domenica 22 gennaio 2017

Il Sindaco di Procida: Combattiamo insieme illegalità, corruzione, clientelismo

Il Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino
Cari concittadini,
dopo i  comunicati della minoranza politica “Per Procida” che hanno provocato in noi sentimenti di amarezza,  diciamo subito che è  nostra ferma e decisa volontà quella di continuare l’impegno preso con ancora maggiore forza e determinazione, cercando di instaurare un clima di onesta  e istituzionale collaborazione nella vita politica, con una forte esigenza di confronto reale, con la Minoranza, sui tanti problemi che affliggono l’isola, nel desiderio che al Comune ci sia lealtà, trasparenza sempre; quella lealtà e trasparenza che ci renderanno capaci di imparare  anche dai nostri limiti.
Quello che muove il nostro agire ogni giorno è l’esigenza di avviare un processo nuovo di cambiamento reale, coscienti delle fragilità oggettive della condizione storica in cui l’isola, anche per scelte politiche del passato, oggi è venuta a trovarsi. Decenni di lotte di contrapposizione pregiudiziale e spesso violenta tra Maggioranza e Minoranza, inducendo spesso i cittadini a pensare che quella era la politica. Niente di più falso. 
Sia ben chiaro a tutti voi che non vogliamo occupare spazi di potere – non è questa la visione politica che ci appartiene -, ma il nostro agire nasce solo da una volontà di servire il paese, servire i cittadini e i più deboli fra essi, e vorremmo che anche la Minoranza fosse accanto a noi in questo servizio, pur nel ruolo istituzionale di controllo  degli atti e dei provvedimenti.
Siamo chiamati a lavorare insieme, ma in questo momento si lavora male perché manca quel confronto autentico e quel dialogo senza il quale nessuna politica ha senso, a livello locale ma anche a livello nazionale. I comunicati di cui sopra ne sono una prova evidente.
Vorremmo che la minoranza dicesse ai cittadini con chiarezza, perché quel tale giorno ha deliberato insieme a noi della maggioranza e perché  invece in un’altra seduta  non lo ha fatto, dicendo con chiarezza: “Abbiamo votato il provvedimento proposto dall’Amministrazione in quanto esso è stato pienamente condiviso e, anche dal nostro punto di vista, va a beneficio dei cittadini” oppure in caso contrario: “Ci siamo opposti all’Amministrazione in quanto essa  ha prodotto questo atto illegale, per i seguenti motivi…”. Ecco quanto ci aspetteremmo di sentire e di leggere dalla Minoranza, senza per questo venir meno quel confronto serio su tutti i problemi all’interno delle Commissioni Consiliari, nel Consiglio Comunale e in altre opportunità.
Ricevere invece, manciate di fango addosso, come è stato con questi ultimi comunicati ha solo fatto male a noi tutti della Maggioranza, alla vita politica e al paese.
Vengono derisi e banalizzati i nostri mezzi di informazione. Ebbene sappiano i cittadini che per noi è un diritto-dovere informare tutti sull’andamento di ogni procedura politica, delle difficoltà economiche presenti, delle scelte che si fanno, per cui oltre al sito del Comune, abbiamo ritenuto opportuno e necessario un secondo e più ampio canale di informazione, “Vivere Procida”, con una diffusione ancora più a largo e promuovendo incontri di informazione pubblica.
Inoltre  abbiamo portato avanti l’impegno sulla trasparenza per dare ad ogni cittadino la possibilità di conoscere e visionare ogni atto politico. Come ha ripetuto più volte Cantone, la corruzione si combatte anche in questo modo.  Niente di quello che avviene nelle stanze della politica deve essere nascosto. Voglio ricordare che su questo aspetto della trasparenza facemmo la nostra battaglia politica come Minoranza con la Giunta Capezzuto, per prendere visione di tutti gli atti relativi alle società partecipate. Ma fu una battaglia persa e, fino  al 31 maggio 2015 non ci fu data la possibilità di conoscere tali atti.
Noi vogliamo con forza che questo non accada mai più. Non solo i Consiglieri ma anche i cittadini, dal nostro punto di vista, devono avere libero accesso agli atti che riguardano la vita del Comune, in quanto il politico amministra per conto dei cittadini.
Molte le emergenze che abbiamo incontrato in questo anno e mezzo, quella economica in primo luogo, quella del funzionamento della casa comunale, dei lavori pubblici, del crollo di alcune strade, della raccolta rifiuti e sempre abbiamo dato fondo a tutte le nostre forze  con risultati a nostro parere più che soddisfacenti. I cittadini, però, devono conoscere come vanno le cose e il perché oggi perdurano certe difficoltà.
