato, soldi in tasca. E’ quasi un vanto, per questi genitori, vedere i loro figli trattati come principini, e lo sarebbe se questi ragazzi avessero già la capacità di capire il sacrificio dei genitori, e invece spesso pensano erroneamente che tutto sia loro dovuto, e di qui la loro debolezza  e fragilità psicologica che li porta dove non vorremmo.. Mia madre diceva che i genitori devono avere verso i figli un amore GRANDE e un cuore “con i peli sopra”. 

 

Cosa diresti ai nostri genitori?
Dare delle dritte per una via d’uscita  non mi sembra il caso. Guardando la mia esperienza direi di  dedicare più tempo ai figli, sapendo che volerli bene non significa accontentarli in tutto. Ho capito che voler bene ai figli significa stare con loro, partecipare  a costruirsi una carriera, aiutarli nei loro dubbi, essere loro vicini  nelle piccole delusioni o incertezze, essere il loro faro, la guida giusta, il loro angelo custode. In noi tutti genitori ci sono dei punti grigi e molti, purtroppo, neri… chi non ha mai sbagliato scagli la prima pietra, ma con questo non bisogna avvilirsi, io personalmente ho seguito e aiutato un genitore  procidano che ha portato salvo in porto un figlio che era gia’ stato inghiottito dalle onde  della droga.
E ancora … la SCUOLA: sì la SCUOLA  dovrebbe portare sulla lavagna queste nuove problematiche: come la Droga, i  Rifiuti, l’Acqua  e indicare ai giovani quale strada prendere per il lavoro, perché oggi  ci sono tanti avvocati o architetti che non trovano lavoro, e viene a mancare il falegname o  l’agricoltore o l’idraulico.

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera



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Operazione Primavera per il decoro di Procida - Ne parliamo con Giulio Esposito

Giulio Esposito con sua moglie Gaetanina

 
Da quando è cominciata l’avventura dell’Associazione Operazione primavera, 25 anni fa, il cammino percorso è stato tanto. Si iniziò con interventi mirati lungo le strade dove stazionavano cumuli di immondizia; prima al porto, poi su via Libertà e sulla panoramica. Oggi un svolta che entusiasma e coinvolge anche i giovani: non più interventi sporadici ma progetti mirati  per riqualificare un luogo ben preciso, uno spazio circoscritto: La discesa di Callia, il Catino, la Scuola Media “A. Capraro”.
Ne parliamo con Giulio Esposito uno dei soci fondatori che esprime entusiasmo, vigore, tenacia e tanta voglia di lavorare per Procida.

Perché questa nuova strategia?
Intanto perché dando al progetto una identificazione ben precisa, viene maggiormente coinvolta la gente del posto che sente l’azione dei volontari rivolta allo spazio che vive in maniera più diretta. Pertanto è coinvolto sensibilmente e partecipa con la mente con le braccia ed offrendo anche il proprio contributo economico.

Infatti ha fatto scalpore il lavoro che avete fatto al Catino, via Scipione Brandolini. Una piccola strada che ha avuto la sventura di diventare, nonostante le piccole dimensioni e una strozzatura finale tra i due palazzi di via Regina Elena, svincolo per le macchine proveniente dal porto e dirette alla Chiaiolella. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La strada ha cambiato volto.
Tutti gli abitanti della strada hanno lavorato con entusiasmo insieme ai nostri volontari, in un clima di fraterna partecipazione. Si è frantumato quel clima di freddezza che spesso caratterizza la nostra vita sociale, quel pensare solo al proprio orticello, alla propria barca, alla propria casa. Si lavorava tutti insieme ad un progetto comune, per cui si rimetteva in moto quel senso vero della comunità che è indispensabile alla vita di ciascuno.

Quali sono stati i lavori eseguiti?
Un po’ tutto, a cominciare dal fondo stradale, dai muti, dalle inferriate fino ad arrivare al verde e alla pitturazione.

So che avevate messo anche un semaforo per i pedoni nella strozzatura finale tra i due palazzi in quanto il pedone oggi ha serie difficoltà ad affrontare quel tratto.
Sì, abbiamo ritenuto necessario porre questo dispositivo  governabile dal pedone con un pulsante. Ma il Comune non ha condiviso questa nostra scelta e, dopo tre giorni dall’inaugurazione, il semaforo è stato spento in quanto non sarebbe stato a norma. Per essere sostituito in capo ad una settimana da un semaforo idoneo e a norma. Purtroppo sono passati due mesi e il semaforo non è ancora comparso. Per la verità non abbiamo capito quali erano le irregolarità che il nostro semaforo presentava.

