venerdì 9 giugno 2017

Nasce a Procida "ARTURO": nuova cooperativa di servizi


I componenti della Coopertativa ARTURO
Procida non ha avuto molte esperienze di cooperative; poche e di breve durata. 
Il lavorare e progettare insieme, come si sa, richiede uno spirito comunitario, la capacità profonda di ascolto, una sincera umiltà, un rispetto profondo per le idee dell'altro e un tendere costantemente alla reciprocità. 
Purtroppo i pochi tentativi del passato si sono rivelati spesso furbizie messe in campo per sfruttare le risorse dello Stato a beneficio di singoli e non del lavoro cooperativo. 
Di qui la sfiducia di tanti per una grande alternativa al lavoro pubblico e privato. 
Pertanto abbiamo appreso con grande entusiasmo la notizia  della nascita della cooperativa Arturo, messa in piedi da un gruppo di sette cittadini procidani di varia età, con una buona presenza di giovani, che punta essenzialmente ad un lavoro collettivo dove le varie professionalità intendono coniugarsi in una sinergia di vero scambio e sincera collaborazione, per offrire all'isola una vasta gamma di servizi sociali, culturali e ludici, con laboratori di formazione e di lavoro creativo per tutte le età.
Iniziativa senz'altro coraggiosa che merita rispetto, sostegno, e incoraggiamento da parte del territorio solano 
Di fronte ad una crisi economica mondiale che investe tutti i settori, il lavoro cooperativo oggi può rappresentare una grande risorsa.
Benvenuta tra noi Arturo! Che il tuo nome,  richiamo luminoso di lontananze siderali, nonché evocatore di un opera che ha scalfito per sempre la storia del novecento letterario, possa suscitare energie nuove di creatività e bellezza e aprire  la vita dell'isola ad una esperienza lavorativa che nasce dalla passione per l'uomo e per i suoi bisogni fondamentali, e con un'attenzione speciale per le nuove generazioni.

giovedì 8 giugno 2017

Procida non può ridursi a vetrina

L'isola di Procida 
Procida non può ridursi a vetrina di velleità personali. o di di gruppo. Le molte iniziative delle associazioni presenti sul territorio, una ricchezza incalcolabile, rischiano spesso di ridursi a espressioni di un malinteso orgoglio di gruppo che mal si coniuga con quella ricerca del bene comune che dovrebbe essere sempre a fuoco nella vita dei singoli e della collettività...Manca spesso quel collante fondamentale, ossia quel bene relazionale che solo potrebbe favorire la nascita di collegamenti vitali ed empatici fra le persone, le istituzioni, i gruppi politici e le associazioni tutte. Quel bene relazionale che è stato offeso e distrutto da una storia troppo crudele che ha minato nei secoli e nel profondo la pace sociale della meravigliosa isoletta. Occorre oggi ripartire dalle scuole, dalla politica, dalla vita associativa, dalle comunità, nella consapevolezza che bisogna neutralizzare con esperienze di profonda comunione la cultura del sospetto, del giudizio, della critica ad ogni costo.L'estate 2017 che si apre oggi davanti a noi potrebbe costituire il banco di prova per un'inversione di tendenza, dando vita ad un percorso tutto nuovo. dove ogni singola iniziativa possa  offrire il proprio particolare in un disegno culturale unitario. 

giovedì 1 giugno 2017

La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?

