giovedì 28 febbraio 2013

I procidani sono dotati di senso civico?

 


E’ da tempo che ci domandiamo se i procidani, nella globalità, sono ancora dotati di senso civico, intendendo per senso civico innanzitutto l’impegno per il bene comune, per la giustizia, per il rispetto di ogni uomo, per l’accoglienza degli ospiti, per il rispetto delle leggi, per la lotta ad ogni forma di illegalità, per la difesa e la cura dell’ambiente.
Purtroppo se prendiamo in esame questi vari aspetti, ne vien fuori un quadro abbastanza preoccupante, in quanto, negli ultimi anni, vediamo una lontananza quasi totale dei cittadini da quelli che sono i più gravi problemi che affliggono l’isola.
La droga distrugge la nostra gioventù, ma continuiamo a vivere come se il problema non esistesse. Il traffico avvelena la nostra vita, ma non troviamo il coraggio di cominciare a lavorare per una soluzione. Il degrado dell’isola è sotto gli occhi di tutti: angoli di incomparabile bellezza devastati da scarichi abusivi, scritte sui muri delle case e delle strade, soste invasive di automezzi ovunque, spiagge abbandonate. L’abusivismo, coltivato con buon concime, ha devastato l’assetto geologico dell’isola, con imprevedibili conseguenze future.
L’aumento indiscriminato delle tasse cade nel silenzio dei cittadini che non trovano più la forza di ribellarsi. Si vende a napoletani il porto turistico di Marina Grande e il popolo non reagisce. Il Castello d’Avalos torna ai procidani e nessun dibattito si accende tra i cittadini per capire cosa farne. Durante la notte poi, l’isola viene lasciata in balia dell’oscurità, e succede di tutto: non ultimo, dilaga il fenomeno preoccupante dell’alcool fra i minorenni.
Tante famiglie, poi, che dovrebbero tutelare i loro figli minorenni,  escogitano l’illegale  trovata della “casette”, e  tante altre  famiglie le case ai turisti senza pagare alcuna imposta.
Il lavoro manca  e i nostri giovani sono costretti a prendere la valigia. Gli operatori commerciali e turistici sono in grave difficoltà; ma chi se ne frega?
E per finire, si continua a sistemare e “pulire” la propria casa o il proprio giardino disinteressandosi di quello che accade fuori del proprio portone.
Tuttavia, nonostante questi evidenti segni di crisi e di malessere, oltre che di disgregazione del tessuto sociale, l’isola non è sprofondata nell’azzurro mare. Perché?
Perché esistono ancora tante risorse individuali e di gruppo (Operazione Primavera, Gruppi teatrali, associazioni sportive e culturali, famiglie ecc) che, con onestà, lealtà e senso del bene comune, la tengono a galla. Ma sono risorse che si assottigliano e che spesso appaiono deboli, non trovando sempre la forza di operare in rete, in un clima di reciproca solidarietà.
Occorre che il bene si unisca al bene per diventare forza dirompente all’interno di un società fragile.
Pertanto lo sforzo che queste risorse positive possono fare oggi è quello di sostenersi a vicenda, di dialogare tra loro, di valorizzare ciascuno il lavoro dell’altro, senza provare invidia o risentimento, nel coinvolgimento costante di quei cittadini che fino ad oggi non hanno ancora scoperto la bellezza, la gioia di poter lavorare insieme per l’isola.