Oggi state lavorando alacramente alla Scuola Media “A.Capraro” che purtroppo stava in condizioni non buone. Ho potuto notare infatti un decadimento della struttura esterna  con tante forme di degrado e di abbandono a partire dai campi sportivi che erano un po’ il fiore all’occhiello della Scuola. Penso che le Scuole dell’isola dovrebbero essere i luoghi più belli. Più curati, più amati, in quanto sono i luoghi di formazione dei nostri ragazzi che lì vivono le prime esperienze sociali e comunitarie.
E’ stata una scelta indovinata fatta d’intesa con l’amico Gennaro Lanzuise  che ha visto anche dei genitori sensibili  che si sono affiancati a noi volontari. Ma ha suscitato pure l’interesse dei giovani e ragazzi che  passano la domenica con noi portando la loro freschezza e il loro entusiasmo che ci fa un gran bene. Stiamo intanto recuperando il due campi sportivi, le piste da corsa, i muri laterali, poi passeremo alle strutture portanti alle inferriate e al verde. Vogliamo ridare bellezza e dignità a questa scuola che accoglie tutti i nostri figli e nipoti e vogliamo aiutare tutti a capire che i beni comuni, come una scuola, una strada, vanno difesi, curati  e custoditi così come siamo abituati a fare per i beni personali.

Sono passati molti anni da quando avete cominciato. Qualcosa è cambiato a Procida, ma ancora c’è da fare tanto. Un scrittore, Gino Montesanto, venuto qui nell’estate del 1993 per la Fiera del libro  in un intervista disse: “Avete un’isola splendida, stupenda, un concentrato di bellezza, ma spesso anche in posti meravigliosi come Terra Murata o sotto Santa Margherita alla Chiaiolella ho trovato tracce di degrado e mi sono chiesto: perché il procidano non ama la propria isola?” Quando trovate situazioni ambientali degradate non vi scoraggiate?
No, non ci scoraggiamo  perché siamo convinti che la pulizia, la bellezza l’armonia la desideriamo tutti. Solo che ci vuole qualcuno che cominci a curare gli spazi comuni. Quando molti anni fa pulivamo la panoramica da cumuli e cumuli di immondizia  alcuni cittadini ci dicevano:” Ma chi ve lo fa fare, voi adesso pulite e domani ci sarà nuovamente la spazzatura”. Al che noi rispondevamo dicendo. “E noi torneremo a pulirla”. E’ un dato di fatto che oggi i cumuli di spazzatura per le strade non si sono più. Ancora però qualcuno nottetempo va a scaricare masserizie sulla montagna dove apparentemente non si vede. Piano piano anche questo va scoraggiato. Purtroppo nessuno si è preoccupato di quest’aspetto, nessuno ha formato, con azioni concrete, i nostri ragazzi e giovani a rispettare  ciò che appartiene a tutti.
25 anni fa, via Libertà invasa dai rifiuti: nasce Operazione Primavera

A Napoli e provincia il degrado ambientale è molto esteso. Le periferie napoletane sono luoghi terribili. Procida aveva nel passato un maggiore rispetto delle proprie cose e di quelle degli altri. Non succedeva mai che i muri delle case e delle strade fossero degradati,  trascurati, scorticati…nessuno scriveva sui muri. Addirittura i giardini erano aperti e si passava con serenità da un giardino all’altro rispettando le cose altrui. Abbiamo perso  un po’ questa dimensione di cura e di amore per le cose altrui e di conseguenza gli spazi comuni  non vengono curati come prima. C’è stato inoltre un grande frazionamento delle proprietà e molti terreni sono stati venduti a forestieri i quali subito hanno eretto barriere per isolarsi da noialtri. Questo forse ha influenzato negativamente anche noi procidani?

E’ difficile rispondere. A noi dispiace vedere il degrado di un’isola che amiamo e pertanto ci siamo messi volontariamente a lavoro dedicando tempo energia e soldi. Cerchiamo sempre nuove forme di autofinanziamento e chiediamo al cittadino di darci una mano. E fino ad oggi, seppure con fasi alterne, non ci è mancato il sostegno. Prima eravamo solo pensionati e pochi giovani. Oggi i giovani, le donne e i bimbi aumentano. Significa che sta maturando in loro la coscienza del rispetto del proprio ambiente e della propria isola. E questo è il dono più grande che abbiamo ricevuto, perché i giovani sono il futuro dell’isola. Se oggi si impegnano a curarla domani continueranno a farlo e lo trasmetteranno ai loro figli.