Procida. giugno 2015 viene eletto Raimondo Ambrosino Sindaco di Procida 
La Corte dei Conti vuole il dissesto economico per Procida?
Intervista al Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Sindaco, è vero che la Corte dei Conti non ha recepito la vostra proposta di riequilibrio dei 7 milioni di euro  di debiti presentati  nel 2012 dall’Amministrazione Capezzuto? Cosa avevate proposto.
Si è vero. Noi avevamo chiesto di poter spalmare questo grosso debito contratto dalla precedente Amministrazione in un periodo di 30 anni, così  come ci è stato accordato per gli altri debiti accertati di 17 milioni di euro. Venerdì scorso, invece, è stata emanata dalla Corte dei Conti un’ordinanza di convocazione del sottoscritto  davanti alla seduta plenaria dei funzionari della Corte con la presenza del Ministero degli Interni e della Commissione nazionale per la stabilità finanziaria degli enti locali…In genere, quando si arriva a questo tipo di procedura, è perché  si vuole arrivare alla dichiarazione del dissesto.
Lei in una precedente intervista aveva già portato a conoscenza dei cittadini questa volontà della Corte dei Conti di avviare la procedura del dissesto, anche se tale procedura  era stata sospesa. E questo ci aveva lasciato sperare…
Si, era stata sospesa ma non annullata. Sospesa per darci la possibilità di presentare entro il 31 maggio 2017 una nuova proposta di riequilibrio. Evidentemente la nostra proposta non è stata considerata soddisfacente. Anche perché il Magistrato istruttore che segue Procida, la Dr.ssa Rossella Bocci con la quale mi sono confrontato spesso, fin dall’indomani delle elezioni, continua a sostenere che noi, entro il 2019, da soli, non possiamo farcela, in quanto la massa passiva che è caduta sulle nostre spalle è troppo alta.
Penso che i cittadini vogliono vederci chiaro in questa vicenda che per tanti versi appare ancora un tantino oscura. Non avevate recuperato già un milione e mezzo di euro? Come mai  nonostante i grandi sacrifici che Procida sta facendo rinunciando a tanti servizi, la Corte dei Conti continua a proporre il dissesto?
Perché loro valutano il piano di riequilibrio presentato dalla precedente Amministrazione e vedono l’impossibilità reale di restituire quei 7 milioni entro il 2019: il piano prevedeva essenzialmente le vendite dei beni, vendite che procedono molto a rilento e con grosse difficoltà, Loro, inoltre, sanno bene che gravano sulle nostre spalle i mutui contratti dai precedenti amministratori per pagare i loro creditori, per cui una metà di quel milione  e mezzo di euro che abbiamo recuperato se ne va per questi mutui. Questa è la nuda e cruda verità. Per questo noi proponevamo di concederci un tempo più lungo, ossia di spalmare anche quei 7 milioni in 30 anni.
La Corte dei Conti fin dall’inizio vi aveva proposto il dissesto, perché non avete voluto da subito intraprendere questa strada?
Perché eravamo coscienti che c’era stata cattiva amministrazione economica nel passato e speravamo, con equilibrio e grandi sacrifici da parte dei cittadini, di portare l’isola di Procida fuori dal baratro economico in cui era caduta. Avevamo subito constatato questa gravissima situazione e ci siamo messi all’opera con responsabilità. Quel milione  e mezzo  recuperato ci ha dato la certezza che si poteva amministrare  in maniera diversa. Solo che rapportati al grosso debito contratto e ai mutui da pagare  essi appaiono nell’immediato ancora poca cosa. Di qui la posizione intransigente della Corte dei Conti, che  pur comprendendo la nostra buona volontà, il nostro sforzo, lo ritiene ancora insufficiente per ripianare tutti i grossi buchi  prodotti nel passato. Questa è la verità che a nessuno piace sentire ma è la sacrosanta verità. Noi stiamo lottando per far capire ai cittadini che si può cambiare.
Cosa farete se vi costringeranno al dissesto?