Desideriamo fortemente che si alzi la consapevolezza pubblica di cosa significhi amministrare un paese e capire in che modo si possa avviare nell’isola un processo virtuoso, anche con l’aiuto e la partecipazione di quei cittadini volontari disposti a dare il proprio contributo per il “bene comune”.
Si è irriso a questo mio insistere sul “bene comune”. Ebbene è nostra convinzione che senza l’obiettivo costante del “bene comune”, un paese viene male amministrato. E su questo vorrei fermarmi un attimo.
Cercare il “bene comune” nella politica territoriale e ambientale significa innanzitutto avere cura del patrimonio comunale, non disperderlo, non venderlo, ma metterlo a frutto per il bene della collettività. Se nel passato abbiamo perso Santa Margherita alla Chiaiolella, il Porto Turistico a Marina Grande, dobbiamo lavorare per non perdere altri beni ambientali; significa fermare la deriva finanziaria che ha portato al 31 maggio 2015  una massa debitoria di circa 14 milioni di euro, mettendo oggi il Comune in grande difficoltà operativa e che peserà sui cittadini per molti anni, riducendo le spese comunali, senza far venir meno i servizi fondamentali,  e recuperando ogni mese le somme necessarie per pagare gli stipendi ai dipendenti.
Nel campo dei lavori pubblici, ha significato prendere in mano quei provvedimenti che la precedente Amministrazione aveva avviato, correggendo possibilmente quegli errori precedentemente commessi nella gestione della Casa Comunale; ha significato intervenire, sostenere, incentivare, motivare gli uffici che si sono trovati con molto lavoro sulle spalle e con 30 dipendenti in meno, intervenendo non senza fatica  negli uffici lì dove si erano avviate inchieste giudiziarie gravi e dolorose; e, a livello del volontariato, ha significato valorizzare il lavoro di tutte le associazioni presenti sul territorio, nel tentativo di creare una maggiore collaborazione tra di esse e con il Comune, riuscendo tra l’altro ad aprire il Palazzo d’Avalos al pubblico, evitando di creare una nuova società di gestione del servizio a carico dei cittadini.
Logicamente non dico che tutto questo sia facile e che non possono esserci anche errori di valutazione e di scelta.  Dobbiamo, però, sapere tutti che c’è un nemico da sconfiggere nel momento in cui vogliamo portare avanti la politica del “bene comune”. E’ un nemico molto diffuso, presente in ogni azienda, in ogni scuola, in ogni famiglia ed anche in un Comune: l’individualismo.
Se in un Comune i cittadini guardano solo il proprio interesse, il proprio beneficio e non quello di tutti, allora la politica può diventare clientelare e sporca e il “bene comune” va a farsi friggere. E questo può accadere sempre e a tutti. Pertanto affinché ci sia il “bene comune” a Procida occorre saper pagare un prezzo, saper accettare qualche sacrificio e rinunciare a qualcosa di individuale.
Porto sempre  l’esempio del traffico sulle nostre strade, uno dei problemi più grandi e non ancora risolto anche perché l’atteggiamento di tanta parte della popolazione è quello di guardare primariamente l’interesse e il benessere personale. Se vogliamo però che l’isola ritrovi sicurezza sulle strade, serenità di vita, bellezza e armonia, ognuno dovrà saper rinunciare a qualcosa.
Ecco allora l’invito che rivolgo alle forze politiche tutte, di Maggioranza e di Minoranza,  alle Istituzioni scolastiche, alle Associazioni, alle Comunità religiose e ad ogni singolo cittadino di lavorare  insieme per promuove atteggiamenti, comportamenti e scelte orientate a promuovere il “bene comune”, mettendo da parte rivalità, contrasti, divisioni che nascono purtroppo da lontano, e che rappresentano un ostacolo ad una Procida che sia all’altezza della sua vocazione marinara, culturale e turistica. Promuoviamo invece in tutte le sedi quel dialogo fra le diverse posizioni, un confronto vivo e produttivo sulle scelte da operare, combattendo insieme l’illegalità, la corruzione, l’individualismo, il clientelismo, la disonestà e la prevaricazione.
Ma soprattutto vorrei invitare i “miei consiglieri di Minoranza” a non disperdere in comunicati denigratori la loro forza e la loro capacità politica , e ad essere presenti sempre al Comune in tutte le sedi opportune e non opportune per offrire il loro contributo critico ma costruttivo per la rinascita dell’isola.
Il Sindaco
Raimondo Ambrosino