Pasquale Lubrano Lavadera

sabato 23 febbraio 2013

Ristrutturiamo le nostre case secondo il principio del risparmio energetico


Maurizio Frantellizzi nel suo studio



Sempre più si va affermando l’idea che bisogna ristrutturare le nostre abitazioni  secondo il principio del risparmio energetico, anche perché lo Stato ci restituisce circa la metà della spesa.
Ne abbiamo parlato con Maurizio Frantellizzi,operatore del settore sulla nostra isola. Egli afferma che: “Ogni momento di crisi, così come quello che sta vivendo la nostra nazione e la nostra isola, se ben valutato, può rappresentare una opportunità per mettere in campo progetti, azioni ed attività tali da rivitalizzare, nel medio periodo, uno dei settori trainanti dell’economia quali l’edilizia.”
Maurizio Frantellizzi, titolare di una impresa edile attiva da tre generazioni che, collaborando con partner internazionali, sta puntando, per esempio nell’esecuzione di facciate e nel recupero funzionale di immobili attaccati dall’umidità, sull’utilizzo di materie prime rinnovabili che, nel contempo, salvaguardano sostenibilità economica ed ecologia.
Da questo punto di vista, di estremo interesse la Direttiva Europea del 18 Giugno 2010, peraltro ancora non recepita dallo Stato italiano, che riguarda la prestazione energetica nell’edilizia.
Nell’articolo 1 si legge: "la presente direttiva promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici all'interno dell'Unione, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e all'efficacia sotto il profilo dei costi".
La direttiva, in vigore dal 9 Luglio 2010, costituisce un notevole passo avanti nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile; stabilendo, fra le altre cose, che dal 31 Dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano “edifici a energia quasi zero”. Dove per “edificio a energia quasi zero” si intende: “edificio ad altissima prestazione energetica”; il cui “fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”.
Le disposizioni della direttiva riguardano: A - la metodologia per il calcolo della prestazione energetica integrata degli edifici e delle unità immobiliari; B - l’applicazione di requisiti minimi alla prestazione energetica di edifici e unità immobiliari di nuova costruzione; C - i piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero; D - la certificazione energetica degli edifici o delle unità immobiliari; E - l’ispezione periodica degli impianti di riscaldamento e condizionamento d'aria negli edifici; F - i sistemi di controllo indipendenti per gli attestati di prestazione energetica e i rapporti di ispezione.
“Proprio per le sue caratteristiche – sostiene Frantellizzi - l’isola di Procida, potrebbe godere di grossi benefici dall’avvio di un nuovo percorso nel campo della ristrutturazione e manutenzione del tessuto urbano e questo sia sotto il profilo della vivibilità ambientale sia del risparmio di risorse. Ristrutturare secondo i principi del risparmio energetico, infatti, al cliente permette, sino a giugno 2013, una detrazione del 55% del costo dei lavori, ma non va sottovalutato il fatto dell’importanza di rimettere in moto il volano del lavoro.”
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giovedì 21 febbraio 2013

Quando un territorio si apre al cinema - Incontro con Michelangelo Messina


Michelangelo Messina e sua moglie Enny



“Cineturismo”,  Ischia Film Festival, un’avventura culturale che inizia 10 anni fa. Raccontaci qualcosa di questo tuo sogno.
Fin dall’inizio ho condiviso con mia moglie Enny il progetto, e lei mi è stata accanto nella fase di preparazione  e successivamente. Avevamo intuito che, culturalmente, poco attenzione c’era stata nella storia del cinema al valore della location: gli studi su questo rapporto film-location sono cominciati piuttosto tardi, solo negli anni 70, né c’era a livello europeo, e penso neanche  a livello mondiale, un festival che ponesse questo rapporto al centro dell’attenzione. D’altra parte vivendo in un isola turistica come Ischia  che aveva offerto le sue scenografie naturali a film di grande impatto come “Il Corsaro dell’isola verde” e  “Cleopatra”, ci è venuto naturale il pensiero che poteva esserci uno stretto collegamento tra il cinema e lo sviluppo turistico di una location, di qui quel termine “Cineturismo” che ha cominciato a lavorare nella nostra mente fino a diventare progetto “Cinema &Territorio”.

Ci sono stati problemi alla partenza?
 Il prima problema che si è presentato era quello relativo al reperimento di fondi. La nostra unica ricchezza era nelle idee e nel grande amore per questo mezzo di comunicazione che è il cinema. Ed abbiamo così sperimentato che quando si lavora con passione, anche l’intelligenza viene illuminata e si individuano quelle risorse che possano dare vita concreta a quanto si è pensato.

Che taglio avete dato al vostro Festival?
Per la verità non ero estraneo a questo mondo, avendovi lavorato per oltre sette anni come assistente alle comparse e alla produzione. Ma capivamo che per questa nuova avventura occorreva fare  delle scelte oneste e trasparenti, senza prendere scorciatoie pericolose, al di là di ogni forma di star worship. Non ci interessava quel  red carpet caro a tanti personaggi del cinema e di certa  politica; volevamo parlare di cinema nei suoi aspetti sociali e territoriali, in controtendenza a tanti più o meno importanti festival dove domina  essenzialmente il mercato e il denaro.

Cosa vi sta più a cuore in questo vostro lavoro?
A noi interessano le relazioni umane in uno spirito di dialogo autentico, all’interno di una determinata cornice ambientale. E’ questo incontro aperto e fraterno tra artisti di paesi diversi  di culture diverse la forza del nostro festival. Per questo ci è stata di grande aiuto trovare la disponibilità della Direzione del Castello Aragonese, un posto magico di incantevole bellezza, ideale per la manifestazione che avevamo in mente. Ci hanno confortato le parole di Mario Monicelli, uno dei primi registi intervenuti al Festival, il quale ha colto il senso profondo di quanto si voleva realizzare e ci ha incoraggiati: “Qui il cinema è il protagonista non lo star system e il tutto viene vissuto con una stupefacente semplicità”.