Valuteremo se ci sono i termini legali per un possibile ricorso, come è avvenuto per il Comune di Casamicciola. Il dissesto è una dichiarazione di fallimento globale e nessuno lo auspica per sé o per la propria famiglia o per il proprio Comune. Una commissione si stabilirà a nostre spese nel nostro Comune e  cercherà di produrre, per quanto riguarda  tutta la grande massa passiva di debiti pregressi, un risanamento. Se dovessimo, in ultima analisi, affrontare tale dissesto lo faremo con dignità e con trasparenza amministrativa, facendo capire ai nostri cittadini che gli errori  gravi del passato non dovranno essere più ripetuti. Se si ha a cuore il bene comune, i soldi dei cittadini vanno amministrati con oculatezza e con grande senso di responsabilità. Se ci sono poche risorse economiche si faranno scelte ridotte, dando priorità alle necessità più urgenti… Il cittadino deve sapere quello che potrà avere e quello che non potrà avere, come pure deve sapere come si spendono i suoi soldi fino all’ultimo centesimo,
So che alcuni servizi sono stati ridotti o annullati.
Non tutti sanno che nella grave situazione in cui siamo venuti a trovarci, man mano che le persone vanno in pensione noi non possiamo sostituirle con nuovi dipendenti. Normalmente, nella situazione di dissesto come la nostra, potremmo arrivare fino a 80 dipendenti, ma oggi sabbiamo solo  50 dipendenti. Gli uffici sono sguarniti, mancano alcune figure professionali, e alcuni servizi sono stati soppressi per mancanza di personale: come per esempio lo sportello “Qui Enel”, l’ufficio INPS, il servizio Scuola bus ed altri ancora. Dobbiamo tutti prendere coscienza che  a molte domande dei cittadini non posiamo dare risposte immediate.
Tutto questo non la scoraggia?
No! Noi andiamo avanti per dire ai cittadini: “Resistiamo per voi tutti, per i vostri figli, per dare un futuro diverso a Procida, un futuro dove onestà, trasparenza, responsabilità oculatezza economica e legalità possano stabilmente regnare.” E questo perché, ne sono convinto, è l’esigenza più profonda e vera di ogni  persona responsabile. Dobbiamo insieme ricostruire un tessuto umano e sociale che è stato disgregato, a partire dall’aspetto economico che è sicuramente l’aspetto più importante. Il mio predecessore, Vincenzo Capezzuto, aveva capito questo e stava cercando di riparare il danno, ma ormai la falla era diventata così grande da non poterla più arginare. Noi pur sapendo che avremmo trovato molte difficoltà, non ci siamo spaventati, anche perché il paese ha manifestato una grande volontà di cambiamento…Certamente non posiamo far tutto quello che avremmo voluto, ma daremo priorità a poche scelte e quelle porteremo avanti con coraggio.
Un’ultima domanda. Giorno 7 giugno lei si troverà da solo davanti ad una Commissione numerosa e imponente che rivendicherà la sua decisione di chiedere per Procida il dissesto economico. Quali argomentazioni porterà  per insistere ancora una volta sul non dissesto.
Non sarà facile. Loro mi ripeteranno con un linguaggio tecnico e formale che dal loro punto di vista, noi non abbiamo la forza di recuperare entro il 2019 i 7 milioni di debiti dichiarati dalla Giunta Capezzuto, e che, per la situazione pregressa, non riusciremo a pagare i nostri creditori  per i servizi prestati entro 60 giorni, condizione ritenuta necessaria per una normale amministrazione finanziaria. Di conseguenza  vedranno la procedura del dissesto come unica  via di uscita. Il mio sarà un linguaggio semplice che nasce dall’esperienza fatta in questi primi due anni. Parlerò loro delle difficoltà incontrate, dello sforzo titanico che stiamo facendo con i cittadini per recuperare la nostra dignità di uomini e donne disposti ad assumerci la fatica  di portare l’isola fuori delle secche anguste in cui è venuta  a trovarsi, non per propria responsabilità. Parlerò loro di un’isola ferita più volte dalla Storia e che ha stentato a ritrovare, dopo svolte epocali, fiducia in se stessa. Pertanto, come Sindaco dell’isola, chiederò a ciascun membro della Commissione di dare fiducia  ai procidani, di credere nella volontà di operare per un riscatto dal triste passato amministrativo. Se questa fiducia  ci verrà accordata, saremo loro  grati e continueremo  a lavorare  come in questi due anni.. Se questa fiducia ci verrà negata, noi non faremo di questo nuovo fardello una battuta di arresto, ma cecheremo di rilanciarci tutti per affrontare con nuova forza il futuro anche se con oneri maggiori. Spero di non essere da solo in quel momento; sono sicuro che avrò accanto a me tanti di voi che continuano a credere che, al di la di ogni decisione che verrà presa, il futuro lo costruiremo insieme pur nelle difficoltà del momento presente.