da Vivere Procida

domenica 15 gennaio 2017

La politica dell'odio e la politica della verità


Procida: tempesta nella baia della Chiaia
"La politica dell'odio e la politica della verità sono due problemi  all'apparenza opposti ma in effetti speculari che affaticano la vita civile delle società democratiche, avvelenando le relazioni pubbliche e, quel che è peggio, ostacolando la nostra capacità di comprendere, spiegare e correggere." Lo scrive Nadia Urbinati in un editoriale di "Repubblica " del 2 gennaio 2017.
Ci domandiamo allora: c'è soluzione a quello che è oggi uno dei problemi più grandi della vita politica mondiale?
La soluzione, a parer nostro è nel dialogo ossia nel confronto esercitato nel rispetto reciproco e nella piena accettazione delle diversità. Libertà, uguaglianza e fraternità questi sono i principi fondamentali per una vita politica sana: libertà di scelta, uguaglianza nei diritti, fraternità nei rapporti.
Nessuno dovrebbe dire ad un altro: "Sei falso, bugiardo, incapace", ma solo: "Non condivido la tua scelta  politica, le tue decisioni. Ciò nonostante voglio confrontarmi con te ponendomi in ascolto di quello che dici e fai per valutarle dal mio punto di vista."
Purtroppo, nella nostra politica italiana, siamo anni luce distanti da questa visione. Esempi eclatanti di percussioni laceranti, lanciate come coltellate sulla parte politica che si avversa, stanno inquinando la società civile a tutti i livelli, ostacolando proprio, come diceva la Urbinati la capacità di comprendere, valutare e correggere.
Anche Procida si è lasciata influenzare da tale clima arroventato. Ma non da oggi. Ricordiamo ancora i comizi violenti dai balconi negli anni del dopoguerra, le lotte tra le famiglie, le accuse reciproche, i dissapori, le vendette. 
Durò poco il tempo della saggezza, seppur contrastata, e fu il tempo in cui fu Sindaco Mario Spinetti, un medico che non abbandonò mai la sua professione e che viveva il suo impegno politico con la stessa passione curativa che metteva  verso i suoi pazienti. Aveva rispetto per tutti e invitava tutti politici  a dare le proprie critiche costruttive al suo operato. La verità - lo ripeteva spesso - la si cerca insieme, pronti però di fronte a visioni contrastanti a fare la definitiva scelta suggerita  dalla propria coscienza politica.
Oggi, la contrapposizione violenta tra maggioranza e minorana è sull'isola ancora accreditata come metodo, senza sapere che essa  è il frutto bacato di sottocultura politica, di un provincialismo marcio che produce intolleranza acredine e spappolamento della compagine sociale.
La cultura marinara ci insegna che quando si è nella tempesta o ci si salva insieme o si muore tutti. 
Noi oggi, politicamente parlando, siamo nella tempesta. Per fattori, responsabilità e rischi che non stiamo qui ad esaminare, siamo nella crisi economica più forte da quando è cominciata la nostra repubblica. 
Inoltre le vicende giudiziarie pesanti e gravi che hanno coinvolto  il Comune di Procida, hanno gettato un ombra lugubre sulla nostra volontà di essere un comune virtuoso. Mai era accaduto!
La situazione drammatica del traffico  sulle nostre strade rischia di rimanere il segno più eclatante di un fallimento politico sfilacciato simile alla famosa tela di Penelope: tentativi che si fanno e si disfano ripetutamente negli ultimi 30 anni.
Il dramma dei giovani che emigrano lontano in cerca di lavoro aumenta  la carenza di creatività e di quella forza ideale tipica delle nuove generazioni, indispensabile al futuro del paese.
La perdita di alcuni beni fondamentali, come il porto turistico a Marina Grande, ha  determinato  un impoverimento che segnerà inevitabilmente il nostro sviluppo.
La perdita del Parco letterario Elsa Morante e del Colleggio dei Traduttori letterari  ci ha fortemente impoveriti di due realtà di grande valenza culturale.
Vogliamo solo sperare che il grande progetto per Terra Murata trovi i cittadini pronti e sensibili ad accompagnare le scelte politiche con senso critico e con larghezza di vedute.
Ma al di là di tutto questo e di tant'altro ancora, è necessario che l'odio politico abbia a finire e che si imbocchi la strada del lavorare allo stesso tavolo, sapendo che Procida ha bisogno di ciascuno. E' questa l'unica verità non speculare all'odio.
Ma perché l'odio venga bruciato definitivamente, occorre azzerare il giudizio sugli altri, categoria del pensiero nociva e perniciosa. Gli psicologi chiamano il giudizio il linguaggio della morte e non della vita. Non per niente Gesù ci aveva lasciato quel monito abbastanza trascurato: "Non giudicate e non sarete giudicati". Purtroppo il giudizio  ci è è stato tramandato da ottomila anni da un sistema piramidale di società costruita sulla dominazione, sul potere, sulla competizione e che ha prodotto e continua a produrre dittature, violenze, macerie e morti.
Diverso è invece l'esercizio della valutazione che in politica come nella scuola e necessario. Si valuta nelle scuole per capire se gli obiettivi fissati sono stati raggiunti; si valuta l'operato politico per sapere se posso confermare la mia fiducia o dirottarla su altri, Ma perché io possa  valuti l'operato politico  è necessario conoscere i fatti, le scelte, le motivazioni e i risultati raggiunti.
Vogliamo augurarci che il 2017 sia un anno di svolta nella politica procidana e che segni l'inizio per tutti di un cammino nuovo.


venerdì 30 dicembre 2016

Intervista di fine anno al Sindaco Raimondo Ambrosino


Il Sindaco Raimondo Ambrosino con l'Assessore Nico Granito e Claudio Morandini vincitore
del Premio" Procida Isola di Arturo Elsa Morante" Settembre 2016

“Crescere insieme” 


Abbiamo incontrato il Sindaco Raimondo Ambrosino il 28 dicembre mattina per tentare con lui un bilancio, se pur sommario, di questo primo anno e mezzo di vita amministrativa. Era ancora viva in lui l’emozione per la serata a Marina Corricella con il “presepe vivente”: “Una serata di grande coinvolgimento, con il contributo di tutte le associazioni, le grancie… per offrire al paese un lavoro significativo di spessore culturale e sociale.”