Ti sembra che questi obiettivi di fondo siano stati raggiunti in questi primi dieci anni?
Abbastanza anche se il primo periodo è stato soprattutto di studio. Ci rendevamo conto, dai dati statistici, che  il cinema è il più grande e potente strumento di comunicazione. E’ scientificamente provato che quando un individuo sta in una sala buia senza altre distrazioni, assorbe 5 volte di più il messaggio rispetto ad altre situazioni, per cui le emozioni, le suggestioni che si ricevono al cinema sono molto più durature  rispetto a quelle ricevute dalla televisione, da internet. Le immagini, le scenografie i sentimenti di una storia si incidono maggiormente nell’animo dello spettatore. Anche la bellezza di un luogo

E oggi?
Oggi continuiamo a dare il nostro contributo al mondo del cinema,  portando in evidenza questo forte  rapporto che c’è tra cinema e territorio, che si sviluppa soprattutto in due direzioni:  da una parte posso attrarre in un certo territorio quelle persone rimaste legate ad un’emozione filmica  di tipo visivo, dall’altra c’è la possibilità,  guardando, un film di riscoprire ancor di più la bellezza e il valore culturale di un territorio. Viene un turista sull’isola di Procida  per una semplice vacanza e poi vede il film “L’isola del postino”, allora scopre ancora di più l’isola, alcune sue caratteristiche come la cultura marinara o altro e se ne innamora ancora di più. Entra in certo modo più in profondità in quel territorio scoprendone valori culturali e sociali.

Pasquale Lubrano Lavadera



lunedì 18 febbraio 2013

Considerazioni sulle dimissioni del Presidente della Commissione Trasparenza





Come tutti sanno, la Commissione Trasparenza di un Comune è l’unica che viene presieduta dalla Minoranza.  
A Procida la presiedeva il Consigliere  Aniello Scotto di Santolo di “Insieme per Procida”,  che da tempo aveva pubblicamente  evidenziato l’impossibilità di accedere ad atti fondamentali  come quelli delle Società Partecipate. 
Inoltre spesso in Commissione si verificava la mancanza del  numero legale con conseguente blocco dei lavori.
A questo punto il Presidente della Commissione ha ritenuto suo dovere informare sia la Prefettura che La Corte dei conti, ma senza ottenere alcun risultato utile.
Poiché tale stallo durava da tempo,  il Presidente Aniello Scotto di Santolo, considerata  l’assoluta mancanza di sensibilità della maggioranza politico-amministrativa che attualmente governa Procida e delle Autorità Superiori sull’argomento “Trasparenza”, rassegnava il 1 febbraio 2013 irrevocabilmente le dimissioni.
Riteniamo tali dimissioni un atto di grande responsabilità che dice a tutti noi cittadini che la democrazia in Italia e a Procida è inceppata come giustamente afferma Ermanno Olmi nel suo ultimo libro L’apocalisse è un lieto fine.
Dal nostro punto di vista la Commissione Trasparenza ha il dovere istituzionale di esaminare tutti gli atti e in special modo quelli che possono determinare aggravi economici, come nel caso delle Partecipate.


giovedì 14 febbraio 2013

Esistevano a Procida "I giardini di Elsa Morante"