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera




lunedì 22 maggio 2017

In ricordo di Falcone e Borsellino

Domani 23 maggio 2017 ricorderemo due persone di valore: Falcone Borsellino. Due persone che credevano nella giustizia e con grinta e passione hanno vissuto la loro missione con lealta' e amore per aiutare gli italiani a vivere nella legalità, nel rispetto delle leggi e delle regole. Purtroppo sono caduti MARTIRI , per mano di persone disoneste che hanno scelto l'arma della violenza e della morte. Oggi sventoliamo con forza il nostro tricolore , affinche l'I Italia diventi rispettosa dei valori, di quei valori che sono stati alla base della vita dei due valorosi uomini.... FALCONE E BORSELLINO.

Anna Rosaria Meglio

Annarosaria Meglio
A


nnarosaria



venerdì 19 maggio 2017

Procida. Il Palazzo d'Avalos e le ferite della Storia

Procida, il Palazzo d'Avalos visto dal mare

Procida ferita dalla Storia non una ma più volte. Ogni città o paese vive  ed ha vissuto questo urto, spesso violento, con la Storia, ma quando l’urto si abbatte  su una piccola isola come Procida, esso diventa tragedia, difficile da stemperare e con effetti nefasti prolungati nel tempo. Il Palazzo d’Avalos sull’isola, prima palazzo reale poi Regina delle galere, come la definisce Franca Assante, è l’emblema di una tragedia storica  che ha inciso profondamente sul carattere del procidano, sulle relazioni tra i cittadini, sul rapporto tra cittadini e politica, sull’assetto ambientale e urbanistico.
La decadenza con la quale esso oggi si presenta al visitatore,  dopo la chiusura del Carcere nel 1985, è in certo modo indicativa  della decadenza stessa di un’isola che ha fatto molta fatica a fare sintesi tra  passato e presente, a proiettarsi con sguardo nuovo ed aperto nel futuro, onde uscire dall’isolamento nel quale la storia l’ha costretta.

Procida: Una ipotesi di ricostruzione del palazzo d'Avalos  così come appariva nel momento di massimo splendore
Sbriciolata nella sua coesione interna da eventi cruenti, l’isola ha smarrito quel disegno originario di produttività (i grandi cantieri navali), di solidarietà interna (il Pio Monte dei Marinai) che avevano connotato il suo passato.
Mi colpiva quanto diceva il Sindaco Raimondo Ambrosino nella presentazione del libro "Procida, il Palazzo d'Avalos" (CLEAN edizioni), da me scritto insieme a Gianlorenzo di Gennaro Sclano, quando evidenziava  la difficoltà che si sperimenta ancora oggi, nel momento in cui si tenta di coinvolgere i cittadini in un progetto politico che ponga  il bene comune al centro di ogni scelta. E di come questa difficoltà ostacoli lo sviluppo ed il benessere sociale dell’isola.

Procida: La facciata principale del Palazzo vista  dall'ingresso di Piazza d'Armi
Un bene comune  malamente inteso come una pura somma di beni individuali, e del tutto svincolato dal bene relazionale, impedisce a Procida di uscire dalle secche di un individualismo  civico abbastanza diffuso  che mina nel profondo la serenità e la coesione sociale.
Sappiamo che non sono solo i procidani, a subire tale danno, - è l’intera umanità a soffrirne -  ma nella piccola isola  questo fenomeno si amplifica con riverberi in tutti gli aspetti della vita: dall’economia ai rapporti, dalla salute all’urbanistica, dalla cultura alla comunicazione. 
Quando affiorò nella mente la prima idea del libro sul Palazzo d’Avalos, essa nasceva  non da un rifiuto del passato ma dal desiderio vivo di conoscerlo meglio, di leggervi dentro le cause che avevano portato questo piccolo popolo di 11mila abitanti ad  avere nella nostra regione Campania il triste primato della litigiosità, per il più alto numero di cause civili.

Procida: Il giardino pensile del palazzo d'Avalos voluto da Re Carlo III
Quindi un  desiderio di conoscenza, per amare di più questa terra ferita, per  non dimenticare chi ha pagato con la vita ogni tentativo di una rinascita civile e democratica, ma anche per sottolineare il coraggio di quei nostri avi che,  avendo intravisto i trabocchetti della storia, cercarono disperatamente  di individuare qualche via di uscita.
Un libro che, almeno nell’aspirazione, nasce come un atto d’amore per un popolo che ha subito per secoli aggressioni, morte violenta, esilio, rapimenti, disgregazione.
Quel palazzo che voleva essere baluardo di civiltà,  di potenza, di  benessere sociale e politico è invece diventato nel tempo simbolo del naufragio, metafora visiva di quei tanti naufragi nel mare che i procidani avevano dovuto sperimentare nel duro lavoro sui velieri e poi sulle navi.

