domenica 27 novembre 2016

La PROCIDA CHE VORREI: la forza di un'esperienza


GIUGNO 2015 -Il corteo per le strade dell'isola del neo-eletto Sindaco Raimondo Ambrosino 

La Procida che vorrei
La forza di un’esperienza

I partiti oggi sono in crisi, in profonda crisi. Lo dimostra il fatto che si sono ridotti a pura e semplice  organizzazione di tornate elettorali, producendo centinaia di sigle e simboli, nella continua morte e rinascita di essi sotto nomi nuovi.
Quali le ragioni di questa crisi? Molte, ma la più generica e non esaustiva è che essi  non sono stati più capaci di  rappresentare gli interessi vitali delle forze sociali, né di far coesistere le diversità contrapposte, né di guardare le conflittualità sociali per contribuire a mitigarli. Anzi, sono stati spesso i partiti i primi artefici di conflittualità profonde e  di laceranti divisioni nella società.
Tutto questo non può rallegrarci, perché la democrazia nasce proprio dalla coesistenza delle diverse parti della società, diverse per idee e scelte, dalla capacità di queste parti di dialogare, di rispettarsi, di confrontarsi reciprocamente e di effettuare scelte opportune per il bene dei cittadini tutti, secondo le regole stabilite insieme.
Un segno di questa crisi, in un piccolo centro come il nostro Comune di Procida. Nelle tornate amministrative le sigle tradizionali quasi non sono esistite più, sostituite da coalizioni varie, capaci di esprimere al meglio i sentimenti, i desideri, gli interessi vitali della popolazione.
E questo è un fatto nuovo e significativo, perché se da una parte rivela l’incapacità dei  partiti esistenti ad essere rappresentativi, dall’altra rappresenta la continua volontà dei cittadini di raggrupparsi, mettendo insieme le diversità intorno a idealità e progetti condivisi.
Il Centrodestra procidano c’era già arrivato da tempo ed aveva amministrato, incontrastato, per oltre un ventennio.
Il Centrosinistra invece s’era più volte frammentato, risultando quindi incapace di acquisire la fiducia dei cittadini. Le diversità, molto accentuate, non erano mai riuscite a fare quel passo nuovo verso la reciprocità politica, onde realizzare coesistenza e progettualità comune.
Per la verità il primo esperimento di aggregazione riuscita lo si è avuto già nel 2010 con la coalizione Insieme per Procida. Un tentativo entusiasmante che sfiorò la vittoria per una manciata di voti.
Purtroppo la delusione sfiancò presto gli entusiasmi e non si ebbe la forza di ricreare quella spinta ideale propulsiva della prima ora. La fiammata che pure s’era accesa non trovò alimento per ardere nel tempo.
Con la Procida che vorrei nel 2015 si è verificato, poi, un fatto nuovo dal punto di vista politico e sociale e di grande speranza. Alle persone adulte della prima ora, agli esperti dei partiti o di passate amministrazioni, si è affiancato un crescente movimento giovanile che ha portato linfa nuova, spinta al cambiamento, idealità e speranza.
Ed è stata questa esperienza che ha traghettato  l’isola dal Centrodestra al Centrosinistra, con sorpresa di molti, nella piena soddisfazione di chi ci aveva creduto: adulti e giovani insieme. Diceva bene il nostro amico Aldo Masullo: “Senza adulti non c’è progetto ed esperienza, senza i giovani non c’è futuro.” Infatti la separazione netta  tra adulti e giovani  è stato ed è uno dei segni più forti della crisi della società odierna; la coesistenza, anche se faticosa, ne è, invece, la forza propulsiva e concreta.
La domanda che sorge oggi, e che serpeggia tra il popolo procidano, è questa: la coalizione de La procida che vorrei, che oggi amministra l’isola avrà la forza di sopravvivere? Riuscirà ad alimentare quella fiammata che ha sconvolto gli assetti politici dell’isola? Sarà all’altezza delle sfide amministrative di grossa portata?
A parer nostro, ci riuscirà se manterrà fede al progetto ideale della prima ora: irrobustendo la coesistenza delle diversità, preferendo sempre la reciprocità come metodo politico, attuando il confronto  serrato e continuo tra gli adulti e i giovani che hanno gettato le basi, e mantenendo il rapporto con le forze sociali,  lavorando sempre e solo per il  bene comune del paese, combattendo illegalità, corruzione e clientelismo.
Grande impegno quindi di quanti hanno dato vita all’esperienza iniziale, senza prendere  scorciatoie o tentare fughe in avanti. E in questo il Sindaco eletto dovrà essere attento e scrupoloso arbitro.
Lo sappiamo: il confronto dialettico costa, anche all’interno de La Procida che vorrei, ma è la garanzia per la tenuta democratica dell’isola, e per avere quell’energia sufficiente per affrontare a vele spiegate  le bufere di vento che sempre si abbatteranno  sul nostro viaggio, appena iniziato.
I partiti moriranno? Non lo sappiamo, forse rinasceranno in modo nuovo e non si chiameranno più partiti, ed il piccolo laboratorio politico che il Centrosinistra  ha varato a Procida potrebbe essere in tal senso esemplare.