Esistevano una volta, nella piccola isola di Procida, i giardini dell’Eldorado, una mitica pensione che negli anni 50 ospitò intellettuali ed artisti famosi. Tra questi la scrittrice Elsa Morante, che vi dimorò a lungo  e proprio  in quei giardini di limoni, sul Belvedere o sulla spiaggia della Chiaia intravide il personaggio di Arturo, protagonista di uno dei suoi romanzi più belli.
Per questo, quando nacque il “Parco letterario nazionale Elsa Morante” con cospicui  fondi pubblici (ovvero dei cittadini), avendo la pensione Eldorado smesso l’attività,  il Comune pensò di affittare quei giardini insieme alle strutture esistenti, tutti di proprietà della Famiglia Mazzella,  per trasformare quel luogo straordinariamente bello nella sede del “Parco letterario Elsa Morante”. E quegli spazi divennero per tutti gli italiani “I giardini di Elsa” e molte manifestazioni culturali vi si svolsero in questi ultimi decenni.
Con quei fondi pubblici, cospicui,  il Comune riuscì a restaurare il grande e pericolante muraglione sul mare, a sistemare una grossa scogliera frangi flutti sull’arenile sotto i giardini, a restaurare il belvedere e molti locali che divennero, da quel giorno, la sede ufficiale della Segreteria del Parco.
Ma purtroppo  una “Fata cattiva” che da tempo scorazzava nell’isola, portò nuovamente la crisi economica nel Comune, che divenne moroso  per molte migliaia  di euro con il  proprietario dei Giardini.
Logicamente, com’era da prevedersi, la Famiglia Mazzella  citò in giudizio per morosità il Comune per avere quanto gli spettava.
Ma il Comune non aveva più i soldi per pagare il debito, e pertanto dopo una lunga causa si addivenne nel 2012 ad una transazione, nella quale il Signor Mazzella estingueva il debito del Comune, (rinunciava a ricevere le somme dovute), ma riprendeva totalmente  nelle sue mani l’intera proprietà  il cui valore economico risultava,  - per i vari restauri e le nuove strutture di consolidamento e di valorizzazione,  pagati tutti dai cittadini italiani -, molto, ma molto superiore al debito contatto dal Comune per morosità.
E così un bel giorno vennero chiusi i cancelli e tolti alla collettività  i Giardini di Elsa e la Famiglia Mazzella poté godersi quel bene di sua proprietà, di valore economico e ambientale notevolmente accresciuto grazie al generoso contributo dei cittadini..
Quello che sorprese tutti, e sconcertò gli uomini buoni, fu il fatto che nella transazione  il Comune di Procida non avesse ottenuto almeno il diritto di poter celebrare in quei giardini tutte le manifestazioni pubbliche in onore di Elsa Morante, con la stipula di un’opportuna convenzione e, perché no, di continuare a chiamare quei luoghi “I giardini di Elsa”.
Ma, lo sappiamo bene, quando la “Fata cattiva” è in azione, può succedere di tutto; e di conseguenza le favole non sempre si chiudono con un lieto fine.

Pasquale Lubrano Lavadera

martedì 12 febbraio 2013

Procida: Immagini del Consiglio Comunale

Sempre più esigua la presenza di cittadini alle sedute del Consiglio Comunale! 
Disinteresse? Distacco? Complicità? Piena fiducia? Nessuna Fiducia? 
Gli interrogativi sono tanti: sarebbe opportuno un dibattito aperto su questo aspetto non secondario 
della vita politica di un paese.

Procida: destinata al degrado?


Loreto Scotto di Fasano e un compagno in '"Operazione Primavera"

Purtroppo c’è chi a Procida, dominato da un perverso individualismo, di fronte ad una serie di forti contraddizioni sociali, è solito dire: “Poco m’importa degli altri, l’importante è che mi salvi io!”
Di conseguenza se l’isola va alla malora: “Poco importa!”, se stiamo soffocando nella trappola del traffico: “Poco importa!”, se la tossicodipendenza miete vittime tra i giovani: “Poco importa!”, se il degrado distrugge strade e paesaggi: “Poco importa!” e via di questo passo. Quello che importa è la cura del mio cortile, della mia casetta…Che all’esterno ci sia “melma e merda”  non sono affari miei.
Dico purtroppo, perché sono convinto che questa sottocultura del “poco importa” non è di tutti, anzi nell’animo del vero procidano c’è una forte esigenza di vera socialità, di bene comune, di solidale partecipazione che bisogna incentivare e fare emergere.
Quello che è accaduto al “Catino” ne è esempio palese. E’ bastato che “Operazione Primavera” sensibilizzasse tutti gli abitanti della zona a curare di più la propria strada, a fare pulizia insieme, perché si innescasse un costruttivo processo creativo di  collaborazione fattiva, di ricerca comune delle soluzioni,
Se le Istituzioni tutte, pubbliche e private, avessero il coraggio che Loreto Scotto di Fasano e i suoi compagni hanno avuto ieri e oggi, Procida ridiventerebbe quella perla che da sempre è stata, e rinascerebbero corretti rapporti sociali, scuola formativa, politica onesta, sviluppo economico e turistico.
I primi che hanno capito tutto questo, penso siano stati gli operatori turistici ed economici, che hanno sentito l’esigenza di mettersi insieme per capire le scelte future da attuare.

PasqualeLubrano Lavadera

venerdì 8 febbraio 2013

Procida: distrutti gli alberi a Pizzago

Una passeggiata a Pizzago e a metà strada la sgradita sorpresa di trovare gli alberi secolari sulla destra, andando verso la punta, completamente abbattuti. Da chi? e per quale motivo?

giovedì 7 febbraio 2013

"Procida, l'isola di mia madre" di Peppe Barra

Peppe Barra in concerto

"Peppe Barra Racconta"ovvero l'antologia di una carriera che si fa spettacolo, fino a Domenica 10 febbraio 2013, alle ore 21, al TeatroDelle Palme. Stefano de Stefano intervista  l'artista Peppe Barra per il Corriere del Mezzogiorno e gli domanda di Procida. Peppe, con una certa amarezza, così risponde:

"Procida è l'isola dimia madre, della mia infanzia, dove sono cresciuto, in un clima in cui atmosfera, magia e cultura popolare si intrecciavano continuamente. Oggi è molto cambiata, ho ancora la mia casa, tanti amici e un anziana cugina di mia madre da visitare, ma vedere quei luoghi abbrutiti dal traffico e dalla sottocultura globalizzata mi addolora."