Procida: Il Palazzo d'Avalos trasformato in ergastolo nel 1830. Una cella.
Oggi lo Stato, dopo la chiusura del carcere nel 1985, e l’abbandono in cui è stato lasciato, riconsegnando quell’antico palazzo ai Procidani sembra voler operare un tentativo di riscatto, ma a parer mio in maniera non proprio adeguata, perché lascia la piccola comunità dei  procidani da soli in questo tentativo arduo di scrivere una pagina nuova.
Tentativo arduo soprattutto per la enorme portata economica necessaria per un recupero,  del tutto sproporzionato rispetto alle risorse e alle potenzialità dell’isola.
Tuttavia grazie all’Architetto Rosalba Iodice, che propose agli Amministratori di ieri un progetto, successivamente approvato dal Ministero si cerca oggi di passare alla fase successiva del reperimento delle risorse.
Ma, mi domando, Procida, riuscirà da sola, a far risplendere l’antico palazzo d’Avalos e l’intera terra Murata, coacervo storico e architettonico di inestimabile valore, frutto di ingenti interventi della politica monarchica che vi profuse nei secoli risorse illimitate pur di adeguare la più piccola isola del golfo a primo sito reale del Regno?

Procida:La spiaggia dell'asino vista dal Palazzo d'Avalos - Carcere
La sfida che oggi si presenta agli  Amministratori è grande, anche perché il tempo che viene concesso per il recupero e la rivitalizzazione del complesso è limitatissimo.
Inoltre guardando l’indifferenza con la quale il popolo procidano ha guardato da sempre le sorti delll’antico Palazzo, dal momento che fu destinato ad ergastolo,  mi sono convinto che  questo riscatto  potrà avvenire solo quando l’isola tutta entrerà nella storia, anche cruenta di quegli spazi, se saprà raccoglierà il respiro di chi per essa ha pagato con la vita e sentirà la spinta a curarne le ferite che ancora sanguinano, riscoprendo il valore di quel bene comune di cui il Sindaco Ambrosino oggi parla con passione.
Bene comune che potrà svelarsi alla mente dell’uomo di oggi solo se esso viene coniugato con quel bene relazionale che lega intrinsecamente le storie di ieri e di oggi,  e che pone al centro di ogni progetto il valore del rapporto, che purtroppo è ancora oggi molto disatteso dalla cultura odierna e anche dai progetti educativi delle nostre istituzioni scolastiche.

Procida: Capo Miseno visto dal Palazzo d'Avalos
Perché questo avvenga, forse è necessario che nei nostri piccoli e grandi laboratori di vita si privilegi il dialogo, confronto, il rispetto delle posizioni diverse e il puntare a ciò che ci unisce piuttosto che a quanto ci divide.
Bene ha operato l’attuale Amministrazione comunale di Procida, nel momento che ha scelto di  aprire il palazzo d’Avalos al pubblico, prima ancora che inizi il processo di recupero approvato dal Ministero, per farne luogo di incontri e di rappresentazioni artistiche,  affinché si conosca la sua storia ed entri nell’immaginario collettivo l’importanza di esso e la sua rivitalizzazione.
Questo Palazzo  non è di proprietà dei procidani come malamente spesso si intende, esso è un bene dell’umanità, così come lo sono tutti i beni ambientali di ogni città.  Sono, però,  i procidani che, appartenendo all’isola, hanno il dovere di curarlo, conservarlo e consegnarlo alle generazioni future, con l’aiuto dello Stato,  e questo avverrà solo se sapremo, come popolo, riconoscerne l’enorme valore storico ed architettonico di esso, e creare alleanze vitali con partner nazionali ed internazionali… il cui movente non può essere solo il profitto.
L’isolamento nel quale il procidano e la politica, nel passato,  si sono spesso rinchiusi, reazione comprensibile ai soprusi storici subiti, va analizzato, compreso  e superato.

Procida: Il primo piano del Palazzo d'Avalos
Tuttavia, come l’esperienza insegna, la forza di una comunità anche piccola come quella di Procida, nasce soprattutto dal recupero di una coesione interna politica e sociale, oggi purtroppo fortemente compromessa da una politica che per troppi decenni ha privilegiato lo scontro e non il confronto.
Coesione interna necessaria per sentirsi  parte di un processo universale di maturazione culturale  sulla base di quei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e fraternità  che segnano la modernità.
Noi osiamo sperare che prevalga la saggezza attraverso scelte politiche oculate, finalizzate al bene comune e non agli interessi del capitale e che l’intera comunità isolana unitamente alle Istituzioni regionali e Statali possa guardare al palazzo d’Avalos come una grande possibilità per avanzare in un processo  di crescita e di sviluppo.