CON LE PROVE INVALSI LA SCUOLA CORRE UN GRANDE RISCHIO

Un aula della scuola dell'obbligo
La scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”, la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è in molte scuole la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, mettendo in secondo piano quel processo formativo individuale, diverso per ogni alunno e commisurato alle sue capacità e nel rispetto dei suoi ritmi di apprendimento; processo indispensabile per una corretta relazione educativa, che non prescinde mai da una comunicazione empatica.
Purtroppo le Prove Invalsi hanno creato un equivoco di fondo, producendo tensione nella classe docente. Ne è nata una tacita corsa verso primati da raggiungere, pena il declassamento di quella determinata istituzione.
Come pure ci appare assurdo l'istituzione del "premio" ai docenti meritevoli.
Il legislatore ha dimenticato che l'obiettivo primario deve essere la comunità educante, ossia di un "corpo docente" in cui le individualità confluiscono nella reciprocità, nel rispetto della personalità di ogni insegnante.
Ci piace ricordare l'invito accorato della Montessori a non classificare i bambini, ad abolire i registi, a lavorare in "unità" e di conseguenza a non classificare, diremmo noi oggi, i docenti e le scuole.
Forse occorre prendere coscienza che dietro la "nuova scuola" varata in Italia c'è, in molti suoi aspetti, un disegno del tutto superato e fortemente in contrasto con le più avanzate ricerche pedagogiche, e finalizzato il più delle volte alle indagini di mercato e alla comparazione con le scuole europee.

giovedì 24 novembre 2016

Quale futuro per "La Procida che vorrei" che oggi amministra l'isola

Procida: Piazza della Repubblica 29 maggio 2015

Abbiamo saputo che c’ stato, nei giorni scorsi,  un incontro  del gruppo consiliare “La Procida che vorrei” con Aniello Scotto di Santolo e alcuni componenti di “Insieme per Procida”  per una verifica dell’andamento della vita amministrativa ma anche per analizzare la situazione interna  tra le varie componenti che hanno portato alla formazione del movimento la Procida che vorrei.

Da quanto ci risulta l’incontro è stato costruttivo in quanto c’è stata trasparenza nelle posizioni, esposizione delle criticità da parte di “Insieme per Procida”, disponibilità del Sindaco Raimondo Ambrosino ad una maggiore sinergia.

Questo lascia bene sperare per il futuro, in quanto come abbiamo ripetuto nei precedenti articoli: ogni movimento politico che nasce ha una sua storia e delle radici precise. Solo la fedeltà ad esse darà linfa sempre nuova per andare  avanti.
Se invece in qualche componente si affaccia - ed è accaduto nel passato - la tentazione di tagliare le radici, con tentativi di divisioni e spaccature, ecco che quel movimento viene indebolito politicamente a livello di idee e progetti, ma anche nell’attualizzazione del programma, formulato insieme dai vari gruppi.

Sappiamo tutti che la “Procida che vorrei”, lista civica di Centrosinistra, nata in continuità con la precedente coalizione “Insieme per Procida” con l’aggiunta di un vivace movimento giovanile, ha dato fiducia al paese ed ha vinto le elezioni amministrative del 31 maggio 2015, dopo 23 anni di incontrastata vittoria de Centrodestra.  Cosa non di poco conto dal punto di vista politico.

La forza di questa coalizione è stata proprio l’unione delle diversità che la componevano, giovani e adulti insieme per dare una svolta politica, nella ricerca continua dell’unità interna fra le varie “anime”. Processo non facile che ha avuto il suo travaglio interno, ma che alla fine ha proposto al paese quella dimensione di unità voluta da tutti.