Pensi quindi che sia fondamentale la cura dell’ambiente per lo sviluppo dell’isola?
Sento spesso parlare di sviluppo di qua, di là. Ma restano per me parole vuote. Sono di origine contadina e mi hanno sempre insegnato che alcune piante per dare il meglio di sé devono avvilupparsi. L’avviluppamento è la loro vita e quindi anche il loro sviluppo. Una cappoccia che non si avviluppa non serve a niente. Procida si deve avviluppare, ossia stare più a contatto l’uno con l’altro, mescolarci di più, capire insieme quale è la nostra vera identità, che cosa possiamo fare e cosa vogliamo fare. Senza coesione sociale, senza avviluppamento, non ci sarà mai naturale sviluppo.

Mi colpisce quello che dici, perché penso che ci sia tanta saggezza. Gli antichi romani dicevano ai loro governatori: se vuoi comandare indisturbato crea divisione  nel popolo, disgregalo, non tenerlo mai unito e avviluppato. Mi sembra di capire da quanto dici che se ci mescoliamo di più, lavorando insieme per un obiettivo da realizzare, se c’è più confronto e dialogo,  allora c’è la speranza di capire anche cosa dovremo fare per il futuro. E’ così?
Ne sono profondamente convinto.

A cura di Pasquale Lubrano Lavadera
25 anni fa: via Libertà dopo l'intervento di Operazione Primavera
Il Belvedere di via Libertà riportato al suo splendore
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lunedì 10 giugno 2013

LA CAPITANA




Carriere aperte e alla pari per uomini e donne. Anche nella marineria. Per Procida non è la prima volta. Fino a qualche mese fa il comandante del porto era una donna, Flavia La Spada. Nella seconda metà dell’800 a comandare un veliero fu Maria Luisa Ambrosino. Una donna passata alla storia della marineria procidana come La Capitana.
Maria Luisa, appena ventenne, andò in sposa al capitano Domenicantonio Scotto di Santillo, detto ‘O Surdo e Cusiello, il quale, ancor giovane e nel pieno della sua attività, si ammalò in navigazione. Fu lei a veleggiare fino a Falmouth il bastimento, del quale lei e il marito erano armatori e proprietari. Da quel giorno lo affiancò nella navigazione e spesso lo sostituì in tutti gli adempimenti del comando per evitare che gli fosse impedito di navigare.
Una storia che è stata scritta più volte, ma che è viva soprattutto nei racconti di quanti l’hanno ascoltata in diretta dai genitori e dai nonni.
La narrava a noi nipoti il suo terzo marito, mio nonno materno, Michele Mazzella di Bosco, orgoglioso di avere avuto per consorte la bella Capitana e di aver navigato tante volte con lei, affidandole il comando.
Raccontava che, morto il primo marito, Domenicantonio, donna Maria Luisa era passata a seconde nozze sposando un medico procidano, appartenente alla facoltosa famiglia dei Mignano, che hanno legato il loro nome allo splendido palazzo con discesa a mare che  fu la pensione  “Eldorado” e successivamente  “I giardini di Elsa”.
Poi, dopo la morte anche del secondo marito, ancora attraente e altera, Maria Luisa passava a terze nozze con un capitano di lungo corso, comandante e armatore, Michele Mazzella di Bosco.
Una storia che desta meraviglia, se si pensa che anche Michele ha avuto una triplice  esperienza matrimoniale. Aveva perso la prima moglie Louise, che, conosciuta e sposata a Marsiglia, gli aveva dato tre figli. Si era risposato con la bella Maria Luisa, che, poi, sarebbe morta di colera durante l’epidemia che falciò vittime anche a Procida. Ed infine, in terza battuta, ne aveva sposato la sorella Emilia, che peraltro in dote gli portava un palazzo a S. Giacomo, ma anche una sorella nubile, anzi monaca di casa, Concetta, che viveva con lei. 
Tre mogli e tre mariti a testa, una storia singolare per quei tempi, quando a interrompere matrimoni non erano le separazioni e i divorzi, ma la morte di uno dei coniugi.
Una storia che ci insegna come le donne,  parità a parte, hanno sempre saputo amare e comandare come gli uomini.

Anna Giordano
    
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giovedì 6 giugno 2013

Occorre un'impennata nella politica procidana!