Vivere Procida: Sindaco se volessimo tentare un bilancio di questo primo anno e mezzo di lavoro, cosa ci direbbe?

Sindaco: Sono stati mesi molto impegnativi, per certi versi duri, ma ricchi di risultati. Impegnativi perché la maggior parte di noi non si era mai trovato in un ruolo amministrativo, ma anche perché siamo stati catapultati in una serie di situazioni complesse e difficili, con lavori avviati dai precedenti amministratori che si sono letteralmente dileguati senza neanche un passaggio di consegne doveroso, a nostro parere. Scadenze impellenti che ci hanno letteralmente travolti: basti pensare al Waterfront da ultimare entro il dicembre 2015, la metanizzazione da portare avanti, la Corte dei Conti che non ammetteva ritardi rispetto alle gravi deficienze di carattere economico di chi ci aveva preceduto. Mesi impegnativi e duri anche perché è subito scattata da parte della Minoranza una campagna mediatica denigratoria che continuamente ci classificava come incompetenti e incapaci.

V.P. Quali sentimenti nascevano in voi tutti in questa non facile situazione?

S. Sentimenti contrastanti. Da una parte il senso di responsabilità ci sollecitava a non fermarci e a dare fondo a tutte le nostre energie, dall’altra l’amarezza di veder crescere intorno a noi un senso di disistima e di critica ad oltranza.

V.P. Dove avete attinto la forza per non mollare?

S. Sentivamo la responsabilità di una chiamata popolare a cambiare la storia della nostra isola, per cui, come si suol dire, abbiamo messo “la testa a terra” e lavorato come muli, sacrificando anche un po’ la famiglia e cercando di creare corpo tra noi. Da tener presente che non c’era ancora nel gruppo spirito di corpo e così, lottando ogni giorno a denti stretti, abbiamo cercato di tirare il paese fuori dalle sabbie mobili nel quale era precipitato. Siamo coscienti che in questa fase che non è durata un giorno ma mesi, possiamo aver commesso qualche errore politico, ma ci ha salvato la volontà collettiva di riportare l’isola nella legalità dopo i tremendi  avvisi di garanzia e i rinvii a giudizio di dirigenti e impiegati comunali.

V.P. Una situazione inimmaginabile fino a qualche giorno prima?

S. Non pensavamo di trovarci in uno sfacelo di così vaste dimensioni. Adempimenti disattesi, situazione economica al collasso, lavori da ultimare, uffici comunali senza personale e con l’immagine esterna sui giornali di un Comune fallimentare e corrotto. Tutti ci invitavano a dichiarare il dissesto. Anche il Ragioniere Capo ci proponeva questa soluzione. Ne abbiamo discusso a lungo tra noi ed infine, pensando di fare il bene dell’isola, abbiamo deciso di tentare una strada alternativa, con tagli a tutte le spese e con un minimo tributo aggiunto ai cittadini. I tentativi sono stati considerati positivamente dalla Corte dei Conti che ci ha dato fiducia. Il risultato finali di oggi è per certi versi sorprendente. L’ultimo bilancio del 2014 della precedente amministrazione prevedeva una spesa corrente di 9 milioni e 300.000 euro; quest’anno abbiamo chiuso il bilancio riducendo la spesa a 7 milioni e 500.000 euro.

V.P. Com’è stato possibile?

S. Come dicevo prima, con tagli alle spese in tutti gli assessorati, con i pensionamenti dei dipendenti, anche se i benefici non si vedono perché queste somme vanno a coprire  i debiti pregressi…Abbiamo però in tal modo arrestato un’emorragia che stava dissanguando l’isola e avviato un processo di risanamento economico che andrà domani a beneficio di tutti, in quanto non produciamo altri debiti e sfruttiamo al meglio le poche risorse di cui disponiamo.

V.P. Per la raccolta differenziata si va avanti?

S. Abbiamo superato il 70%, migliorando la pulizia per le strade, riducendo di molto gli abbandoni di materiali ingombranti. Ma dobbiamo andare ancora più avanti per superare almeno l’80%.

V.P. Si accennava prima ai lavori pubblici...

S: C’è stato un grande impegno in questa direzione con attenzione costante alla legalità dei procedimenti, cercando sempre di sfruttare quel minimo potere di concertazione con le aziende a  beneficio del bene comune dell’isola, recuperando in tal modo il ripristino di quel decoro ed equilibrio ambientale trascurato. Stiamo infatti cercando, senza costi aggiuntivi, di eliminare i cassonetti interrati, di ripristinare la pavimentazione lì dove era necessario, e di rifare le fogne dove era necessario.