Unità che è il bene più prezioso della politica e della vita sociale ma che chiede continuamente un prezzo da pagare. E in questo prezzo rientra proprio la fatica continua di andare avanti insieme, mettendo al bando i giudizi personali, i pregiudizi, i processi alle intenzioni, e la comunicazione violenta, per tentare sempre, come metodo politico, “ il meno perfetto nell’unità anziché il più perfetto nella disunità”  sapendo sempre ricominciare dopo ogni rottura.

E tutto questo sforzo non si genera automaticamente, ma chiede impegno costante da parte di tutti, tempo, programmazione. Una programmazione che non è un opzional ma una necessità vitale. Così come viene programmato un progetto di risoluzione di un problema, allo stesso modo va programmato anche quel progetto politico che deve mantenere l’unità della coalizione.

In tutti i nostri interventi, in questi mesi, abbiamo sempre messo in evidenza l’importanza di questo impegno. Anche nell’ultimo articolo “Procida: lotta al degrado” in cui abbiamo sottolineato il grande merito dell’attuale compagine amministrativa  a livello politico locale, in chiusura raccomandavamo ai nuovi Amministratori,  prima di tutto la coesione interna in maniera eroica, il dialogo costante… il recupero  doveroso di tutte quelle forze sane che hanno portato alla vittoria “La Procida che vorrei”.

Ora se  tra i gruppi che hanno lavorato alla costituzione di tale nuova forza politica, definito insieme la stesura del manifesto elettorale, la formazione della lista, può essere venuto meno quell’afflato che ha portato alla vittoria di essa nelle ultime elezioni lezioni, è forse venuto il momento  di fare il punto sulla costituzione di quella alleanza, per capire quali passi fare per il futuro e come ritornare ad essere con più slancio e vigore  pronti ad affrontare insieme i grandi problemi che affliggono Procida. Ci possono essere diversità, ma in un regime democratico,  esse sono una ricchezza da sfruttare e non un ostacolo da rimuovere.

Vogliamo sperare che, dopo questo primo anno e mezzo di impegno coinvolgente e problematico, “La Procida che vorrei” sappia programmare con intelligenza lungimirante momenti di verifica critica con le componenti di base, onde mantenere unite le forze che l’anno generata con senso di responsabilità, per il bene del paese. E che dopo quell’incontro avvenuto nei giorni scorsi  possa esserci un seguito.


Politica: le parole sono importanti

Il regista Nanni Moretti
Le parole sono alla base di ogni rapporto, esse come dice M. B. Rosenberg sono finestre oppure muri. Nella politica hanno un valore o un disvalore aggiunto. Un giudizio violento su un politico  è da considerarsi un proiettile scagliato per annientarlo.Lo dice con forte convinzione Nanni Moretti nel momento in cui si ripresenta al pubblico il suo film più politico "Palombella Rossa" girato nell'89.

In tempi di violenza verbale e di gente che usa le parole come proiettili, le urla dei protagonisti del mio film anticipavano ciò che abbiamo tutti oggi davanti agli occhi... Le parole sono importanti...Probabile che la forbice tra le parole pensate (e anche per questo dolorose) e quelle dette a vanvera si sia, nel frattempo molto  allargata.

Nanni Moretti


martedì 22 novembre 2016

Il grave episodio del docente picchiato dai genitori

Istituto Caponnetto Plermo
Il grave episodio del docente picchiato dai genitori, nella Scuola Media “Caponnetto” di Palermo, ci dice che ormai la violenza dilaga e che in tante famiglie spesso c’è sfiducia a prescindere verso la scuola.
Il movente è stato un provvedimento punitivo da parte del docente  – il ragazzo è stata mandato via dall’aula perché disturbava – non accettato dalla famiglia.
Sappiamo  che, in genere, la punizione fa parte di quella comunicazione  coercitiva che la psicologia della persona  ci invita a tener fuori da ogni progetto educativo orientato ad una convivenza serena e non violenta. Ancor più se ci troviamo in una scuola dell’obbligo.
Ciò nonostante non si giustifica la violenza verso il docente, al quale esprimiamo la nostra solidarietà . Ognuno di noi può commettere qualche errore nel proprio lavoro e soprattutto nel campo educativo: chi è genitore sa che si può sbagliare molto spesso.
Tuttavia sentiamo di dover ricordare che la scuola dell’obbligo, è una scuola “per tutti e a misura di ciascuno”,  la qualcosa oggi, purtroppo, non viene più rimarcata; anzi c’è la corsa alle eccellenze, alle alte quotazioni statistiche, trascurando del tutto il processo formativo indispensabile  alla relazione e alla comunicazione empatica.
Ne consegue  che proprio  la scuola media – che accoglie i ragazzi nel periodo più complesso della loro vita -  paga enormemente  la mancata capacità di  attrezzarsi con opportune scelte metodologiche,  indispensabili per  dare risposte serene ai  complessi problemi portati nelle aule scolastiche da ragazzi che provengono da ambienti dove il disagio è marcato.
E spesso a pagare maggiormente è il singolo docente che è lasciato da solo a risolvere questi problemi di disadattamento  e di comportamenti poco equilibrati nei ragazzi.