Il Sindaco Vincenzo Capezzuto


Riteniamo utile  riportare una riflessione del politologo Antonio Maria Baggio sul Governo Letta che può offrire anche a noi procidani indicazioni per far ripartire la Politica nella nostra isola,  e arrivare alle prossime elezioni con la possibilità reale di scegliere fra due proposte concrete e lungimiranti; proposte alternative ma non nemiche.

Oggi purtroppo a Procida si naviga a vista. Non sappiamo con precisione la situazione economica dell’isola, né le scelte politiche a favore delle famiglie e delle imprese locali; mai viene richiesta la partecipazione dei cittadini nelle decisioni importanti (vedi vendita del Porto di Marina Grande), né esiste un progetto forte e condiviso che  dica chiaramente quale sarà il futuro dell’isola. Ricordiamo al Sindaco Vincenzo Capezzuto che egli ha 20 Consiglieri che devono aiutarlo ad amministrare e non solo i 13 Consiglieri di maggioranza; ed al Presidente del Consiglio, Luigi Muro, di essere  super partes nella conduzione del Consiglio, per aiutare il Sindaco ad attuare la democrazia amministrativa, con la partecipazione costruttiva di Maggioranza e Minoranza, in tutte le scelte operate.


“Questo Governo è fatto non per durare l’intera legislatura, ma per realizzare alcune cose essenziali prima di andare alle prossime elezioni…Quello che vedo dal punto di vista delle necessità del Paese è avere un Governo che raggiunga alcuni obiettivi essenziali: anzitutto far fronte alla situazione economica…prendendo provvedimenti nuovi e condivisi per dare fiato finalmente alle famiglie e alle imprese; poi accogliere alcune importanti e giuste proposte del Movimento 5 Stelle che chiedono trasparenza e pulizia della politica, cambiamento dello stilemi vita con il quale viene fatta, e riduzione drastica dei suoi costi, oltre alla garanzia di una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni: esigenze importanti per diminuire la distanza tra cittadini e politica; il terzo obiettivo indispensabile è riformare la legge elettorale per avere una maggioranza chiara. Queste non sono le soluzioni ai nostri problemi, ma solo le premesse minime per provarci… Inoltre è prioritario ricostruire le forze politiche nella loro dignità, nella loro cultura e nei loro progetti…Prepariamo le condizioni affinché gli italiani, recandosi alle urne la prossima volta, possano scegliere tra proposte politiche diverse ma credibili, capaci di proporre ciascuna una ‘visione’ lungimirante del Paese, concorrente ma non nemica dell’altra.”

Antonio Maria Baggio

Da Antonio Maria Baggio, Animo, un Governo c’è, Citta Nuova 25 maggio 2013
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mercoledì 5 giugno 2013

Lega Navale Italiana: i ragazzi procidani scoprono lo sport della Vela

Matteo Lubrano Lavadera premiato dai Dirigenti della Lega Navale Italiana


Una grande opportunità sportiva per i ragazzi procidani offerta dalla Lega Navale Italiana. Corsi per grandi e piccoli che stanno creando a Procida una vera cultura sportiva della vela e dell’immersione subacquea. Oltre una ventina i ragazzi impegnati sia in inverno che in estate. Tra questi Matteo Lubrano Lavadera, terza elementare,  entusiasta sia della pratica sportiva che dei risultati ottenuti: secondo classificato “allievi vela”, qualificandosi così  per la selezione regionale che si svolgerà a Napoli a fine giugno. In bocca al lupo Matteo!!!
Matteo con la meritata Coppa
Un momento di pausa nella sua barchetta prima di iniziare le gare
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"Li dentro la parola viaggio era proibita" di Erri De Luca

la cupa fortezza di Procida


I pubblici poteri hanno visto le isole come reclusioni naturali, piantandoci dei penitenziari.
Ho avuto invece la notizia opposta: le isole sono state per me
 il concentrato della libertà.
Perciò sul loro suolo, più che in terraferma, 
è osceno l’edificio delle detenzioni.
Le sbarre e il mare: è la più insolente contraddizione, 
più della fame innanzi a una tavola imbandita.
Da mare guardavo la cupa fortezza di Procida.
Dietro le griglie spuntava a volte un braccio per saluto a noi, 
liberi sulla barca.
Rispondevo con la mia maglietta e con l’agitazione 
delle braccia al vento.
Lassù, dentro il perimetro sbarrato anche a togliersi le scarpe 
si restava nella camicia di forza degli anni di pena assegnati.
Li dentro la parola viaggio era proibita.

Erri De Luca

Da Erri De Luva, Elogio del camminare, Avvenire, 24 maggio 2013
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