V.P. Miglioramenti anche nei collegamenti?

S. Soprattutto con Pozzuoli attraverso la Società Medmar che vuole investire su Procida, e poi con il ripristino del traghetto per Monte di Procida che è risultato utile e vantaggioso per molti.

V.P. Forse un punto ancora fermo è lo sviluppo di Terra Murata.

S. Si sta lavorando nella ricerca di buoni investimenti e sappiamo che è un discorso delicato e non facile. Tuttavia  abbiamo dato un grande impulso all’apertura al pubblico del palazzo d’Avalos con grande successo di pubblico, grazie al lavoro di alcune Associazioni di volontariato che hanno risposto al bando per le visite guidate.  Sapevamo che non potevamo creare un altro “carrozzone” o una “partecipata” per cui la collaborazione con il volontario, al quale va il 25% del biglietto, sta dando risultati positivi, creando sempre più un interesse verso questo complesso di grande valore storico e culturale.

V.P. E per l’Ospedale a che punto siamo?

S. Il TAR ha sancito un nostro diritto, ossia di avere un presidio di pronto soccorso in zona disagiata. Ora c’è ancora molto da lavorare soprattutto a livello politico affinché questo diritto diventi realtà nelle decisioni della ASL NA 2.

V.P. Nel vostro programma elettorale si parlava di collaborazione con la Minoranza. Ma da quello che si sente e si legge in certi manifesti sembra che questa collaborazione non sia mai nata.

S. Lo ribadimmo nella campagna elettorale ma anche dopo: volevamo essere inclusivi e non escludere a priori un rapporto se pur dialettico e critico con la minoranza. Ma da subito la Minoranza ha giocato “sporco”,  ponendosi in atteggiamento di un attacco ingiurioso. Anche per l’Ospedale non ha voluto concordare un’azione comune e addirittura scrivendo falsità sui manifesti nei nostri confronti, salvo poi a contraddirsi nelle contestazioni formali al TAR. Il più delle volte non abbiamo risposto alle loro assurde provocazioni per non inasprire una pregiudiziale contrapposizione che nuoce molto al paese. Ancora oggi li invitiamo comunque a deporre questa acredine pregiudiziale  per affrontare invece i problemi che stanno a cuore di tutti e portare anche il loro contributo. Comprendo che la cultura politica italiana è in questo momento orientata allo scontro tra le varie parti, ma noi ci auguriamo che possa nascere a Procida un laboratorio politico di alto respiro etico, che crei rispetto per tutti, che combatta la corruzione e l’illegalità e confini definitivamente fuori il clientelismo becero e offensivo del bene comune.

V.P. Risultati sulla mobilità interna?

S. Ancora pochi dal mio punto di vista.  Aumento delle strisce blu, parcheggi gratuiti per bici e motorini, divieti di sosta, fasce pedonali estive…ma ancora ci scontriamo con una mentalità diffusa molto individualista. L’auto, il motorino viene considerato alla stregua del televisore o della lavatrice o del telefonino,  ossia un bene indispensabile da usare sempre e in ogni situazione, dimenticando però che l’auto io la posso usare solo su spazi pubblici e quindi devo tener conto del codice stradale, del rispetto dei diritti dei pedoni e dei limiti oggettivi delle dimensioni dell’isola e delle strade…Questo della mobilità è certamente  uno dei problemi più grandi dell’isola che stiamo affrontando a piccoli passi, e che ci porterà a scelte nuove nel futuro.

V.P. Si parlava prima di  difficoltà negli uffici comunali, per mancanza di personale ma anche per certi rinvii a giudizio.

S. Quello che abbiamo incontrato nel Comando della Polizia Municipale non vorremo augurarlo a nessuno. Una situazione di grande conflittualità interna ed esterna. Una fase  molto critica con accuse, denunce che ha creato tensione nel Comune e nel paese. Siamo stati costretti ad intervenire più volte per placare gli animi, per ricostruire uno spirito di corpo. Mesi e mesi di tensione continua. Oggi si comincia a respirare, ma manca la figura istituzionale del Comandante che possa garantire una formazione umana e professionale del Corpo della Polizia Municipale. Noi li stiamo incoraggiando  a lavorare con inflessibilità, precisi nelle sanzioni, a svolgere azione preventiva ma anche correttiva lì dove si vede la cattiva fede di chi vuole calpestare le regole. Stiamo cercando di far capire che la dignità del loro corpo di polizia è proporzionato ad una visione di legalità condivisa e partecipata nel rispetto di tutti i cittadini.  

V.P. Ma anche la mancanza di personale penalizza il vostro lavoro.