Nel mio lavoro di docente di scuola media ho avuto modo di  lavorare per 10 anni con la Preside Maria Michela di Costanzo nella scuola media “Capraro” di Procida. Con coraggio e non senza fatica questa donna  fu capace di traghettare tutta la scuola, docenti, personale ATA, personale amministrativo, genitori e alunni, verso un’esperienza che si poneva  l'obiettivo di dare a ciascun alunno quello di cui aveva bisogno .
Ci fece capire che i ragazzi più disagiati, più molesti, più in difficoltà  erano l’oro della scuola, in quanto in un processo unitario a corpo la scuola doveva far sentire a questi ragazzi  il massimo dell’accoglienza e della disponibilità empatica. 
Ho raccontato questa esperienza in un libro appena pubblicato dalla casa Editrice “L’isola dei ragazzi” di Napoli, con il titolo 


“Il Coccio azzurro”

Invito tutti gli amici  docenti, genitori, educatori a leggere questa piccola storia e a farla leggere anche ai ragazzi della scuola media.


Pasquale Lubrano Lavadera, Il Coccio Azzurro, Editrice L'isola dei Ragazzi - Napoli 2016


domenica 13 novembre 2016

Procida noi l'amiamo!

Gli attori Valentina Melis e Massimiliano Varrese a Procida
Procida o si ama o si odia come dicono gli abitanti.
Noi la amiamo.
Certo può venirti il fiatone camminando su salite ripide ma poi ti ricompensa con grandi meraviglie.
Qui puoi ogni giorno svegliarti, mangiare, dormire, sognare e parlare con il mare davanti.
Puoi vedere famiglie cenare nelle piazze del porto, adibite a soggiorno di casa propria.
E i suoi colori dispersi, unici, calamitanti sono capaci di creare nuove tonalità, impossibili in altri luoghi.
Procida è una terra intima e minuscola ma ancora in grado di farti vivere un frammento di bella e vera felicità.
E noi la ringraziamo per essere così vera, sincera, cruda.

Massimiliano Varrese e Valentina Melis


lunedì 7 novembre 2016

Procida: Com'era ieri il Palazzo d'Avalos?

Procida: Ipotesi del  Palazzo d'Avalos nel 700 (Foto di Gianlorenzo di Gennaro Sclano)
Nel libro Procida, il Palazzo D'Avalos (CLEAN Edizioni), un'ipotesi di come appariva nei secoli scorsi uno dei più importanti palazzi reali del regno di Napoli. Va ricordato che Procida fu il primo sito reale del regno e il Re con la sua corte vi trascorreva lunghi periodi. Oggi se ne ripropone una rivalutazione coerente con il genius loci. Il libro oltre a dare una genesi storica di tale sito e una rigorosa  descrizione della realtà architettonica e urbanistica, ricostruisce anche gli aspetti formali della sua passata grandezza ed auspica un progetto che impedisca eventuali speculazioni sempre in agguato e favorisca un contributo attivo e vigilante dei cittadini alla definizione ultima di esso. 


Procida: una ipotesi prospettica del Palazzo d'Avalos da Ovest



Procida: una vista dall'alto del Palazzo d'Avalos con il borgo medioevale

Procisa: Ipotesi del Giardino reale accanto al Palazzo d'Avalos prima che diventasse carcere



Tutte le foto che riportiamo sono di Gianlorenzo Di Gennaro Sclano e tratte dal libro:

Gianlorenzo Di Gennaro Scalano, Pasquale Lubrano Lavadera, Procida, Il Palazzo d'Avalos, CLEAN Edizioni Napoli 2016, in vendita nelle librerie.