Pasquale Lubrano Lavadera

Invito per la presentazione del volume  "Procida Il Palazzo d'Avalos
Il testo dell'articolo ripoduce la relazione tenuta il 19 maggio 2017 presso l'Archivio di Stato di Napoli in occasione della presentazione del volume "Procida, il Palazzo d'Avalos" di Gialorenzo Di Gennaro Sclano e Pasquale Lubrano Lavadera (Edizioni Clean)


Le foto sono tratta tutte dal libro citato

domenica 7 maggio 2017

Procida vista da lontano


L’isola vista da lontano ci appare nella sua bellezza originaria, quasi uno scrigno che conservi in sé bellezza, vita, storia e cultura in un disegno armonico originario.
Tuttavia le ferite della storia passata sono ancora visibili, ma anche quelle del presente.
Esse, però, ci spronano a porvi rimedio prima di tutto attraverso un risanamento che privilegi onestà, lotta alla corruzione e al clientelismo, legalità, e puntando con tutte le forze a realizzare quella democrazia del bene comune, ossia di quel bene che si potrà realizzare solo se tutti si faranno carico delle esigenze vitali di tutti; se insieme lotteremo per abolire divisioni, contrapposizioni, privilegi, prevaricazioni, lavoro sottobosco, e potere autoritario sugli altri.
Sentiamo il dovere di lavorare con tutte le nostre forze affinché l’isola possa apparire da vicino nel compiuto disegno originario.




Foto dal Post di facebook di Lucio Verilo


sabato 6 maggio 2017

Procida: Estemporanea di Pittura con i ragazzi dell'isola




Oltre 220 ragazzi e ragazze delle elementari e delle medie hanno partecipato alla Estemporanea di Pittura - Premio Caracalè 2017, che si è svolta a Marina Corricella oggi 6 maggio 2017, con la collaborazione generosa di numerose famiglie e dei ristoratori del posto. 
Ogni ragazzo o bambino si è scelto il posticino in cui lasciarsi ispirare: chi su una scala, chi sotto un bar, chi disteso per terra, chi all'ombra delle reti, chi sotto una grotta, qualcuno anche su una barca. 
Gli abitanti del posto sono stati sorpresi da questo sciame di vita che ha occupato ogni angolo della Marina  con un grande desiderio di manifestare  la propria creatività artistica. Infatti, con una serietà ammirevole,  questi giovanissimi hanno dato prova di maturità comportamentale ed espressiva.


La visita del Sindaco ha dato poi alla manifestazione quel timbro istituzionale che  è sempre nnecessario quando si realizza qualcosa che promuove la formazione del cittadino e la sua personalità. Lodevole la grande attenzione che questa Amministrazione sta rivolgendo ai minori attraverso un continuo rapporto con le Istituzione e le associazioni che si occupano di essi.



Nei prossimi giorni la Giuria, composta da Antonietta Righi, Donatella Pandolfi, Michele Assante del Leccese, Francesca Borgogna e Pasquale Lubrano Lavadera si riunirà per esaminare i lavori prodotti e designare tra essi quelli che hanno maggiormente espresso per sensibilità ed espressione artistica il tema della gara "La vita dell'isola di Procida", anche se  le insegnanati e i docenti hanno già sottolineato nelle varie classi che si partecipa ad una gara non tanto per "vincere", ma per dare il meglio di se stessi in quel particolare momento della vita. 


La vittoria, simbolicamente consegnata a quanti avranno il Premio Caracalé 2017, é di tutti i ragazzi che oggi hanno partecipato con entusiasmo e passione a questa semplice e meravigliosa gara, dimostrando a chi li osservava che si può vivere in pace con se stessi e con gli altri se si lavora in armonia, senza giudizi e senza comunicazione violenta, costruendo in ogni espreienza una sana relazione sociale. 



Questi ragazzi oggi hanno dato una lezione di civiltà a tutti, e se qualche carta o foglio scarabocchiato o qualche matita colorata è stata lascita  nel grande cortile della Corricella, non guardiamoli con occhi negativi, ma  intravediamo in essi l'eccitazione e l'euforica esultanza di chi per un giorno, in una grande aula a cielo aperto, si è sentitio protagonisti della propria vita. 


Anche nelle aule scolastiche, al suono della campanella, qualche carta di troppo resta qualche volta sul pavimento, ma non per questo diciamo che quei ragazzi si sono comportati male o che quella giornata non ha avuto il suo valore.