S. Nessun cittadini sa che in quanto Comune in predissesto, ogni provvedimento relativo al personale andava gestito, per legge, con la “Commissione ministeriale  per la finanza degli enti locali”. La precedente Amministrazione avrebbe dovuto farlo già dal 2013, ma non ha ottemperato a questo obbligo, risultando quindi inadempiente;  la qualcosa penalizza molto oggi  le nostre scelte future in quanto il ministero, che non fa distinzione tra amministratori di ieri e di oggi, non ci concede alcun beneficio nella sostituzione di impiegati in pensione o di nuovi attribuzioni di incarichi…Per cui dobbiamo lavorare con la metà dei dipendenti e con uffici privi del dirigente.

V.P. Qualche assessorato ipotizza tavoli di lavoro aperti con esperti di settore, volontari. Proposta che rientrava anche nel vostra programma, ma non ancora messa in atto istituzionalmente

S. Posso dire che sono favorevole a questa soluzione, tra l’altro già adottata da qualche Assessore e Consigliere delegato. L’emergenza iniziale ci ha un po’ distolti da questa che poteva rappresentare un forte punto di innovazione nelle gestione amministrativa aperta. Oggi superata  la fase iniziale , con l’approvazione del Regolamento per il Volontariato, forse uno degli atti più innovativi per il Comune di Procida,  si rendono necessari questi tavoli di volontari-esperti che vogliono condividere la vita amministrativa, senza pregiudizi ideologici o politici.

V.P. Il cittadino non può che essere confortato da questa volontà di apertura e di coinvolgimento delle forze del paese.  Quale raccomandazione farebbe ai procidani in questo fine anno 2016 in questa prospettiva mai abbandonata della ricerca del bene comune?

S. Vorrei augurare a tutti un passo di civiltà nuova. Superare il pensare individualmente e cercare insieme il bene comune. Crescere insieme con passione e determinazione, non in vista degli interessi personali, ma in vista di quel benessere che deve potersi offrire a tutti. Noi politici, chiamati democraticamente ad amministrare il paese, possiamo fare qualcosa, ma senza la crescita della dimensione  relazionale fra tutti non raggiungiamo l’obiettivo del bene comune. Se vogliamo il cambiamento dobbiamo metterci tutti in gioco. Dobbiamo diventare comunità. Oggi non lo siamo ancora. E’ un sogno, ma occorre sognare se vogliamo fare qualche passo in avanti. Ebbene immagino un paese ideale dove non ci sia bisogno dei vigili urbani, perché ognuno rispetta le regole e non fa il furbo a scapito degli altri. E’ questo che io vorrei per Procida e per tutti i procidani, un passe dove si possa vivere nel rispetto l’uno dell’altro e crescere insieme,  guardando insieme i problemi. E’ il mio più sentito augurio per tutti in questo fine anno 2016.

da portale del Comune Vivere Procida

giovedì 29 dicembre 2016

Ballata in onore dell'anno nuovo

La poetessa contadina Anna Rosaria Meglio con Gianni Milani
Ballata in onore dell'anno nuovo

Toc, toc, è in arrivo!
Bussa bussa!

Facciamo un cerchio di colore rosso,
giochiamo ancora,
balliamo allegri nell’attesa,
nella melodia di un canto
con i calici alzati.

Toc, toc, è in arrivo!
Bussa bussa!

Che tu sia nuovo veramente!
Bello lindo e pinto!
Impazienti ti aspettiamo
con un solo desiderio in cuore:

che tu porti gioia senza guerre
senza malanni per nessuno.
TI aspettiamo! Ti aspettiamo.

Benvenuto ! Sei arrivato!
Una ballata ci facciamo,
sotto l' agrifoglio ci baciamo
e gli auguri ci scambiamo.

BUON ANNO ai piccoletti, ai giovinetti,
a chi la gioventù non ha più!
A chi ha perso la speranza…

Ma tu ricordati le promesse fatte!
Anche solo a metà ci basteranno.


Anna Rosaria Meglio


domenica 27 novembre 2016

La PROCIDA CHE VORREI: la forza di un'esperienza


GIUGNO 2015 -Il corteo per le strade dell'isola del neo-eletto Sindaco Raimondo Ambrosino 