Peppe Barra 

da Stefano de Stefano, Peppe barra racconta, Corrire del Mezzogiorno, 6 febbraio 2013


mercoledì 6 febbraio 2013

Lo scandalo della Cassa marittima: sottovoce, ancora se ne parla!

la dura vita sul mare dei nostri naviganti



Anche se i nostri medici e i naviganti sono tornati alla loro attività, continua l’iter giudiziario della magistratura in merito a presunti abusi e a forti illegalità riguardo alla cassa marittima.
Certamente la notizia dell’arresto di un medico e di un comandante e la sospensione dal lavoro di altri medici, arrivata sull’isola dalla stampa nazionale, scosse e addolorò tutti; un vero fulmine a ciel sereno in un’isola già provata per la dilagante diffusione della droga, per l’uso di alcool da parte di adolescenti, per l’illegalità di tante casette affittate ai minorenni, per una situazione  economica  dell’isola da dissesto che saccheggia le nostre risorse con tasse elevatissime, e per un traffico debordante e incivile che pesa enormemente sull’immagine dell’isola.
Ma che la nostra onesta e laboriosa gente di mare e alcuni nostri medici  dovessero passare alla storia dell’isola come truffatori della cassa marittima, questo proprio non avremmo mai voluto sentirlo dire.
Logicamente le reazioni dei cittadini sono state le più varie con toni ora polemici, ora giustificativi. La più generica: “Non ci voleva, non ci voleva…”, la più ingenua: “Poverini, si sono trovati nei guaio senza saperlo!”, la più cruda: “No, lo sapevano tutti ed ora devono pagare”…Ancora oggi se ne parla, nelle famiglie, dal salumiere, dal parrucchiere, nei crocicchi delle strade, più omeno con gli stessi toni.
Gli errori si pagano, è vero, e per questo l’ultima parola non spetta a noi ma alla giustizia che  fa il suo corso. Quello che invece spetta a noi è il silenzio e la solidarietà con chi per questa vicenda, colpevole o non, ha sofferto e sta ancora soffrendo.
Ricordo un episodio di alcuni anni fa in cui mi trovai coinvolto. Un nostro Sindaco fu arrestato ed anche allora si scatenò un’inutile girandola di commenti simili a quelli di oggi. La Preside della SMS “A.Capraro” di allora, Maria Michela Di Costanzo intervenendo in una controversa discussione all’interno della Scuola disse: “Ha rubato, non ha rubato…lo deciderà la giustizia; a noi spetta esprimergli la nostra solidale partecipazione al suo dolore in questo drammatico  momento della su vita” e, bando alle chiacchiere, ci invitò ad accompagnarla a casa di quel Sindaco, subito dopo la scarcerazione e prima del processo, sottolineandoci che rimaneva sempre valida la massima evangelica: “Ero carcerato e mi hai visitato”.
La solidarietà, il rispetto, l’amicizia  per i nostri medici e marittimi coinvolti nella triste vicenda giudiziaria non deve venir meno, qualunque sia stato il motivo per cui essi sono stati indagati, perché certamente sono persone che hanno vissuto e vivono  un momento di  grande sofferenza.
Lionello Bonfanti, amico magistrato, mi diceva sempre che, sia durante il processo, ma soprattutto dopo, se veniva definitivamente accertata la colpa dell’imputato, lui rimaneva accanto a quella persona, affinché quella condanna non diventasse  una battuta di arresto vitale,  ma piuttosto pedana di lancio per iniziare il futuro cammino con slancio rinnovato.
Penso che lo stesso atteggiamento dovremmo avere verso i nostri concittadini coinvolti in questa vicenda.
Pasquale Lubrano Lavadera

lunedì 4 febbraio 2013

Procida: Punta Pizzago

Alcune foto di Punta Pizzago:

La casetta dove abitarono Juliette Bertrand e Marino Moretti

Agave sulla Punta: sullo sfondo Terra Murata

Lato sud di Punta Pizzago

Vegetazione spontanea a Punta Pizzago:in lontananza Solchiaro e Ischia