La Procida che vorrei
La forza di un’esperienza

I partiti oggi sono in crisi, in profonda crisi. Lo dimostra il fatto che si sono ridotti a pura e semplice  organizzazione di tornate elettorali, producendo centinaia di sigle e simboli, nella continua morte e rinascita di essi sotto nomi nuovi.
Quali le ragioni di questa crisi? Molte, ma la più generica e non esaustiva è che essi  non sono stati più capaci di  rappresentare gli interessi vitali delle forze sociali, né di far coesistere le diversità contrapposte, né di guardare le conflittualità sociali per contribuire a mitigarli. Anzi, sono stati spesso i partiti i primi artefici di conflittualità profonde e  di laceranti divisioni nella società.
Tutto questo non può rallegrarci, perché la democrazia nasce proprio dalla coesistenza delle diverse parti della società, diverse per idee e scelte, dalla capacità di queste parti di dialogare, di rispettarsi, di confrontarsi reciprocamente e di effettuare scelte opportune per il bene dei cittadini tutti, secondo le regole stabilite insieme.
Un segno di questa crisi, in un piccolo centro come il nostro Comune di Procida. Nelle tornate amministrative le sigle tradizionali quasi non sono esistite più, sostituite da coalizioni varie, capaci di esprimere al meglio i sentimenti, i desideri, gli interessi vitali della popolazione.
E questo è un fatto nuovo e significativo, perché se da una parte rivela l’incapacità dei  partiti esistenti ad essere rappresentativi, dall’altra rappresenta la continua volontà dei cittadini di raggrupparsi, mettendo insieme le diversità intorno a idealità e progetti condivisi.
Il Centrodestra procidano c’era già arrivato da tempo ed aveva amministrato, incontrastato, per oltre un ventennio.
Il Centrosinistra invece s’era più volte frammentato, risultando quindi incapace di acquisire la fiducia dei cittadini. Le diversità, molto accentuate, non erano mai riuscite a fare quel passo nuovo verso la reciprocità politica, onde realizzare coesistenza e progettualità comune.
Per la verità il primo esperimento di aggregazione riuscita lo si è avuto già nel 2010 con la coalizione Insieme per Procida. Un tentativo entusiasmante che sfiorò la vittoria per una manciata di voti.
Purtroppo la delusione sfiancò presto gli entusiasmi e non si ebbe la forza di ricreare quella spinta ideale propulsiva della prima ora. La fiammata che pure s’era accesa non trovò alimento per ardere nel tempo.
Con la Procida che vorrei nel 2015 si è verificato, poi, un fatto nuovo dal punto di vista politico e sociale e di grande speranza. Alle persone adulte della prima ora, agli esperti dei partiti o di passate amministrazioni, si è affiancato un crescente movimento giovanile che ha portato linfa nuova, spinta al cambiamento, idealità e speranza.
Ed è stata questa esperienza che ha traghettato  l’isola dal Centrodestra al Centrosinistra, con sorpresa di molti, nella piena soddisfazione di chi ci aveva creduto: adulti e giovani insieme. Diceva bene il nostro amico Aldo Masullo: “Senza adulti non c’è progetto ed esperienza, senza i giovani non c’è futuro.” Infatti la separazione netta  tra adulti e giovani  è stato ed è uno dei segni più forti della crisi della società odierna; la coesistenza, anche se faticosa, ne è, invece, la forza propulsiva e concreta.
La domanda che sorge oggi, e che serpeggia tra il popolo procidano, è questa: la coalizione de La procida che vorrei, che oggi amministra l’isola avrà la forza di sopravvivere? Riuscirà ad alimentare quella fiammata che ha sconvolto gli assetti politici dell’isola? Sarà all’altezza delle sfide amministrative di grossa portata?
A parer nostro, ci riuscirà se manterrà fede al progetto ideale della prima ora: irrobustendo la coesistenza delle diversità, preferendo sempre la reciprocità come metodo politico, attuando il confronto  serrato e continuo tra gli adulti e i giovani che hanno gettato le basi, e mantenendo il rapporto con le forze sociali,  lavorando sempre e solo per il  bene comune del paese, combattendo illegalità, corruzione e clientelismo.
Grande impegno quindi di quanti hanno dato vita all’esperienza iniziale, senza prendere  scorciatoie o tentare fughe in avanti. E in questo il Sindaco eletto dovrà essere attento e scrupoloso arbitro.
Lo sappiamo: il confronto dialettico costa, anche all’interno de La Procida che vorrei, ma è la garanzia per la tenuta democratica dell’isola, e per avere quell’energia sufficiente per affrontare a vele spiegate  le bufere di vento che sempre si abbatteranno  sul nostro viaggio, appena iniziato.
I partiti moriranno? Non lo sappiamo, forse rinasceranno in modo nuovo e non si chiameranno più partiti, ed il piccolo laboratorio politico che il Centrosinistra  ha varato a Procida potrebbe essere in tal senso esemplare.



CON LE PROVE INVALSI LA SCUOLA CORRE UN GRANDE RISCHIO

Un aula della scuola dell'obbligo
La scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”, la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è in molte scuole la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, mettendo in secondo piano quel processo formativo individuale, diverso per ogni alunno e commisurato alle sue capacità e nel rispetto dei suoi ritmi di apprendimento; processo indispensabile per una corretta relazione educativa, che non prescinde mai da una comunicazione empatica.
Purtroppo le Prove Invalsi hanno creato un equivoco di fondo, producendo tensione nella classe docente. Ne è nata una tacita corsa verso primati da raggiungere, pena il declassamento di quella determinata istituzione.
Come pure ci appare assurdo l'istituzione del "premio" ai docenti meritevoli.
Il legislatore ha dimenticato che l'obiettivo primario deve essere la comunità educante, ossia di un "corpo docente" in cui le individualità confluiscono nella reciprocità, nel rispetto della personalità di ogni insegnante.
Ci piace ricordare l'invito accorato della Montessori a non classificare i bambini, ad abolire i registi, a lavorare in "unità" e di conseguenza a non classificare, diremmo noi oggi, i docenti e le scuole.
Forse occorre prendere coscienza che dietro la "nuova scuola" varata in Italia c'è, in molti suoi aspetti, un disegno del tutto superato e fortemente in contrasto con le più avanzate ricerche pedagogiche, e finalizzato il più delle volte alle indagini di mercato e alla comparazione con le scuole europee.

giovedì 24 novembre 2016

Quale futuro per "La Procida che vorrei" che oggi amministra l'isola

Procida: Piazza della Repubblica 29 maggio 2015

Abbiamo saputo che c’ stato, nei giorni scorsi,  un incontro  del gruppo consiliare “La Procida che vorrei” con Aniello Scotto di Santolo e alcuni componenti di “Insieme per Procida”  per una verifica dell’andamento della vita amministrativa ma anche per analizzare la situazione interna  tra le varie componenti che hanno portato alla formazione del movimento la Procida che vorrei.

Da quanto ci risulta l’incontro è stato costruttivo in quanto c’è stata trasparenza nelle posizioni, esposizione delle criticità da parte di “Insieme per Procida”, disponibilità del Sindaco Raimondo Ambrosino ad una maggiore sinergia.

Questo lascia bene sperare per il futuro, in quanto come abbiamo ripetuto nei precedenti articoli: ogni movimento politico che nasce ha una sua storia e delle radici precise. Solo la fedeltà ad esse darà linfa sempre nuova per andare  avanti.
Se invece in qualche componente si affaccia - ed è accaduto nel passato - la tentazione di tagliare le radici, con tentativi di divisioni e spaccature, ecco che quel movimento viene indebolito politicamente a livello di idee e progetti, ma anche nell’attualizzazione del programma, formulato insieme dai vari gruppi.

Sappiamo tutti che la “Procida che vorrei”, lista civica di Centrosinistra, nata in continuità con la precedente coalizione “Insieme per Procida” con l’aggiunta di un vivace movimento giovanile, ha dato fiducia al paese ed ha vinto le elezioni amministrative del 31 maggio 2015, dopo 23 anni di incontrastata vittoria de Centrodestra.  Cosa non di poco conto dal punto di vista politico.

La forza di questa coalizione è stata proprio l’unione delle diversità che la componevano, giovani e adulti insieme per dare una svolta politica, nella ricerca continua dell’unità interna fra le varie “anime”. Processo non facile che ha avuto il suo travaglio interno, ma che alla fine ha proposto al paese quella dimensione di unità voluta da tutti.

Unità che è il bene più prezioso della politica e della vita sociale ma che chiede continuamente un prezzo da pagare. E in questo prezzo rientra proprio la fatica continua di andare avanti insieme, mettendo al bando i giudizi personali, i pregiudizi, i processi alle intenzioni, e la comunicazione violenta, per tentare sempre, come metodo politico, “ il meno perfetto nell’unità anziché il più perfetto nella disunità”  sapendo sempre ricominciare dopo ogni rottura.

E tutto questo sforzo non si genera automaticamente, ma chiede impegno costante da parte di tutti, tempo, programmazione. Una programmazione che non è un opzional ma una necessità vitale. Così come viene programmato un progetto di risoluzione di un problema, allo stesso modo va programmato anche quel progetto politico che deve mantenere l’unità della coalizione.

In tutti i nostri interventi, in questi mesi, abbiamo sempre messo in evidenza l’importanza di questo impegno. Anche nell’ultimo articolo “Procida: lotta al degrado” in cui abbiamo sottolineato il grande merito dell’attuale compagine amministrativa  a livello politico locale, in chiusura raccomandavamo ai nuovi Amministratori,  prima di tutto la coesione interna in maniera eroica, il dialogo costante… il recupero  doveroso di tutte quelle forze sane che hanno portato alla vittoria “La Procida che vorrei”.

Ora se  tra i gruppi che hanno lavorato alla costituzione di tale nuova forza politica, definito insieme la stesura del manifesto elettorale, la formazione della lista, può essere venuto meno quell’afflato che ha portato alla vittoria di essa nelle ultime elezioni lezioni, è forse venuto il momento  di fare il punto sulla costituzione di quella alleanza, per capire quali passi fare per il futuro e come ritornare ad essere con più slancio e vigore  pronti ad affrontare insieme i grandi problemi che affliggono Procida. Ci possono essere diversità, ma in un regime democratico,  esse sono una ricchezza da sfruttare e non un ostacolo da rimuovere.

Vogliamo sperare che, dopo questo primo anno e mezzo di impegno coinvolgente e problematico, “La Procida che vorrei” sappia programmare con intelligenza lungimirante momenti di verifica critica con le componenti di base, onde mantenere unite le forze che l’anno generata con senso di responsabilità, per il bene del paese. E che dopo quell’incontro avvenuto nei giorni scorsi  possa esserci un seguito.